Podcast 3-60 – 21 giugno 2026 – Meditazione sulle letture della XII Domenica del Tempo Ordinario
O Dio, che affidi alla nostra debolezza l’annuncio profetico della tua parola, liberaci da ogni paura, perché non ci vergogniamo mai della nostra Fede, ma confessiamo con franchezza il tuo nome davanti agli uomini.
Donaci, o Signore, di vivere sempre nel timore e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Lo Spirito della verità darà testimonianza di me, dice il Signore, e anche voi date testimonianza (Gv 15,26.27).
Prima Lettura: Ger 20,10-13 – Ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori. Salmo Responsoriale: Sal 68 – Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio. Seconda Lettura: Rm 5,12-15 – Il dono di grazia non è come la caduta. Vangelo: Mt 10,26-33 – Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.
XII Domenica del Tempo Ordinario
Non abbiate paura
Salva il tuo popolo, o Signore, e benedici la tua eredità, sii loro pastore e sostegno per sempre (Sal 28,9).
Noi Cristiani viviamo oggi in situazioni talvolta veramente rischiose e, in certi casi, persino pericolose per la nostra incolumità personale, specialmente nei Paesi dove i Cristiani sono una minoranza perseguitata, per testimoniare ed annunciare agli altri la Parola di Dio e il Vangelo di Gesù.
Però la orazione Colletta di oggi afferma: «O Dio, che affidi alla nostra debolezza l’annuncio profetico della tua parola, liberaci da ogni paura, perché non ci vergogniamo mai della nostra Fede, ma confessiamo con franchezza il tuo nome davanti agli uomini».
Dobbiamo avere il senso della difficoltà: questo è realismo. Può derivarne apprensione se ci troviamo di fronte a realtà avverse senza averle valutate a fondo, pensando di dover vivere continuamente nelle difficoltà senza alcuna soluzione possibile all’orizzonte.
Quando invece, alla luce della Parola di Dio, analizziamo con attenzione le vie attraverso le quali il mondo è portato al male, allora prendiamo coscienza della presenza, in mezzo a noi, del mistero del male nella sua ampiezza. Siamo consapevoli di una lotta ben precisa contro un avversario astuto che è fuori di noi, ma anche dentro: lui sì che ci raggira, ci illude e gioca a nostro discapito sfruttando perversamente le nostre fragilità.
È deleterio un superficiale ottimismo secondo il quale le cose dovrebbero andare sempre di bene in meglio, di successo in successo. Quando invece ci accorgiamo che non è così, perché la Parola di Dio viene messa da parte e non trova consenso, rischiamo di tirarci indietro, di rinchiuderci nella paura, diventando dubbiosi e codardi, con la tentazione di nascondere la nostra fede.
Dobbiamo invece educarci, con l’aiuto e il sostegno della comunità Cristiana, ad essere buoni servitori della Parola, a “lottare” con cuore riconciliato e animo sereno, affinché dentro di noi risuoni e ci dia forza la parola certa di Gesù: «Non abbiate paura… perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati… Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia…Non abbiate paura, voi valete più di molti passeri».
Geremia, come abbiamo ascoltato nella Prima Lettura, è il profeta “sedotto” dalla Parola, al punto da fare dell’annuncio la ragione stessa della sua vita. Anche se sa che questa parola verrà respinta perché scomoda e che lui sarà denunciato, oltraggiato e perseguitato, conserva una grande certezza: «Il Signore è al mio fianco». La coscienza di questa presenza gli suggerisce una scelta costante: «A te ho affidato la mia causa».
A questa confessione di Fede segue la preghiera di lode al Signore, che libera la vita dei suoi fedeli dalla mano dei malfattori.
Il testo che forse meglio di ogni altro sintetizza la liturgia di questa domenica è la preghiera colletta proposta in alternativa a quella già enunciata in precedenza, dove diciamo: «Dona a noi, Signore, di vivere sempre nel timore e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore».
Nel linguaggio biblico, l’espressione “nome di Dio” indica Dio stesso. Perciò il santo timore del suo nome si identifica con il santo timore di Dio, che non è, ovviamente, paura di lui, ma che noi chiediamo a Lui come dono e grazia. È quasi una ripresa pienamente positiva dell’altra espressione che ritorna per ben tre volte nel Vangelo: «Non abbiate paura degli uomini»; «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo»; «Non abbiate, dunque, paura».
Un triplice invito a non temere, che trova il suo corrispondente anche nella Prima Lettura. Nessun timore, dunque. È quasi il ritornello del Vangelo di questa domenica, come lo è dell’intera storia della salvezza. Questa espressione, infatti, ricorre ben 366 volte nella Bibbia, come se Dio volesse rassicurarci ogni giorno dell’anno. Lo dice ad Abramo quando lo chiama a lasciare la sua terra. Lo dice ai profeti quando affida loro una missione. Lo dice, per mezzo dell’angelo, a Maria nel momento dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Lo ripeterà Gesù in diverse circostanze ai suoi Apostoli e lo diranno gli angeli annunciando alle donne la sua risurrezione.
Nessun timore degli uomini, dunque, anche se cercano di turbarci, di sconcertarci, forse perfino di assalirci e ucciderci.
Nessun timore, perché la Parola di Dio e il Vangelo compiono il loro cammino. Anche se per un tempo restano nascosti e segreti, saranno manifestati a suo tempo. Questa Parola di vita, sussurrata nelle tenebre, si diffonderà un giorno nella piena luce.
Nelle immagini iperboliche usate dal Vangelo – i capelli contati e i passeri venduti – viene riaffermata la bontà del Padre, che sostiene sempre i suoi figli e che, in Gesù Cristo, come ci ricorda la Seconda Lettura, è venuto a vincere il peccato e la morte, riversando in abbondanza su tutti gli uomini la vita e la sua grazia. Non c’è dunque situazione nella quale dobbiamo avere paura degli uomini, anche se apparentemente prevalgono le loro idee sul nostro annuncio; anche se dispongono di mezzi più potenti dei nostri; anche se loro sembrano forti e noi deboli, loro ricchi e noi poveri.
La Parola, che portiamo nel cuore e che ci sforziamo di vivere e offrire ai fratelli, ci dona la certezza che il Signore ci è vicino, presente in ogni momento. Il suo difenderci non consiste nel sottrarci ai rischi o nel farci prevalere su chi ci vuole male e si accanisce contro di noi, ma nel trasformare la nostra vita umana in una vita nuova di figli, testimoni del suo amore e della sua grazia e senza paura, dal momento che anche il Signore è stato perseguitato, torturato ed ucciso, ma ha trionfato ed è risorto nella gloria.
La celebrazione di questa domenica deve riempirci il cuore di fiducioso abbandono e di serena speranza.
BUONA DOMENICA.
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