La Santa Messa vespertina è stata presieduta dal Cerimoniere Religioso della Delegazione della Sicilia Orientale e Cappellano della Nobile Arciconfraternita dei Bianchi, Mons. Carmelo Salvatore Asero, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, Vicario Giudiziale dell’Arcidiocesi di Catania.


I Cavalieri dell’Ordine di Malta negli scranni riservati a loro (seconda foto sopra).
La rappresentanza della Delegazione della Sicilia Orientale è stata guidata dal Delegato, Nob. Avv. Ferdinando Testoni Blasco, Cavaliere Gran Croce di Giustizia; con il Vice Delegato, Nob. Avv. Gian Francesco Galletti, Barone di Santa Rosalia e Cancimino, Cavaliere di Giustizia; il Segretario Generale, Dott. Michele Lauro, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; il Tesoriere, Dott. Salvatore Dejean, Cavaliere de Jure Sanguinis; e il Dott. Luigi Lauriola, Cavaliere di Merito, Referente della sezione di Catania e della Sezione di Ragusa/Siracusa ad interim. Inoltre, hanno partecipato tra gli altri i Cavalieri di Giustizia, Barone Raffaele Zappala’ Asmundo, già Governatore dell’Arciconfraternita dei Bianchi, e Barone Guglielmo Scammacca della Bruca.




La Prima Lettura (At 2,14.22-33 – Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere) e il Salmo Responsoriale (Sal 15 – Mostraci, Signore, il sentiero della vita) sono stati letti dal Delegato per la Sicilia Orientale, il Nob. Avv. Ferdinando Testoni Blasco, Cavaliere Gran Croce di Giustizia (prima foto sopra).
La Seconda Lettura (1Pt 1,17-21 – Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia) è stata letta dall’Avv. Antonio Rapisardi, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, Responsabile delle Attività Culturali della Delegazione della Sicilia Orientale (seconda foto sopra).
Dopo la Proclamazione del Vangelo (Lc 24,13-35 – Lo riconobbero nello spezzare il pane), Mons. Carmelo Salvatore Asero ha tenuto l’omelia (terza foto sopra).
La Preghiera dei fedeli è stata recitata dal Governatore della Nobile Arciconfraternita dei Bianchi, Nob. Don Pietro Moncada Paternò Castello, Principe di Valsavoia, Cavaliere di Giustizia (quarta foto sopra)




Al termine della Santa Messa il Delegato per la Sicilia Orientale, il Nob. Avv. Ferdinando Testoni Blasco, e il Governatore dell’Arciconfraternita, il Nob. Don Pietro Moncada Paternò Castello, hanno svelato la scultura raffigurante la testa di San Martino di Tours (prima e seconda foto sopra). Quindi, il Cerimoniere Religioso della Delegazione della Sicilia Orientale, Mons. Carmelo Salvatore Asero, ha benedetto la scultura (terza e quarta foto sopra), collocato nell’apposito tempietto nella chiesa.
A seguire, sono stati svolti degli interventi storici e artistici, con la partecipazione del Governatore dell’Arciconfraternita, il Nob. Don Pietro Moncada Paternò Castello e dell’Avv. Antonio Rapisardi.

Al termine è stata ringraziata l’artista Roberta Ninchi.
La chiesa di San Martino ai Bianchi
Storia, arte e identità di un luogo unico






Nel cuore del centro storico di Catania, a pochi passi da piazza Duomo, sorge la chiesa di San Martino ai Bianchi, sede della Nobile Arciconfraternita dei Bianchi in Catania. Fondata nel 1570, essa ha annoverato tra i propri membri i principali esponenti e le più alte cariche della città appartenenti alla Mastra Nobile, configurandosi come custode di una storia plurisecolare che unisce spiritualità, arte e tradizione nobiliare.
L’attuale edificio fu realizzato nel XVIII secolo, a seguito della distruzione della precedente chiesa nel terremoto del 1693, su progetto di Stefano Ittar, architetto di origine polacca divenuto protagonista della ricostruzione della Catania tardo-barocca. La sua opera rappresenta un significativo punto di incontro tra le esperienze architettoniche centro-europee, siciliane e maltesi.
La facciata, elegantemente ondulata secondo il gusto tardo-barocco, introduce a un ambiente di notevole originalità per concezione e funzione: un’unica aula longitudinale, concepita non come chiesa tradizionale, bensì come spazio confraternale destinato alle riunioni, alle celebrazioni e alla vita comunitaria dei confrati.
L’accesso, articolato mediante una doppia scalinata e un vestibolo sopraelevato, costituisce una raffinata soluzione architettonica per superare il dislivello rispetto al piano stradale. All’interno, l’elemento distintivo è rappresentato dalle lunghe panche lignee disposte lungo le pareti, sulle quali campeggiano gli stemmi delle principali famiglie nobiliari catanesi, a testimonianza del profondo legame tra la confraternita e il patriziato cittadino.
Le pareti sono impreziosite da cicli pittorici, bassorilievi allegorici delle virtù teologali e dei vizi capitali. Di particolare rilievo sono gli affreschi della volta, tra cui l’Apoteosi di San Martino, che esaltano la dimensione spirituale del luogo.
Nella sacrestia e negli ambienti annessi si conservano arredi storici, documenti e testimonianze della vita confraternale.
Di grande interesse è altresì il Salone dei Governatori, collegato alla chiesa, già sede dell’antico Albergo del Leon d’Oro, che ospitò Johann Wolfgang von Goethe durante il suo viaggio in Italia.



Il luogo conserva viva la memoria della missione originaria dei Bianchi: l’assistenza spirituale ai condannati a morte, testimoniata anche dal tradizionale saio bianco indossato dai confrati.

Ancora oggi, questo luogo rappresenta non solo un monumento di straordinario valore artistico, ma anche un centro vitale di spiritualità, carità e cultura, fedele alla propria identità e aperto alla comunità.
