La Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta celebra a Torino l’Ascensione del Signore e invoca la Regina delle Vittorie

Da antica tradizione, il mese di maggio è dedicato a Maria e, in modo particolare, alla Beata Vergine del Rosario di Pompei, invocata dal Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio quale compatrona con il titolo di Regina delle Vittorie. Il 17 maggio 2026, solennità dell’Ascensione del Signore, la Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta rivolge a lei lo sguardo ed il cuore attraverso la preghiera corale del Rosario e la Celebrazione Eucaristica. Cavalieri, Dame, Postulanti ed amici si ritroveranno alle ore 10.00 presso quella che, a ragione, può essere considerata come una delle massime espressioni dell’arte barocca nel capoluogo piemontese, la Cappella dei Banchieri e dei Mercanti di Torino.

Alle ore 10.15 pregheranno coralmente il Santo Rosario, catena d’amore che unisce la terra al Cielo, e che meditando i Misteri, cioè gli eventi più significativi della vita di Gesù e di Maria, permette di affidare all’intercessione della Madre di Dio quanto portiamo nel cuore. In modo particolare verrà deposta ai suoi piedi la preghiera per il dono della pace, di cui l’umanità ha estremo bisogno, come instancabilmente ci ricorda il Santo Padre Leone XIV. Unitamente a questa intenzione, verrà accompagnato con la preghiera anche il percorso che, se è nella volontà del Signore, eleverà agli onori degli altari il Servo di Dio Francesco II di Borbone, Gran Maestro e ultimo Re delle Due Sicilie, che per la Sacra Milizia è il modello del perfetto Cavaliere Cristiano.

Alle ore 10.45 i Cavalieri si recheranno nelle pertinenze della Cappella per indossare il manto da chiesa e, dispostisi per la processione introitale insieme alle Dame, rientreranno per partecipare alla Santa Messa della solennità dell’Ascensione del Signore.
La Madonna del Rosario di Pompei

La solennità dell’Ascensione del Signore

«Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Questa promessa del Signore Risorto, consegnata agli Apostoli prima di salire al Cielo e che è annunciata nel Vangelo proclamato in questa domenica, rende salda la fiducia che il Tempo e la Storia sono “abitati” dalla sua presenza e a lui possono, anzi devono essere affidati. E con la fiducia di figli amati possiamo rivolgerci alla Madre celeste che egli stesso ci ha donato dalla Croce: «Figlio, ecco tua Madre», perché ci accompagni, consoli e sostenga nel nostro cammino.

Il Signore risorto è ritornato nella Galilea pagana. È qui che egli aveva cominciato ad annunciare la conversione e il Vangelo del Regno (cf. Mt 4,15.17.23). È qui, in questo luogo di frontiera, che egli aveva dato appuntamento ai suoi discepoli, che si erano dispersi quando egli, il pastore, era stato ferito (cf. Mt 28,8-10). È ritornato sui luoghi dell’inizio, per dare loro la pienezza: il Risorto è la luce decisiva che rischiara tutti coloro che camminano nelle tenebre e nell’ombra della morte.

Egli ha convocato i discepoli – in numero di undici – su una montagna, come all’inizio li aveva condotti sulla montagna, quando parlò loro per annunciare la via della felicità del regno dei cieli (cf. Mt 5,1). Dio ha anche convocato il popolo ai piedi del Sinai quando ha voluto fare di lui la sua “ekklesia” (cf. Es 19). Il Risorto è su questa montagna in Galilea, che simboleggia l’incontro tra il cielo e la terra, dichiarandosi, solennemente, come colui che ha ricevuto tutta l’autorità nei cieli e sulla terra (cf. Mt 28,18).

Da questa montagna egli invia i discepoli – e in loro, e con loro, noi tutti che li seguiamo lungo la storia – a convocare la Chiesa per riunirla dai quattro punti cardinali del mondo nel regno; nessuno è escluso dalla parola e dalla partecipazione alla vita della famiglia divina: la comunione del battesimo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (cf. Mt 28,19-20).

In questa solennità, anche i membri della Sacra Milizia Costantiniana, come gli undici discepoli sulla montagna, lo adorano e riaffermano la loro obbedienza al suo comando missionario. Egli sembra assente ma è in realtà sempre presente tra di noi (cf. Mt 28,20). È per questo che si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre: per essere l’Emmanuele, il Dio con noi (cf. Mt 1,23), fino alla fine del mondo.

Il mese di maggio
dedicato alla Vergine Maria

Il legame tra il mese di maggio e la devozione mariana affonda le sue radici nel Medioevo.

Già nel XIII secolo, Alfonso X il Saggio, Re di Castiglia e Leòn, nelle sue Cántigas de Santa Maria celebrava la Vergine come «rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, luce dei santi e dei cieli via (…)» La rosa, infatti, è simbolo per eccellenza di bellezza senza tempo, purezza ed amore e maggio è il periodo della sua fioritura.

Poco dopo le Cántigas de Santa Maria di Alfonso X, il Beato Domenicano Enrico Suso di Costanza, mistico tedesco vissuto tra il 1295 e il 1366, nel Libretto dell’Eterna Sapienza si rivolgeva così alla Madonna: «Sii benedetta tu aurora nascente, sopra tutte le creature, e benedetto sia il prato fiorito di rose rosse del tuo bei viso, ornato con il fiore rosso rubino dell’Eterna Sapienza!».

Il Medio Evo è anche l’epoca che vide la nascita e la diffusione del Santo Rosario, il cui richiamo ai fiori è evidente sin dal nome. Ecco, quindi, che come all’amata si offrono ghirlande di rose, alla Madonna si regalano ghirlande di Ave Maria.

La devozione alla Vergine del Rosario risale al secolo XIII, quando venne fondato l’Ordine dei Domenicani. Furono infatti i discepoli di San Domenico a diffondere la pratica del Rosario. Vi fanno riferimento le raffigurazioni che mostrano la Vergine che dona il Rosario a San Domenico e a Santa Caterina. Nuovo impulso ebbe la pia pratica nella seconda metà del Cinquecento, quando il Papa Pio V proprio all’intercessione della Vergine del Rosario attribuì la vittoria della flotta Cristiana della Lega Santa contro quella musulmana dell’Impero Ottomano a Lepanto. Un terzo e definitivo slancio venne nella seconda metà dell’Ottocento quando San Bartolo Longo decise di edificare nella valle di Pompei una chiesa in onore della Madonna del Rosario.

Le prime effettive pratiche devozionali legate al mese di maggio si sviluppano, nel XVI secolo: a Roma, ad esempio, San Filippo Neri insegnava ai suoi giovani a circondare di fiori l’immagine della Madre di Dio, a cantare le sue lodi, a offrire atti di mortificazione in suo onore.

La definizione di maggio come “mese di Maria” lo si deve al padre Gesuita di estrazione nobile Annibale Dionisi, nato a Verona nel 1679 e morto nel 1754 dopo una vita, secondo le testimonianze dei confratelli, contrassegnata dalla pazienza, dalla povertà, dalla dolcezza. Nel 1725 Dionisi pubblica a Parma, sotto lo pseudonimo di Mariano Partenio, Il mese di Maria o sia il mese di maggio consacrato a Maria con l’esercizio di vari fiori di virtù proposti a’ veri devoti di lei. In questo scritto, Dionisi raccomanda la preghiera, soprattutto il Rosario, dinnanzi alle immagini della Vergine Maria ornate di fiori, la meditazione ed i “fioretti” da offrire in onore alla Mamma celeste.

La devozione mariana di maggio ha trovato, nel corso dei secoli, riconoscimento e sostegno da parte dei Sommi Pontefici, tanto che nell’Enciclica Mense maio, promulgata il 29 aprile 1965, Papa San Paolo VI indica maggio come «il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei Cristiani sale a Maria l’omaggio della loro preghiera e della loro venerazione».

Anche i membri della Sacra Milizia Costantiniana, nel solco di questa antica tradizione, come una grande famiglia – recitando la Preghiera del Cavaliere Costantiniano – si stringono intorno alla Madre di Dio, affidando al suo cuore immacolato l’essere Cavalieri e Dame in cammino verso la Gerusalemme celeste.

Avanzamento lettura