Podcast 3-59 – Magnifica humanitas – Prima parte – Leone XIV e il ritorno della Verità di Cristo
Leone XIV e il ritorno della Verità di Cristo
«Restiamo fedeli alla verità! Vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni, opinioni, immagini, sappiamo quanto sia facile orientare decisioni e preferenze attraverso algoritmi sempre più raffinati. In questo scenario è importante custodire un cuore che ama la verità, che desidera ciò che è giusto più dei contenuti di maggiore richiamo, che cerca la sapienza più dell’impatto immediato. La verità che non dobbiamo perdere è quella su Dio e sull’essere umano, così come Cristo ce li ha rivelati».
Forse è questa la frase che meglio segna il significato di Magnifica humanitas, la prima Enciclica di Papa Leone XIV. Un inviato ai lontani, ai giovani che non ricordano il Magistero precedente, in particolare direi quello di Giovanni Paolo II con quindi riferimenti nel lungo testo di Leone, alla Misericordia e al limite dell’uomo e del male.
Un ottimo manuale di Dottrina Sociale della Chiesa applicata al mondo di oggi.
Con quelle due immagini bibliche della torre di Babele e delle Mura di Gerusalemme. Non per chiudere qualcosa, ma per fondare una realtà che è la Chiesa e per far capire che “un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità” va sostituita con la comunione che non è omologazione.
Ecco perché Leone scrive che “la Dottrina Sociale diventa una teologia della comunione nella storia; un luogo in cui la Parola, divenuta carne, continua a farsi dialogo, memoria e profezia”.
E pone la stessa questione di Giovanni Paolo II aggiornata: “L’IA «rende la vita umana sulla terra, in ogni suo aspetto, “più umana”? La rende più “degna dell’uomo”?» Se la risposta è “sì”, allora possiamo riconoscervi una possibilità buona da abitare con responsabilità, in un cammino di ricostruzione paziente e condivisa, sul modello della rinascita di Gerusalemme narrata nel Libro di Neemia. Se invece la potenza cresce mentre il cuore si inaridisce e i legami si spezzano, allora siamo davanti a una nuova forma di Babele: una costruzione grandiosa, ma disumana”.
La conclusione del testo è il vero cuore del messaggio del Papa, che nelle tante (forse troppe?) pagine del testo crea un ottimo riassunto con una lettura dalla Dottrina Sociale della Chiesa, dinamica e non statica, da Leone XIII ad oggi.
Tanti argomenti affrontati con la semplicità di un articolo di giornale che possono aiutare chi non ha mai affrontato certi temi. Una pragmaticità che non indulge in particolari, ma indica un cammino che è semplice: Cristo.
E partendo da Cristo anche per la Chiesa i principii della Dottrina Sociale sono un vero esame di coscienza. Il Papa ricorda cose antiche e nuove, rilegge alcuni momenti della vita della Chiesa alla luce di una rinnovata civiltà dell’amore come insegnava Papa Paolo VI. Una civiltà che non coltiva contrapposizioni, ma dialogo e comunione. Non Babele, ma Gerusalemme. Le due città, di Dio e dell’Uomo come scriveva Sant’ Agostino.
Il testo si legge come un bel saggio, un po’ alla volta per non dimenticare quello che ha detto e fatto la Chiesa nei secoli, anche riconoscendo gli errori, ma con la certezza che senza Dio non c’è futuro per l’uomo.
Indice dei podcast trasmessi.
Il mistero dell’uomo
Papa Leone XIV non dedica Magnifica humanitas all’intelligenza artificiale. Lo dedica alla persona umana. Fin dalle prime righe cita il Concilio: “Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”. E poco oltre chiede di custodire quella magnifica umanità “che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore”. Quel mistero dell’uomo ha un volto: è il volto Cristo. E il luogo dove l’uomo incontra il volto di Cristo, è quando guarda un altro uomo e lo ama senza fare i conti. Gli occhi di Cristo sono gli occhi dell’uomo che guardano, e amano. Questi occhi una macchina non li avrà mai. Imiterà il linguaggio della compassione, simulerà l’empatia, sfornerà perfino discorsi commoventi sulla dignità della persona. Però, le mancherà l’unica cosa che conta, l’incontro vero con un altro essere umano. Finché l’uomo terrà gli occhi aperti, la tecnologia resterà uno strumento nelle sue mani. Il giorno in cui li chiuderà, nessuna macchina, per quanto magnifica, potrà l’umanità magnifica.
L’Intelligenza Artificiale e San Tommaso
L’Intelligenza Artificiale non possiede un principio intrinseco di conoscenza e di volontà, ma agisce in forza dell’intelligenza umana che l’ha progettata. Perciò la differenza tra uomo e macchina è ontologica: l’uomo conosce perché possiede un intelletto spirituale e vuole perché possiede una volontà libera; la macchina invece produce risultati perché è stata costruita per farlo. Anche l’Intelligenza Artificiale più avanzata non potrà mai essere veramente umana, perché le manca ciò che, per San Tommaso, costituisce il principio stesso del conoscere e del volere autenticamente umani: l’anima razionale spirituale.
La fondazione metafisica della Dottrina Sociale della Chiesa rinvia alla concezione Cristiana dell’ordine dell’essere, che comprende la storia umana alla luce della creazione, della caduta e della redenzione. Il Papa, con una bella espressione, afferma che «se il mistero di Dio-Amore è la sorgente della Dottrina Sociale, il suo volto più concreto lo contempliamo in Gesù Cristo, Verbo incarnato» (N. 49). Gesù Cristo si è incarnato ma per restaurare l’ordine infranto dal peccato mediante la redenzione dell’uomo e la sua reintegrazione nell’ordine soprannaturale (Summa Theologiae,III, q. 1, a. 2).
Come insegna San Tommaso d’Aquino, agere sequitur esse: l’agire deriva dall’essere; di conseguenza, l’ordine morale e sociale non può essere compreso indipendentemente dalla natura dell’uomo e dal suo fine ultimo (Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2). Per questo, nel 1949 Padre Réginald Garrigou-Lagrange precisa che «i veri diritti dell’uomo derivano dai suoi doveri verso Dio» (Doctor Communis, 2-3), sottolineando il principio metafisico della Dottrina Sociale della Chiesa.

Foto di copertina: Nel incipit dell’Enciclica Magnifica humanitas, Papa Leone XIV scrive: «La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme».
Le immagini bibliche della Torre di Babele e delle Mura di Gerusalemme diventano simboli opposti: da una parte una costruzione disumana senza Dio, dall’altra la comunione che edifica una civiltà dell’amore, del dialogo e della speranza Cristiana.
Il testo del Papa non parla esplicitamente delle mura di Gerusalemme, ma l’immagine della “città dove Dio e l’umanità abitano insieme” richiama chiaramente a Gerusalemme con le sue mura, soprattutto nella sua dimensione simbolica di città santa e protetta, in contrapposizione alla superbia della Torre di Babele.
Una scelta che chiama in causa tutti: “la costruzione di Babele o quella di Gerusalemme”, le due “città” dell’uomo e di Dio indicate anche da Sant’Agostino, inizia da ciascuno.
La foto di copertina è stata generata con l’IA.
