La rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina, che ha partecipato alle ore 18.30 alla celebrazione della Santa Messa presieduta dal Parroco, Padre Giuseppe Cacciotti, O.S.A., è stata guidata dal Delegato, Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro.
Prima lettura: 2Sam 7,4-5.12-14.16 – Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre. Salmo responsoriale: Sal 88 – In eterno durerà la sua discendenza. Seconda lettura: Rm 4,13.16-18.22 – Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza. Vangelo: Mt 1,16.18-21.24 – Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Al termine del Sacro Rito è stata recitata la preghiera di affidamento e benedizione dei papà.

I padri vengono celebrati fin dal Medioevo il 19 marzo, giorno di San Giuseppe. Secondo un’antica tradizione, il culto del padre putativo di Gesù si sviluppò fin dal V secolo in certi monasteri egiziani dove fu scritta la Storia apocrifa di Giuseppe il falegname e dove la sua festa fu fissata al 20 luglio, come tuttora rimane nel calendario copto.
La sua festa del 19 marzo, sei giorni prima della solennità dell’Annunciazione del Signore, appare nell’anno 800 in un martirologio gallicano scritto da Rheinau, in cui è chiamato Ioseph sponsus Mariae (Giuseppe sposo di Maria).
Nei secoli successivi, non fu più conosciuto semplicemente come il marito di Maria, ma come un padre, Nutritor Domini (Nutritore del Signore).
Il suo culto, al quale la Chiesa associa tradizionalmente la festa dei padri, si sviluppa nei secoli XIV e XV (in particolare sotto l’influenza francescana, che sono diventati i custodi della “casa di Giuseppe”.
Il capitolo generale dei Francescani di Assisi adotta la sua festa del 19 marzo nel 1399, ma la tradizione fatica a imporsi perché Giuseppe rimane «il grande silenzioso del Vangelo» e diventa precetto per tutta la Chiesa solo nel 1621 per decisione di Papa Gregorio XV.
Papa Pio IX nel Decreto Quemadmodum Deus dell’8 dicembre 1870 e nella Lettera apostolica Inclytum Patriarcham del 7 luglio 1874 affida la Chiesa alla protezione di San Giuseppe e lo proclama Patrono della Chiesa universale. Nel corso del Concilio Vaticano II, Papa Giovanni XXIII decretò che venisse aggiunta, all’interno del Canone romano, la menzione di San Giuseppe, presente per la prima volta nell’edizione del Messale del 1962.
Il primo Papa a dedicare un’Enciclica a San Giuseppe fu Leone XIII, Papa mariano e giuseppino, la Quamquam pluries del 15 agosto 1889, nella quale si trova la preghiera A te, o beato Giuseppe.

«A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa. Deh!
Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della Divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del Bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché col tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.
Amen!»
A San Giuseppe, scrive Papa Leone XIII nella Lettera enciclica Quamquam pluries, è affidata la “culla della nascente Chiesa”. “Ne consegue che il beatissimo Patriarca si consideri protettore, in modo speciale, della moltitudine dei Cristiani di cui è formata la Chiesa, cioè di questa innumerevole famiglia sparsa in tutto il mondo sulla quale egli, come sposo di Maria e padre di Gesù Cristo, ha un’autorità pressoché paterna”. “È dunque cosa giusta – sottolinea ancora Papa Leone XIII – che, come egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazaret, così ora col suo celeste patrocinio protegga e difenda la Chiesa di Cristo”.
Già nella prima allocuzione al Collegio cardinalizio del 28 marzo 1878, Papa Leone XIII poneva il suo pontificato sotto «la potentissima protezione di San Giuseppe, celeste patrono della Chiesa». E in molte sue Encicliche invoca San Giuseppe subito dopo l’intercessione della beata Vergine Maria.
Nel 1969, nel giorno della solennità di San Giuseppe, Papa Paolo VI ricorda che lo sposo di Maria è stato dichiarato protettore della Chiesa “per la funzione ch’egli esercitò verso Cristo, durante l’infanzia e la giovinezza”. “Nessuna parola di lui è registrata nel Vangelo; il suo linguaggio è il silenzio”, sottolinea Papa Paolo VI.
Eppure questa umile figura, tanto vicina a Gesù ed a Maria, la Vergine Madre di Cristo, figura così inserita nella loro vita, così collegata con Ia genealogia messianica da rappresentare la discendenza fatidica e terminale della progenie di David (Mt 1, 20), se osservata con attenzione, si rileva così ricca di aspetti e di significati, quali la Chiesa nel culto tributato a San Giuseppe, e quali la devozione dei fedeli a lui riconoscono, che una serie di invocazioni varie saranno a lui rivolte in forma di litania.
Papa Paolo VI ricorda poi i molti titoli che rendono San Giuseppe “protettore dell’infanzia, protettore degli sposi, protettore della famiglia, protettore dei lavoratori, protettore delle vergini, protettore dei profughi, protettore dei morenti”. Invocare la protezione di San Giuseppe, come afferma Santa Teresa d’Ávila, significa anche riconoscere la sua funzione protettore per tutte le circostanze della vita: “Ad altri Santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso san Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte”.
Nella Celebrazione Eucaristica nella parrocchia romana di San Giuseppe il 15 dicembre 1985, Papa Giovanni Paolo II affida le famiglie al padre putativo di Gesù: “Sappiate, come lui, custodire e raccogliere con amore, con fede cristiana, con premurosa attenzione la presenza santificante di Cristo. Desidero che San Giuseppe sia ricordato non solo come patrono della Chiesa, ma come protettore di ogni famiglia in questa parrocchia, e che sul suo esempio si apprezzi il valore del servizio alla volontà di Dio, il senso della fede, la premura per il rispetto e la protezione della vita”.
Nell’Esortazione apostolica Redemptoris Custos promulgata il 15 agosto 1989, Papa Giovanni Paolo II raccomanda tutti “alla protezione di colui al quale Dio stesso affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi e più grandi”. Ed auspica che San Giuseppe, definito “prototipo delle famiglie cristiane” diventi per tutti “un singolare maestro nel servire la missione salvifica di Cristo”.
La figura di San Giuseppe “pur rimanendo piuttosto nascosta, riveste nella storia della salvezza un’importanza fondamentale”. È quanto sottolinea Papa Benedetto XVI, che all’Angelus del 19 marzo 2006 rivolge il proprio pensiero innanzitutto “ai padri e alle madri di famiglia”: “Penso anzitutto ai padri e alle madri di famiglia, e prego perché sappiano sempre apprezzare la bellezza di una vita semplice e laboriosa, coltivando con premura la relazione coniugale e compiendo con entusiasmo la grande e non facile missione educativa. Ai Sacerdoti, che esercitano la paternità nei confronti delle comunità ecclesiali San Giuseppe ottenga di amare la Chiesa con affetto e piena dedizione, e sostenga le persone consacrate nella loro gioiosa e fedele osservanza dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Protegga i lavoratori di tutto il mondo, perché contribuiscano con le loro varie professioni al progresso dell’intera umanità, e aiuti ogni cristiano a realizzare con fiducia e con amore la volontà di Dio, cooperando così al compimento dell’opera della salvezza”.
La vita di San Giuseppe, protettore della Chiesa, è dunque interamente dedicata a Maria e Gesù: si prende cura di loro, li custodisce. Papa Francesco lo ricorda durante la Santa Messa di inizio Pontificato il 19 marzo 2013, nel giorno della solennità dello sposo della beata Vergine Maria: “Giuseppe è custode, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà”.
“Questo Bambino è Colui che dirà: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Così ogni bisognoso, ogni povero, ogni sofferente, ogni moribondo, ogni forestiero, ogni carcerato, ogni malato sono “il Bambino” che Giuseppe continua a custodire. Ecco perché San Giuseppe è invocato come protettore dei miseri, dei bisognosi, degli esuli, degli afflitti, dei poveri, dei moribondi. Ed ecco perché la Chiesa non può non amare innanzitutto gli ultimi”. Sono queste alcune riflessioni contenute nella Lettera apostolica Patris corde con la quale Papa Francesco ha indetto uno speciale Anno di San Giuseppe, dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021, in occasione dei 150 anni del Decreto Quemadmodum Deus con cui Papa Pio IX ha dichiarato lo sposo di Maria patrono della Chiesa Universale.
In prossimità del Santo Natale, si fa prossima anche la figura del padre putativo di Gesù, che è al centro del pensiero di Papa Leone XIV il 21 dicembre 2025 nella catechesi dell’Angelus in Piazza San Pietro. Esalta le qualità dello sposo di Maria: pietà, carità e misericordia. Atteggiamenti che “educano il cuore” al perdono e all’incoraggiamento, rendendoci un “presepe accogliente” gli uni per gli altri. La fragilità di un uomo e le sue sicurezze: spiagge familiari e porti rassicuranti, da cui San Giuseppe si stacca per prendere “il largo”, affidandosi a una rotta non tracciata da mappe umane ma dalle “mani di Dio”.
