Dopo la Celebrazione Eucaristica, il Delegato, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, consegnerà dei diplomi e degli attestati della Medaglia di Benemerenza Giubilare 2025.
S.M. Carlo di Borbone

Carlo, dall’aspetto fiero, è ritratto all’età di circa diciotto anni; rappresentato a mezzo busto, indossa l’armatura e un vaporoso mantello. Spiccano le varie onorificenze, quali il Toson d’Oro e la Croce di Santo Spirito, mentre alle sue spalle, sulla destra, è posta in risalto la corona, simbolo del potere monarchico.
Carlo di Borbone (Madrid, 20 gennaio 1716-Madrid, 14 dicembre 1788), Re di Napoli come Carlo VII e Re di Sicilia come Carlo III dal 1734 al 1759, poi Re di Spagna come Carlo III dal 1759 al 1788, già Duca di Parma e Piacenza come Carlo I dal 1731 al 1735. Gran Maestro dell’Insigne Ordine del Toson d’Oro spagnolo, del Reale ed Insigne Ordine di San Gennaro, del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III, degli Ordini Militari Spagnoli (Santiago, Calatrava, Alcantara e Montesa), Cavaliere dell’Ordine dello Spirito Santo.
Primogenito delle seconde nozze di S.M. il Re Filippo V di Spagna con Elisabetta Farnese, durante l’infanzia era soltanto terzo nella linea di successione al trono spagnolo, cosicché la madre si adoperò per assicurargli una corona in Italia, rivendicando l’eredità dei Farnese e dei Medici, due dinastie italiane prossime all’estinzione. Grazie ad un’efficace combinazione di diplomazia e interventi armati, Elisabetta Farnese riuscì a ottenere dalle potenze europee il riconoscimento dei diritti dinastici di Carlo sul Ducato di Parma e Piacenza, di cui divenne duca nel 1731, e sul Granducato di Toscana, dove l’anno seguente fu dichiarato Gran Principe. Nel 1734, durante la guerra di successione polacca, al comando delle armate spagnole conquistò il Regno di Napoli e l’anno successivo quello di Sicilia, sottraendoli alla dominazione austriaca. Nel 1735 fu incoronato Re di Sicilia a Palermo e, nel 1738, fu riconosciuto sovrano dei due regni dai trattati di pace, in cambio della rinuncia agli Stati farnesiani e medicei in favore degli Asburgo e dei Lorena. Alla morte del fratellastro Ferdinando VI, nel 1759, fu chiamato a succedergli sul trono di Spagna.
Capostipite della dinastia dei Borbone delle Due Sicilie, S.M. il Re Carlo di Borbone inaugurò un nuovo periodo di rinascita politica riformista, di ripresa economica e di sviluppo culturale. Fu un Sovrano illuminato, che amò il popolo e l’arte e fece di Napoli e Madrid due capitali internazionali. Dal carattere allegro ed esuberante e amante della caccia, Carlo di Borbone promosse la realizzazione di grandi opere edilizie, tra cui il Real Albergo dei Poveri a Napoli e la Reggia di Caserta. Riformò il fisco e il complesso legislativo napoletano, istituì il Museo di Capodimonte per accogliere la collezione di dipinti ereditata dalla madre Elisabetta Farnese. Fondò inoltre la Real Fabbrica degli Arazzi, il Laboratorio delle Pietre Dure, la Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte e la Real Fabbrica di Maioliche di Caserta.

Il dipinto raffigura Ferdinando II in abiti militari decorati; la mano destra poggia su un tavolo sul quale sono collocate alcune carte geografiche e la corona, mentre la mano sinistra impugna la spada.
Ferdinando Carlo Maria di Borbone (Palermo, 12 gennaio 1810-Caserta, 22 maggio 1859) fu Re delle Due Sicilie dall’8 novembre 1830 al 22 maggio 1859 come Ferdinando II. Primogenito di S.M. Francesco I delle Due Sicilie e della sua seconda moglie, Maria Isabella di Spagna, nelle sue vene scorreva il sangue delle più importanti dinastie europee: i Borbone di Francia, Spagna e Napoli, e gli Asburgo-Lorena. Alla nascita ricevette il titolo di Duca di Noto, in quanto primogenito dell’erede al trono. Assunse il titolo di Duca di Calabria quando il padre divenne Re.
Visse in una famiglia numerosa, con una sorellastra e dieci tra fratelli e sorelle, in semplicità di vita e di abitudini, molto legato al padre, che ne seguì attentamente l’educazione. Fu educato ad una religiosità sentita, vissuta con convinzione nelle pratiche del culto, accompagnata da principi morali ispirati alla fede cristiana. Ricevette una solida preparazione politica e militare nelle accademie dove trascorse gran parte della giovinezza. Seguì con zelo un piano di studi che comprendeva il catechismo e la storia sacra, il latino, nozioni di aritmetica e geometria, la geografia, la retorica e la logica, la storia della Francia e dei Re delle Due Sicilie, oltre a principi di filosofia e giurisprudenza. Parlava correntemente varie lingue moderne. Alto e robusto, amava gli esercizi fisici e si appassionò a tutti gli aspetti della vita militare. Intelligente, dotato di memoria straordinaria – ricordava i nomi di tutte le persone conosciute, anche dei soldati – ambizioso e desideroso di ben figurare, fu precocemente maturo. Il padre, fisicamente e moralmente provato, ne assecondò il desiderio di assumere precise responsabilità. Appena diciassettenne, esercitò con autorità e competenza un incarico che, per la sua età, sembrava puramente onorifico. Nel marzo 1826 passò ufficialmente in rivista le truppe per la prima volta e, con decreto del 29 maggio 1827, fu nominato comandante generale dell’esercito di terra.
Succedette al padre Francesco I in giovanissima età, appena ventenne, e fu autore di un radicale processo di risanamento delle finanze del Regno. Mirò subito alla riorganizzazione dello Stato, alla riduzione del debito pubblico e alla pacificazione delle parti sociali ancora in tumulto dopo il periodo napoleonico. Con una serie di regi decreti ridusse l’opprimente burocrazia degli uffici statali e provvide alla riorganizzazione del bilancio.
Fu merito di Ferdinando II intervenire prontamente in uno dei settori nei quali era più acuto il malcontento. Le misure adottate ottennero generale approvazione. I dati relativi alla riduzione delle spese comunali e alla contemporanea diminuzione delle gabelle furono pubblicati dalla stampa. La popolarità del Re fu accresciuta dalla sua presenza nelle province del Regno. Dal maggio 1831 iniziò una serie di viaggi con i quali prese contatto diretto con le popolazioni. L’attivismo del Sovrano stimolava lo zelo dei funzionari e si rifletteva positivamente sull’ordine pubblico, che andò progressivamente migliorando.
Sotto il suo governo, il Regno delle Due Sicilie conobbe importanti innovazioni in campo tecnologico, come la costruzione della Ferrovia Napoli-Portici, la prima in Italia, e la creazione di impianti industriali quali le Officine di Pietrarsa. Diede inoltre grande impulso alla Marina Militare e mercantile, nel tentativo di incrementare gli scambi con l’estero. Il suo regno fu sconvolto dai moti rivoluzionari del 1848.
Alla sua morte, il trono passò al figlio S.M. Re Francesco II, nato dal primo matrimonio con Maria Cristina di Savoia, sotto il cui governo avrà termine la storia del Regno delle Due Sicilie, usurpato dal Regno d’Italia in seguito alla Spedizione dei Mille e all’intervento piemontese.
