



I partecipanti hanno vissuto una giornata spiritualmente intensa in un clima fraterno e conviviale, guidati dal Delegato per Roma e Città del Vaticano, Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis; con il Tesoriere, Conte Antonio Fioravanti Cinci Agricola, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro; il Segretario, Responsabile della Comunicazione e Referente per le Attività Caritatevoli, Prof. Ing. Luca Mazzola, Cavaliere di Merito; e l’organizzatore del Ritiro, Avv. Fabio Costa, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento. Tra i convenuti, anche Padre Francesco Citarda, S.I., Vice Rettore della Basilica di Sant’Ignazio di Loyola in Roma.

Il complesso del monastero di San Benedetto sorge nel luogo del Sacro Speco, la grotta nella quale il giovane Benedetto visse da eremita in penitenza e contemplazione, seguendo l’esempio degli antichi padri anacoreti. In questo luogo di solitudine e preghiera maturò il carisma che lo condusse alla fondazione delle prime comunità monastiche lungo la valle dell’Aniene, all’origine del monachesimo occidentale.
Al di sopra della grotta, alla fine del XII secolo, fu costruita la chiesa inferiore con il nucleo originario del monastero; ancora più in alto, verso la metà del XIV secolo, venne aggiunta la chiesa superiore.
Il monastero si articola oggi in due chiese sovrapposte e in numerose cappelle scavate o costruite lungo la roccia. La chiesa inferiore custodisce la grotta nella quale San Benedetto trascorse tre anni di vita eremitica.


Il monastero di San Benedetto e quello vicino di Santa Scolastica costituiscono un complesso di grande rilevanza religiosa e artistica, inserito in una cornice di notevole valore anche naturalistico, essendo situato nel territorio del Parco Regionale dei Monti Simbruini.

Tale affresco è considerato il più antico ritratto del santo che visitò Subiaco nel 1223, dipinto quando era ancora in vita.
Databile intorno al 1223-1224, raffigura Francesco senza aureola né stimmate, con un saio grigio e un occhio leggermente socchiuso. Quest’ultimo particolare ricorda l’intervento all’occhio che subì il santo poco prima.
Entrando nel monastero, sul lato destro dell’imponente arco che dal parcheggio introduce il visitatore al complesso monastico, si può osservare inciso sul muro — sebbene oggi piuttosto consumato — il sigillo di San Benedetto in forma ovale, anziché nella più consueta forma circolare. Questo emblema, la cui tradizione attribuisce l’origine allo stesso santo di Norcia, è considerato un potente simbolo di protezione e di esorcismo.

Lo stesso sigillo di San Benedetto, di fattura più elaborata, è visibile anche inciso su una placca di marmo all’interno del monastero, lungo la parete della scalinata che conduce alla chiesa inferiore, nei pressi della grotta del Santo. Altri esemplari si trovano inoltre in diversi punti del complesso, come accade in molti luoghi di culto appartenuti o legati alla tradizione benedettina.

Tra i tesori artistici conservati nel monastero spicca la splendida Ultima Cena trecentesca dell’antico refettorio.
Nel corso dei secoli i monasteri furono ampliati e arricchiti dall’opera di numerosi abati e sostenuti dall’attenzione di diversi Pontefici, tra i quali Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV.
Nel Medioevo Subiaco divenne anche un importante centro culturale. Nel 1464 giunsero due chierici tipografi tedeschi, Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, che introdussero qui l’arte della stampa. Il 29 ottobre 1465 fu stampato proprio a Subiaco il primo libro realizzato in Italia con caratteri mobili.
Il monastero di Santa Scolastica custodisce la prestigiosa Biblioteca Statale del Monumento Nazionale, che conserva circa 100.000 volumi, 3.780 pergamene, 440 codici manoscritti e 213 incunaboli, oltre a un vasto archivio documentario.
