La Settimana Santa è il cuore della celebrazione dei misteri della Fede. È centro e culmine di tutto l’anno liturgico, la sorgente di ogni preghiera della Chiesa. In essa riviviamo i misteri della Passione, della morte in croce e della Risurrezione di Gesù, con i riti e le preghiere che accompagnano gli ultimi momenti della vita del Signore. La Chiesa invita i fedeli a contemplare il mistero della Passione e della morte di Cristo non come evento di dolore fine a sé stesso, ma come compimento dell’amore salvifico di Dio.
In questo contesto, la partecipazione alla Processione del Cristo Morto diventa occasione di autentica conversione interiore: un cammino di Fede che unisce tradizione, storia e devozione popolare, aprendo il cuore alla misericordia e al perdono che scaturiscono dal sacrificio della Croce.








Le nostre strade
La meditazione di S.E.R. Mons. Marco Salvi
Vescovo di Civita Castellana
Cari Fratelli, Care Sorelle
abbiamo portato tra le strade della mostra Città il simulacro del Cristo Morto.
Sì, nel giorno del Venerdì Santo che sta per finire, abbiamo contemplato come Gesù, il Figlio del Padre; Gesù, vero uomo e vero Dio, accettando la morte in croce per amore dell’umanità ha condiviso la nostra morte e tutte le esperienze di morte che l’uomo ha fatto e farà fino all’ultimo giorno della storia.
Stasera l’immagine del suo corpo morto è passata per le nostre strade. Come a dire: uomo, dove muori tu, sappi che sono morto e muoio anche io.
Le nostre strade.
Strade ancora insanguinate da tante guerre che si intrecciano sempre più tra loro con il rischio di divenire una III guerra mondiale che coinvolgerà tanti uomini e donne, tanti anziani e bambini.
Strade dove l’uomo rincorre il proprio tornaconto violando spesso le regole della civile convivenza e di una economia rispettosa dei diritti a vivere con dignità da parte di ciascuno.
Strade dove l’egoismo schiaccia la vita di chi è anziano, malato, fragile, migrante… di chi non essendo produttivo è soltanto da scartare e vale meno di un animale domestico. Dove, errando, si dà poca fiducia ai giovani che hanno ancora i cuori buoni.
Strade dove non si è aperti alla vita e si prepara una umanità che sarà sempre più vecchia e tentata di ricorrere alla mentalità e – Dio non voglia – alla pratica eutanasica, per evitare in futuro uno sbilanciamento tra pochi giovani e molti anziani da mantenere.
Strade che mancano di amore e di fiducia, di lavoro, di casa, per permettere ai giovani di intessere con meno difficoltà relazioni famigliari stabili, di vivere progetti pieni di senso per le loro esistenze e per la vita del mondo.
Strade dove non c’è rispetto per le donne sempre più vittime di femminicidi, per i minori e gli adulti vulnerabili vittime di abusi, e per chi cade vittima della tratta.
Strade dove non c’è rispetto per il creato. Dove il pensiero dominante è dettato dai nuovi media e da chi li detiene influenzandoci nei pensieri, nelle scelte, nei modi di vivere. Dove la pornografia deturpa il volto della donna, dell’uomo, e dell’amore tra loro.
In mezzo a queste strade, le nostre strade, e per mille altri vicoletti dove scorrono le fragilità e i peccati degli uomini, oggi Cristo passa, deposto dalla croce, morto tra i morti, per risollevare l’uomo caduto in balia del peccato e della morte.
Domani notte, in tutta le chiese, il canto cambierà. La marcia funebre lascerà il posto all’exultet, all’alleluia pasquale. Sì, Gesù, dopo aver preso su di sé tutti i nostri mali e peccati, le nostre morti e anche la morte corporale, sappiamo che è risorto. Domani celebreremo la sua Risurrezione: realmente accaduta, la resurrezione che è per noi speranza, speranza che domani sarà migliore dell’oggi.
Tornando a casa, stasera e ancora domani mattina, nel silenzio, pensiamo che Dio non è morto ma ha soltanto voluto abbracciare le nostre morti per vincerle. Domani ci proporrà di credere che Lui è più forte della morte.
Che trovi in noi, uomini e donne desiderosi di vita, di vita vera e piena, dei credenti o almeno degli aperti alla fede che associando le loro pene, le loro ansie, le loro angosce, le loro esperienze di morte a quelle di Cristo, sappiano rinascere, sappiano ricominciare a vivere pieni di speranza e di fiducia, pieni di amore perché colmati dall’amore di Colui che per amore è morto e risorto per noi.
Che Maria Addolorata, la donna alla quale il Figlio pendente sulla croce ha affidato tutti noi, interceda per noi e ci aiuti ad aderire al Dio della vita che Lei ha generato al mondo e ha seguito con dedizione infinita.
Amen.
Il Venerdì Santo
Nel secondo giorno del Triduo Pasquale, la Chiesa celebra la crocifissione e la morte di Gesù. È giorno di digiuno e astinenza dalle carni. Non viene celebrata l’Eucaristia e si svolge solamente l’azione liturgica della Passione del Signore, composta dalla Liturgia della Parola, dall’Adorazione della Croce e dai Riti di Comunione.
Nella mattinata del Venerdì Santo viene continuata, pur se senza solennità, l’adorazione eucaristica all’altare della reposizione, allestito dopo la Messa vespertina in Coena Domini del Giovedì Santo.
Nel pomeriggio del Venerdì Santo si svolge l’azione liturgica In Passione Domini, ossia della Passione del Signore, che ha origini molto antiche (VII secolo, ed è presente anche nel rito bizantino, come una delle tre tipologie di Divina Liturgia) e si articola in tre parti:
La liturgia della parola. Prima lettura: Quarto Canto del Servo del Signore (Isaia 52,13-53,12). Seconda lettura: la salvezza di Cristo attraverso l’obbedienza dolorosa della passione (Ebrei 4,14-16; 5,7-9). Vangelo: Passione secondo Giovanni (Gv 18,1-19,42). Segue la grande preghiera universale, nella quale si prega solennemente per le necessità della Chiesa e del mondo.
L’adorazione della Santa Croce. Il Crocifisso viene portata solennemente su un cuscino verso l’altare maggiore. Per tre volte la Croce viene innalzata, mentre si canta l’antifona Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit (Ecco il legno della croce, al quale fu appeso il salvatore del mondo) e per tre volte tutti si inginocchiano davanti ad essa in adorazione. Nuovamente la Croce, dopo essere stata deposta sui gradini dell’altare, viene adorata con tre genuflessioni e con un bacio di venerazione al Crocifisso.
La Comunione con le specie eucaristiche. Sono state consacrate il Giovedì Santo, perché in questo giorno, unico dell’anno liturgico, non si celebra la Santa Messa.
L’annuncio della morte del Signore, la grande preghiera universale e l’adorazione della Santa Croce creano una forte continuità rituale tra la professione di fede del centurione romano (cfr Mt 27,54) e l’adorazione dei fedeli. Due passaggi molto significativi della proclamazione della Parola meritano d’essere evidenziati: la prima e la seconda lettura dell’inizio dei Vespri (Is 49,24-50,10 e Is 52,13-53,12), come preannunci profetici della Passione di Gesù.
Stat Crux
mentre il mondo ignaro
insegue idoli e chimere
“Stat Crux dum volvitur orbis”: il motto ruminato dai monaci certosini – che si traduce con “la croce resta salda mentre il mondo gira” – sintetizza mirabilmente il mistero del Venerdì Santo: una croce, la Croce di Cristo, che rimane salda lì sulla roccia del Calvario, sospesa tra terra e cielo, mentre ora come allora passa la scena di un mondo in balia di continui mutamenti, di instabilità e delle vicende umane, che prosegue ignaro la sua corsa effimera continuando a inseguire idoli e chimere.
Eppure, issato sulla croce in segno di perenne alleanza tra Dio e gli uomini, durante i suoi ultimi spasimi e nel momento in cui il suo costato viene trapassato da una lancia, il Figlio bagna ancora la terra col suo sangue perché nessuno dei suoi fratelli si perda, ma ognuno ritorni pentito al Padre volgendo lo sguardo a Colui che ha trafitto col proprio peccato.
«Quanto amasti noi, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! Quanto amasti noi, per i quali egli, non giudicando un’usurpazione la sua uguaglianza con te, si fece suddito fino a morire in croce, lui, l’unico a essere libero fra i morti, avendo il potere di deporre la sua vita e avendo il potere di riprenderla, vittorioso e vittima per noi al tuo cospetto, e vittorioso in quanto vittima; sacerdote e sacrificio per noi al tuo cospetto, e sacerdote in quanto sacrificio; che ci rese, di servi, tuoi figli, nascendo da te e servendo a noi! A ragione è salda la mia speranza in lui che guarirai tutte le mie debolezze grazie a Chi siede alla tua destra e intercede per noi presso di te. Senza di lui dispererei. Le mie debolezze sono molte e grandi, sono molte, e grandi. Ma più abbondante è la tua medicina. Avremmo potuto credere che il tuo Verbo fosse lontano dal contatto dell’uomo, e disperare di noi, se non si fosse fatto carne e non avesse abitato fra noi» (Sant’ Agostino, Confessioni, 10,43,69).
Il silenzio porta al Signore tutte le nostre sofferenze. È stato crocifisso l’amore, la verità, la bellezza, inchiodato per disfarsi di lui in modo definitivo, questo è il mondo. Ogni volta che scendiamo a compromessi, che giochiamo a ribasso, siamo lì, in mezzo a quella folla che lo ha crocifisso duemila anni fa. Ma lui resta con noi fino alla fine e oltre. È sulla croce che porta a compimento il perdono. Svela la realtà più profonda di Dio, è amore, misericordia e perdono. La morte di Gesù non è la fine, ma il compimento del suo amore.
La partecipazione alla Processione del Cristo Moto non è manifestazione di un pietismo di un uomo che muore, ma contemplare una morte vittoriosa. È qualcosa che ci riguarda tutti: Gesù ha preso su di sé tutto il nostro male perché siamo fatti di fragilità, ha abbracciato la nostra condizione umana sulle braccia della croce. Alla Processione del Cristo Morto si partecipa per aprire il cuore al figlio di Dio, che ha dato la salvezza a tutti. Non si partecipa per tradizione o folklorismo, ma per aprire la nostra vita a lui, affinché la sua presenza entri nella nostra vita.
“Ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2, 12)
Lettera pastorale per la Quaresima
di S.E.R. Mons. Marco Salvi
Vescovo di Civita Castellana
18 febbraio 2026
Mercoledì delle Ceneri
Nella sua lettera pastorale per la Quaresima, il Vescovo Marco Salvi invita i fedeli a vivere questo tempo liturgico come occasione di rinnovamento interiore, ispirandosi al richiamo del profeta Gioele: “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2,12). In un contesto segnato da divisioni e smarrimento, il Vescovo sottolinea l’urgenza di riscoprire il rapporto con Dio quale fondamento autentico della vita e della vera felicità.
Richiamando anche il messaggio per la pace di Papa Leone XIV, viene evidenziato il rischio di una visione della realtà priva di speranza, che allontana l’uomo dalla luce e dalla grazia divina.
Per accompagnare il cammino quaresimale, Mons. Salvi propone una meditazione sul celebre dipinto Il ritorno del figlio prodigo di Rembrandt van Rijn, ispirato alla parabola evangelica del figlio prodigo. L’opera diventa chiave di lettura dell’esperienza umana: il distacco da Dio, l’illusione dell’autosufficienza, la caduta e infine il ritorno al Padre misericordioso.
Il Vescovo evidenzia come il Padre della parabola rappresenti l’amore di Dio, sempre pronto ad accogliere e perdonare, rispettando la libertà dell’uomo ma attendendone il ritorno. L’abbraccio tra padre e figlio diventa simbolo della misericordia divina che guarisce e restituisce dignità.
La Quaresima è così presentata come un cammino di conversione e riconciliazione, che conduce alla luce della Pasqua, dove l’amore di Cristo vince il peccato e la morte. Il messaggio si conclude con un invito a non rimanere distanti, come il fratello maggiore della parabola, ma ad accogliere pienamente la grazia offerta da Dio, fonte di unità e salvezza.

La cattedrale
La basilica cattedrale di Santa Maria Maggiore di Civita Castellana rappresenta un significativo esempio di architettura romanica del XII secolo, realizzata dalla celebre famiglia dei Cosmati, maestri marmorari attivi nel Lazio medievale. L’edificio fu commissionato da Papa Innocenzo III, con l’intento di affermare il prestigio artistico e simbolico della Santa Sede nel territorio.
La facciata, arricchita da un elegante portico decorato con mosaici e simboli cristiani, costituisce uno degli elementi più rappresentativi: tra questi spiccano l’Agnello mistico, i simboli degli evangelisti e i pellicani eucaristici. Il portale, sorretto da colonne corinzie poggianti su leoni, richiama il tema della vigilanza contro il male.
Nel XVIII secolo, su progetto di Gaetano Fabrizi, la cattedrale fu ristrutturata secondo il gusto barocco, trasformando l’originario impianto a tre navate in una navata unica con cappelle laterali. Il pavimento cosmatesco, caratterizzato da cerchi concentrici, guida simbolicamente il fedele verso l’altare.
All’interno si conservano opere di grande valore storico e artistico, tra cui affreschi medievali, dipinti rinascimentali e barocchi, nonché un antico sarcofago paleocristiano decorato con scene bibliche, incentrate sul primato di San Pietro.
Di particolare rilievo è la cripta, probabilmente risalente al XII secolo, utilizzata come sepolcro dei vescovi e arricchita da cibori marmorei e decorazioni legate al culto delle reliquie. Tra le opere si segnala quella realizzata nel 1482 durante il governo di Papa Alessandro VI. Completa il complesso l’oratorio del Cuore di Maria, di origine medievale, che conserva elementi della chiesa primitiva, tra cui sarcofagi, rilievi e decorazioni cosmatesche, testimoniando la continuità storica e artistica del luogo sacro.
