Monastero di Montevergine

Sono passati più di cinquecento anni dalla fondazione del Monastero di Montevergine, voluto nel 1464 da Santa Eustochia Smeralda Calafato (Messina, 25 marzo 1434 – Messina, 20 gennaio 1485) come luogo di meditazione e di raccoglimento nel cuore della Città dello Stretto.

La struttura conserva le tracce delle diverse fasi architettoniche che hanno caratterizzato la sua storia: dalla fondazione alla sontuosa ristrutturazione del Seicento, fino all’importante restauro reso necessario dal devastante terremoto del 1908. Il complesso monastico, articolato su più livelli, si affaccia con la sua austera mole e l’annessa chiesa su via XXIV Maggio, a pochi passi dalla Cattedrale di Messina.

All’interno della chiesa si possono ammirare numerose opere d’arte. Alzando lo sguardo verso la parte superiore del presbiterio, dove si trova una grande loggia, è possibile contemplare il corpo incorrotto di Santa Eustochia, collocato nella sua caratteristica posizione eretta.

Attraverso un passaggio interno si giunge dinanzi alle venerate spoglie della Santa; lungo questo percorso sono esposti antichi oggetti liturgici e reliquie. Nel sacello superiore è custodito anche il corpo parzialmente incorrotto della Venerabile Suor Jacopa Pollicino, fedele compagna di Santa Eustochia.
All’interno del Monastero sono custoditi importanti documenti d’archivio, tra i quali spicca un piccolo codice contenente la prima Regola di Santa Chiara, la Benedizione, il Privilegio della Povertà e il Testamento, che costituisce la più antica copia oggi conosciuta. Si conserva inoltre un secondo codice, databile al Quattrocento, con il testo in lingua siciliana. La presenza di questi documenti testimonia come gli ideali di San Francesco e di Santa Chiara d’Assisi siano stati accolti molto presto dalla comunità messinese e ricorda il ruolo di primaria importanza svolto dal Monastero e dalla sua fondatrice nel processo di riforma francescana, finalizzato al ritorno allo spirito più autentico delle origini.
Nel corso della giornata la comunità monastica è impegnata in numerosi lavori, sempre accompagnati da un intenso spirito di preghiera. Grande dedizione richiede la preparazione di paramenti e corredi liturgici, quali camici, stole, amitti e palle, realizzati anche con fili d’oro. Le monache confezionano questi manufatti con cura e amore, contribuendo ad arricchire la liturgia, alla quale, come spose di Cristo, attribuiscono particolare importanza. Realizzano inoltre piccoli oggetti artigianali, tra cui rosari di diversi colori, dimensioni e materiali, cingoli, merletti e centrini. Attraverso questi lavori manuali desiderano sostenere i fedeli nel cammino della preghiera e della devozione.
Ampio spazio occupa anche la diffusione del culto di Santa Eustochia, che richiama numerosi pellegrini provenienti da ogni parte della Sicilia, dell’Italia e anche dall’estero. Questa preziosa missione, che le monache portano avanti con dedizione e zelo, offre loro l’occasione di incontrare i fedeli che si affidano all’intercessione della Santa nelle circostanze più diverse. Moltissime donne ricorrono a lei con il desiderio della maternità, mentre numerose mamme in attesa invocano la sua protezione durante la gravidanza e il parto. Sono tante le testimonianze di famiglie grate a Santa Eustochia per il dono dei figli. È sempre motivo di profonda commozione vedere i neonati sollevati e affidati alla sua protezione davanti al corpo della Santa, custodito nell’urna di vetro della cappella a lei dedicata.
