Riflessioni sulle letture festive – Meditazione sulle letture della V Domenica di Pasqua. La Via, la Verità e la Vita

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per la V Domenica di Pasqua, a cura del Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, il Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis.

Le ultime parole che si pronunciano alla fine della vita hanno un carattere particolare, riassumono il mistero di un essere. Platone fa parlare il suo maestro Socrate di immortalità prima di morire. Il condannato a morte consola quelli che restano. Le ultime parole possono essere molto pragmatiche. La madre di Goethe diede istruzioni di non mettere troppa uva passa nel dolce preparato per la sua sepoltura. Alcuni esortano i loro figli a sostenersi a vicenda. I patriarchi della Bibbia muoiono benedicendo la loro discendenza.

Anche nel brano del Vangelo di oggi si tratta di ultime parole. Parla uno che è consapevole di stare per morire. E colui che ne ha preso nota è convinto che quel morto è ancora in vita. Non leggete queste parole come un discorso ben costruito e coerente. Potremmo ascoltare le parole anche come si ascolta una goccia d’acqua cadere in una grotta. Bisogna che chi ascolta sia assolutamente silenzioso per lasciar entrare in sé queste parole. Se noi ascoltiamo veramente, sentiamo parole di consolazione: “Non sia turbato il vostro cuore”. Parole di speranza: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti”. Parole di maestà: “Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Parole di vocazione esigente: “Chi crede in me compirà le opere che io compio”.

Non è facile per noi capire immediatamente queste parole. I discepoli che interrompono il Signore fanno delle domande smarrite. Non hanno ancora capito, eppure è già l’ora dell’addio. Sapremo noi capire meglio?
Copertina

Podcast 3-46 – 3 maggio 2026 – Meditazione sulle letture della V Domenica di Pasqua

O Padre, che in Cristo, via, verità e vita, riveli a noi il tuo volto, fa’ che aderendo a lui, pietra viva, veniamo edificati come tempio della tua gloria.

Assisti con bontà il tuo popolo, o Signore, e poiché lo hai colmato della grazia di questi santi misteri, donagli di passare dalla nativa fragilità umana alla vita nuova nel Cristo risorto.

Prima lettura: At 6,1-7 – Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo. Salmo responsoriale: Sal 32 – Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo. Seconda lettura: 1Pt 2,4-9 – Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale. Vangelo: Gv 14,1-12 – Io sono la Via, la Verità e la Vita.

V Domenica di Pasqua
La Via, la Verità e la Vita

La liturgia di questa Quinta Domenica di Pasqua ci ricorda, che la Chiesa, comunità di tutti i credenti in Cristo, è un edificio spirituale costruito con pietre vive, cioè, tutti noi che crediamo in Gesù e ci sforziamo di seguirlo vivendo il suo Vangelo.

Gesù, Figlio di Dio, Salvatore e Signore, è la pietra angolare di questa singolare costruzione: scartata dagli uomini, ma scelta da Dio (Seconda Lettura). Questo ci dà sicurezza, perché sappiamo che l’edificio poggia su di Lui, pietra angolare, garante della nostra comunione tra di noi e con il Padre.

Nel nostro essere Comunità di credenti, quotidianamente viviamo una tensione tra la fedeltà all’uomo e la fedeltà a Cristo Gesù. Ma forse è improprio parlare di due fedeltà: non c’è che un’unica fedeltà, quella a Cristo, Figlio di Dio e Salvatore dell’uomo. Purtroppo, un certo dualismo lo creiamo noi, con le nostre difficoltà a comporre in unità i diversi aspetti della vita ed a ricordare che Gesù è Dio, che si fa uomo per fare l’uomo Dio. Dunque non c’è contraddizione o fattura o dualismo in chi opera la verità, perché chi opera la verità viene alla luce come ci assicura Giovanni nel suo Vangelo (Gv 3, 21).

Le tensioni delle prime comunità Cristiane, come appaiono nel libro degli Atti (Prima Lettura), sono ancora e sempre le nostre: come dare priorità all’annuncio della Parola e alla preghiera, il servizio a Dio, senza trascurare il servizio all’uomo? Soprattutto nel nostro mondo, in cui siamo sempre più coscienti dei bisogni umani e del legame strettissimo tra la fedeltà a Gesù e la liberazione dell’uomo.

In tempi in cui abbondano le parole, è necessario che la Parola sia creduta e testimoniata attraverso un servizio che, proprio per il suo carattere è “religioso”. Sentiamo che, se non è bene mettere da parte la Parola e la preghiera per “servire le mense”, è altrettanto vero che proprio questo servizio è vero annuncio evangelico, nel linguaggio vivo e concreto che il mondo può comprendere. Come nel Medioevo con l’“ora et labora” di San Benedetto e, prima di lui, di San Basilio il Grande, nostro santo legislatore, così oggi le intuizioni di San Charles de Foucauld e dei suoi piccoli fratelli e sorelle, o di tanti “santi e sante della porta accanto” che, proprio per la loro “quotidianità”, possono essere luce per ogni Cristiano.

Chi vuole vivere insieme l’annuncio della Parola, la preghiera e il servizio sa che nessuno può fare tutto, ma che tutto insieme è opera comunitaria: una distribuzione di compiti che non è semplice divisione del lavoro, ma ricerca concreta di come vivere la fedeltà a Gesù Risorto. E lui stesso ci rassicura: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Io vado a prepararvi un posto; poi tornerò e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”.

Parole bellissime, consolanti e certe per tutti noi e per i nostri cari che hanno già raggiunto la meta: la vita eterna. Ecco allora il motivo della nostra gioia: quella che Gesù ci dona con la sua Parola, con la sua morte e risurrezione. È la sua gioia, quella che nessuno potrà toglierci.

Gesù è per noi la Via, la Verità e la Vita, così come Egli stesso si definisce: più concreta di qualsiasi definizione o norma. Una Persona, un Uomo: Gesù di Nazaret. Questo è ciò che ci definisce come Cristiani e che proclamiamo, soprattutto nel tempo di Pasqua: Gesù non è un personaggio del passato, è vivo e continua ad essere per noi la Via, la nostra Verità e la nostra Vita.

E questa via è ciò che abbiamo di più concreto nella nostra Fede. Gesù non ci ha lasciato un catalogo teologico di risposte per definire Dio o la vita eterna. Dio resta, come nell’Antico Testamento, il Totalmente Altro.

Eppure, come dice Giovanni nella sua Prima Lettera: “Dio nessuno l’ha mai visto; ma noi lo abbiamo visto in Gesù”. Le parole e le opere di Gesù sono le parole e le opere di Dio. “Io e il Padre siamo una cosa sola… Io sono nel Padre e il Padre è in me”. “Il Padre è sempre all’opera ed io con lui”. Se Dio resta l’indefinibile, è anche vero che lo abbiamo conosciuto, ascoltato e amato in un uomo concreto: Gesù.

Facendo di Gesù la nostra vita, viviamo di Dio, con Dio e in Dio. Ma non si sceglie Cristo una volta per tutte: la sua via va scoperta e costruita ogni giorno nella continuazione della sua missione di salvezza nella edificazione del regno di Dio.

I primi Cristiani, senza strutture e senza mezzi, ma con la forza dell’esempio, hanno cambiato il mondo. Noi, con tutti i nostri mezzi, con tutte le nostre possenti istituzioni, sembra non riusciamo più a scalfirne neppure la superficie.

È un monito pressante ed inderogabile per noi Cavalieri e Dame di un Ordine che deve agire, operare, combattere per rendere testimonianza e dare ragione della speranza che è in noi e rispondere, così, all’imperativo missionario di Gesù che emerge anche nella Prima Lettera di Pietro.

Cristo è Verità: una verità che giudica la valanga di idee e informazioni che ci raggiungono ogni giorno. È la verità dei gesti e delle parole quotidiane. Accettare Cristo Verità è impegnativo: non possiamo tollerare zone d’ombra o incoerenze.

Cristo è Vita non teologia o, peggio, dottrina: ci comunica la vita nuova, che ci conduce alla casa del Padre. Gesù ci invia ad essere testimoni del suo amore. Questo richiede una fedeltà che non cerchi altro se non vivere la sua Parola.

Per questo conta molto la nostra disponibilità responsabile, creativa e operosa all’opera di Dio in favore dei suoi figli prediletti, i poveri, e di tutto il Creato.

Per questo preghiamo e questo chiediamo al Signore: per ciascuno di noi e per tutta la Chiesa.

Buona domenica.

Indice dei podcast trasmessi.

Foto di copertina: Vincent van Gogh, Un paio di scarpe, 1886, olio su tela, 37,5×45,5 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam.
Prendendo spunto da questa opera iconica e da altre di analogo soggetto, che fanno parte delle opere legate ai lavoratori e alla povera gente, che van Gogh aveva incontrato durante gli anni di predicazione, Picasso afferma, che «van Gogh è immenso perché capace di nobilitare col suo pennello anche un paio di vecchie scarpe».
L’immagine delle vecchie scarpe è una metafora della spiritualità vissuta e del cammino Cristiano. “Io sono la Via, la Verità e la Vita” è una delle affermazioni più centrali del Vangelo di Giovanni (Gv 14,6), pronunciata da Gesù durante l’Ultima Cena. La Via: Gesù è il percorso, l’unico ponte che conduce al Padre. La Verità: Gesù è la rivelazione perfetta di Dio, la risposta alla ricerca di senso dell’uomo. La Vita: Gesù è la fonte della vita eterna e della vita nuova, quella che “non perisce”.
L’immagine delle vecchie scarpe evoca l’idea del cammino, della fatica e dell’esperienza. Il cammino della vita: le vecchie scarpe rappresentano le nostre esperienze, le fatiche e la storia personale che portiamo nel nostro cammino verso Cristo. Lo zelo del missionario: San Paolo (Ef 6,15) parla di «calzare i piedi con lo zelo dato dal vangelo della pace».
L’immagine delle vecchie scarpe evoca la prontezza nel camminare e nel portare il Vangelo, anche quando il percorso è lungo e faticoso. Il Vangelo suggerisce di «togliere le vecchie scarpe» o spogliarsi dell’uomo vecchio – la vita precedente basata su passioni ingannatrici – per indossare una vita nuova in Cristo.
Nonostante la fatica e i segni del cammino (le vecchie scarpe), Cristo è l’unica Via, Verità e Vita da seguire.

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