







La partecipazione
della Delegazione di Napoli e Campania
La rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è stata guidata dal Delegato, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, con il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Responsabile del Cerimoniale ad interim, Dott. Domenico Giuseppe Costabile, Cavaliere di Merito. Inoltre hanno partecipato il Nob. Alberto de Vargas, Cavaliere di Giustizia; l’Avv. Stefano d’Ambrosio, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; gli Avv.ti Raffaele Strina e Carlo Maria Faiello, Cavalieri di Merito; l’Avv. Salvatore Mancino, Cavaliere di Ufficio; e Roberta Di Biase, Dama di Ufficio.
La partecipazione della rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania alla solenne Celebrazione Eucaristica ha testimoniato la profonda vicinanza della Sacra Milizia Costantiniana alla Chiesa di Napoli e al suo Arcivescovo, nonché la condivisione dei valori di Fede, carità, servizio e attenzione agli ultimi richiamati dal Cardinal Battaglia.
La missione del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio trova concreta espressione nella difesa e nella testimonianza della Fede Cattolica, nell’assistenza alle persone bisognose e nella promozione di una cultura fondata sulla dignità umana, sulla solidarietà e sul bene comune.
Il richiamo a camminare “in cordata”, senza lasciare indietro nessuno, assume un significato particolarmente vicino alla vocazione dei Cavalieri e delle Dame Costantiniani, chiamati a vivere l’appartenenza alla Sacra Milizia come servizio concreto alla Chiesa, al prossimo e alle comunità nelle quali operano.
La partecipazione della rappresentanza della Delegazione ha confermato inoltre il legame con l’Arcidiocesi e la partecipazione alle iniziative che promuovono i valori Cristiani, la solidarietà, la legalità, l’attenzione verso le fragilità e la crescita morale e spirituale del territorio.
In occasione del X anniversario dell’ordinazione episcopale, la Delegazione di Napoli e Campania, attraverso il Delegato, ha espresso al Cardinale i più deferenti e fervidi auguri, manifestando gratitudine per la sua testimonianza pastorale e assicurando la propria preghiera per la prosecuzione del suo alto ministero al servizio della Chiesa e della Città di Napoli.
L’omelia

Dieci anni di ministero tra i volti e le storie delle persone
Nell’omelia, il Cardinale Domenico Battaglia ha ripercorso i dieci anni del suo ministero episcopale attraverso i volti, le storie, le ferite e le gioie delle persone incontrate. Non una semplice successione di date, incarichi o traguardi, ma un mosaico umano e spirituale nel quale riconoscere l’azione della Provvidenza.
Il ricordo è andato innanzitutto alla Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, prima comunità affidata alle sue cure episcopali. Una terra nella quale ha potuto conoscere da vicino il valore delle relazioni autentiche, la dignità silenziosa delle aree interne, la ricchezza delle piccole comunità e, al tempo stesso, le difficoltà provocate dallo spopolamento, dalla solitudine e dalla partenza di tanti giovani.
Accanto a quella esperienza, il Cardinale ha richiamato il profondo legame maturato con Napoli, città complessa e generosa, attraversata da contraddizioni e ferite, ma sempre capace di offrire testimonianze di Fede, solidarietà e rinascita.
Una città che, nelle parole del Cardinal Battaglia, non consente a nessuno di rimanere semplice spettatore, perché interpella la coscienza e chiede di scegliere da quale parte stare. Napoli, con i suoi vicoli, le piazze, le periferie e i quartieri popolari, è divenuta parte essenziale del suo cammino umano ed episcopale.
L’anniversario non è stato dunque presentato come la celebrazione di un risultato personale, ma come un rendimento di grazie per la fedeltà di Dio, che continua ad agire attraverso i limiti, le fragilità e le povere mani dell’uomo.
Al centro non sono stati posti i numeri o le realizzazioni, ma le persone: coloro che hanno lasciato una traccia, quanti hanno condiviso un tratto di strada, chi ha chiesto ascolto, chi ha offerto una testimonianza e chi, spesso senza esserne consapevole, è divenuto annuncio vivente del Vangelo.
La Parola come bussola del cammino
Il Cardinal Battaglia ha posto al centro della propria riflessione il brano evangelico della pesca miracolosa (Lc 5,1-11 – Lasciarono tutto e lo seguirono), nel quale Pietro e gli altri pescatori, dopo aver lavorato inutilmente per tutta la notte, accolgono l’invito di Gesù a prendere nuovamente il largo e a gettare le reti.
L’immagine delle reti vuote è divenuta il simbolo delle molte forme di stanchezza che attraversano la vita dell’uomo contemporaneo. Vi sono notti segnate dal lavoro senza risultati, dalla disoccupazione, dalla malattia, dalla solitudine, dalla mancanza di prospettive, da legami spezzati e da preghiere che sembrano rimanere senza risposta.
Sono le notti vissute dalle famiglie in difficoltà, dagli anziani rimasti soli, dalle persone detenute, dai malati, da quanti convivono con la disabilità e da coloro che abitano le periferie geografiche ed esistenziali delle città.
Proprio nel momento della stanchezza e dello scoraggiamento, tuttavia, la Parola invita a ricominciare. Prendere il largo significa abbandonare le false sicurezze, superare la tentazione della rassegnazione e affidarsi nuovamente a Cristo, anche quando il vento appare contrario e la riva non è più visibile.
La Chiesa è stata così esortata a non limitarsi a custodire quanto già possiede, a non cedere al cinismo e a non rifugiarsi nella nostalgia di un passato idealizzato. La missione cristiana richiede il coraggio di rimettere in mare la barca, di gettare ancora le reti e di aprirsi alla novità del Vangelo.
L’attenzione ai giovani e alle periferie


Particolarmente intenso è stato il passaggio dedicato ai giovani, definiti non soltanto il futuro, ma il presente stesso della Chiesa e della società.
Il Cardinale ha rivolto il proprio pensiero ai ragazzi incontrati nelle comunità di recupero e nelle diverse esperienze del suo ministero sacerdotale ed episcopale, nonché ai giovani dei quartieri napoletani della Sanità, di Scampia, di Forcella e dei Quartieri Spagnoli.
Molti di loro vivono condizioni segnate dalla mancanza di lavoro, dalla scarsità di opportunità educative e dall’assenza di adulti capaci di ascoltarli e di credere nelle loro possibilità. In simili situazioni, la criminalità può presentarsi come una falsa promessa di appartenenza, riconoscimento e riscatto.
A questi giovani il Cardinal Battaglia ha rivolto un forte invito a non arrendersi, a non permettere a nessuno di convincerli di essere sbagliati o di non avere uno spazio nella società. Li ha esortati a credere nella forza della vita, a custodire la speranza, a sognare in grande e a impegnarsi affinché il cambiamento possa diventare concretamente possibile.
Alla comunità adulta e alla Chiesa è stata affidata la responsabilità di non oscurare l’orizzonte delle nuove generazioni, ma di offrire presenza, ascolto, fiducia e opportunità autentiche. Educare significa accompagnare, creare legami e costruire una rete capace di opporre alla mentalità camorristica e alla cultura dell’illegalità la forza del bene organizzato.
Il coraggio di una Chiesa che non rimane indifferente
Uno dei momenti più significativi dell’omelia è stato il richiamo alla responsabilità della Chiesa nei confronti dei poveri e di quanti non hanno voce.
Il Cardinale ha ricordato che i poveri non possono essere considerati esclusivamente destinatari di iniziative assistenziali. Essi appartengono al cuore stesso della comunità Cristiana e, con le loro storie e sofferenze, diventano maestri di umanità e di Fede.
La partecipazione alla Celebrazione Eucaristica non può pertanto essere separata dalla disponibilità a spezzare la propria vita per chi ha fame di pane, giustizia, dignità, affetto e riconoscimento. La comunione celebrata deve tradursi in prossimità concreta, condivisione e assunzione di responsabilità.
Da qui il forte richiamo contenuto nelle parole: «Dobbiamo avere il coraggio di disturbare». Una Chiesa autenticamente fedele al Vangelo non può rimanere silenziosa dinanzi alle strutture che generano povertà e disuguaglianza, né può mostrarsi indifferente quando il potere schiaccia i più deboli.
La testimonianza Cristiana richiede il coraggio di amare dove prevale l’odio, di perdonare quando la logica dominante invoca vendetta, di servire senza attendere ricompense e di investire sui giovani e sugli ultimi anche quando la società considera tale impegno privo di utilità, visibilità o prestigio.
Essere fedeli al Vangelo significa scegliere la dignità della persona, difendere chi non riesce a difendersi e contrastare ogni forma di esclusione. Significa inoltre costruire comunità capaci di trasformare la carità in uno stile permanente e non in un gesto occasionale.
L’apertura
del nuovo Anno Pastorale
La Celebrazione Eucaristica ha segnato l’inizio ufficiale dell’Anno Pastorale 2026-2027, posto sotto il tema Osiamo insieme: per generare e trasmettere la fede.
Il nuovo cammino sarà dedicato al discernimento e alla preparazione del Progetto Pastorale Diocesano, la cui presentazione è prevista per il mese di giugno 2027, al termine di un percorso di ascolto e confronto nei Decanati, nelle Parrocchie e nei diversi Ambiti pastorali.
Tra le priorità indicate figurano l’attenzione alle periferie e alle nuove povertà, la cura delle persone malate, detenute, sole o con disabilità, il coinvolgimento delle nuove generazioni e la costruzione di una collaborazione sempre più concreta tra famiglie, scuole, parrocchie e istituzioni.
Centrale è anche l’impegno per la pace, intesa non soltanto come assenza di conflitto, ma come stile delle relazioni e responsabilità quotidiana. Gli appelli per le popolazioni colpite dalle guerre si uniscono, nella visione pastorale del Cardinal Battaglia, alla lotta contro la criminalità, la sopraffazione e ogni linguaggio capace di alimentare divisione e odio.
Napoli è chiamata a divenire sempre più città della pace, capace di trasformare la propria straordinaria umanità in accoglienza, solidarietà e impegno civile.
Il mandato
alle Équipe di Comunione Parrocchiali
Durante la Celebrazione Eucaristica è stato conferito il mandato alle Équipe di Comunione Parrocchiali, chiamate ad affiancare i Parroci e a promuovere una partecipazione sempre più ampia e responsabile dei laici alla vita delle comunità.
Ai loro componenti il Cardinale ha affidato il compito di essere “artigiani di comunione” e sentinelle attente ai bisogni del territorio. Il loro primo obiettivo non dovrà essere semplicemente quello di organizzare iniziative, ma di tessere relazioni, favorire il dialogo e aiutare ciascuna comunità a camminare in modo realmente sinodale.
Tre gli atteggiamenti indicati per questo servizio: l’ascolto disarmato, capace di accogliere anche le critiche e la voce di chi è lontano; la “mistica del noi”, necessaria per superare individualismi e protagonismi; la predilezione per gli ultimi, affinché le persone più fragili non rimangano ai margini delle decisioni e della vita ecclesiale.
Il segno della corda
e del moschettone

Al termine della Celebrazione Eucaristica è stata consegnata ai presenti una cordicina con un moschettone, un segno semplice e immediato scelto per rappresentare il cammino che attende la Chiesa di Napoli.
La corda richiama l’immagine della salita in montagna e della cordata. Quando il percorso diviene ripido, il sentiero si restringe e la stanchezza aumenta, nessuno può procedere da solo. Ogni persona è legata alle altre e affida la propria sicurezza, almeno in parte, alla responsabilità dei compagni di cammino.
Se qualcuno rallenta, gli altri sono chiamati a rispettarne il passo; se qualcuno ha paura, devono restargli accanto; se uno scivola, la corda si tende per trattenerlo; se qualcuno rimane indietro, l’intera cordata deve attenderlo.
Attraverso questo simbolo, il Cardinal Battaglia ha ricordato che anche la Chiesa è una cordata. La comunione non costituisce un principio astratto, ma un vincolo concreto di fraternità e responsabilità reciproca. Nessuno può vivere la fede isolandosi dagli altri e nessuna comunità può raggiungere la propria meta abbandonando lungo il cammino i suoi membri più fragili.
La gioia della cima non appartiene al singolo, ma a tutti. Il Vangelo lega gli uomini non per limitarne la libertà, ma per sostenerli e salvarli, perché nessuno «si salva da solo».
Le autorità presenti
e le testimonianze
Alla Celebrazione Eucaristica hanno preso parte autorevoli rappresentanti delle Istituzioni civili cittadine e regionali, a testimonianza della particolare considerazione e della profonda vicinanza che la Città di Napoli e la Regione Campania riservano al ministero pastorale del Cardinale Domenico Battaglia.
Tra le autorità presenti vi erano S.E. il Dott. Michele di Bari, Prefetto di Napoli; il Prof. Ing. Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli; l’Ing. Massimiliano Manfredi, Presidente del Consiglio regionale della Campania; e la Dott.ssa Teresa Armato, Assessore del Comune di Napoli.
La loro partecipazione ha conferito ulteriore rilievo istituzionale a una ricorrenza profondamente sentita non soltanto dalla comunità ecclesiale, ma anche dalla società civile. Il ministero del Cardinal Battaglia, infatti, si è caratterizzato negli anni per un dialogo costante con le istituzioni e per una particolare attenzione alle questioni sociali, educative e culturali che interessano Napoli e l’intero territorio campano.

Prima dell’inizio della Santa Messa, il Sindaco Gaetano Manfredi ha incontrato il Cardinale e gli ha fatto dono di una pisside. Il gesto, semplice e al tempo stesso altamente simbolico, ha richiamato il centro eucaristico del ministero episcopale e il vincolo che unisce il Pastore alla comunità affidata alle sue cure. La pisside, destinata a custodire le Sacre Specie, rappresenta infatti la presenza di Cristo in mezzo al suo popolo e richiama il servizio quotidiano della Chiesa verso ogni persona, con una particolare predilezione per quanti vivono condizioni di povertà, solitudine e sofferenza.
La presenza di S.E. il Prefetto Michele di Bari ha testimoniato la vicinanza delle Istituzioni dello Stato alla Chiesa napoletana e al suo Arcivescovo. Nel corso del proprio ministero, il Cardinal Battaglia ha più volte richiamato la necessità di una collaborazione responsabile tra Chiesa, Istituzioni e società civile, soprattutto nel contrasto alla criminalità, nella tutela delle persone più fragili e nella costruzione di opportunità concrete per i giovani.
Altrettanto significativa è stata la partecipazione del Presidente Massimiliano Manfredi, espressione della vicinanza del Consiglio regionale della Campania a un Pastore che, attraverso la propria parola e la propria azione, ha costantemente richiamato l’attenzione sui bisogni delle periferie, delle famiglie, dei giovani e delle comunità maggiormente esposte alle disuguaglianze sociali.
La partecipazione dell’Assessore Teresa Armato ha ulteriormente rappresentato il legame con l’Amministrazione comunale e con una città nella quale la dimensione religiosa, la storia, la cultura e l’identità popolare sono profondamente intrecciate.
A margine della celebrazione è intervenuto anche Mons. Gennaro Matino, Pro-Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Napoli, che ha richiamato la forza della testimonianza offerta in questi dieci anni dal Cardinal Battaglia. Mons. Matino ha posto in evidenza il carattere profetico della voce dell’Arcivescovo: una voce che risuona nella Chiesa e nella Città di Napoli ma che, per la chiarezza e l’universalità dei suoi richiami, è capace di giungere anche oltre i confini del territorio diocesano.
L’attenzione agli ultimi, la denuncia delle ingiustizie, la vicinanza alle persone ferite e l’invito rivolto alla Chiesa a non sottrarsi alle proprie responsabilità costituiscono alcuni dei tratti più riconoscibili del ministero episcopale del Cardinal Battaglia.
La presenza congiunta delle autorità ecclesiastiche e civili ha confermato quanto tale ministero sia profondamente intrecciato con la vita concreta di Napoli e della Campania. L’Arcivescovo non ha mai separato l’annuncio del Vangelo dalle questioni sociali che attraversano il territorio, richiamando ciascuno alla responsabilità verso i poveri, i giovani, le famiglie e quanti rischiano di rimanere ai margini.
Ha collaborato alla stesura di questa notizia l’Avv. Carlo Maria Faiello, Cavaliere di Merito. Il servizio fotografico è a cura dell’Avv. Stefano d’Ambrosio, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; di Roberta Di Biase, Dama di Ufficio; di Chiesa di Napoli; e della Caritas dell’Arcidiocesi di Napoli.
