La ricorrenza di San Nicola da Tolentino è una delle feste più significative della famiglia agostiniana, che lo annovera tra i suoi santi più illustri. Canonizzato nel 1446 da Papa Eugenio IV, fu il primo frate dell’Ordine di Sant’Agostino a essere elevato agli onori degli altari dopo la Grande Unione del 1256.

Come ogni anno, la festa di San Nicola da Tolentino è stata celebrata con particolare solennità dalla comunità agostiniana e i fedeli della Chiesa della Santissima Trinità-Santuario Maria Santissima Liberatrice, che si sono riuniti per la celebrazione della Santa Messa, con la preghiera di affidamento del nuovo anno scolastico e la distribuzione dei panini benedetti di San Nicola offerti dai Cavalieri della Tuscia e Sabina.


La celebrazione della Santa Messa è stata presieduta dal Priore della Comunità Agostiniana, Padre Vito Logoteto, O.S.A. La rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina è stata guidata dal Delegato Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, che ha letto anche la Prima Lettura (1Cor 8,1b-7.11-13 – Ferendo la coscienza debole dei fratelli, voi peccate contro Cristo).
Nella sua omelia, Padre Vito Logoteto ha affermato: «Come sempre faccio, vorrei guardare al Santo alla luce della Parola di Dio che la Chiesa proclama nella Liturgia di oggi (Lc 6,27-38 – Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso).
Il rapporto tra Dio e il suo popolo passa sempre attraverso qualcuno che Dio sceglie come intermediario, mediatore. E questo nell’Antico e nel Nuovo Testamento, nella vicenda della Chiesa sulla terra, fino alla fine dei secoli. Il Salvatore è Dio, ma la salvezza giunge attraverso la missione compiuta da qualcuno che Dio ha scelto e chiamato
Nella vicenda della Chiesa San Nicola da Tolentino è stato uno di questi uomini intermediari tra Dio e l’uomo. Nato nel 1245, al Battesimo ricevette il nome di Nicola in onore al grande Santo di Bari. A 14 anni entrò fra gli Agostiniani come oblato, e più tardi, aggregato all’Ordine, nel 1274 fu ordinato sacerdote. Suo campo di lavoro fu il territorio marchigiano, nei vari conventi agostiniani che lo accoglievano nel suo itinerario di predicatore. Dedicava buona parte della sua giornata a lunghe preghiere e digiuni. Era un asceta che diffondeva sorriso, un penitente che metteva allegria.
I tanti, tantissimi, che beneficiarono del suo ministero testimoniarono la sua mitezza, la semplicità e la dedizione, il suo amore a Dio e la devozione alla Vergine Maria, una santità di vita che fra Nicola custodì e nella quale crebbe con la preghiera e la penitenza fino alla morte avvenuta a Tolentino il 10 settembre del 1305, all’età di 60 anni.
Egli fu davvero intermediario tra Dio e il suo popolo, fino ad offrire se stesso a Dio, in luogo di coloro che avevano motivo di espiare le loro colpe. E, tra questi, non solo i viventi, ma anche i Defunti, le anime del Purgatorio.
Vorrei sottolineare questo aspetto che oggi, come tanti altri della nostra Fede, se non dimenticàti sono tuttavia molto trascurati… Fra Nicola chiese e ottenne dai suoi Superiori di poter celebrare ogni giorno la Santa Messa in suffragio delle anime del Purgatorio e di applicarne ad esse i frutti. Era accaduto, quando ancora era giovane sacerdote, che un suo confratello defunto gli fosse apparso in sogno chiedendogli di celebrare una Santa Messa per ricevere un po’ di sollievo dai suoi tormenti: “Per i miei peccati – gli disse – sarei stato perduto per l’eternità, ma per la misericordia di Dio sono salvo e brucio in questo fuoco, nel quale vivo una purificazione lunga e dolorosa. Vieni con me, P. Nicola – continuò – e vedrai quanto sia necessario intercedere per noi. Noi abbiamo fiducia che con la Santa Messa offerta per noi saremo liberati dalla nostra sofferenza”. Nicola non scordò più quel fatto, anzi, insieme alla celebrazione quotidiana della Santa Messa per le anime del Purgatorio aumentò preghiere e penitenze.
Le anime del Purgatorio – già salve ma ancora sofferenti per la purificazione che rimane da compiere dopo la morte – possono pregare per noi e lo fanno, e la loro preghiera è di altissimo valore presso il cuore di Dio, ma non possono più meritare nulla per sé: solo la nostra preghiera li può aiutare ad affrettare il loro cammino verso la visione di Dio e la felicità eterna. La Santa Messa offerta per loro è il regalo più grande, il più grande atto di carità che noi possiamo compiere nei loro confronti.
San Nicola, vero discepolo di Cristo e intermediario tra Dio e il suo popolo, continua così a svolgere dal Cielo il suo compito.
Di questo lo ringraziamo e gli chiediamo la grazia più importante: sostenerci nel cammino verso la Patria luminosa che è il fine, lo scopo per cui esistiamo quaggiù: il fine ultimo, in relazione al quale tutti gli altri nostri fini, anche i più elevati, risultano “penultimi”».








Al termine della Celebrazione Eucaristica, recitata la preghiera al santo taumaturgo Agostiniano e benedetti i panini di San Nicola, i Cavalieri della Tuscia e Sabina li hanno distribuito ai fedeli presenti.

I panini benedetti di San Nicola vengono confezionati con farina di grano ed acqua, senza lievito, cotti al forno. Sono un segno sacramentale della Chiesa, come lo è per esempio l’acqua santa, ed operano grazie nella nostra vita in misura della fede nel Signore. Il gesto richiama i fedeli alla fiducia nella provvidenza divina e all’impegno a progredire nella Fede, nella speranza e nella carità verso Dio e verso i fratelli.
Prima di mangiare i panini benedetti si recita la preghiera che segue, per confidare nel Signore ed accettare la sua volontà di salvezza. La richiesta di grazie va unita all’impegno a progredire in un autentico cammino di fede, speranza e carità, verso Dio e i fratelli:
O Dio onnipotente e misericordioso, con fiducia a te rivolgiamo la nostra preghiera, interponendo l’intercessione di San Nicola, tuo servo fedele e nostro particolare protettore: soccorri con prontezza e benevolenza quanti invocano forza nella prova e conforto nel dolore.
O San Nicola, tu che durante la tua vita hai condiviso le sofferenze dei più bisognosi e ti sei prodigato nel consolare afflitti e malati, vieni in nostro aiuto: presenta al Padre buono e provvidente, la nostra richiesta di guarigione nel corpo e nell’anima, in modo che ci sia donata una nuova occasione di gratitudine per i benefici dispensati in virtù dei meriti infiniti di Gesù Cristo, nostro Salvatore. Amen.
Pater, Ave, Gloria.
San Nicola da Tolentino
«A Tolentino nelle Marche, San Nicola, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che, dedito a una severa astinenza e assiduo nella preghiera, fu severo con se stesso, ma clemente con gli altri, e spesso imponeva a sé le penitenze altrui» (Martirologio Romano).
Nicola da Tolentino nacque nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano, nelle Marche. Entrato giovanissimo nell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, fu ordinato sacerdote nel 1269 e trascorse gli ultimi trent’anni della sua vita a Tolentino, dedicandosi alla predicazione, al ministero della riconciliazione, alla preghiera e alla carità verso i poveri e gli ammalati. Morì il 10 settembre 1305 e fu canonizzato da Papa Eugenio IV nel 1446.

La spiritualità del Santo fu caratterizzata da una particolare sollecitudine per le anime del Purgatorio, in favore delle quali offriva la celebrazione della Santa Messa, la preghiera e la penitenza. La Chiesa lo venera inoltre come protettore dei giovani, degli infermi e di quanti attraversano momenti di sofferenza.
Foto di copertina: Storie di San Nicola, particolare degli affreschi del Maestro di Tolentino (Pietro da Rimini?), 1325-28, Basilica di San Nicola, Cappellone, Tolentino.
