I Cavalieri Costantiniani della Tuscia e Sabina onorano il Beato Giacomo da Viterbo e distribuiscono le ciambelle benedette

Mercoledì 4 giugno 2025 alle ore 18.30 presso la chiesa della Santissima Trinità-Santuario di Maria Santissima Liberatrice in Viterbo, è stata celebrata una solenne Santa Messa in memoria del grande Agostiniano viterbese, il Beato Giacomo di Viterbo, che illuminò con saggezza, dottrina e prudenza. Come da tradizione, i Cavalieri della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidati dal Delegato, il Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, hanno partecipato alla commemorazione. Come filosofo scolastico e scrittore politico, il Doctor Speculativus occupa un posto di rilievo tra i pensatori del suo tempo, com’è comprovato dai numerosi manoscritti che riproducono le sue opere, e dalle copiose citazioni di esse da parte dei dottori della scuola teologica agostiniana e di dottori di altre scuole teologiche. Eletto Arcivescovo di Benevento, fu poi trasferito alla sede di Napoli, dove, pastore veramente zelante, seppe guadagnarsi la stima e la venerazione del Re Carlo II d’Angiò e del figlio Roberto, Duca di Calabria, che lo aiutò nella costruzione della nuova cattedrale.
Beato Giacomo

Memoria del Beato Giacomo da Viterbo

Cristo, che nel Beato Giacomo
ci hai dato un’immagine viva
del tuo amore misericordioso,
fa’ che sperimentiamo
in coloro che ci guidano
la dolcezza della tua carità.

In ossequio ad una graziosa tradizione, al termine della Santa Messa celebrata dal Priore della comunità agostiniana, Padre Vito Logoteto, OSA, sono state benedette le ciambelle del Beato Giacomo, confezionate secondo un’antica ricetta conventuale, offerte dalla Delegazione della Tuscia e Sabina, e distribuite dai Cavalieri Costantiniani ai fedeli.

Il servizio d’onore alla statua del Beato Giacomo da Viterbo, rivestita delle insegne pontificali, è stato prestato dagli stessi Cavalieri Costantiniani. La statua artistica del Beato Giacomo da Viterbo, realizzata a Napoli, è stata inaugurata il 4 giugno 2014, al termine della solenne Santa Messa celebrata presso la chiesa della Santissima Trinità, nella ricorrenza della sua festa liturgica.

Il Beato Giacomo da Viterbo

La nascita di Giacomo avvenne intorno al 1255 a Viterbo. Discendente forse dalla nobile famiglia Capocci, secondo un erudito agostiniano del Cinquecento.

La presenza degli Eremitani di Sant’Agostino nel territorio viterbese era ben radicata e rimontante certamente alle origini dell’Ordine. Ancor prima della Grande Unione ordinata da Papa Alessandro IV nel 1256. Infatti, gli Agostiniani avevano eretto alcuni cenobi nell’Alta Tuscia. È documentata, in particolare, la fondazione di un eremo in località Monterazzano, a circa sei chilometri da Viterbo. All’incirca nel periodo in cui nacque Giacomo, gli Agostiniani si trasferirono definitivamente da Monterazzano a Viterbo, dove provvidero ad edificare una chiesa in stile gotico dedicata alla Santissima Trinità. Fu, quindi, nel nuovo, vasto complesso conventuale della Santissima Trinità, uno dei quattro della Provincia Romana, che Giacomo intorno al 1270 vestì l’abito ed intraprese il curriculum di studi umanistici rivelando sin dagli inizi le sue doti di profondo ingegno.

Tra Parigi e l’Italia

Il convento della Santissima Trinità in Viterbo ebbe un ruolo rilevante sin dalla sua fondazione, accresciuto notevolmente durante il soggiorno della corte papale a Viterbo nel corso del XIII secolo e, per altre circostanze, anche nei secoli successivi. In questa sede, in modo necessariamente cursorio, si può soltanto ricordare che fu sede dell’archivio della provincia romana dell’Ordine fin dalla fondazione di questa, vi si celebrarono ben tre capitoli generali (1277, 1312, 1511) e numerosi capitoli provinciali, fu casa di osservanza per oltre trecento anni, sede di formazione e di studio.

La tradizione agostiniana vuole che sia stato il convento di Viterbo ad impegnare sue proprietà per pagare gli studi di Giacomo che fu mandato a Parigi nel 1278-1279 a frequentare la Facoltà Teologica dell’Università più celebre dell’Europa medievale, dove incontrò Egidio Romano. A Parigi Giacomo subì l’influenza dell’insegnamento di Tommaso d’Aquino, che ebbe senz’altro modo di incrociare in Italia e forse proprio a Viterbo prima della sua partenza per Parigi. Giacomo ebbe sempre profondo rispetto e venerazione per il più grande teologo del Medioevo. Ne è riprova la calorosa testimonianza che egli renderà in occasione del processo di canonizzazione di Tommaso d’Aquino: «Credo che il nostro Salvatore abbia inviato in questo mondo, per illuminarlo, prima l’apostolo Paolo, poi Agostino, e finalmente fra Tommaso, il quale non avrà uguali fino alla fine dei secoli». Alla morte del Doctor Angelicus ottenne per concorso la cattedra per commentare il Maestro delle sentenze.

Tornato in Italia nel 1281, Giacomo consegue il titolo di Lector novus nel Capitolo provinciale celebrato a San Martino di Campiano e rientrato in Italia fu investito, tra il 1283 e il 1285, delle cariche di primo definitore della Provincia Romana, di visitatore e di lettore.

Insieme ad Egidio Romano ritornò a Parigi nel 1286 per riprendervi gli studi teologici, conseguendo il baccellierato nel 1288 e, al termine del prescritto tirocinio, il dottorato nel 1293. Su designazione di Egidio Romano, eletto Priore Generale dell’Ordine, fu nominato nello stesso anno Maestro Reggente dello Studio parigino. È in tale carica che Giacomo rivela pienamente il particolare acume di carattere speculativo per cui gli venne presto attribuito, come era consuetudine tra i grandi maestri della scolastica, il titolo di Doctor Speculativus. È a questo secondo periodo parigino che si fanno risalire molte delle sue opere.

Dopo il suo ritorno in Italia, verso la fine del 1299, Giacomo venne designato come Definitore della Provincia Romana per il Capitolo Generale di Napoli. Nella capitale del Regno angioino rimase per due anni come Primo Lettore del locale Studio Generale di Sant’Agostino alla Zecca, fondato dagli Agostiniani in quella città.

Arcivescovo di Benevento e di Napoli

Durante il soggiorno napoletano, Giacomo venne eletto Arcivescovo di Benevento da Papa Bonifacio VIII con bolla del 3 settembre 1302. Si trattò, evidentemente, di un riconoscimento per la difesa che l’Agostiniano aveva fatto pochi mesi prima dell’autorità e del primato del Papa nell’opera De regimine christiano. Dopo poco più di un anno, il 12 dicembre 1203, su istanza di Carlo II d’Angiò, Giacomo fu trasferito dal Papa alla sede metropolitana di Napoli. Per la sua feconda azione pastorale, Giacomo seppe guadagnarsi la stima e la venerazione del Re e del figlio Roberto, Duca di Calabria, come è attestato nei Regesta angioini degli anni 1302-1307. Tra i meriti di maggior rilievo di Giacomo, quale Arcivescovo metropolita di Napoli, vi è l’impegno costante nel promuovere i lavori per la costruzione della nuova cattedrale, per la quale, grazie alla protezione del Re, ottenne larghe concessioni e privilegi.

La sua attività pastorale dovette essere esemplare, sia nel breve periodo di governo a Benevento, che nei cinque anni trascorsi alla guida dell’Arcidiocesi di Napoli. In vari passi del De Regimine christiano, specialmente nella parte seconda, capitolo IV, Giacomo si era espresso con chiarezza sull’ufficio e sui doveri del vescovo, insistendo sull’obbligo di pascere il gregge di Cristo «verbo, exemplo et temporali subsidio», cioè con la predicazione, con l’esempio e con l’elemosina.

Morto in fama di santità

La morte di Giacomo è avvenuta a Napoli tra la fine del 1307 e l’inizio del 1308, in fama di santità. La sua memoria fu subito circondata di venerazione nell’Ordine Agostiniano, in Viterbo, Benevento e Napoli, divenendo ben presto oggetto di culto pubblico, confermato ab immemorabili da Papa San Pio X il 14 giugno 1911, su istanza dell’Ordine Agostiniano. Non è noto il luogo della sua sepoltura. La sua memoria liturgica ricorre il 12 dicembre, a Viterbo il 4 giugno.

Le opere

Come filosofo scolastico e scrittore politico, Giacomo occupa un posto importante tra i pensatori del suo tempo. Per tutto il secolo XIV e nei primi anni del secolo XV, godette di grande fama ed autorità, com’è comprovato dai numerosi manoscritti che riproducono le sue opere e dalle copiose citazioni di esse da parte dei dottori della scuola agostiniana ed anche di dottori di altre scuole teologiche. Considerato uno dei maggiori teologi scolastici, per l’acume del suo ingegno, meritò l’onorifico titolo di Doctor Speculativus.

Delle sue opere ci sono rimaste l’Abbreviatio Sententiarum Aegidii, il De praedicamentis divinis e la Lectura super 4 libros Sententiarum, le Quaestiones disputatae de praedicamentis in divinis, collocabili tra il 1293 ed il 1295 e la Summa de peccatorum distinctione, scritta tra il 1300 ed il 1306.

La sua fame ed autorità è legata soprattutto al De Regimine christiano, opera scritta nel 1301-1302 in occasione della lotta tra il Papa Bonifacio VIII e il Re di Francia Filippo il Bello. Questa opera può essere considerato uno dei primi e più significativi trattati medievali di ecclesiologia, concentrato sul tema del governo della Cristianità e dell’ordinamento gerarchico dei suoi poteri [QUI].

Giacomo nel De Regimine christiano si occupa del potere temporale esercitato all’epoca dagli esponenti della gerarchia sacra: fino a che punto quello che doveva essere un ministero era da ritenere compatibile con le altre forme di governo politico? Il pensatore tardo-medievale affronta in modo originale la questione non soltanto dal punto di vista giuridico-canonico, ma tratteggia le linee di un regimen christianum. Giacomo dà al potere temporale una base naturale che l’intervento della Chiesa non crea ma perfeziona. La novità del suo pensiero consiste nell’indirizzare in senso ecclesiologico la tradizione teologico-giuridica, riformulandone la dottrina. Una riflessione “situata”, quella di Giacomo. È in hoc tempore che nascono valide ragioni per le quali bisogna occuparsi della gloria del regno della Chiesa e del senso di quel potere che Cristo-re ha comunicato al proprio Vicario terrestre.

Nel 2008-2009, per il VII centenario della morte del Beato Giacomo da Viterbo, si sono tenute due giornate di studio: Beato Giacomo da Viterbo (1308-2008). Giornate agostiniane di studi, Viterbo 17-18 ottobre 2008, e Beato Giacomo da Viterbo. Agostiniano, Arcivescovo di Napoli, Napoli, 24 novembre 2009, quest’ultima realizzata in collaborazione con la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e altre facoltà delle pubbliche università partenopee. È stata pubblicata anche una vita divulgativa e realizzata una statua del beato esposta alla devozione dei fedeli.

Le note biografiche sono tratte dal libretto Beato Giacomo da Viterbo. Agostiniano. Arcivescovo di Napoli. VII centenario della morte (1308-2008) di Roberto Saccarello (2008, 56 pagine).

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