Fondatore delle Congregazioni dei Rogazionisti del Cuore di Gesù e delle Figlie del Divino Zelo, fece della preghiera per le vocazioni – il “Rogate” evangelico – il cuore della sua missione. Canonizzato il 16 maggio 2004 da San Giovanni Paolo II, Sant’Annibale Maria Di Francia continua a essere modello luminoso di carità operosa e Fede vissuta. La sua opera, oggi diffusa nei cinque continenti, testimonia un impegno concreto per l’evangelizzazione e il soccorso dei più bisognosi, sintetizzato nella sua espressione di “doppia carità”.









Ai solenni festeggiamenti in onore di Sant’Annibale, su invito del Rettore del santuario, Padre Mario Magro, RCJ, ha partecipato una rappresentanza della Delegazione della Sicilia Orientale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidata dal Segretario Generale, Dott. Michele Lauro, Cavaliere de Jure Sanguinis, con il Referente per la Provincia di Messina, Dott. Giuseppe Tortorici, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, accompagnati dal Prof. Riccardo Pillonetto Millemaggi Palatini, Cavaliere de Jure Sanguinis e dall’Avv. Francesco Russo, Cavaliere di Merito.
Nella sua omelia, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller ha richiamata l’attualità del messaggio di Sant’Annibale, figura profondamente legata al territorio e al quartiere Avignone, dove si dedicò concretamente agli ultimi, trasformando povertà e disagio in opere di carità e accoglienza per orfani e famiglie indigenti.





Al termine della Santa Messa è stato rinnovato l’Atto di affidamento della città al santo da parte del Centro Interconfraternale Diocesano, seguito dall’omaggio canoro dei bambini della scuola primaria a lui intitolata.






In via Santa Cecilia, all’esterno del santuario, ha avuto luogo la tradizionale benedizione delle gardenie, che rievoca il prodigio attribuito a Sant’Annibale e legato a un fioraio di Cumia, un villaggio collinare vicino a Messina. Secondo la tradizione, il Santo intervenne per salvare l’attività e la vita del fioraio, in un momento di grave difficoltà economica e di disperazione. Per questo motivo, le gardenie sono diventate il fiore simbolo della sua intercessione. A seguire, è stata svolta la Processione con il busto reliquiario per le vie del centro, accompagnato dalla banda musicale di Santo Stefano Medio.

La partecipazione Costantiniana alle celebrazioni per l’apertura del Centenario della nascita al cielo di Sant’Annibale a Messina, città ricca di storia e di secolari tradizioni religiose, rappresenta un segno tangibile di comunione ecclesiale e di rinnovato impegno nella testimonianza dei valori Cristiani, nel solco dell’insegnamento del santo messinese. «Ha trasformato la carità in missione universale», ha ricordato Padre Mario Magro, sottolineandone l’eredità spirituale e sociale.



Al termine della celebrazione, i Cavalieri Costantiniano hanno incontrato il Gran Priore, portandogli anche i saluti del Delegato per la Sicilia Orientale, il Nob. Ferdinando Testoni Blasco, Cavaliere Gran Croce di Giustizia. Con l’occasione, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller ha firmato la sua Prefazione al libro Il Gran Maestro. Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ferdinando IV di Borbone tra rivoluzione e restaurazione di Don Maurizio Modugno, Cappellano di Merito con Placca d’Argento.

Nel contesto delle celebrazioni, sabato 2 maggio 2026, Padre Mario Magro ha presieduto l’ostensione del venerato corpo del santo messinese presso la Basilica-Santuario, quale preparazione alla solenne apertura del Centenario della morte di Sant’Annibale Maria Di Francia.
Il solenne Pontificale del 1° giugno 2026, che inaugurerà ufficialmente il Centenario della nascita al cielo del santo (1927-2027), sarà presieduto alle ore 18.00 da S.Em.R. il Signor Cardinale Angelo Bagnasco, seguito della ricollocazione dell’urna con il corpo del santo nella cripta restaurata. Il corpo – dopo il trattamento conservativo e la ricostruzione di volto e mani – resterà esposto alla venerazione dei fedeli fino alla fine del mese di maggio, confermando il ruolo del santuario quale centro di spiritualità e carità.

Sant’Annibale Maria Di Francia
Sant’Annibale Maria Di Francia (Messina, 5 luglio 1851 – Messina, 1º giugno 1927) è universalmente riconosciuto come il Santo della carità. Dedicò l’intera sua esistenza ai poveri e agli emarginati, contribuendo in modo determinante alla ricostruzione materiale, morale e spirituale della città di Messina dopo il terremoto-maremoto di Messina del 1908, considerato uno degli eventi sismici più catastrofici del XX secolo. Il sisma, di magnitudo 7,1 Mw, si verificò alle ore 5:21 del 28 dicembre 1908 e danneggiò gravemente le città di Messina e Reggio Calabria nell’arco di 37 secondi. Metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella della città calabrese persero la vita. Si tratta della più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime, a memoria d’uomo, e del disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia mai colpito il territorio italiano in tempi storici.
Nato da nobile famiglia messinese, terzo di quattro figli del Cavaliere Francesco Di Francia e della Nobildonna Anna Toscano, rimase orfano di padre in tenera età, esperienza che contribuì a sviluppare in lui una profonda sensibilità verso gli orfani e i più bisognosi. Fin da fanciullo manifestò una particolare inclinazione alla carità: durante gli studi presso il Collegio dei Gentiluomini, retto dai monaci cistercensi, era solito donare il proprio pasto ai poveri.
Dopo un periodo trascorso a Napoli a causa degli eventi legati all’impresa garibaldina, fece ritorno a Messina, dove proseguì gli studi e maturò la vocazione sacerdotale. L’8 dicembre 1869 ricevette la vestizione religiosa e il 16 marzo 1878 fu ordinato sacerdote. Determinante fu anche l’incontro con Suor Maria Luisa di Gesù, che ne intuì la futura missione.
Il suo apostolato si sviluppò tra i più poveri quartieri cittadini, in particolare nel quartiere Avignone, oltre il ponte Zaera, dove si stabilì per condividere le difficoltà della popolazione. Qui diede avvio a un’intensa opera educativa e assistenziale, istituendo scuole e opere di accoglienza per i bambini. Nonostante ostilità e difficoltà, proseguì con fermezza nella sua missione, fondata sulla “doppia carità: l’evangelizzazione e il soccorso dei poveri”.
Nel 1887 fondò la Congregazione delle Figlie del Divino Zelo e nel 1897 quella dei Rogazionisti del Cuore di Gesù, approvate canonicamente nel 1926, con il compito di vivere e diffondere il “Rogate”, la preghiera per le vocazioni. Egli stesso scriveva: «Mi sono dedicato fin dalla mia prima giovinezza a quella santa Parola del Vangelo: Rogate ergo dominum messis».
Morì il 1º giugno 1927, all’età di 75 anni, nella casa di Fiumara Guardia. I funerali, celebrati il 4 giugno, videro una straordinaria partecipazione popolare, segno dell’affetto della città verso colui che era già considerato un santo. Nell’Orazione funebre, l’Arcivescovo Angelo Pajno disse: «O poveri di Messina, voi che da lui aveste un pezzo di pane, voi che da lui aveste asciugate le lacrime, potete non piangere? Tutta Messina si sente orfana in questo momento… O santo, noi che di te non sappiamo privarci, a te raccomandiamo noi e la nostra città… Tu di là prega, noi di qui grideremo forte: Gloria, gloria, gloria gloria… Tu risponderai: Carità, carità, carità».
Fu beatificato il 7 ottobre 1990 e canonizzato il 16 maggio 2004 da San Giovanni Paolo II. La sua memoria liturgica ricorre il 1° giugno.
Definito apostolo della preghiera per le vocazioni, Sant’Annibale continua a essere modello luminoso di carità operosa, come ricordato anche dal Martirologio Romano, che ne sottolinea la dedizione agli orfani e ai poveri, nei quali seppe rendere visibile la misericordia di Dio.
La nobiltà e l’apostolato di Sant’Annibale
Nel suo intervento all’incontro tenutosi il 6 maggio 20024 all’Università Lateranense di Roma, in occasione della canonizzazione di Sant’Annibale, Giulio Andreotti affermò: «Il santo che oggi siamo qui a celebrare mi sembra abbia tre caratteristiche. La prima: si inserisce profondamente nella storia e nella controstoria della nazione italiana. La seconda: rappresenta una aurora di vita sullo sfondo di una delle tragedie più devastanti quale fu il terremoto e maremoto di Messina del 1908. L’ultima: è singolare vedere il nostro santo amico di un altro santo – Don Orione – e pellegrino devoto da un terzo santo, Padre Pio, nel viaggio di Padre Annibale a San Giovanni Rotondo nel 1919. Era nato in una famiglia di aristocratici ma ci ammonisce quando con semplicità scrive che: “Il nascere nobile, ricco o povero non è cosa essenziale alla santità; ma è vero che ancor più ammirabile è il fulgore della virtù quando è congiunto a quello della nobiltà”. Ma vi è nella contrapposizione dello status sociale – tra la sua origine e l’oggetto del suo apostolato – forse una chiave di lettura per comprendere l’originalità e lo spessore del personaggio; che avverte di non esser chiamato a ruoli per così dire burocratici del clero diocesano ma di dover volare alto con iniziative creative.
L’origine nobiliare siciliana del padre fa pensare che, senza una chiamata particolare di Dio, anche con una vocazione sacerdotale avrebbe potuto essere un abatino tipo Don Pirrone del Gattopardo. L’incontro del giovane diacono con il povero del rione Avignone segna invece, non solo per lui ma per la società e per la Chiesa, una svolta creativa eccezionale in due direzioni: la cura degli orfani e la propagazione delle preghiere per le vocazioni religiose» (30 giorni N. 4 del 2004).
Parole di Sant’Annibale
«Doppia carità: l’evangelizzazione e il soccorso dei poveri» (Annibale Maria Di Francia).
«Non vi può essere educazione, né religiosa né civile, di scompagnata dal lavoro» (Annibale Maria Di Francia).
«Il lavoro è tra i primi efficienti della moralità esso è ordine, è disciplina, è vita» (Annibale Maria di Francia).
«Che cosa sono questi pochi orfani che si salvano e questi pochi poveri che si evangelizzano dinanzi a milioni che si perdono e sono abbandonati come gregge senza pastore? … Cercavo una via d’uscita e la trovavo ampia, immensa in quelle adorabili parole di nostro Signore Gesù Cristo: Rogate ergo dominum messis. Allora mi pareva di aver trovato il segreto di tutte le opere buone e della salvezza di tutte le anime» (Annibale Maria Di Francia). «Mi sono dedicato fin dalla mia prima giovinezza a quella santa Parola del Vangelo: Rogate ergo. Nei miei minimi Istituti di beneficenza si leva una preghiera incessante, quotidiana dagli orfani, dai poveri, dai sacerdoti, dalle sacre vergini, con cui si supplicano i Cuori Santissimi di Gesù e Maria, il Patriarca San Giuseppe e i Santi Apostoli perché vogliano provvedere abbondantemente la Santa Chiesa di sacerdoti eletti e santi, di evangelici operai della mistica messe delle anime» (Annibale Maria Di Francia a San Pio X nel 1909).
La Basilica-Santuario
di Sant’Antonio di Padova
e Sacro Cuore di Gesù



La Basilica-Santuario di Sant’Antonio di Padova e Sacro Cuore di Gesù sorge nell’area dell’antico quartiere “Avignone”, luogo segnato da povertà e degrado, dove Sant’Annibale Maria Di Francia, a partire dal marzo 1878, avviò il suo apostolato a favore dei più poveri e bisognosi. Nel 1881, tra le cosiddette “casette Avignone”, fu inaugurata la prima cappella dedicata al Cuore di Gesù.
A seguito del Terremoto di Messina del 1908, venne eretta una chiesa-baracca, dono di San Pio X, nella quale Sant’Annibale proclamò Sant’Antonio di Padova «singolarissimo e instancabile benefattore nostro e di tutti quelli che alle nostre preghiere si raccomandano».
Nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1919, un incendio distrusse la chiesa-baracca. In quella circostanza, una donna del popolo esclamò: «Non vi preoccupate, ora il Padre Francia ne farà una tutta d’oro». Tale espressione, carica di fiducia, trovò compimento il 3 aprile 1921, quando venne posta la prima pietra dell’attuale Basilica-Santuario.
Il 4 aprile 1926 fu inaugurato il nuovo edificio sacro, con il titolo di Tempio della Rogazione Evangelica del Cuore di Gesù e Santuario di Sant’Antonio. La denominazione di “Tempio della Rogazione” richiama il suo carattere unico: si tratta infatti della prima chiesa al mondo dedicata alla preghiera per le vocazioni, secondo il comando evangelico: «Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe». Il riferimento a Sant’Antonio di Padova testimonia invece la profonda devozione che Sant’Annibale nutrì verso il Santo, promuovendo già dal 1887 l’istituzione del “Pane di Sant’Antonio”.
Il 4 aprile 2006 il Santuario è stato elevato alla dignità di basilica minore, riconoscendo il suo rilievo spirituale ed ecclesiale.
All’interno del Museo di Sant’Annibale è possibile ammirare una significativa ricostruzione in scala del quartiere Avignone, luogo in cui il Santo svolse la sua opera caritativa. La riproduzione comprende i tre vicoli principali: nel primo vivevano gli abitanti più poveri; nel secondo si svolgevano le attività quotidiane e artigianali, con botteghe quali sartoria, tipografia e calzoleria; nel terzo si affacciavano la cappella del 1886 e le stanze dei religiosi. Dopo il terremoto del 1908, lo stesso Sant’Annibale abitò in questo vicolo; la sua stanza è oggi fedelmente ricostruita all’interno del Museo.
