La Santa Messa
La celebrazione della Santa Messa è stata presieduta alle ore 18.30 dal Cappellano di Delegazione, Mons. Carlo Dell’Osso, Cappellano di Giustizia, Cappellano Capo per il Centro Italia, concelebrante il Vicario Parrocchiale Padre Francois Kouao, C.S.S., alla presenza del Luogotenente per l’Italia Centrale, S.E. l’Ambasciatore Alfredo Bastianelli, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, e di S.E. l’Ambasciatore Amedeo De Franchis, Cavaliere Gran Croce di Giustizia. La rappresentanza dalla Delegazione di Roma e Città del Vaticano è stata guidata dal Delegato, Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce di Merito, con il Segretario, Responsabile della Comunicazione e Referente per le Attività Caritatevoli, Prof. Ing. Luca Mazzola, Cavaliere di Merito, e il Responsabile per le Attività Culturali, Nob. Carlo Alberto Baracchi Tua di Paullo, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro.

Nella sua omelia, Mons. Carlo Dell’Osso ha trattato dei 3 impegni quaresimali: elemosina, digiuno e preghiera, commentando il brano del Vangelo proclamato (Mt 6,1-6.16-18 – Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà).
Innanzitutto, Mons. Dell’Osso ha esortato alla pratica dell’elemosina come attenzione al prossimo, non limitando le proprie offerte ad elargizioni di denaro, ma aprendole al dono del tempo, dell’attenzione e della vicinanza al prossimo.
Poi, ha sottolineato l’importanza della preghiera nel Tempo di Quaresima, evidenziando come nella preghiera ognuno ritrova sé stesso, una celebre massima di Sant’Agostino d’Ippona dal De vera religione: “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat Veritas” (Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’interiorità dell’uomo abita la verità”.
Quindi, trattando del digiuno, Mons. Dell’Osso ha fatto riferimento al Messaggio di Papa Leone XIV per la Quaresima 2026, che invita al digiuno non solo inteso come astinenza dal cibo, ma anche come disciplina del desiderio e controllo del linguaggio.
Infine, Mons. Dell’Osso ha esortato alla preghiera per la pace, così che anche i Cristiani possano sedere al tavolo delle trattative di pace, dovunque imperversino le guerre, per mezzo della preghiera.
Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai
Convertitevi e credete al Vangelo
Dopo l’omelia è seguita la benedizione e l’imposizione delle ceneri. Mons. Dell’Osso ha asperso le ceneri con l’acqua benedetta. Poi ha imposto le Sacro Ceneri sui fedeli. Terminata l’imposizione delle ceneri, Mons. Dell’Osso si è lavata le mani e ha continuato con la Preghiera universale.

La Conferenza
Dopo la Santa Messa, presso la cappella degli Sposi, S.E. l’Ambasciatore Filippo Scammacca del Murgo e dell’Agnone, conoscitore impareggiabile della realtà dell’Africa, ha svolto la relazione sul tema La mia Africa. Riflessioni di un diplomatico italiano, introdotta dal Referente per le Attività Culturali, Conte Carlo Alberto Baracchi Tua di Paullo, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro.


Il Relatore ha evidenziato in particolare la problematica dello sviluppo del continente africano e delle potenzialità che può offrire, dal punto di vista territoriale e dei popoli che ci vivono.
Punto centrale della Relazione è stato il ruolo specifico ed insostituibile che l’Italia ha svolto e può tornare a svolgervi, e l’equazione di difficile soluzione sulle condizioni che possono favorire, in quella parte del mondo, uno sviluppo sostenibile. Il Relatore ha illustrato le opportunità che l’Italia potrebbe cogliere, non solo sul fronte politico ed economico, ma anche su quello della condivisione di valori che gli sono propri. L’Italia gode nel continente africano un credito sincero – ed in parte forse insospettato – di cui beneficiano i nostri concittadini, siano essi imprenditori, commercianti, uomini d’affari, ingegneri, medici, operatori umanitari delle ONG e volontari.
Dopo la Conferenza è seguito il consueto vin d’honneur, un momento di convivialità durante il quale i partecipanti hanno continuato a discutere dei temi trattati.
Il Relatore
Laureato in Scienze politiche all’Università di Roma il 21 dicembre 1984, in seguito ad esame di concorso, 1° febbraio 1985 Filippo Scammacca del Murgo e dell’Agnone è nominato Volontario nella carriera diplomatica, seguendo le orme del padre e del nonno.

Inizia nell’Ufficio Affari Politici, per poi essere trasferito a Buenos Aires nel 1989 e a Friburgo nel 1991. Poi nel 1994 il rientro in Italia sempre agli Affari Politici fino al 1998, quando viene trasferito per la prima volta in Africa. Tra il 1998 ed il 2001 è in Egitto. Ha prestato servizio in Germania, prima a Berlino tra il 2001 ed il 2006 e poi nel Consolato di Monaco di Baviera tra il 2011 ed il 2015. Tra il 2015 ed il 2019 è Ambasciatore in Zambia e in Malawi e tra il 2020 e il 2021 in Camerun, in Ciad, in Guinea Equatoriale e nella Repubblica Centrafricana. Inoltre, si è occupato del continente africano durante i suoi trascorsi negli Uffici della Cooperazione italiana, in cui segue i rapporti con Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo tra il 2006 e il 2011, di cui è capo tra il 2020 ed il 2021.
Il suo mandato in Africa si sviluppa a ridosso di un’area di fondamentale importanza strategica per l’Italia sotto numerosi punti di vista, il Sahel. L’impegno italiano dal punto di vista economico, culturale e militare nell’area è volto alla stabilizzazione dei flussi migratori verso il Mediterraneo, e in questo contesto i progetti di cooperazione e sviluppo assumono un’importanza ancora più rilevante. Dal benessere della regione, al quale il suo mandato si rivolgerà grazie al tentativo di incremento degli scambi commerciali, dipende infatti anche la sicurezza della penisola italiana.

Filippo Scammacca del Murgo e dell’Agnone è autore del volume Sulle tracce di Livingstone. Storia di Zambia e Malawi e degli Italiani che vi hanno viaggiato (Infinito Edizioni 2021, 250 pagine – AMAZON), con la Prefazione dell’Ambasciatore Elisabetta Belloni, già Direttore Generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, di Segretario Generale e di Capo dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri, una figura centrale nell’apparato dello Stato.
Un libro che ripercorre l’appassionante storia degli Italiani nella regione dell’Africa centrale scoperta da Livingstone, dove sorgono oggi Zambia e Malawi, due nazioni dell’Africa meridionale piuttosto ignorate dai grandi media, quindi, poco noti al grande pubblico. In Italia se ne sente parlare di rado. In pochi sospettano che in realtà l’Italia abbia sviluppato nel corso del tempo con questi Paesi un rapporto speciale. Lì molti Italiani hanno lavorato fin dall’inizio del 1900 e tutt’oggi svolgono la loro opera, ma la storia di questi Paesi e l’attività dei nostri connazionali – migranti, cooperanti, religiosi, ingegneri, tecnici, imprenditori, missionari – che in quelle terre decisero di trasferirsi per realizzare opere, progetti, sogni di una vita, fino alla costruzione di infrastrutture importanti, è in gran parte immersa nell’oblio.
Il testo copre la storia coloniale (inclusi i confini disegnati con l’arbitrato italiano), la cooperazione e l’impegno di laici e religiosi, spesso colmando un vuoto storico su figure meno note. Un libro davvero sorprendente, che evidenzia come gli Italiani abbiano avuto un ruolo significativo, dall’epoca delle esplorazioni. Un eccellente lavoro di analisi storica e diplomatica, ma anche un avvincente racconto ricco di aneddoti e di storie di vita lungo ben oltre un secolo, che mira a far uscire dalla dimenticanza episodi e persone e al contempo ad assolvere a un dovere della memoria, documentando la straordinaria capacità degli italiani a operare in simbiosi e in partenariato con gli africani, in una fase odierna nella quale l’Italia ha necessità di riprendere il suo ruolo all’incrocio tra Europa e Sud del mondo per sostenere valori, beni comuni, reciproca crescita, capacità e sviluppo sostenibile anche nel quadro di una matrice europea. «Il capitale di relazioni – politiche, economiche, culturali e umanitarie – che lega l’Italia all’Africa non è comune e non deve essere disperso» (Elisabetta Belloni).
I diritti d’autore del libro sono devoluti al Mtendere Mission Hospital a Chirundu nella Diocesi di Monze, provincia meridionale dello Zambia, al confine con lo Zimbabwe. È amministrato dalla Diocesi di Milano in collaborazione con la Congregazione delle Suore di Maria Bambina. Un posto bellissimo che è un monumento delle capacità ma anche della solidarietà italiana in quella parte del mondo. Nasce agli albori della missione diocesana in Zambia, fondata nel 1961 dall’allora Arcivescovo di Milano, il Cardinale Giambattista Montini ed è oggi l’unica struttura per i circa 22.600 persone residenti negli otto maggiori villaggi dell’area. Tuttavia, a causa dell’inadeguatezza delle strutture sanitarie limitrofe, è di fatto l’ospedale di riferimento dell’intero distretto di Siavonga e dei distretti confinanti. Questo comporta che il bacino di utenza dell’ospedale arrivi a più di 60.000 persone. L’ospedale missionario si trova in una zona rurale ed è inserito in un contesto di grande povertà caratterizzato da infrastrutture inadeguate e decadenti, malnutrizione, malattie e disoccupazione. Questa situazione è aggravata dalle avverse condizioni climatiche caratterizzate da una lunga stagione di caldo secco e dalla siccità.
Per approfondire:
Il tempo salutare della Quaresima: un forte richiamo all’impegno per l’Ordine Costantiniano sotto il profilo spirituale e caritativo
