Auguri pasquali di S.A.R. il Gran Maestro, con il simbolo della Rinascita nella Resurrezione di Piero della Francesca

Come da tradizione, in occasione della Santa Pasqua, S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie e Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, ha rivolto il suo messaggio augurale, richiamando con parole intense il significato più profondo della Risurrezione: «Auguro che la Vittoria di Cristo risorto infonda in tutti noi la necessaria Speranza per affrontare questo tempo di tribolazione. Con le mie più vive congratulazioni e i miei migliori auguri in questa Pasqua di Risurrezione del Signore».

Un pensiero che si inserisce nel solco della tradizione Cristiana e cavalleresca dell’Ordine, richiamando i valori della Fede, della carità e dell’impegno al servizio del bene comune. La Pasqua, cuore dell’anno liturgico, rappresenta infatti il momento culminante della vittoria della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, e diventa oggi più che mai un invito a rinnovare la fiducia e la speranza anche nelle difficoltà del presente.

A suggellare questo messaggio, il biglietto augurale di S.A.R. il Gran Maestro riproduce uno dei capolavori assoluti del Rinascimento italiano: la Resurrezione di Cristo di Piero della Francesca. L’opera, celebre per il suo equilibrio formale e per il potente simbolismo spirituale e civile, diventa così immagine eloquente del mistero pasquale e, insieme, segno di rinascita e di continuità tra Fede, arte e identità culturale.

In questa prospettiva, l’arte si fa linguaggio universale capace di trasmettere il messaggio Cristiano attraverso i secoli, rendendo visibile la speranza della Risurrezione e offrendo una meditazione profonda sul significato della vita e della storia.
La Resurrezione

La Resurrezione di Cristo
di Piero della Francesca

Il biglietto degli auguri pasquali di S.A.R. il Gran Maestro riproduce la Resurrezione di Cristo, dipinto realizzato da Piero della Francesca tra il 1463 e il 1465 circa, a tecnica mista (affresco e tempera, 225×200 cm), oggi conservato presso il Museo Civico, ex Palazzo della Residenza di Sansepolcro.

Considerata uno dei massimi capolavori del Rinascimento italiano, l’opera si distingue per la perfetta armonia compositiva e per l’intensità del suo significato simbolico, al tempo stesso religioso e civico. Commissionata dal governo cittadino di Sansepolcro, città natale dell’artista, essa fu concepita anche come emblema di rinascita e identità collettiva, in un momento storico in cui la comunità ambiva a un riconoscimento politico e religioso più elevato.

L’affresco raffigura Cristo che si leva dal sepolcro, solenne e ieratico, mentre ai suoi piedi giacciono addormentati i soldati. La figura del Risorto domina la scena secondo una costruzione geometrica rigorosa: egli si pone al vertice di un ideale triangolo che conferisce stabilità e monumentalità alla composizione. Il paesaggio alle sue spalle è diviso in due parti contrastanti: a sinistra, spoglio e invernale; a destra, rigoglioso e primaverile, allusione al passaggio dalla morte alla vita e ai cicli eterni della natura.

La costruzione prospettica e la resa anatomica, quasi scultorea, rendono Cristo una presenza fuori dal tempo, sottratta alle leggi terrene. Il suo sguardo fermo e diretto accentua la dimensione trascendente dell’immagine, mentre il vessillo crociato simboleggia il trionfo sulla morte.

Nel corso dei secoli, quest’opera ha suscitato l’ammirazione di numerosi studiosi e intellettuali. Tra i più celebri estimatori vi fu lo scrittore Aldous Huxley, che la definì “la più bella pittura del mondo”. Proprio il ricordo delle sue parole contribuì, secondo la tradizione, a salvare Sansepolcro dalla distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Resurrezione di Cristo di Piero della Francesca si configura così non solo come un vertice della storia dell’arte, ma anche come un’immagine carica di significati universali: simbolo di Fede, di rinascita e di speranza, perfettamente in sintonia con il messaggio pasquale che S.A.R. il Gran Maestro ha condiviso.

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