Tra i momenti più significativi, l’incontro tra i Sindaci di Civitavecchia e Amelia, città unite dalla comune patrona, con l’offerta del cero votivo e il corteo storico. Nel pomeriggio, la solenne processione ha attraversato la città fino al porto, dove si è rinnovato il rito della benedizione del mare dal Molo San Giovanni Paolo II. L’accensione del cero votivo davanti alla statua della santa, il lancio della corona per i caduti del mare, il suono delle sirene e i colpi a salve a cura dell’Esercito Italiano hanno reso ancora più intensa la celebrazione.




«La vita è un dono che Dio ci ha fatto perché a nostra volta ne facciamo un dono». Con queste parole Mons. Andrea Ripa ha aperto il solenne Pontificale per Santa Fermina.
Nella sua omelia, Mons. Ripa ha invitato a non «tenere la vita sotto chiave», perché chi cerca di trattenerla per sé finisce per perderla, come sabbia che scivola tra le dita. Al contrario, ha indicato la via di una vita donata, da spendere ogni giorno nel bene, chiedendosi: «A chi posso fare del bene oggi?» Un richiamo anche al senso della responsabilità. «Prendere la propria croce» non è rassegnazione, ma impegno quotidiano come cittadini, genitori e lavoratori, nella cura degli altri. In questo, la testimonianza di Santa Fermina continua a indicare una strada concreta di speranza, fatta di amore vissuto, ha concluso Mons. Ripa.
Le festività in onore di Santa Fermina, profondamente radicate nella storia cittadina, rinnovano ogni anno il legame tra la comunità e la sua santa patrona, figura luminosa di Fede e coraggio, capace – secondo la tradizione – di placare le tempeste e proteggere i naviganti.
Momento privilegiato di preghiera e riflessione, ma anche occasione di valorizzazione culturale, le festività coinvolgono istituzioni civili, autorità religiose e associazioni, richiamando migliaia di fedeli. In questo contesto, la partecipazione Costantiniana si inserisce nel solco di un impegno concreto a sostegno della vita ecclesiale e caritativa, confermando la vicinanza dell’Ordine alle comunità locali e alle loro più autentiche espressioni di devozione popolare.

Santa Fermina: storia e devozione
Santa Fermina, vissuta tra III e IV secolo, nacque a Roma, figlia del prefetto Calpurnio Pisone. Convertitasi al Cristianesimo in giovane età, si dedicò interamente alla Fede. La tradizione racconta che durante un viaggio verso l’antica Centumcellae (Civitavecchia) placò una violenta tempesta con la preghiera, episodio che la rese patrona dei naviganti.
Stabilitasi per un periodo a Civitavecchia, visse in una grotta presso il mare, dedicandosi all’evangelizzazione e all’assistenza dei Cristiani. Successivamente si recò ad Amelia, dove subì il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano nel 304. Le sue reliquie sono custodite ad Amelia, mentre parte di esse giunsero a Civitavecchia il 28 aprile del 1647, quando il Vescovo di Amelia donò alcune reliquie della santa, oggi conservate nella Cattedrale, rafforzando un culto che nei secoli non si è mai affievolito. Ancora oggi, la figura della santa rappresenta un modello di fede salda e carità operosa, capace di unire comunità diverse nel segno della devozione e della speranza.
Con i festeggiamenti culminati martedì 28 aprile 2026, ancora una volta il popolo civitavecchiese si è ritrovato dinanzi a Santa Fermina per festeggiare il suo “ritorno” a Civitavecchia, ma soprattutto per riscoprire e contemplare ancora una volta l’amore che ella aveva per Gesù. A cosa serve, infatti, festeggiare una Santa se poi non viene “rivissuta” la sua vita? Questo nostro tempo, rattristato dalla violenza, ha la necessità e l’urgenza di “ritrovare” l’amore di Fermina, con il quale ella affrontò le difficoltà e le persecuzioni, sempre sorretta dalla forza della preghiera.
