La commemorazione in onore dei Sovrani Borbone dei Regni di Napoli e di Sicilia, poi delle Due Sicilie, è un evento ricorrente del calendario annuale della Delegazione di Napoli e Campania e della sua Guardia d’Onore.
In particolare, questa celebrazione per le LL.MM. il Re Carlo di Borbone e il Re Ferdinando II di Borbone, evidenzia l’importanza e la memoria ancora viva dei Sovrani Borbone, e di tutti coloro che hanno dedicato la loro vita al servizio della Patria e del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Le celebrazioni Costantiniane sono intese come un contributo volto a chiarire come le gloriose tradizioni e il carisma della Cavalleria Cristiana, abbiano – ancora oggi – un significato ed un valore nella declinazione in senso Cristiano del potere come servizio, a seguito della testimonianza di San Giorgio, patrono dell’Ordine Costantiniano sotto la Regola di San Basilio.



La rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania è stata guidata dal Delegato e Comandante Generale della Guardia d’Onore alle Reali Tombe dei Borbone, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia, con il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Responsabile della Comunicazione ad interim, Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Responsabile alla Cultura ad interim, Don Antonino Sersale dei Marchesi Sersale, Cavaliere di Giustizia; ka Responsabile delle Attività Operative ad interim, Avv. Valeria Pessetti, Dama di Merito con Placca d’Argento, accompagnata dal consorte, Avv. Carmine Capasso, Cavaliere di Merito, Console Onorario dello Sri Lanka a Napoli; e il Responsabile delle Sezioni campane ad interim, Arch. Francesco Baratta, Cavaliere di Merito.
Inoltre hanno partecipato S.E. il Luogotenente per l’Italia Meridionale Tirrenica dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Dott. Ennio Zerillo, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, e il Delegato e il Segretario per la Campania del Real Circolo di Francesco II di Borbone, Nob Alfredo Buoninconti, Barone di Santa Maria Jacobi, Cavaliere di Giustizia, e Nicola Di Frenna, Cavaliere di Ufficio.
La celebrazione commemorativa è iniziata con in corteo dei Cavalieri e delle Dame Costantiniani in ordine di grado, preceduti dalla bandiera Reale di Borbone delle Due Sicilie e dalla bandiera dell’Ordine Costantiniano, seguiti dal Comandante Generale, con il Consiglio Direttivo della Guardia d’Onore alle Reali Tombe dei Sovrani Borbone.


Posate le bandiere presso la Real Cappella dei Borbone da parte degli Alfieri, a turno due Cavalieri Costantiniani della Guardia d’Onore hanno montato di picchetto d’onore presso le Reali Tombe: Maurizio Barbato, Cavaliere di Merito e Giovanni Tartaglione, Cavaliere di Ufficio; Renato Fasano Celentano e Antonio Virgili, Cavalieri di Merito; Luigi Andreozzi e Giovanni Samo, Cavalieri de Jure Sanguinis.

Prima dell’inizio della Celebrazione Eucaristica, Luigi Andreozzi, Cavaliere de Jure Sanguinis, ha commemorato le LL.MM. Re Carlo di Borbone e Re Ferdinando II di Borbone. Ha ricordato la figura di Carlo di Borbone come il Sovrano che restituì autonomia e prestigio al Regno di Napoli dopo secoli di dominazioni straniere, avviando un ampio programma di riforme civili e politiche. In particolare ha sottolineata la sua attenzione verso le fasce più deboli della popolazione e il rigore morale dimostrato durante il regno. Ha ricordato la figura di Ferdinando II come un Sovrano vicino al popolo e impegnato nel rafforzamento economico e sociale del Regno. Tra gli aspetti ricordati, il contributo personale destinato al risanamento del debito pubblico e le misure adottate per riportare in equilibrio i conti dello Stato. Ha rivolto ringraziamenti al Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona, Delegato per Napoli e Campania; a Padre Maurizio Del Giudice, Parroco della Basilica di Santa Chiara; ai Cavalieri e le Dame Costantiniani, tra cui i membri e i volontari della Guardia d’Onore; e a tutti i partecipanti presenti alla commemorazione.

La solenne Celebrazione Eucaristica è stata presieduta dal Cancelliere della Curia arcivescovile di Napoli, Fra’ Luigi Ortaglio, OFM, Cappellano de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, concelebranti Fra’ Pasquale Matuozzo, OFM, e Fra’ Massimo Chiappinelli, OFM, della comunità francescana della Basilica e Convento di Santa Chiara, assistiti per il servizio liturgico dal Diacono Fra’ Antonio Scafuto, OFM, e da un ministrante francescano.

All’inizio del Sacro Rito, Fra’ Ortaglio ha ricordato che la dedicazione della Santa Messa per la memoria liturgica della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, alla memoria di S.M. Re Carlo di Borbone e di S.M. Re Ferdinando II di Borbone, nonché del Duca Don Diego de Vargas Machuca, 8° Duca de Vargas Machuca, 6° Marchese di Vatolla, 10° Marchese di San Vicente del Barco, 11° Conte del Porto, 18° Conte di Urgell, 27° Signore di Vargas, 12° Signore di Varguillos, Conte del Sacro Romano Impero, Gentiluomo di Sua Santità, Cavaliere dell’Insigne e Real Ordine di San Gennaro, Balì Gran Croce di Giustizia decorato con Collare, Presidente delle Real Commissioni per l’Italia e per la Serenissima Repubblica di San Marino del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, nella coincidenza del secondo anno della sua scomparsa, avvenuta il che 25 maggio 2023 [1], e di Don Vincenzo (Enzo) Capasso Torre, 16° Conte delle Pastene, 5° Conte di Caprara, Conte Palatino, Patrizio Napolitano e Patrizio di Benevento, Balì Gran Croce di Giustizia decorato del Collare del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Cavaliere dell’Insigne Reale Ordine di San Gennaro, Gran Cancelliere e Presidente della Real Deputazione e della Real Commissione per l’Italia emerito, deceduto a Roma 13 maggio 2026, all’età di 95 anni [2].
Fra’ Ortaglio ha rivolto poi un ringraziamento per la loro presenza ai partecipanti alla Celebrazione Eucaristica, in particolare al Delegato per Napoli e Campania e ai Cavalieri e Dame dell’Ordine Costantiniano, di cui anch’egli fa parte.
Quindi, Fra’ Ortaglio sottolineando che il luogo della celebrazione è particolarmente significativo per la presenza della Cappella Reale contenente le Tombe dei Sovrani Borbone, particolarmente legati al Monastero di Santa Chiara, e per le spoglie mortali della Beata Maria Cristina, Regina delle Due Sicilie, moglie di S. M. Ferdinando II e madre del Servo di Dio S.M. Francesco II di Borbone, ultimo Re delle Due Sicilie, di cui è in corso il processo di Beatificazione.



La Prima Lettura (At 1,12-14 – Erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme a Maria, la madre di Gesù) ed Il Salmo Responsoriale (Sal 86 (87) – Di te si dicono cose gloriose, città di Dio!) sono stati letti dall’Avv. Stefano D’Ambrosio, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento. Il Vangelo (Gv 19,25-34 – Ecco tuo figlio! Ecco tua madre) è stato proclamato dal Diacono Fra’ Antonio Scafuto. OFM. La Preghiera dei fedeli è stata recitata dall’Avv. Alessandro Franchi, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.

Nella sua omelia, Fra’ Luigi Ortaglio ha sottolineato alcuni temi che la Parola di Dio presentava, sottolineando il senso della Celebrazione Eucaristica. Si è poi concentrato particolarmente sul brano del Vangelo secondo Giovanni (Gv 19,25-34). Ha ricordato come la Passione di Cristo non rappresenti soltanto un evento storico, ma la rivelazione del mistero salvifico dell’amore di Dio per l’umanità. Particolare attenzione ha dedicata all’affidamento reciproco tra Maria e il discepolo amato, interpretato quale fondamento della nascita della Chiesa e modello di comunione Cristiana.
Fra’ Ortaglio ha esortato i membri della Sacra Milizia Costantiniana, riuniti nella solenne cornice della Real Basilica di Santa Chiara, davanti alle Tombe della Famiglia Reale dei Borbone, a vivere l’appartenenza non soltanto come tradizione storica, ma quale autentico cammino spirituale fondato sulla difesa della Fede, sull’esercizio della carità e sulla custodia del patrimonio spirituale e artistico, rappresentati dal carisma Tuitio fidei ed obsequium pauperum.
In particolare, ha sottolineato il valore dell’impegno caritativo quale concreta testimonianza Cristiana nel tempo presente, con l’auspicio che il percorso dell’Ordine Costantiniano possa continuare ad essere guidato dalla Fede, dalla carità e dalla ricerca del bene comune.
Al termine del Sacro Rito, il Delegato per Napoli e Campania, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, coadiuvato dal Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis, e dall’Avv. Raffaele Strina, Cavaliere di Merito, nella funzione di Cerimoniere, ha presieduto la solenne investitura del più giovane dei Cavalieri di Giustizia, in rappresentanza di tutti gli investiti presenti il Nob. Alberto de Vargas Machuca dei Duchi de Vargas Machuca. Recatosi presso l’altare, accompagnato dall’Inno Veni Creator Spiritus intonato dal celebrante, si è posto in ginocchio sull’inginocchiatoio.

Invitato del Delegato, il Nob. Alberto de Vargas Machuca ha recitato la professione di Fede Cattolica nella formula stabilita dalla Chiesa.
Dopo la benedizione del mantello da chiesa, il celebrante ha recitato: “Ricevi questa veste immacolata e portala fedelmente [fin quando giungerai] davanti al tribunale di Dio”.



Quindi, il Cerimoniere ha imposto il mantello da chiesa al il Nob. Alberto de Vargas Machuca e il Delegato gli ha consegnato il diploma di Cavaliere di Giustizia, come anche al Nob Alfredo Buoninconti, Barone di Santa Maria Jacobi. Inoltre, il Delegato assistito dal Segretario Generale ad interim ha consegnato il diploma di Cavaliere di Merito con Placca d’Argento a S.E. il Luogotenente per l’Italia Meridionale Tirrenica dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Dott. Ennio Zerillo; e di Cavaliere di Merito all’Arch. Francesco Baratta.
Inoltre, il Delegato ha rimesso gli attestati della Medaglia di Benemerenza Giubilare 2025 ad alcuni Confratelli che hanno partecipato al Pellegrinaggio Giubilare Internazionale Costantiniano in occasione del Giubileo della Speranza, che si è tenuto a Roma sabato 13 settembre 2025 alle ore 11.00 con una solenne concelebrazione presso la Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura in Roma presieduta dall’Arciprete S.Em.R. il Signor Cardinale James Michael Harvey, alla presenza del Gran Maestro, S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria; e Conte di Caserta, Capo della Real Casa Borbone due Sicilie, del Gran Prefetto S.A.R. il Principe Don Jaime di Borbone delle Due Sicilie e Landaluce, Duca di Noto, Presidente della Real Deputazione, e della Reale Magistrale Augusta Famiglia.
Sono stati insigniti della Medaglia d’oro: Don Antonino Sersale dei Marchesi Sersale, Cavaliere di Giustizia, Responsabile alla Cultura ad interim; il Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere de Jure Sanguinis, Responsabile della Comunicazione ad interim; e i Cavalieri di Merito, Dott. Renato Fasano Celentano e Dott. Adriano Zeni. Sono stati insigniti della Medaglia d’argento: l’Avv. Gesualdo Marotta, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; l’Arch. Carlo Iavazzo, Cavaliere di Merito; e i Cavalieri di Ufficio, Dott. Silvio Beducci e P.I. Luigi Scarano.

Prima della Benedizione Conclusiva, il Delegato per Napoli e Campania ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.

Conclusa la Celebrazione Eucaristica, i partecipanti si sono raccolti per la preghiera del Requiem Aeternum per i Reali Borbone sepolti nella Real Cappella dei Borbone, seguito dalla foto di gruppo in basilica.
Hanno collaborato per la redazione di questa notizia il Responsabile della Comunicazione ad interim, Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere de Jure Sanguinis, e Lorenza Gargiulo De Stefano, Dama di Merito. Il servizio fotografico è stato curato dai Confratelli Antonio De Stefano, Ciro Sommella e Nicola Di Frenna.
[1] Le notizie pubblicate a seguito della scomparsa del Duca Don Diego de Vargas Machuca:
- Il trapasso del Presidente delle Real Commissioni per l’Italia e San Marino
- L’ultimo abbraccio dei Cavalieri Costantiniani al Duca Don Diego de Vargas Machuca
- Le Sante Messe in suffragio dell’anima del Duca Don Diego de Vargas Machuca
- Come un letto di fiume. Un ricordo del Duca Don Diego de Vargas Machuca
Nel contesto del servizio cavalleresco Cristiano, il richiamo alle radici spirituali della Cavalleria rimane più attuale che mai. In una società spesso segnata dall’individualismo e dalla ricerca del prestigio personale, la tradizione cavalleresca rischia talvolta di essere fraintesa come semplice memoria storica o come forma simbolica priva di incidenza reale nella vita quotidiana. La riflessione (Lo spirito di carità, vera forza della Cavalleria Cristiana) proposta dal Duca Don Diego de Vargas Machuca nel suo Editoriale del 2010 su IN HOC SIGNO VINCES, invita invece a riscoprire il significato più autentico dell’appartenenza alla Sacra Milizia: un impegno fondato sulla carità Cristiana e orientato all’edificazione del prossimo. Richiamandosi alla tradizione spirituale della Chiesa, alle parole di San Bernardo di Chiaravalle e all’insegnamento dell’Apostolo Paolo, l’autore propone una meditazione sul senso profondo dell’essere Cavaliere e Dama oggi.
[2] È deceduto Don Vincenzo Capasso Torre, Conte delle Pastene
Ecco tuo figlio, ecco tua madre
Omelia di Fra’ Luigi Ortaglio, OFM
“Il primo dono offerto da Cristo è rappresentato dalla veste della sua tunica; seguono il dono dello Spirito, il dono del sangue e dell’acqua scaturiti dal suo costato e, infine, il dono del suo stesso Corpo glorioso, vittorioso sulla morte.
L’evangelista Giovanni sottolinea con particolare attenzione tale successione di doni. La Passione del Signore non deve essere interpretata esclusivamente come un evento storico, bensì come rivelazione di una realtà invisibile ma autenticamente reale e salvifica.
L’attenzione si concentra, in particolare, sul secondo dono.
Ai piedi della Croce si trovano Maria e il discepolo amato, identificato dalla tradizione con Giovanni, figura che rappresenta ogni uomo consapevole di essere stato amato da Cristo e chiamato ad accogliere l’amore di Dio nella propria vita.
Nel momento in cui Gesù affida Maria al discepolo e il discepolo a Maria, si realizza una profonda reciprocità d’amore: colui che si riconosce amato dal Signore diviene, a sua volta, capace di amare. L’amore ricevuto si trasforma così in amore donato, generando una comunione autentica e feconda.
Da tale reciprocità nasce la Chiesa, comunità fondata sull’amore di Cristo. Lo scambio tra Madre e figlio esprime il mistero stesso di Dio e dell’uomo: il mistero di un Dio che ama l’umanità e dell’uomo chiamato a rispondere a tale amore.
Non appare casuale che soltanto dopo questo affidamento reciproco Gesù pronunci le sue ultime parole e porti a compimento il dono definitivo di sé. In ciò si manifesta l’amore richiesto ai discepoli e l’eredità spirituale consegnata alla Chiesa.
Nella solenne cornice della Reale Basilica, i membri del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio si presentano al Signore non soltanto quali appartenenti a un Ordine equestre, ma anche come autentica famiglia ecclesiale e spirituale, posta sotto la protezione della Dinastia Borbonica.
Pur custodendo radici antiche e una tradizione illustre, emerge oggi l’esigenza di una rinnovata ricerca di senso, autenticità e qualità del cammino spirituale intrapreso.
La pagina evangelica dell’affidamento di Maria e Giovanni si propone pertanto quale riferimento spirituale di particolare rilevanza, in quanto esprime il significato più profondo dell’appartenenza all’Ordine Costantiniano e del relativo impegno cristiano.
La difesa della Fede, l’esercizio della carità e la custodia del patrimonio spirituale e artistico costituiscono gli elementi fondamentali della missione dell’Ordine. In particolare, l’impegno caritativo è chiamato a divenire segno concreto del servizio e della testimonianza cristiana nel tempo presente. Con tali intenzioni che stasera vi auguriamo che il cammino intrapreso possa essere costantemente guidato dalla Fede, dalla carità e dalla perseverante ricerca del bene comune.
La memoria liturgica
della Beata Vergine Maria
Madre della Chiesa

Sebbene maggio sia tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria, il calendario liturgico universale contiene relativamente poche celebrazioni mariane durante questo mese. Tra queste spicca una delle aggiunte più recenti: la memoria obbligatoria di Maria Madre della Chiesa, istituita per volontà del Santo Padre Francesco per rafforzare la dimensione mariana della vita della Chiesa e ricordare il posto singolare della Vergine nella nascita della comunità cristiana, e dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti con Decreto e l’11 febbraio 2018, data che coincideva con il 160° anniversario delle apparizioni di Lourdes, iscritta nel Calendario Romano Generale, al lunedì dopo la solennità di Pentecoste, la celebrazione di Maria Madre della Chiesa e in vigore già da questo anno liturgico.
Questa memoria liturgica rimane ancora piuttosto sconosciuta a numerosi fedeli e parrocchie, in parte per la sua recente creazione e anche perché si colloca immediatamente dopo una delle grandi solennità liturgiche dell’anno.
La collocazione di questa festa immediatamente dopo Pentecoste non è casuale. La tradizione Cristiana ha sempre collegato profondamente la Vergine Maria alla discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Negli Atti degli Apostoli si descrive come i discepoli rimanessero uniti nella preghiera accanto alla Madre di Gesù mentre attendevano l’arrivo dello Spirito Santo: “Tutti costoro perseveravano unanimi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù” (At 1,14). Per questo, numerose rappresentazioni classiche di Pentecoste mostrano la Vergine al centro del Cenacolo, circondata dagli apostoli e che riceve con loro le lingue di fuoco. La Chiesa contempla così Maria non solo come Madre di Cristo, ma anche come Madre della Chiesa nascente, presente spiritualmente all’inizio della missione evangelizzatrice.
Sebbene la memoria liturgica sia recente, il titolo di Madre della Chiesa non era nuovo. La tradizione Cristiana lo ha utilizzato per secoli ed è stato riaffermato solennemente da Papa San Paolo VI durante il Concilio Vaticano II. Il 21 novembre 1964, al termine della Terza sessione conciliare, Paolo VI proclamò ufficialmente Maria come Madre della Chiesa, cioè madre di tutto il popolo Cristiano, sia dei fedeli sia dei pastori. Papa Francesco ha ripreso tale insegnamento e l’ha datoi una presenza più visibile all’interno della liturgia universale mediante questa memoria obbligatoria.
Nel decreto del 2018, la Congregazione spiegava che questa celebrazione intende aiutare i fedeli a comprendere che la vita Cristiana deve essere “ancorata al mistero della Croce, all’oblazione di Cristo nel sacrificio eucaristico e alla Vergine offerente, Madre del Redentore e dei redenti”. L’intenzione era evitare che la devozione mariana si riducesse a un sentimentalismo superficiale slegato dal centro della fede Cristiana. Secondo lo stesso decreto, questa memoria cerca inoltre di favorire “il senso materno della Chiesa” tra sacerdoti, religiosi e laici, promuovendo al tempo stesso una autentica pietà mariana.
Tuttavia, la celebrazione riassume un’idea profondamente radicata nella tradizione Cristiana: che la Vergine ha accompagnato spiritualmente la nascita della Chiesa e continua a essere modello di Fede, preghiera e fedeltà per tutti i credenti.
Preghiera di San Giovanni Paolo II
Madre della Chiesa, e Madre nostra Maria, raccogliamo nelle nostre mani quanto un popolo è capace di offrirti; l’innocenza dei bambini, la generosità e l’entusiasmo dei giovani, la sofferenza dei malati, gli affetti più veri coltivati nelle famiglie, la fatica dei lavoratori, le angustie dei disoccupati, la solitudine degli anziani, l’angoscia di chi ricerca il senso vero dell’esistenza, il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato, i propositi e le speranze di chi scopre l’amore del Padre, la fedeltà e la dedizione di chi spende le proprie energie nell’apostolato e nelle opere di misericordia.
E Tu, o Vergine Santa, fa’ di noi altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo.
Vogliamo che la nostra carità sia autentica, così da ricondurre alla fede gli increduli, conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti.
Concedi, o Maria, alla comunità civile di progredire nella solidarietà, di operare con vivo senso della giustizia, di crescere sempre nella fraternità.
Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza fino alle realtà eterne del Cielo.
Vergine Santissima, noi ci affidiamo a Te e Ti invochiamo, perché ottenga alla Chiesa di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo,
S.M. Carlo di Borbone

Carlo, dall’aspetto fiero, è ritratto all’età di circa diciotto anni; rappresentato a mezzo busto, indossa l’armatura e un vaporoso mantello. Spiccano le varie onorificenze, quali il Toson d’Oro e la Croce di Santo Spirito, mentre alle sue spalle, sulla destra, è posta in risalto la corona, simbolo del potere monarchico.
Carlo di Borbone (Madrid, 20 gennaio 1716-Madrid, 14 dicembre 1788), Re di Napoli come Carlo VII e Re di Sicilia come Carlo III dal 1734 al 1759, poi Re di Spagna come Carlo III dal 1759 al 1788, già Duca di Parma e Piacenza come Carlo I dal 1731 al 1735. Gran Maestro dell’Insigne Ordine del Toson d’Oro spagnolo, del Reale ed Insigne Ordine di San Gennaro, del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III, degli Ordini Militari Spagnoli (Santiago, Calatrava, Alcantara e Montesa), Cavaliere dell’Ordine dello Spirito Santo.
Primogenito delle seconde nozze di S.M. il Re Filippo V di Spagna con Elisabetta Farnese, durante l’infanzia era soltanto terzo nella linea di successione al trono spagnolo, cosicché la madre si adoperò per assicurargli una corona in Italia, rivendicando l’eredità dei Farnese e dei Medici, due dinastie italiane prossime all’estinzione. Grazie ad un’efficace combinazione di diplomazia e interventi armati, Elisabetta Farnese riuscì a ottenere dalle potenze europee il riconoscimento dei diritti dinastici di Carlo sul Ducato di Parma e Piacenza, di cui divenne duca nel 1731, e sul Granducato di Toscana, dove l’anno seguente fu dichiarato Gran Principe. Nel 1734, durante la guerra di successione polacca, al comando delle armate spagnole conquistò il Regno di Napoli e l’anno successivo quello di Sicilia, sottraendoli alla dominazione austriaca. Nel 1735 fu incoronato Re di Sicilia a Palermo e, nel 1738, fu riconosciuto sovrano dei due regni dai trattati di pace, in cambio della rinuncia agli Stati farnesiani e medicei in favore degli Asburgo e dei Lorena. Alla morte del fratellastro Ferdinando VI, nel 1759, fu chiamato a succedergli sul trono di Spagna.
Capostipite della dinastia dei Borbone delle Due Sicilie, S.M. il Re Carlo di Borbone inaugurò un nuovo periodo di rinascita politica riformista, di ripresa economica e di sviluppo culturale. Fu un Sovrano illuminato, che amò il popolo e l’arte e fece di Napoli e Madrid due capitali internazionali. Dal carattere allegro ed esuberante e amante della caccia, Carlo di Borbone promosse la realizzazione di grandi opere edilizie, tra cui il Real Albergo dei Poveri a Napoli e la Reggia di Caserta. Riformò il fisco e il complesso legislativo napoletano, istituì il Museo di Capodimonte per accogliere la collezione di dipinti ereditata dalla madre Elisabetta Farnese. Fondò inoltre la Real Fabbrica degli Arazzi, il Laboratorio delle Pietre Dure, la Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte e la Real Fabbrica di Maioliche di Caserta.



A margine della Commemorazione del 25 maggio 2026 a Napoli, è stato ricordato un momento storico molto famoso e celebrato della Napoli del XVIII secolo, in riferimento ai preparativi per il matrimonio di S.M. il Re Carlo di Borbone con Maria Amalia di Sassonia (sposati per procura il 9 maggio 1738 a Dresda), come si può leggere nel Libro Terzo di La storia dell’anno 1738 “divisa in quattro libri ove si descrive (…) il Viaggio e Sposalizio della Regina di Napoli (…)” stampato ad Amstercam a spese di Francesco Pitteri Libraio in Venezia. il Magistrato di Napoli, interpretando la gioia della Città, offrì al Sovrano un dono straordinario di un milione di ducati destinato a contribuire alle spese delle nozze. Carlo accolse l’offerta, ma pose una condizione significativa: la somma doveva essere raccolta senza arrecare danno alle classi più povere della popolazione. Il gesto fu considerato una manifestazione dell’attenzione del giovane sovrano verso il benessere dei suoi sudditi e della volontà di evitare che il peso delle contribuzioni gravasse sui meno abbienti. La vicenda si inserisce nel quadro delle politiche che contribuirono a consolidare il consenso attorno alla nuova monarchia borbonica nel Regno di Napoli.
S.M. Ferdinando II di Borbone

Il dipinto raffigura Ferdinando II in abiti militari decorati; la mano destra poggia su un tavolo sul quale sono collocate alcune carte geografiche e la corona, mentre la mano sinistra impugna la spada.
Ferdinando Carlo Maria di Borbone (Palermo, 12 gennaio 1810-Caserta, 22 maggio 1859) fu Re delle Due Sicilie dall’8 novembre 1830 al 22 maggio 1859 come Ferdinando II. Primogenito di S.M. Francesco I delle Due Sicilie e della sua seconda moglie, Maria Isabella di Spagna, nelle sue vene scorreva il sangue delle più importanti dinastie europee: i Borbone di Francia, Spagna e Napoli, e gli Asburgo-Lorena. Alla nascita ricevette il titolo di Duca di Noto, in quanto primogenito dell’erede al trono. Assunse il titolo di Duca di Calabria quando il padre divenne Re.
Visse in una famiglia numerosa, con una sorellastra e dieci tra fratelli e sorelle, in semplicità di vita e di abitudini, molto legato al padre, che ne seguì attentamente l’educazione. Fu educato ad una religiosità sentita, vissuta con convinzione nelle pratiche del culto, accompagnata da principi morali ispirati alla fede cristiana. Ricevette una solida preparazione politica e militare nelle accademie dove trascorse gran parte della giovinezza. Seguì con zelo un piano di studi che comprendeva il catechismo e la storia sacra, il latino, nozioni di aritmetica e geometria, la geografia, la retorica e la logica, la storia della Francia e dei Re delle Due Sicilie, oltre a principi di filosofia e giurisprudenza. Parlava correntemente varie lingue moderne. Alto e robusto, amava gli esercizi fisici e si appassionò a tutti gli aspetti della vita militare. Intelligente, dotato di memoria straordinaria – ricordava i nomi di tutte le persone conosciute, anche dei soldati – ambizioso e desideroso di ben figurare, fu precocemente maturo. Il padre, fisicamente e moralmente provato, ne assecondò il desiderio di assumere precise responsabilità. Appena diciassettenne, esercitò con autorità e competenza un incarico che, per la sua età, sembrava puramente onorifico. Nel marzo 1826 passò ufficialmente in rivista le truppe per la prima volta e, con decreto del 29 maggio 1827, fu nominato comandante generale dell’esercito di terra.
Succedette al padre Francesco I in giovanissima età, appena ventenne, e fu autore di un radicale processo di risanamento delle finanze del Regno. Mirò subito alla riorganizzazione dello Stato, alla riduzione del debito pubblico e alla pacificazione delle parti sociali ancora in tumulto dopo il periodo napoleonico. Con una serie di regi decreti ridusse l’opprimente burocrazia degli uffici statali e provvide alla riorganizzazione del bilancio.
Fu merito di Ferdinando II intervenire prontamente in uno dei settori nei quali era più acuto il malcontento. Le misure adottate ottennero generale approvazione. I dati relativi alla riduzione delle spese comunali e alla contemporanea diminuzione delle gabelle furono pubblicati dalla stampa. La popolarità del Re fu accresciuta dalla sua presenza nelle province del Regno. Dal maggio 1831 iniziò una serie di viaggi con i quali prese contatto diretto con le popolazioni. L’attivismo del Sovrano stimolava lo zelo dei funzionari e si rifletteva positivamente sull’ordine pubblico, che andò progressivamente migliorando.
Sotto il suo governo, il Regno delle Due Sicilie conobbe importanti innovazioni in campo tecnologico, come la costruzione della Ferrovia Napoli-Portici, la prima in Italia, e la creazione di impianti industriali quali le Officine di Pietrarsa. Diede inoltre grande impulso alla Marina Militare e mercantile, nel tentativo di incrementare gli scambi con l’estero. Il suo regno fu sconvolto dai moti rivoluzionari del 1848.
Alla sua morte, il trono passò al figlio S.M. Re Francesco II, nato dal primo matrimonio con Maria Cristina di Savoia, sotto il cui governo avrà termine la storia del Regno delle Due Sicilie, usurpato dal Regno d’Italia in seguito alla Spedizione dei Mille e all’intervento piemontese. per far risplendere davanti al mondo il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo.
