Il Santuario di Sant’Angelo, edificato sul luogo del martirio, è oggi la chiesa patronale di Licata e custodisce una lunga e significativa storia di Fede, devozione e arte. Elevato a santuario diocesano nel 2010, continua a rappresentare un centro vivo di spiritualità, affidato alla cura dei Padri Carmelitani, dove la memoria del santo offre ai fedeli un modello autentico di Fede, testimonianza e dedizione evangelica.

I festeggiamenti in onore del patrono della città di Licata presso il Santuario diocesano di Sant’Angelo si svolgono nell’ambito dell’Ottavo Centenario 1226-2026 del Beato Transito di San Francesco d’Assisi e della prima approvazione da Papa Onorio III della Regola Carmelitana «formula vitae», dal 26 aprile al 6 maggio 2026.
Al solenne Pontificale di martedì 5 maggio, che sarà celebrato alle ore 11.00 dall’Arcivescovo metropolita di Agrigento, S.E.R. Mons. Alessandro Damiano, parteciperà una rappresentanza della Delegazione della Sicilia Occidentale, guidata, in vece del Delegato Avv. Prof. Salvatore Bordonali, Signore di Pirato, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, dalla Referente per la Provincia di Agrigento, Dott.ssa Maria Luisa Tornambè, Dama di Merito con Placca d’Argento, a testimonianza del profondo legame spirituale che unisce l’Ordine Costantiniano al territorio agrigentino e alle sue radicate tradizioni religiose.



La processione dell’arca argentea di Sant’Angelo, che si svolge ogni anno dalle ore 20.00 alle 24.00 del 5 maggio e della domenica successiva al ferragosto, segna il momento culminante della festa in suo onore. L’urna viene posta su un fercolo sorretto da sei strani felini alati patinati d’oro con funzione di cariatidi e tra questi gruppi di tre putti argentati per ogni lato. Molto bello è il baldacchino damascato con lo stemma cittadino, ornato di frange triangolari che lasciano pendere delle campanelline d’argento.
Le reliquie del Santo Martire, vengono portate a spalla dai marinai, a piedi nudi, che sostituiscono i contadini che ne avevano il privilegio fino ad alcuni anni addietro. I portatori del fercolo indossano la candida divisa estiva della Marina Militare.
Un tempo, quando la processione giungeva in piazza della Vittoria, dove una volta si apriva la porta della Marina, i contadini consegnavano l’urna ai marinai. Qui la bara faceva una lunga sosta, necessaria anche per la cerimonia della benedizione del mare e per le preghiere propiziatorie rivolte a Sant’Angelo perché rendesse la pesca sempre più abbondante: “Santangilu è lu nostru protitturi, carma lu ventu e abbunazza lu mari”. Oggi questa tradizione si rinnova solamente ad agosto quando il fercolo viene portato presso la spiaggia della Giummarella e condotto in acqua.
