Alla Celebrazione Eucaristica ha partecipato anche il Tenente GdF Dott. Gianfranco Bifano, del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno che ha permesso alla Delegazione di Napoli e Campania di acquisire, attraverso la Fondazione San Giorgio Italia ETS, 360.000 capi di abbigliamento sequestrati dalla Guardia di Finanza, che il 14 luglio 2025 sono stati donati alla Caritas diocesana di Napoli, rappresentata dalla Direttrice Suor Marisa Pitrella, Responsabile della Pastorale Sociale dell’Arcidiocesi di Napoli (Maxi-donazione dell’Ordine Costantiniano di due container di capi di abbigliamento per i più bisognosi assistiti dalla Caritas di Napoli).





La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta dal Parroco Don Lorenzo Gallo, Cappellano di Merito, assistito da Mario Argento, Ministro Straordinario dell’Eucaristia, e dall’Incaricato dell’accoglienza, Francesco Pio Sabatino. L’animazione liturgica è stata curata dal coro parrocchiale “Regina Pacis” diretto dal Ing. Massimo Cornacchia.




Secondo la tradizione parrocchiale, le Letture e la Preghiera dei fedeli sono state recitate da due coppie di sposi, impegnati nelle varie attività pastorali della Parrocchia. La Prima Lettura (Gen 2,7-9;3,1-7 – La creazione dei progenitori e il loro peccato) è stata recitata dal Avv. Antonio Di Candia e il Salmo Responsoriale (Sal 50 (51)) – Perdonaci, Signore: abbiamo peccato) è stato recitato dalla consorte Dott.ssa Rosaria Speziali. La Seconda Lettura (Rm 5,12-19 – Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia ) è stata recitata da Antonio Marino e la Preghiera dei fedeli è stata recitata dalla consorte Lucia Montefusco.

Dopo aver proclamato il Vangelo (Mt 4,1-11 – Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato), Don Lorenzo Gallo ha iniziando la sua omelia (di cui riportiamo di seguito il testo integrale) con un saluto dei partecipanti, in particolare la rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania, ringraziando i Cavalieri per la partecipazione e la testimonianza nella comunità parrocchiale della periferia salernitana, ricordando le azioni caritatevoli verso i bisognosi intraprese dall’Ordine Costantiniano, di cui anch’egli fa parte, auspicando una presenza e collaborazione nelle attività parrocchiali.
Commentando il brano del Vangelo proclamato, Don Gallo ha spiegato che il deserto, nella Bibbia, non è solo un luogo geografico, ma lo spazio interiore in cui si gioca la libertà dell’uomo. È luogo di prova e di intimità con Dio. Inoltre, ha ricordato che il numero quaranta indica un tempo simbolico di attesa, purificazione e maturazione. Don Gallo ha sottolineato che nel tempo del deserto si manifesta il tentatore, che propone beni apparenti e scorciatoie per evitare la fatica dell’amore e della fiducia. La prima tentazione riguarda il bisogno primario e il rischio di usare la propria identità per sé stessi, chiudendosi agli altri. La seconda consiste nel voler strumentalizzare Dio, pretendendo segni e interventi secondo i propri desideri, riducendo la fede a una forma di controllo o ricatto. L’ultima tentazione, la più radicale, offre potere e dominio in cambio dell’adorazione del male, illudendo che ricchezza e possesso possano dare felicità. Alle tentazioni Gesù risponde con la Parola di Dio, indicando tre pilastri per il cammino quaresimale: la centralità della Parola, che nutre il bisogno di verità; la fiducia autentica in Dio, senza metterlo alla prova; l’adorazione del Signore, che rimette ordine nella vita e libera dall’idolatria del potere.
Don Gallo ha concluso con un invito a interrogarsi su quali “pietre” si vogliano trasformare e quali “regni” si stiano costruendo senza Dio, lasciandosi guidare dallo Spirito nel deserto per riscoprire la gioia di essere figli amati dal Padre.

Prima della Benedizione conclusiva, il Delegato ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.

Al termine del Sacro Rito, il Parroco ha nuovamente ringraziato il Delegato e i Cavalieri della Delegazione di Napoli e Campania per la partecipazione, auspicando una fattiva collaborazione, orientata alla solidarietà e al sostegno delle attività parrocchiali.

Dopo la Celebrazione Eucaristica si è svolto in una sala al primo piano destinata alle attività parrocchiali un fraterno incontro conviviale con i collaboratori parrocchiali e alcuni parrocchiani. Il Parroco ha accolto con affetto i Cavalieri Costantiniani, invitandoli a prendere parte alle attività della Parrocchia in futuro. Il Delegato ha ringraziato per la calorosa accoglienza e ha ricordato brevemente la missione storica e attuale dell’Ordine Costantiniano, fondata sull’esercizio della carità Cristiana, sul sostegno ai più deboli e sulla testimonianza dei valori della Fede Cattolica nella società contemporanea. Inoltre, il Delegato ha elencato alcune attività della Delegazione da lui guidata.



Con l’occasione, il Prof. Italo Valente, Cavaliere di Merito ha donato al Delegato la sua recente pubblicazione dal titolo Il Rosario e la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, impreziosita da una lettera di gradimento del Gran Maestro, S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone due Sicilie ed Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, che l’autore ha citato nella 3ª appendice e in altri punti del volume.
Ha collaborato con il Cav. Prof. Antonio De Stefano per la storia della Parrocchia di Santa Maria Regina Pacis, il Cav. Prof. Italo Valente. Il servizio fotografico è a cura dei Cavalieri Prof. Antonio De Stefano, Nob. Antonio Masselli, Prof. Valerio Stefano Sacco e Prof. Italo Valente.
L’omelia
di Don Lorenzo Gallo
Carissimo Signor Delegato e cari confratelli, benvenuti nella nostra comunità parrocchiale e grazie della testimonianza che portate in questa periferia salernitana.
Mercoledì scorso con il Mercoledì delle Ceneri è iniziato un tempo particolare di Grazia.
In questa domenica, il Vangelo di Matteo ci conduce nel deserto, un luogo che nella Bibbia non è mai solo geografico, ma è lo spazio del cuore dove si gioca la nostra libertà. Il Deserto è luogo di Prova e di Intimità, in uno spazio temporale di 40 giorni determinati non per un calcolo matematico, ma per un richiamo teologico vitale. Il numero 40 indica infatti il tempo dell’attesa, della purificazione e della maturità.
Il popolo d’Israele vive 40 anni nel deserto e sperimenta il passaggio dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della Terra Promessa. Dall’essere schiavo all’esser figlio.
Anche i 40 giorni di Mosè sul Sinai, nell’oscurità della nube, si prepara a ricevere la Legge.
Ed è qui, in questo luogo così intimo, che il tentatore si propone, e mai in un modo assoluto o in modo evidente; propone “beni” distorti, scorciatoie per evitare la fatica dell’amore e della fiducia.
La prima tentazione tocca il bisogno primario con il rischio sottile quello di strumentalizzare la propria identità. Il tentatore dice: “Se sei Figlio, pensa a te stesso”. A cui aggiunge la tentazione di usare l’altro per soddisfare i propri bisogni immediati, Diventiamo figli “unici” e isolati, invece che fratelli.
Nella seconda tentazione vuole strumentalizzare Dio: “Gettati giù”. Qui la tentazione è psicologica e spirituale. Il maligno gioca sul bisogno psicologico. Si vuole costringere Dio a manifestarsi secondo i nostri desideri. Quante volte si sentono espressioni quali “ho bisogno di te”, senza te non posso vivere, quanto sa di costrizione e ricatto. Ed è anche la pretesa di un Dio “magico”, un Dio che deve salvarci dai nostri errori o provare la sua esistenza con effetti speciali. È usare la Fede come uno scudo contro la realtà, trasformando la preghiera in un comando che diamo all’Altissimo.
Infine, l’ultima tentazione che è la più radicale: il potere sul mondo intero in cambio dell’adorazione a mammona. È l’illusione che la ricchezza e lo strapotere sul creato possano darci la felicità. È l’idea che per governare le cose si possa scendere a patti con il male. È il desiderio di possedere la vita degli altri e le risorse della terra invece di custodirle.
Gesù non discute con il diavolo, risponde con la stabilità della Scrittura, indicandoci tre pilastri che possono essere le basi per la nostra Quaresima:
La Parola di Dio: “Non di solo pane vive l’uomo”. La nostra prima fame è di significato, di verità, di quella Parola che risponde al nostro bisogno di sapere chi siamo veramente.
La giusta relazione con Dio: “Non tenterai il Signore Dio tuo”. Non dobbiamo mettere Dio alla prova, ma metterci noi alla prova della Sua volontà, fidandoci anche del silenzio del deserto lui ci vuole non servi ma amici.
L’adorazione di Dio: “Ti prostrerai davanti al Signore Dio tuo”. Adorare Dio significa rimettere ordine nel mondo. Se Dio è al centro, le cose e il potere tornano a essere strumenti di servizio e non idoli che ci rendono schiavi.
In questo tempo di Quaresima, chiediamoci: quale “pietra” stiamo cercando di trasformare. Quale “regno” stiamo cercando di costruire senza Dio? Lasciamoci condurre dallo Spirito nel deserto, non per essere sconfitti, ma per riscoprire, con Gesù, la gioia di essere figli che si fidano del Padre, scrivendo nel nostro cuore questa frase che ci guiderà in questo periodo Dio ha creato l’uomo e se ne è innamorato.
Sia lodato Gesù Cristo.


Dal Chronicon
della Parrocchia Santa Maria Regina Pacis
in Fuorni
La borgata di Fuorni, nei secoli passati, non aveva una sua chiesa, solo nel 1904 l’Arcivescovo creò una Curiazia, affidandola ad un Curato, che celebrava, per i contadini e i piccoli artigiani del posto, una Santa Messa domenicale nella cappella gentilizia dei Principi de Vargas Machuca.
Nel 1924, il Curato era il Cav. Don Raffaele Nastri, generoso sacerdote, ma alquanto focoso, che non tardò ad entrare in contrasto con un dipendente dei Principi de Vargas, che si era permesso di riferire ai proprietari che la popolazione non si comportava bene, tanto da far chiudere le porte della cappella.
Don Nastri energico e bellicoso, in difesa dei diritti dei suoi fedeli, nella piccola tabaccheria del borgo, lanciò la sfida “dobbiamo costruire una chiesa a Fuorni”. Creatasi una commissione, in soli 40 giorni fu costruita una cappellina nella proprietà dei Signori Galdi. Lateralmente, intanto, si iniziò la costruzione della chiesa, che fu chiamata “dei pomodori”, perché costruita un po’ alla volta con i proventi della vendita dei pomodori, offerti in grande quantità dai contadini. I lavori di ampliamento si protrarranno per 25 anni, quando finalmente il nuovo complesso fu elevato a parrocchia.
In tanto fervore fu anche proposta la realizzazione di una statua della Regina Pacis. Iniziò una lunga attesa, finché nel 1933 arrivò da Ortisei la nuova statua. Ma tale nuova possibile devozione sembrò agli abitanti della chiesetta di San Leonardo un’appropriazione indebita, essendo la loro zona più antica e legata all’antichissimo monastero di San Leonardo. Fu così che durante il passaggio della statua nel Borgo San Leonardo, trasportata da Salerno su un carretto di fortuna, ci fu un vivace alterco tra le due fazioni, tanto che i contendenti si dimenticarono del carretto con l’immagine della Madonna, che continuò imperterrito e senza guida il suo tragitto verso la nuova chiesa, oramai detta Regina Pacis.
Da questo episodio, si iniziò a festeggiare e a portare in processione la Regina Pacis la seconda domenica di ottobre, per benedire i campi prima dell’arrivo dell’inverno, diventando così l’ultima festa della Città di Salerno.
