La rappresentanza della Delegazione della Sicilia Orientale è stata guidata, in vece del Delegato, Nob. Avv. Ferdinando Testoni Blasco, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, dal Segretario Generale, Dott. Michele Lauro, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, con il Tesoriere, Dott. Matteo Santoro, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, il Responsabile della Comunicazione, Antonino Lauro, Cavaliere di Merito, la Responsabile delle Attività Caritatevoli, Dott.ssa Francesca Rizzuti, Dama di Merito, e il Referente per la Provincia di Catania e per le Provincia di Ragusa e di Siracusa ad interim, Dott. Luigi Lauriola, Cavaliere di Merito.

Su invito del Parroco Don Damiano La Rosa, Cappellano di Merito, i Cavalieri, le Dame, i Postulanti e gli amici dell’Ordine Costantiniano alle ore 17.00 hanno partecipato al Ritiro Spirituale quaresimale e momento formativo.



Don Damiano La Rosa ha tenuto una meditazione incentrata sul brano evangelico della guarigione del cieco nato (Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38), evidenziando il cammino di conversione compiuto dal miracolato: dalla cecità alla luce, fino alla professione di Fede in Gesù come Figlio di Dio.

Tre verbi segnano il percorso salvifico: andò, si lavò, tornò che ci vedeva. Il miracolo non è solo fisico, ma soprattutto interiore: il cieco passa gradualmente alla Fede piena.
In contrasto, i farisei, pur davanti all’evidenza, rifiutano di riconoscere il segno compiuto da Gesù. La loro vera cecità è spirituale: hanno già deciso che Gesù non può essere il Messia perché non corrisponde ai loro criteri e rappresenta una minaccia al loro potere. Questo atteggiamento nasce dall’idolatria, cioè dal sostituire il vero Dio con un’immagine costruita secondo le proprie idee, fino a confondere la volontà di Dio con la propria.
Attualizzando il messaggio contenuto nel testo evangelico, Don La Rosa ha invitato i partecipanti a interrogarsi sulle loro cecità: “Anche noi rischiamo di giudicare secondo apparenze, pregiudizi e interessi personali. La fede sia per noi come un miracolo continuo, ci ottenga l’apertura degli occhi del cuore e ci permetta di riconoscere l’azione di Dio nella storia”.
Il cieco, povero e umile, è aperto alla grazia; i farisei, pieni di sé, restano chiusi. L’incontro con Gesù cambia la vita: può essere rifiutato oppure accolto con fiducia, come fa il cieco che proclama: «Io credo, Signore!».
La Quaresima diventa così un tempo per verificare la propria relazione con sé stessi, con gli altri e con le cose: affrontare le proprie paure, purificare le parole, rinunciare al superfluo, superare egoismi e pregiudizi. Solo Gesù, luce vera, può guarire la nostra cecità e insegnarci a vedere la vita con lo sguardo della fede.
Quindi, Don La Rosa ha guidato i partecipanti nella meditazione contemplativa, rivolgendo al Signore Gesù “radiosa luce della gloria del Padre” una fervente preghiera perché ciascuno, riconosciuta la propria cecità, possa invocare Cristo, vera luce senza tramonto, e attraverso la sua Parola possa ottenere la guarigione dalle proprie afflizioni e il sostegno nella prova, per condividere infine la professione di fede del cieco risanato.

Ha fatto seguito un momento formativo, con l’intervento del Nob. Prof. Salvatore Italiano, Cavaliere de Jure Sanguinis, che ha invitato i partecipanti a riflettere sul concetto di penitenza, rilevando come esso sia ignoto nell’antichità greco-latina, ove imperano il desiderio di onori, la fuga dal dolore e il distacco dai mali, così come predicato dall’epicureismo e dallo stoicismo.
Nell’ambito giudaico la penitenza diviene una necessità, anzi un’urgenza comune, nel momento in cui l’uomo confronta la propria caducità con la perfezione divina a cui è chiamato a corrispondere. Il monito di Giona, “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”, ottiene la conversione degli abitanti della Città, che, per timore della rovina, si umiliano e digiunano in modo pubblico e collettivo.
Il digiuno e l’astinenza sono ancora oggi alcune delle pratiche penitenziali raccomandate dalla Chiesa, richiamate anche dal Sommo Pontefice Leone XIV nel suo Messaggio per la Quaresima. In questa monizione il Santo Padre ci esorta a ritrovare il senso più autentico del digiuno nel distacco non solo dal superfluo, ma soprattutto da ciò che è nocivo per il nostro essere e che nuoce alla comunità Cristiana, come il giudizio e la maldicenza nei confronti dei fratelli.

Quindi, il Prof. Italiano ha ricordato che la Sacra Milizia Costantiniana è una “Religio” posta “sub Divi Basilii Regula”, e, richiamando brevemente gli impegni evangelici assunti con l’investitura dai Cavalieri, ha fatto riferimento alle Regulae brevius tractatae – Regole brevi o Piccole Regole di San Basilio, che, stilando le regole di vita concepite per la comunità Cristiana cenobitica, dopo aver riflettuto sulla necessità di osservare scrupolosamente le indicazioni della Sacra Scrittura, indica la “professione” con cui “devono reciprocamente impegnarsi coloro che vogliono vivere insieme secondo Dio”, che si sintetizza nell’espressione evangelica; “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).
Dopo aver indicato nell’ammonimento e nell’esempio il metodo per indurre a conversione i peccatori, il testo delle Regulae di San Basilio prosegue dedicando ampio spazio al tema della penitenza, evidenziando come essa debba consistere innanzitutto nel totale distacco dal peccato e nell’adoperarsi in modo da riparare in modo sovrabbondante agli errori commessi “Producendo frutti in ogni opera buona” (Col 1,10).
Concludendo il suo intervento, il Prof. Italiano ha sottolineato che la penitenza a cui Gesù fa riferimento nella sua predicazione (Mt 4, 17) coincide quindi nella metànoia, ovvero nella conversione, consistente nel mutamento di pensiero e di prospettiva che porta il cristiano ad essere vigilante nell’attesa del Signore e alacre nel compimento del bene.







Terminato il momento formativo, alle ore 18.30 si è svolta la celebrazione della Santa Messa con il rito dell’Imposizione delle Ceneri, presieduta da Don Damiano La Rosa.

La Prima lettura (Gl 2,12-18 – Laceratevi il cuore e non le vesti) è stata letta dalla Responsabile delle Attività Caritatevoli, Dott.ssa Francesca Rizzuti, Dama di Merito. Il Salmo responsoriale (Sal 50 – Perdonaci, Signore: abbiamo peccato) è stato cantato da un corista. La Seconda lettura (2Cor 5,20-6,2 – Riconciliatevi con Dio. Ecco ora il momento favorevole) è stata letta da una catechista della Parrocchia.

Dopo aver proclamato il Vangelo (Mt 6,1-6.16-18 – Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà), Don Damiano La Rosa ha tenuto l’omelia.
Nella sua riflessione ha evidenziato l’importanza di vivere il percorso quaresimale e l’intera esperienza cristiana con autenticità, evitando l’ipocrisia dell’ostentazione. Inoltre, ha sottolineato la necessità di riscoprire un rapporto di fiducia intimo e totale nel Signore, che non attende altro che di essere invocato per accorrere prontamente in aiuto dei suoi figli.
Il tempo della Quaresima, ha precisato Don Damiano, è il momento privilegiato per iniziare la conversione, che deve durare tutta la vita. Occorre rimettere Dio al primo posto, digiunare dai peccati, dall’odio, dalle contrapposizioni; bisogna ritornare al Signore, ripartire dall’essenziale, non dalle nostre “conquiste” effimere ma dalla solidità della presenza di Dio nella nostra vita e nella società civile. Il segno penitenziale delle Ceneri, ha concluso il Cappellano Costantiniano, è l’impegno a compiere la riconciliazione con Dio e con i fratelli.
Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai
Convertitevi e credete al Vangelo

Dopo l’omelia è seguita la benedizione e l’imposizione delle ceneri. Don Damiano La Rosa ha asperso le ceneri con l’acqua benedetta. Poi ha imposto le Sacro Ceneri sui fedeli. Terminata l’imposizione delle ceneri, Don La Rosa si è lavato le mani e ha continuato con la Preghiera universale.

Al termine della Liturgia Eucaristica il Nob. Prof. Salvatore Italiano, Cavaliere de Jure Sanguinis, ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.
PREGHIERA DEL CAVALIERE COSTANTINIANO
Signore Gesù,
che Vi siete degnato di farmi partecipare
alla Milizia dei Cavalieri Costantiniani di San Giorgio,
Vi supplico umilmente,
per l’intercessione della Beata Vergine di Pompei,
Regina delle Vittorie,
del valoroso San Giorgio Martire, Vostro glorioso Cavaliere,
e di tutti i Santi,
di aiutarmi a restare fedele alle tradizioni del nostro Ordine,
praticando e difendendo la Santa Religione
Cattolica, Apostolica, Romana
contro l’assalto dell’empietà.
Vi prego affinché possa avere la grazia
di esercitare la Carità verso il prossimo
e specialmente verso i poveri
ed i perseguitati a causa della Giustizia.
Datemi infine le virtù necessarie per realizzare
secondo lo spirito del Vangelo,
con animo disinteressato e profondamente cristiano,
questi santi desideri
per la maggior Gloria di Dio,
la glorificazione della Santa Croce
e la Propaganda della Fede,
per la Pace nel Mondo
ed il bene dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Essa diventi per me armatura di fede
e scudo di buona volontà,
sicura difesa contro le insidie dei miei nemici,
tanto visibili quanto invisibili.
Amen.
Per approfondire:
Il tempo salutare della Quaresima: un forte richiamo all’impegno per l’Ordine Costantiniano sotto il profilo spirituale e caritativo
