La Delegazione Tuscia e Sabina ai Vespri della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù presso il Monastero della Visitazione in Viterbo

La Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio parteciperà venerdì 12 giugno 2026, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, ai solenni Vespri celebrati presso il Monastero cistercense della Visitazione di Maria Santissima, conosciuto dai Viterbesi come il “Monastero della Duchessa”, nel cuore del centro storico di Viterbo. La presenza dei Cavalieri Costantiniani assume un particolare significato alla luce dei consolidati legami storici e spirituali che uniscono la Delegazione a questa antica realtà monastica, da secoli punto di riferimento per la vita contemplativa, l’Adorazione Eucaristica e la preghiera nella Diocesi di Viterbo.

La giornata liturgica si aprirà alle ore 08.30 con la Solenne Celebrazione Eucaristica, cui seguirà l’Adorazione Eucaristica continuata dalle ore 09.30 alle ore 17.30. Al termine dell’Adorazione saranno recitate le Litanie del Sacro Cuore in canto gregoriano e, alle ore 18.00, avranno luogo i Vespri solenni, anch’essi celebrati in canto gregoriano, organizzati dalle Parrocchie di San Lorenzo e Santa Maria Nuova di Viterbo. Per l’intera giornata sarà inoltre disponibile un sacerdote per il Sacramento della Riconciliazione.

L’appuntamento assume quest’anno un valore particolare anche per la recente cessazione della presenza monastica cistercense a causa della grave crisi vocazionale e senza più monache che vi risiedono. Quindi, è stata conclusa una presenza monastica quasi quinquecentenaria che ha profondamente segnato la storia religiosa, culturale e spirituale della città.
Foto di copertina

Non si tratta della chiusura della Chiesa della Visitazione come luogo di culto, che continua a custodire la tomba della Venerabile Serva di Dio Maria Benedetta Frey, meta di devozione per numerosi fedeli, ma della cessazione della comunità contemplativa residente. Per Viterbo ciò rappresenterebbe una perdita significativa, poiché il Monastero della Duchessa costituiva una testimonianza ininterrotta della vita contemplativa femminile e della preghiera monastica che ha accompagnato la vita della Chiesa locale da quasi cinque secoli.

La conclusione della presenza delle monache cistercense rappresenta non soltanto la fine di una lunga esperienza religiosa, ma anche la perdita di una preziosa eredità storica e culturale. Per generazioni di fedeli il Monastero della Visitazione ha costituito un luogo di preghiera, silenzio e Adorazione, contribuendo in modo significativo alla vita spirituale della Chiesa viterbese.

La partecipazione della Delegazione della Tuscia e Sabina ai Vespri del Sacratissimo Cuore di Gesù si inserisce pertanto in un contesto di particolare gratitudine verso una comunità che per secoli ha testimoniato la centralità della vita contemplativa e della devozione eucaristica, valori profondamente radicati nella tradizione spirituale della Chiesa.

Un’antica presenza cistercense
nel cuore di Viterbo

La presenza del ramo femminile dell’Ordine Cistercense a Viterbo risaliva al 1276, quando le monache occupavano il Convento di Santa Maria del Paradiso. Dopo circa tre secoli esse furono trasferite nella nuova fondazione voluta da Girolama Orsini Farnese, Duchessa di Parma, Piacenza e Castro, dalla quale derivò la denominazione con cui il complesso è tuttora conosciuto: Monastero di Maria Santissima della Visitazione, detto comunemente “della Duchessa”.

Girolama Orsini Farnese, moglie di Pier Luigi Farnese, figlio di Papa Paolo III, dopo la tragica uccisione del marito a Piacenza nel 1547 si ritirò nei territori del Ducato di Castro, maturando il progetto di fondare un importante centro monastico. Dal 1553 avviò la realizzazione del cenobio, acquisendo l’area dell’antico Palazzo del Cardinale Raniero Capocci e numerose abitazioni con orti situate nei pressi dell’antica Chiesa di San Bartolomeo, anch’essa incorporata nel nuovo complesso conventuale.

La fondazione
del Monastero della Duchessa

Il 1° gennaio 1557 la Duchessa, tramite il figlio Cardinale Ranuccio Farnese, ottenne da Papa Paolo IV il Breve che autorizzava l’istituzione del monastero, concedendo in perpetuo il juspatronato ai Duchi di Castro. Entrarono immediatamente nel nuovo monastero venticinque converse provenienti dal territorio castrense e, per la guida della comunità, furono chiamate da Firenze le monache Cistercensi che ancora oggi ne costituiscono la tradizione spirituale.

Successivamente fu deciso l’abbattimento della preesistente Chiesa di San Bartolomeo e la costruzione di un nuovo edificio sacro. La posa della prima pietra avvenne il 28 luglio 1607, mentre la consacrazione della chiesa fu celebrata il 25 maggio 1614 dal Cardinale Tiberio Muti, Vescovo di Viterbo.

Altare maggiore

Nel corso del 2006 la chiesa è stata interessata da importanti interventi di restauro promossi dalla Curia Vescovile di Viterbo, finalizzati alla conservazione e valorizzazione di uno dei complessi religiosi più significativi della città.

Nel monastero della Duchessa è vissuta la Venerabile Serva di Dio Suor Maria Benedetta Frey, al secolo Ersilia Penelope, nata a Roma nel 1836 e morta il 10 maggio 1913, a 77 anni, dopo 52 anni di infermità, vissuti immobilizzata in un letto. La fama della monaca malata varcò le porte del monastero e si diffuse in Italia ed in Europa. Per interessamento del Vescovo, il Papa Pio IX concesse la celebrazione della Messa nella sua cella. L’altare fu sistemato di fronte al letto. In quella stanza furono celebrati battesimi, cresime e vi si svolse perfino una ordinazione sacerdotale.

Ai funerali prese parte tutta la città e il suo corpo fu sepolta nel cimitero di Viterbo. Il 10 dicembre 1927 fu traslato nel Monastero della Duchessa e fu deposto nella Cappellina di Gesù Bambino.

La devozione
al Sacro Cuore di Gesù

La grande fioritura della devozione al Sacro Cuore di Gesù si ebbe dalle rivelazioni private della suora Visitandina Santa Margherita Maria Alacoque (Verosvres, 22 luglio 1647 – Paray-le-Monial, 17 ottobre 1690), che insieme a San Claude de la Colombière ne propagarono il culto.

Sin dal principio, Gesù ha fatto comprendere a Santa Margherita che avrebbe sparso le effusioni della sua grazia su tutti quelli che si sarebbero interessati a questa amabile devozione; tra esse fece anche la promessa di riunire le famiglie divise e di proteggere quelle in difficoltà riportando in esse la pace.

Santa Margherita scrive alla Madre de Saumaise, il 24 agosto 1685: «Egli [Gesù] le ha fatto conoscere, di nuovo, la gran compiacenza che prende nell’essere onorato dalle sue creature e le sembra che Egli le promettesse che tutti quelli che si sarebbero consacrati a questo sacro Cuore, non perirebbero e che, siccome egli è la sorgente d’ogni benedizione, così le spanderebbe, con abbondanza, in tutti i luoghi dove fosse esposta l’immagine di questo amabile Cuore, per esservi amato e onorato. Così riunirebbe le famiglie divise, proteggerebbe quelle che si trovassero in qualche necessità, spanderebbe l’unzione della sua ardente carità in quelle comunità dove fosse onorata la sua divina immagine; e ne allontanerebbe i colpi della giusta collera di Dio, ritornandole nella sua grazia, quando ne fossero decadute»

Inoltre, un frammento di una lettera della santa, forse al Padre Gesuita Croiset: «Perché non posso io raccontare tutto quello che so di questa amabile devozione e scoprire a tutta la terra i tesori di grazie che Gesù Cristo racchiude in questo Cuore adorabile e che intende spandere su tutti quelli che la praticheranno?… I tesori di grazie e di benedizioni che questo sacro Cuore racchiude sono infiniti. Io non so che vi sia nessun altro esercizio di devozione, nella vita spirituale, che sia più efficace, per innalzare, in poco tempo, un’anima alla più alta perfezione e per farle gustare le vere dolcezze, che si trovano nel servizio di Gesù Cristo». «In quanto alle persone secolari, troveranno in questa amabile devozione tutti i soccorsi necessari al loro stato, vale a dire, la pace nelle loro famiglie, il sollievo nel loro lavoro, le benedizioni del cielo in tutte le loro imprese, la consolazione nelle loro miserie; è proprio in questo sacro Cuore che troveranno un luogo di rifugio durante tutta la loro vita, e principalmente all’ora della morte. Ah! come è dolce morire dopo avere avuto una tenera e costante devozione al sacro Cuore di Gesù Cristo!». «Il mio divin Maestro mi ha fatto conoscere che coloro che lavorano alla salute delle anime, lavoreranno, con successo e conosceranno l’arte di commuovere i cuori più induriti, purché abbiano una tenera devozione al suo sacro Cuore, e s’impegnino a ispirarla e stabilirla in ogni dove». «Infine, è molto visibile che non vi è nessuno al mondo che non riceva ogni sorta di soccorso dal cielo, se ha per Gesù Cristo un amore veramente riconoscente, come si è quello che gli si dimostra, con la devozione al suo sacro Cuore».

La raccolta delle promesse fatte da Gesù a Santa Margherita Maria, in favore dei devoti del Sacro Cuore

1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.
2. Io metterò la pace nelle loro famiglie.
3. Io li consolerò in tutte le loro afflizioni.
4. Io sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in morte.
5. Io spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano infinito della misericordia.
7. Le anime tiepide diverranno fervorose.
8. Le anime fervorose s’innalzeranno rapidamente a una grande perfezione.
9. Io benedirò le case ove l’immagine del mio sacro Cuore sarà esposta e onorata.
10. Io darò ai sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.
11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà mai cancellato.

La consacrazione del mondo al Sacro Cuore di Gesù

Con l’Enciclica Annum Sacrum, promulgata il 25 maggio 1899, Papa Leone XIII annunciò la sua decisione di consacrare l’intero genere umano al Sacro Cuore di Gesù, definendo tale atto come il «coronamento» di tutti gli onori tributati fino ad allora al Sacro Cuore. La consacrazione fu compiuta solennemente l’11 giugno 1899, nella festa del Sacro Cuore di Gesù (trasferita a quella domenica per favorire la partecipazione dei fedeli), ed ebbe carattere universale: per la prima volta un Papa consacrava non solo la Chiesa Cattolica, ma l’intera umanità al Cuore redentore di Cristo. L’atto rappresentò un momento storico nella diffusione della devozione al Sacro Cuore.

L’iniziativa maturò anche in seguito alle richieste della Beata Maria del Divin Cuore Droste zu Vischering, che scrisse più volte al Pontefice riferendo di aver ricevuto dal Signore l’invito a promuovere questa consacrazione universale. Dopo un attento esame, Leone XIII accolse la richiesta e la inserì nel più ampio programma spirituale del Giubileo del 1900.

Nell’Enciclica il Papa affermò che Cristo possiede un duplice diritto sull’umanità: per natura, in quanto Figlio di Dio e Creatore, e per redenzione, in quanto ha salvato gli uomini con il suo sacrificio sulla Croce. Per questo motivo tutta l’umanità può essere affidata e consacrata al suo Sacratissimo Cuore.

Lo stesso Leone XIII considerò la consacrazione del mondo al Sacro Cuore come «il più grande atto del nostro pontificato», espressione riportata da diverse testimonianze successive. L’importanza dell’evento è stata ribadita da numerosi Pontefici, tra cui San Giovanni Paolo II, che nel centenario del 1999 la definì «un passo straordinariamente importante nel cammino della Chiesa».

Dal 1899 la consacrazione al Sacro Cuore è divenuta uno degli atti più significativi della spiritualità Cattolica contemporanea, contribuendo alla diffusione universale della devozione al Cuore di Gesù come simbolo dell’amore misericordioso di Cristo per l’umanità.

La consacrazione al Sacro Cuore di Gesù di Santa Margherita Maria Alacoque

Io dono e consacro al Cuore adorabile di nostro Signore Gesù Cristo la mia persona e la mia vita, (la mia famiglia/il mio matrimonio), le mie azioni, pene e sofferenze, per non voler più servirmi d’alcuna parte del mio essere, che per onorarlo, amarlo e glorificarlo.
È questa la mia volontà irrevocabile: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando di cuore a tutto ciò che potrebbe dispiacergli.
Ti scelgo, o Sacro Cuore, come unico oggetto del mio amore, come custode della mia via, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell’ora della mia morte.
Sii, o Cuore di bontà, la mia giustificazione presso Dio, tuo Padre, e allontana da me la sua giusta indignazione.
O Cuore amoroso, pongo tutta la mia fiducia in te, perché temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.
Consuma, dunque, in me quanto può dispiacerti o resisterti; il tuo puro amore s’imprima profondamente nel mio cuore, in modo che non ti possa più scordare o essere da te separato.
Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio concretizzare tutta la mia felicità e la mia gloria nel vivere e morire come tuo servo.
Amen.

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