La Delegazione Napoli e Campania partecipa alla celebrazione del Corpus Domini a Nola

Domenica 7 giugno 2026, la Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, su invito della Curia e del Parroco della Cattedrale della Diocesi di Nola, ha preso parte alle celebrazioni della Solennità del Corpus Domini nella Città di Nola.

La giornata si è aperta con la solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo di Nola, S.E.R. Mons. Francesco Marino nella Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo e dei Santi Felice e Paolino, cuore spirituale della diocesi nolana. Al termine si è svolta la tradizionale Processione del Santissimo Sacramento lungo le vie del centro storico cittadino, accompagnata da preghiere, canti e manifestazioni di profonda devozione popolare.

Alla sentita ricorrenza diocesana della Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, occasione privilegiata per rinnovare la Fede nella presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia, su invito del Parroco della Cattedrale, del Capitolo e della Curia Vescovile, hanno partecipato rappresentanze delle confraternite cittadine e delle associazioni ecclesiali del territorio, dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, a testimonianza della comune devozione e del servizio reso alla Chiesa e alle persone più bisognose. La partecipazione alla celebrazione dei Cavalieri Costantiniani ha rappresentato una significativa testimonianza di Fede, servizio e comunione ecclesiale, unendo la tradizione liturgica della Chiesa nolana alla missione spirituale e caritativa che caratterizza la Sacra Milizia.
Copertina

Il Corpus Domini a Nola si è confermata non soltanto come una delle più sentite tradizioni religiose, ma anche come una testimonianza pubblica di Fede e di appartenenza ecclesiale. Come ricordato da Mons. Marino nel corso dell’omelia, l’Eucaristia è sorgente e fondamento della vita Cristiana, alimento spirituale che sostiene ogni credente nel cammino quotidiano e nel servizio alla comunità.

La Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ha rappresentato per la Diocesi di Nola un intenso momento di Fede, comunione e partecipazione ecclesiale. Le comunità parrocchiali del territorio, insieme al clero diocesano, hanno celebrato il Corpus Domini rinnovando una tradizione profondamente radicata nella storia e nella spiritualità della comunità nolana.

Nel mistero dell’Eucaristia si manifesta infatti l’alleanza viva tra Dio e l’umanità, segno della comunione che Cristo offre alla sua Chiesa e anticipazione del Regno dei Cieli. In un tempo ancora segnato dalle conseguenze delle guerre e dalle ferite lasciate dalla pandemia, la celebrazione ha assunto un particolare valore di speranza, conforto e fiducia per l’intera comunità cittadina. La Processione con Gesù Eucaristia nelle strade e nelle piazze diventa un richiamo all’aiuto per i più fragili e al valore della comunità contro l’isolamento.

La Santa Messa

Alla solenne Celebrazione Eucaristica della Solennità del Corpus Domini alle ore 19.00 hanno concelebrato con il Vescovo di Nola, S.E.R. Mons. Francesco Marino, il Vicario Generale e Moderatore di Curia, Mons. Pasquale Capasso; il Notaio della Curia, Don Angelo Masullo; i Canonici del Capitolo della Cattedrale; e i sacerdoti della diocesi.

Il servizio liturgico è stato coordinato dal Cerimoniere Don Arcangelo Iovino, Segretario Vescovile, affiancato dai diaconi seminaristi prossimi all’ordinazione sacerdotale. Tra essi, Don Carmine Esposito ha svolto il ministero della Parola, proclamando il Vangelo, guidando la Preghiera dei Fedeli e congedando l’assemblea al termine del Sacro Rito. Hanno prestato servizio all’altare i diaconi seminaristi Don Francesco Pacia e Don Italo Prisco, insieme ai ministranti della Cattedrale, del Seminario diocesano e delle parrocchie cittadine. L’animazione liturgica è stata affidata al Coro Diocesano di Nola, diretto da Don Domenico De Risi, Parroco della Cattedrale e Canonico del Capitolo.

Hanno preso parte le autorità religiose, civili e militari, tra cui il Sindaco di Nola, Dott. Andrea Ruggiero, i Consiglieri comunali e il Comandante della Polizia Locale, Col. Claudio Russo, che ha coordinato il servizio d’ordine e di sicurezza assicurato con professionalità dal Corpo della Polizia Locale.

La rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è stata guidata, in vece del Delegato, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia, dal Responsabile della Comunicazione ad interim, Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere de Jure Sanguinis, con l’Avv. Gesualdo Marotta, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, che ha svolto le funzioni di Cerimoniere, insieme a Cavalieri di Merito e di Ufficio della Delegazione. Essi hanno testimoniato con la loro presenza l’impegno dell’Ordine nella vita della Chiesa e della comunità diocesana e, prima dell’inizio del Sacro Rito, hanno portato il saluto del Delegato al Vescovo di Nola, che nella Sagrestia ha accolto i rappresentanti delle aggregazioni ecclesiali e associative presenti.

La Liturgia della Parola ha introdotto l’assemblea alla meditazione sul mistero eucaristico. La Prima Lettura (Dt 8,2-3.14b-16a – Ti ha nutrito di un cibo che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto), il Salmo Responsoriale (Sal 147 – Loda il Signore, Gerusalemme) e la Seconda Lettura (1Cor 10,16-17 – Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo) sono state proclamate dai fedeli della parrocchia. La Sequenza Lauda Sion e il Vangelo (Gv 6,51-58 – La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda) sono stati proclamati dal diacono seminarista addetto al Ministero della Parola, Don Carmine Esposito, che ha recitato anche la Preghiera dei Fedeli.

L’Eucaristia ci rende costruttori di pace e comunione

Nell’omelia, di cui riportiamo il testo integrale, Mons. Francesco Marino ha rivolto un sentito ringraziamento alle confraternite, alle associazioni dei fedeli, alle autorità civili e militari e alle rappresentanze dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, sottolineando come la celebrazione del Corpus Domini rappresenti un momento privilegiato di incontro tra Fede, testimonianza cristiana e impegno per il bene comune.

La solennità è stata per Mons. Marino l’occasione per lanciare un forte richiamo al valore pubblico e sociale della Fede Cristiana, evidenziando come la Processione Eucaristica rappresenti una testimonianza visibile della presenza reale di Cristo e della vocazione dei credenti a rendere concreta, nella vita quotidiana, la comunione con Dio.

Ha richiamato l’immagine del Popolo di Dio in cammino, evocando il percorso di Israele nel deserto e il monito biblico secondo cui «l’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore». Un invito, ha spiegato, a riconoscere che la vera umanità si realizza nell’incontro con Cristo, attraverso un processo di crescita spirituale che conduce alla piena dignità di figli di Dio.

Al centro della riflessione è stato posto il significato dell’Eucaristia come dono totale di Gesù, «vero pane» e «vera bevanda», attraverso cui il credente viene assimilato a Cristo e partecipa alla sua stessa vita. Mons. Marino ha sottolineato come la Comunione Eucaristica non sia soltanto un rito, ma una trasformazione che coinvolge la persona e la comunità, chiamate a testimoniare valori di giustizia, solidarietà, libertà e riconciliazione.

Inoltre, Mons. Marino ha invitato i fedeli a essere artefici di pace, costruttori di ponti e di alleanze, in un tempo segnato da divisioni e conflitti. La Fede Eucaristica, ha affermato, trova la sua espressione più autentica nella carità e nell’impegno concreto a favore del bene comune.

Concludendo, Mons. Marino ha esortato la comunità diocesana a rendere visibile la propria Fede attraverso la preghiera e la testimonianza, portando simbolicamente nella Processione le famiglie, i giovani, gli anziani e l’intera città, affidandoli al Signore come segno di speranza e di vita eterna.

La solenne Processione Eucaristica

Terminata la Concelebrazione Eucaristica, la comunità diocesana si è raccolta attorno al Santissimo Sacramento partecipando alla tradizionale Processione del Corpus Domini, che ha attraversato le strade del centro storico di Nola in un clima di intensa preghiera e profonda devozione.

Accompagnata dai canti liturgici, dalle invocazioni dei fedeli e dalla partecipazione delle realtà ecclesiali cittadine, la Processione ha rappresentato una significativa manifestazione pubblica di Fede, espressione della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e testimonianza dell’unità della Chiesa locale.

Lungo il percorso tradizionale, le vie della città si sono presentate impreziosite da addobbi floreali, luminarie e drappi esposti dai balconi delle abitazioni, secondo una consuetudine profondamente radicata nella tradizione popolare nolana. Il suono festoso delle campane, l’accompagnamento della Banda Musicale “Città di Nola” e le devote preghiere curate dall’animazione della Cattedrale hanno scandito il cammino processionale, contribuendo a creare un’atmosfera di raccoglimento e solennità.

Mons. Francesco Marino ha portato il Santissimo Sacramento sotto il tradizionale baldacchino, sostenuto dai portantini della Compagnia di San Paolino e scortato da due Carabinieri dell’Arma in alta uniforme. A rendere onore al Santissimo, in qualità di tedofori, si sono alternati sei Cavalieri della Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, insieme a rappresentanti dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Hanno svolto il servizio di tedofori i Cavalieri di Ufficio Andrea Albertini, Nicola Carifi, Bruno Di Palma, Raffaele Napolitano, Valerio Stefano Sacco e Antonio Sommese.

Il corteo religioso ha attraversato corso Tommaso Vitale, via Morelli e Silvati, via Principessa Margherita, via Senatore G. Cocozza, piazza P. Maggio, via A. Leone, via G. Merliano, piazza Calabrese, via Luigi Tansillo, via San Felice, via San Paolino, piazza M.C. Marcello, via C. de’ Notariis e nuovamente corso Tommaso Vitale, fino al rientro in Cattedrale.

Nel corso della Processione, il Santissimo Sacramento ha sostato presso gli altarini predisposti in diversi punti del centro cittadino, dove si sono svolti momenti di Adorazione Eucaristica: in piazza Marconi, presso il monumento a Morelli, Silvati e Minichini; in via Merliano, nei pressi dell’ex Convento di Santo Spirito, successivamente trasformato in carcere mandamentale a seguito delle leggi eversive postunitarie; in piazza Calabrese, tra via Luigi Tansillo e via Giovanni Merliano; e in piazza Marco Claudio Marcello, tra via San Paolino e via Camillo de Notariis, dove Mons. Marino ha impartito la Benedizione Eucaristica ai fedeli convenuti.

Tali soste hanno consentito alla comunità di vivere con particolare intensità la contemplazione del mistero eucaristico e di affidare alla protezione divina le famiglie, la città e l’intera diocesi.

Al termine del percorso processionale, con il rientro nel Duomo, il Prof. Antonio De Stefano e l’Avv. Gesualdo Marotta hanno salutato il Vescovo di Nola, che ha rivolto parole di apprezzamento e gratitudine per la partecipazione dei Cavalieri Costantiniani alla celebrazione del Corpus Domini, impartendo alla Delegazione di Napoli e Campania una speciale benedizione.

Ha collaborato alla redazione di questa notizia il Responsabile della Comunicazione della Delegazione di Napoli e Campania, Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere de Jure Sanguinis, insieme all’Ing. Antonio Iannucci, Cavaliere di Ufficio. Il servizio fotografico è a cura dei Cavalieri di Ufficio Prof. Antonio De Stefano, Ing. Antonio Iannucci, App. Sc. CC Raffaele Napolitano e Prof. Valerio Stefano Sacco.

Omelia di Mons. Francesco Marino

Celebriamo la grande solennità nel Corpus Domini e manifesteremo anche visibilmente la nostra fede verso il Signore Gesù sacramentalmente presente nel pane euristico portando questo segno vivo, presente, reale dell’amore di Dio della persona stessa del suo figlio Gesù per le strade della nostra città. In modo tale che renderemo manifesta, pubblica, piena, ampia la sua dimensione sociale la nostra fede nella presenza reale del Signore e la nostra fede di uomini e donne che sono chiamati a rendere visibile questo mistero di comunione in Dio che si traduce in autentica umanità vissuta perché permeata dalla parola di Dio, permeata dalla presenza stessa di Gesù Cristo per un Dio e un vero uomo in una umanità che dice la verità di voi, la verità che Gesù Cristo stesso fa risplendere, manifesta nel cuore non solo che ciascuno mediante la fede, ma anche nell’insieme del popolo di Dio che siamo noi di questa cara nostra chiesa diocesana. Mi pare, insieme con voi, di poter raccogliere questo riferimento innanzitutto all’essere popolo: popolo inabituabile alla presenza di Dio, popolo che rende manifesta l’alleanza con Dio, popolo che cammina il suo Signore. La prima lettura che abbiamo ascoltato non ricorda solo per Israele ma anche per noi che siamo il nuovo Israele, il popolo di Dio dove sono visibili, presenti le anime nel Signore dell’Alleanza e della pace. Gesù Cristo. Popolo di Dio che cammina verso il regno di Dio, verso la pienezza del regno di Dio. Il Signore, a Mosè lo abbiamo ascoltato, lo ricorda, ma lo ricorda anche a noi oggi. A Mosè lo ricordava nel momento in cui in prossimità del suo ingresso della terra vuole riaffermare la fedeltà stessa di Dio al cammino dell’uomo al cammino della umanità. Ricordati, dice il Signore a Mosè, ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto. Per umiliarti e metterti alla prova per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avessi osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame. Tu non conoscevi perché i tuoi padri non avevano mai conosciuto per farti capire che l’uomo non vive soltanto di patria, ma che l’uomo vive quando esce dalla bocca del Signore.

Voi sapete anche che da questa nuova qualità che nasce dall’alleanza con il signore. Il prototipo in cui l’umanità muove a questa magnifica umanitas di cui si ha parlato ultimamente papa Leone, magnifica nella sua dignità di figlio di Dio si struttura, si concentra sulla persona di Gesù e la cui è con noi nell’entità della fede, possiamo unire nel fatto che in Cristo questa umanità è stata divinizzata in modo tale che noi seguendo Cristo della sua umanità possiamo anche noi essere divinizzati. La divinizzazione dell’uomo corrisponde in tal modo alla vera umanizzazione dell’uomo stesso, quindi tutte le sue dimensioni, la sua intelligenza, la sua libertà, la sua capacità di amare e la sua capacità di perseveranza, di fedeltà, di costanza nel seguire il disegno di Dio che egli stesso ha scritto nei nostri cuori. Ha scritto nei nostri cuori e nell’intimo della nostra coscienza che il Signore continua a parlare a noi oggi. Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore. Avviene così in questa sintesi, in questa simbiosi vitale tra il Signore Gesù e l’umanità che su di lui è fondata. L’umanità che siamo tutti noi nel suo modo di essere che è sempre nella forma di Gesù Cristo. Un modo di essere che ci insegna la verità nell’amore, la verità dell’amore che persegue la giustizia e che è orientata nell’amore alla purità, alla pace, alla riconciliazione. Sia nelle forme più semplici e più immediate che sono quelle della persona umana di ciascuno di noi che sia nelle forme più ampie per cui noi siamo distribuiti in comunità per cui anche l’umanità stessa tende alla perfezione dell’unità con Dio e tra di noi.

Annunciamo la pace dunque nel nostro camminare verso il regno guidati da Gesù Cristo. Annunciamo a riconciliazione, il perdono. Annunciamo la volontà costante, continua di costruire legami, di costruire ponti, di costruire alleanze che siano formate, realizzate nell’alleanza che Dio ha stabilito con noi in Gesù Cristo.

Carissimi fratelli e sorelle, per far questo Gesù ce lo ha insegnato nel Vangelo che abbiamo ascoltato, ha voluto darci sé stesso in cibo. Credo che noi possiamo cogliere alcuni punti del Vangelo che abbiamo ascoltato. Innanzitutto, si presenta Gesù come pane, pane perché è parola di vita eterna pane perché è cibo, ma ancora Gesù si presenta questo suo essere cibo come vera carne e vero sangue. E infine Gesù dice che nel nutrirci di questo cibo che lui stesso è, noi riceviamo il dono della vita eterna, della vita piena e possiamo in tal modo portare frutto. Nutrirci di Gesù Cristo, nell’oggi, nell’essere della Chiesa che siamo noi oggi, carissimi fratelli e sorelle nella vita del mondo per un frutto di pace e di giustizia, di solidarietà e di autentica libertà del mondo.

Colpisce, vedete, come forse oggi, non lo vediamo fino in fondo, perché la nostra fede sia diventata nei cuori ci fa vedere tutto questo come qualcosa di normale nella nostra prassi. Però pensate agli ascoltatori di Gesù in quel momento, in cui egli parlava, quando Gesù dice come abbiamo ascoltato che egli darà la sua carne, in cibo e darà il suo sangue come vera bevanda. Pensate che per gli ebrei il sangue è concepito in maniera culturale come la vita, la sorgente della vita. La vita delle creature viventi, dell’uomo e degli animali non poteva nemmeno essere toccata, né poteva essere tolto il sangue alle creature, tanto meno che nutrirsi del sangue. Gesù invece paragona la sua presenza, il rapporto con lui, all’assimilare, a prendere, a mangiare, bere, nel senso materiale vero e proprio. Come può costui darci la sua carne da mangiare? Come può costui darci il suo sangue da bere? volgono materialmente le parole di Gesù, ma le parole di Gesù che pure sono forti, in realtà reggono un simbolo grande e cioè il fatto che, chi crede in lui, ieri come oggi e noi siamo chiamati a viverlo effettivamente oggi, è assimilato. Noi portiamo sulle nostre tavole il cibo, lo mangiamo e assimiliamo del cibo che mangiamo, il pane per esempio che mangiamo. In realtà Gesù quando dice che occorre mangiare la sua carne, bere il suo sangue vuole dire che, in questo gesto simbolico nel mangiare nel bere in cui noi viviamo nell’eucarestia, ma che ha la sua realtà essenziale nel rapporto vivente in cui questo nutrirci di Gesù Cristo e lasciarci assimilare totalmente da lui. Siamo assimilati attraverso la carne e il sangue di Cristo stesso e al figlio di Dio, a Dio stesso, che è realmente presente nell’uomo Gesù che è realmente l’uomo Gesù. È un processo di assimilazione di divinizzazione dell’uomo, della persona umana, della comunità che crede. Gesù Cristo ci assimila a sé e noi riusciamo totalmente a prendere parte alla sua vita. Di fronte a questo Gesù chiede la risposta della fede.

Vedete, nel racconto in cui sono le parole che abbiamo ascoltato, c’è la conclusione dove quelli che ascoltavano si allontanavano da Gesù Cristo. Quelli che abbiamo ascoltato e dicono come può costui darci da mangiare sé stesso? Si allontanò. E Gesù, ricordo, ai suoi discepoli dice volete andarvene anche noi? Volete anche voi venir meno di fronte a questa donazione di Dio, della persona stessa di Gesù? Volete voi non prendere parte della fede di questo dono? Pietro, a nome di tutti risponde, Signore, da chi andremo? Tu hai la dote di vita eterna.

La risposta della fede piena, tu hai la dote di vita eterna. Carissimi fratelli e sorelle, la fede è il Signore Gesù Cristo che è la fede eucaristica, la fede che accoglie così, che si lascia assimilare e corrisponde alla sostanza stessa di questo dono che è la carità. Ecco, vediamo insieme questo, rendiamo visibile la nostra fede, rendiamo visibile la nostra essenza nella nostra umanità, noi siamo come trasfigurati di Gesù Cristo. Questo non toglie la nostra vita, ma mi afferma sostanzialmente l’opera di Dio, mi afferma l’azione di Dio in noi, è la nostra volontà concreta, reale di lasciarci trasformare da lui, di lasciarci guidare da lui, come abbiamo ascoltato: l’uomo vive della parola che esce dalla bocca di Dio. Questa parola che è Gesù Cristo. Noi viviamo in Gesù Cristo e noi vogliamo agire ed essere nella scia di Gesù, nell’unità, nella comunione con Gesù Cristo, dire Gesù Cristo nel mondo, cioè dire salvezza, salvezza di amore di comunione. Per questo manifestiamo nel nostro silenzio la preghiera al Signore, portando preghiera non solo a noi stessi che siamo qui, ma all’intera nostra città, la portiamo alle nostre famiglie, la portiamo ai nostri giovani, ai nostri anziani, la portiamo alle persone che vogliamo bene e che sappiamo voler presentare con noi nella comunione spirituale, rappresentare con noi un’indicazione di salvezza, un’indicazione di vita eterna.

La Fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia
Il gesto di Papa Leone XIV a Madrid

Papa Leone XIV a Madrid
Papa Leone XIV guida la Processione del Corpus Domini a Madrid, domenica 7 giugno 2026 (Foto di Ciro Fusco/ANSA).

Mentre raccontiamo la Processione del Corpus Domini a Nola di domenica 7 giugno 2026, ci ritornano negli occhi gli immagini di Papa Leone XIV che porta Cristo per le strade di Madrid lo stesso giorno. L’ha evocato in modo efficace Lucio Brunelli su Avvenire del 9 giugno 2026: «Da sette secoli non s’aveva memoria di una processione del Corpus Domini guidata da un Papa per le vie di una capitale europea e non, come di consueto, a Roma o dintorni. Per trovare un precedente extra-romano alla processione guidata da Leone XIV domenica a Madrid bisogna risalire al tempo dei Papi avignonesi, a Giovanni XXII che introdusse questa pia pratica popolare nel 1306 e la condusse nelle strade della città francese che per un periodo sfortunato era diventata sede del papato. Un contesto del tutto differente ha fatto da cornice alla processione spagnola di Papa Prevost. Ma non era solo l’unicità storica del gesto leoniano ad impressionare sia i partecipanti sia quanti seguivano la processione in tv o sui canali social. Erano certamente i numeri di questa manifestazione religiosa, con un milione e duecentomila fedeli assiepati lungo le centralissime strade della capitale dove il Santissimo Sacramento è stato portato, con le braccia alzate, per 40 minuti, dal Papa, sotto un caldo afoso tra preghiere e lancio di petali di rosa. Folla che sembrava smentire visivamente l’immagine di una Spagna ormai tutta e solo secolarizzata. Ma oltre i numeri ad impressionare è stato lo stile religioso del Papa e la consapevolezza a cui ha richiamato la Chiesa tutta. Uno stile di sobrietà, che non significa distacco (in alcuni momenti il papa è apparso commosso) ma il desiderio di evitare ogni protagonismo e idealmente tendere a “sparire perché rimanga Cristo”. A colpire è stato soprattutto lo sguardo non fissato sul passato, ai fasti del tempo che fu, che “non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico”. Ma è rivolto al presente: “Ecco pertanto una consegna per la Spagna di oggi e di domani: la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello”.
Insomma, nessuna tentazione di trasformare un gesto umile e lieto di fede in un’esibizione di forza. Solo una testimonianza del “Dio presente”, che nella carità trova il suo culmine: gratuità totale».

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