La Delegazione Sicilia Orientale celebra la solennità dell’Epifania del Signore presso la Chiesa Madre di Merì

Martedì 6 gennaio 2026, una rappresentanza della Delegazione della Sicilia Orientale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha partecipato nella Chiesa Madre di Santa Maria Annunziata di Merì, su invito del Parroco Padre Damiano La Rosa, Cappellano di Merito, alla solenne Celebrazione Eucaristica vespertina della solennità dell’Epifania del Signore, nella quale si venera la triplice manifestazione del grande Dio e Signore nostro Gesù Cristo: a Betlemme, Gesù bambino fu adorato dai magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, fu unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; a Cana di Galilea, alla festa di nozze, mutando l’acqua in vino nuovo, manifestò la sua gloria.

«Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono» (Cfr. Mt 2,9-11).

Una stella ha guidato i Magi fino a Betlemme perché là scoprissero “il Re dei Giudei che è nato” e lo adorassero. “Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia”. Noi possiamo vedere la stella nella dottrina e nei sacramenti della Chiesa, nei segni dei tempi, nelle parole sagge e nei buoni consigli che, insieme, costituiscono la risposta alle nostre domande sulla salvezza e sul Salvatore. Rallegriamoci, anche noi, per il fatto che Dio, vegliando sempre, nella sua misericordia, su chi cammina guidato da una stella ci rivela in tanti modi la vera luce, il Cristo, il Re Salvatore.
I Re Magi

La rappresentanza Costantiniana era guidata dal Segretario Generale della Delegazione, Dott. Michele Lauro, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, con il Referente per la Provincia di Messina, Dott. Giuseppe Tortorici, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; e il Referente per la Provincia di Catania e Referente per le Provincia di Ragusa e di Siracusa ad interim, Dott. Luigi Lauriola.

La Prima Lettura (Is 60,1-6 – La gloria del Signore brilla sopra di te) è stata recitata dal Prof. Riccardo Millemaggi, Cavaliere de Jure Sanguinis. La Seconda Lettura (Ef 3,2-3.5-6 – Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità) è stata recitata dal Dott. Luigi Lauriola. Il Vangelo (Mt 2,1-12 – Siamo venuti dall’Oriente per adorare il Re) è stato cantato dal Parroco Padre Damiano La Rosa.

Quindi, il Nob. Prof. Salvatore Italiano, Cavaliere de Jure Sanguinis, ha letto l’Annunzio del giorno di Pasqua. Questa solenne annuncio discende dall’antichissima prassi della Chiesa di stabilire anno per anno la data della Pasqua attraverso complessi calcoli astronomici, perché tutti i Cristiani celebrassero contemporaneamente la solennità della Risurrezione di Cristo e tutti gli altri eventi liturgici le cui date mobili derivano dalla Pasqua.

Annunzio del giorno della Pasqua

Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 5 aprile.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 18 febbraio.
L’Ascensione del Signore, il 17 maggio.
La Pentecoste, il 24 maggio.
La I Domenica di Avvento, il 29 novembre.
Anche nelle feste della Santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella Commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli.
Amen.

Nella sua omelia, Padre Damiano La Rosa si è soffermato sull’esortazione ad alzarsi che il Profeta Isaia rivolge al Popolo di Dio per esultare e corrispondere attivamente e nella Carità al compimento della Promessa, ha evidenziato l’importanza della luce della Fede, che guida i Magi all’incontro con il Bambino. Infine, ha invitato a riscoprire la Speranza, che la Salvezza operata da Cristo riaccende nel mondo.

La solenne Celebrazione Eucaristica si è conclusa con il corteo processionale preceduto dalla Croce e dai ministranti, con l’accompagnamento di due zampognari, che intonavano le tipiche melodie natalizie. Hanno partecipato i figuranti del Presepe Vivente, allestito in Parrocchia nei giorni dell’Ottava di Natale, e la rappresentanza Costantiniana, precedendo il Celebrante che portava il Bambino Gesù.

Terminato il Sacro Rito, ha avuto luogo la premiazione del concorso parrocchiale Presepe in Famiglia. La commissione giudicatrice, presieduta dal Nob. Prof. Salvatore Italiano, ha proclamato i tre vincitori e ha assegnato alcune menzioni di merito tra i numerosi partecipanti, premiati anche dal Segretario Generale della Delegazione, Dott. Michele Lauro.

Quindi, la rappresentanza Costantiniana si è intrattenuta nel salone parrocchiale per lo scambio di auguri. Il Parroco Padre Damiano La Rosa ha ringraziato i Cavalieri Costantiniani per la partecipazione alla solenne Celebrazione Eucaristica e per la testimonianza di adesione ai valori Cristiani. La circostanza è stata occasione propizia per confermare i prossimi impegni e rinnovare le reciproche disponibilità alla collaborazione per la diffusione del carisma Costantiniano nel territorio peloritano.

Epifania del Signore

L’Epifania del Signore o Santa Teofania nell’Oriente Cristiano, è una solennità che si celebra il 6 gennaio di ogni anno per commemorare la manifestazione (teofania) di Gesù Cristo come Dio Figlio incarnato. Nel Cristianesimo occidentale, commemora principalmente la visita e l’adorazione dei Magi al Bambino Gesù, e quindi la manifestazione fisica di Gesù Cristo ai Gentili. Mentre in Oriente ricorda il battesimo di Gesù nel fiume Giordano e il miracolo delle nozze di Cana.
In molte Chiese occidentali, la vigilia della festa è celebrata come la dodicesima notte di Natale. L’Epifania è l’ultimo giorno del Tempo di Natale e una delle più antiche festività Cristiane (insieme a Pasqua e Pentecoste). A volte è chiamata il Giorno dei Re Magi e in alcune tradizioni viene celebrata come Piccolo Natale. Inoltre, la solennità dell’Epifania, in alcune denominazioni, dà inizio ad un periodo dell’anno liturgico chiamato “Tempo dell’Epifania”.
Nelle Chiese orientali l’evento celebrato è il Battesimo di Gesù, momento in cui Gesù adulto viene manifestato come Figlio di Dio dalla voce del Padre e dalla colomba dello Spirito Santo. La data della solennità è il 6 gennaio per le Chiese che seguono il calendario gregoriano e il 19 gennaio per quelle che adottano il calendario giuliano.
Il termine “epifania” deriva dal greco antico, verbo epifàino (ἐπιφαίνω, che significa “mi rendo manifesto”), dal sostantivo femminile epifàneia (ἐπιφάνεια, traducibile con “manifestazione”, “apparizione”, “venuta”, “presenza divina”).
Sin dai tempi di Giovanni Crisostomo il termine assunse una valenza ulteriore, associata alla Natività di Gesù. Nelle Chiese Cattolica, Ortodossa e Anglicana è una delle massime solennità dell’anno liturgico, come la Pasqua, il Natale e la Pentecoste. È l’ultima delle solennità del tempo di Natale.
Il termine ἐπιφάνεια veniva già utilizzato dagli antichi Greci per indicare l’azione o la manifestazione di una qualsiasi divinità (mediante miracoli, visioni, segni, ecc.). È la manifestazione della luce, della Luce più grande di Dio che si manifesta attraverso una stella.
Il Padre della Chiesa Tito Flavio Clemente d’Alessandria, che scrive alla fine del II secolo, attesta che le comunità Cristiane della sua grande città formate dallo gnostico Basilide (i “Basilidiani”) celebravano il Battesimo di Gesù Cristo, e con esso anche l’Epifania come la “manifestazione del Signore al mondo”, il 15º giorno del mese di Tybi dell’antico calendario alessandrino, che corrisponderebbe al nostro 6 gennaio. Per l’interpretazione di questo passo occorre ricordare che il Battesimo di Gesù, l’Epifania e l’annuncio degli angeli ai pastori in occasione della nascita erano festeggiati simultaneamente come manifestazioni della divinità di Gesù. Ciò era facilitato da alcune varianti del Vangelo di Luca, dalle quali il battesimo sembra aver avuto luogo nello stesso giorno della nascita. A partire dal III secolo circa, le comunità Cristiane del Vicino Oriente associarono il termine Epifania ai tre segni rivelatori di Gesù Cristo, e cioè: l’Adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù adulto nel fiume Giordano, e il primo miracolo di Gesù avvenuto a Cana.

Preghiera ai Re Magi

Signore Gesù, anche noi come i santi Magi a volte guardiamo il Cielo, alla ricerca di una Stella che illumini la nostra vita e segni la direzione al nostro andare.
Molte volte però, a differenza dei Magi, ci mancano il coraggio e la generosità necessari per lasciare le nostre certezze, le nostre comodità e metterci in cammino, in atteggiamento di autentica ricerca.
Nonostante le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre umane ritrosie, lo sappiamo Gesù che sei tu l’unica stella, la luce che illumina, il fuoco che arde, la speranza che non delude.
Per questo anche noi, come i santi magi, vogliamo oggi offrirti il nostro incenso, la nostra mirra, il nostro oro.
L’incenso che brucia e profuma è simbolo della nostra preghiera che sale al cielo. Preghiere di supplica e di intercessione, ma anche di lode e di ringraziamento per questo dono meraviglioso e a volte misterioso che è la nostra vita.
La mirra, anticamente usata per preparare i corpi dei defunti in vista della sepoltura, è simbolo delle nostre sofferenze, delle nostre paure, della tristezza che a volte abita il cuore di ciascuno di noi. Le mettiamo davanti a Te perché tu le unisca alle sofferenze che hai patito per la nostra salvezza e perché tu ci doni di nuovo consolazione e speranza.
L’oro infine è tutto quanto di più bello e prezioso abbiamo nella nostra vita. Non tanto cose e denaro, ma il bene, l’amore, la gioia donata e ricevuta. Tutto ciò illumina e rende bella la nostra vita. Di questo ti ringraziamo perché riconosciamo che il bene e l’amore vengono da Te e ci parlano di Te.
In questo nuovo anno aiutaci Signore a rimetterci in cammino, a cercare Te nei nostri fratelli, nella bellezza del creato, tra le pieghe della storia. Aiutaci come i Magi, ad essere sapienti e sognatori. E allora troveremo la gioia, Gesù, una gioia che niente e nessuno potranno mai toglierci.

Don Alessio Graziani

Foto di copertina: Andrea Mantegna, Adorazione dei Magi, tra il 1495 e il 1505 circa, tempora su lino, 48,6×65,6 cm, Getty Center, Los Angeles.
L’evangelista Matteo è il solo a descriverci l’episodio dei Magi e l’offerta dei loro doni al bambino Gesù: «Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra» (Mt 2,11). Dal numero dei doni offerti, in merito ai Magi la tradizione successiva ha dedotto il numero, la regalità e addirittura i nomi: Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.
L’iconografia tradizionale ha fatto propri questi elementi, aggiungendo altri particolari, come la provenienza dei tre saggi da altrettante parti del mondo allora conosciuto, l’Africa, l’Asia e l’Europa. Ciò spiega perché spesso sono rappresentati con caratteristiche fisionomiche differenti: la presenza di un re nero, forse una delle prime rappresentazioni di persone nere in ambito occidentale, convalida l’universalità del messaggio di Cristo, destinato a tutti gli uomini. Il messaggio teologico che sottende all’episodio è chiaro: tutta l’umanità è chiamata a partecipare al mistero e alle promesse della nascita di Gesù. Non solo, ma anche le loro età diverse ribadiscono una universalità temporale: l’uomo è chiamato a rendere culto e onore a Dio in tutti i momenti della sua vita. I doni offerti dai Magi, oro, incenso e mirra, sono stati letti come allusione a significati precisi della vita e della missione del Cristo: l’oro simbolo di regalità, Gesù è re; l’incenso simbolo di sacralità, Gesù è Dio; la mirra simbolo e prefigurazione di morte, Gesù è uomo.
Le figure sono in primo piano, affollate e con fisionomie realistiche, inclusi i volti della Vergine, San Giuseppe e i Magi di diverse età e provenienze geografiche. I Magi offrono doni simbolici: oro, incenso e mirra, contenuti in preziosi recipienti di porcellana e pietre semidure, che erano molto apprezzati all’epoca.
Il dipinto è un esempio dello stile tardo del maestro, che si concentra sulle espressioni intense dei protagonisti e sull’uso di colori sobri con accenti di giallo e rosso.

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