L’evento venne ricordato nel 1950 con un’artistica lapide marmorea posta dai Padri Agostiniani accanto all’altare della Madonna Liberatrice, come ha sottolineato il Priore del Convento Agostiniano della Santissima Trinità Padre Vito Logoteto, O.S.A., nel corso della Celebrazione Eucaristica da lui presieduta alle ore 11.30 di venerdì 15 agosto 2025.

Al Sacro Rito ha partecipato una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidata dal Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, che su invito del celebrante ha esercitato anche la funzione di ministro straordinario dell’Eucaristia.


Nel Credo Apostolico professiamo la nostra fede nella “Risurrezione della carne” e nella “vita eterna”, fine e senso ultimo del cammino della vita. Questa promessa di fede, è già compiuta in Maria, quale “segno di consolazione e di sicura speranza” (Prefazio). Un privilegio, quello di Maria, strettamente legato al fatto di essere Madre di Gesù: dato che la morte e la corruzione del corpo umano sono conseguenza del peccato, non era opportuno che la Vergine Maria – esente dal peccato – fosse intaccata a questa legge umana. Da qui, il mistero della “Dormizione” o “Assunzione in cielo”.
È un mistero grande quello che oggi celebriamo, è soprattutto un mistero di speranza e di gioia per tutti noi: in Maria vediamo la meta verso cui camminano tutti coloro che sanno legare la propria vita a quella di Gesù, che lo sanno seguire come ha fatto Maria. Questa festa parla allora del nostro futuro, ci dice che anche noi saremo accanto a Gesù nella gioia di Dio e ci invita ad avere coraggio, a credere che la potenza della Risurrezione di Cristo può operare anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel mondo, la luce del bene
Il fatto che Maria sia già assunta in cielo, è per noi motivo di letizia, di gioia, di speranza: “Già e non ancora”. Una creatura di Dio – Maria – è già in cielo: con e come lei, anche noi, creature di Dio, un giorno lo saremo. Il destino di Maria, unita al corpo trasfigurato e glorioso di Gesù, sarà dunque il destino di tutti coloro che sono uniti al Signore Gesù nella fede e nell’amore.
Nella Liturgia delle Ore, nell’Inno dell’Ufficio delle Letture la Chiesa propone l’invocazione alla Vergine di Dante Alighieri degli intensi versi del Canto XXXIII del Paradiso (1-21), quando San Bernardo intercede per il poeta e supplica la Vergine, affinché il poeta possa vedere Dio. Tra le famose definizioni – chi non conosce l’incipit: «Vergine Madre, figlia del tuo figlio» – Bernardo la chiama regina, cioè avvalla implicitamente la sua assunzione perché chi le sta di fronte e lo guarda intensamente è Maria in persona, nella sua totalità di anima e corpo.
Dante parla esplicitamente dell’Assunta nel Canto XXV del Paradiso (118-129). Qui Dante incontra l’apostolo Giovanni. Il Poeta guarda con curiosità la sua luce e ne resta abbagliato. Dante vuole avere conferma di una antica e diffusa credenza che voleva l’evangelista in Cielo con anima e corpo. La credenza nacque a seguito di errate interpretazioni del passo evangelico Gv 21,23: «Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?”». Giovanni accortosene gli dice che si è fatto abbagliare invano per vedere qualcosa che non esiste, poiché il suo corpo è sulla terra. Precisa inoltre che solo Cristo e Maria sono con il loro corpo in cielo, simbolicamente descritto con le due stole nel beato chiostro:
Qual è colui ch’adocchia e s’argomenta
di vedere eclissar lo sole un poco,
che, per veder, non vedente diventa;
tal mi fec’ ïo a quell’ ultimo foco
mentre che detto fu: «Perché t’abbagli
per veder cosa che qui non ha loco?
In terra è terra il mio corpo, e saragli
tanto con li altri, che ’l numero nostro
con l’etterno proposito s’agguagli.
Con le due stole nel beato chiostro
son le due luci sole che saliro;
e questo apporterai nel mondo vostro».

L’Assunzione di Maria in cielo
in anima e corpo
dogma di fede
scaturito dall’amore del popolo
Nel giorno in cui si celebra la solennità per eccellenza dedicata alla Vergine, ripercorriamo come si è formato il dogma dell’Assunzione. Per molti secoli, in assenza di fonti evangeliche, è stata una convinzione sempre più radicata nel cuore dei credenti ed è stata accolta dalla Chiesa Cattolica soltanto nel secolo scorso, proprio in virtù del portato della sua splendida forza di fede.
A partire dalla Pasqua, il cammino dell’anno liturgico è tutto un involarsi tra cielo e terra: la Resurrezione, l’Ascensione di nostro Signore, poi lo Spirito Santo che scende sulla terra attraverso la Pentecoste sugli apostoli e ancora, con la Trasfigurazione, Gesù che riassume in sé la natura umana e quella divina. Arriviamo all’Assunzione di Maria, il 15 agosto, salita in cielo in corpo e anima. La successione liturgica non è casuale: il progetto salvifico si approfondisce e si rinnova nelle festività che si susseguono durante l’anno.
Il dies natalis di Maria
L’Assunzione ricorda il dies natalis di Maria, ovvero il giorno che segna il momento della fine della sua vita terrena e l’inizio di quella trascendente, del senza fine, accanto al Figlio. E dies natalis era chiamato nel mondo paleocristiano il giorno della morte del credente, che non era considerato la fine dell’esistenza umana ma la rinascita. Infatti la memoria liturgica dei santi cade sempre nel giorno della loro morte e non della nascita.
Tota pulchra
Il Concilio di Efeso convocato da Teodosio II, nel 431, conferì a Maria l’appellativo di Theotokos (dal greco Θεοτόκος), portatrice – ovvero madre – di Dio, superando la definizione più cauta data dall’Arcivescovo di Costantinopoli Nestorio di Christotokos (dal greco Χριστοτόκος), ovvero portatrice di Cristo.
Dalla definizione conciliare scaturisce la naturale deduzione che Maria, avendo portato nel grembo Dio e quindi essendo esente da ogni forma di peccato, non poteva essere soggetta alle leggi della natura. Le spoglie della madre di Dio non potevano essere corrotte dalla morte. Il suo corpo doveva essere preservato: è così che fu assunta in cielo interamente, in anima e corpo. Il teologo arabo di fede Cristiana Giovanni Damasceno, vissuto tra la seconda metà del VII secolo e la prima dell’VIII, afferma infatti: «Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio» (Homilia II in dormitionem B.V. Mariae, 14 [PG 96, 742]).
L’origine della solennità dell’Assunzione
Il culto della Vergine si era certamente formato ben prima del Concilio efesino ed era stato alimentato dalla fede e dalla devozione popolare, per poi fissarsi negli scritti apocrifi tra IV e V secolo. Per sopperire al silenzio dei Vangeli, che di Maria dicono molto poco, è nata una tradizione nelle quali confluivano leggende e storie che parlavano diffusamente della sua vita, a partire dal Protovangelo di Giacomo del II secolo. Tuttavia, per ragionare intorno alle circostanze e alle modalità della sua morte dobbiamo aspettare il pieno V secolo. Si formano due correnti principali: la prima afferma che l’anima addormentata della Vergine sarebbe stata portata in cielo dagli angeli insieme al suo corpo, dove avrebbe atteso incorrotto il giorno della resurrezione dell’umanità (Pseudo Giovanni Evangelista). La seconda versione parla della sua morte reale e della resurrezione dopo tre giorni, quindi assunta in cielo (Melitone di Sardi).

Se come Immacolata concezione, ovvero concepita senza peccato, Maria aveva il ruolo di poter intercedere tra Dio e gli uomini, con la sua assunzione diventava anche mediatrice tra Dio e gli uomini, quale estensione naturale dell’opera del Figlio sulla terra che si era incarnato nel suo seno. Da qui, per diversi secoli, sono nate molte discussioni che si sono protratte fino al Medioevo. Vi era anche una diversificazione in chi definiva la morte di Maria koimesis, cioè dormizione, in ambiente orientale, e transitus con la conseguente assunzione, in ambito occidentale. Nel IX secolo Papa Leone IV e il Patriarca bizantino Nicola I riconobbero la festa dell’Assunzione di Maria e alcuni secoli dopo, a seguito della visione ricevuta dalla mistica tedesca Elisabetta di Schönau (1129-1164), si accrebbe e divenne giorno di profonda devozione.
Una festività nata dal sentimento popolare
Le discussioni continuavano ad essere accese. Soltanto i santi Alberto Magno, Tommaso d’Aquino e Bonaventura sostenevano l’Assunzione. Tuttavia, le posizioni avverse erano destinate a diventare nel tempo sempre più flebili, perché intanto la devozione popolare cresceva sempre di più e travolgeva dubbi e distinguo. Si moltiplicano gli scritti spirituali e letterari, per non parlare delle arti figurative: tutti testimoniano come l’Assunzione sia accettata come un dato di fatto, come ad esempio Dante.
La Vergine Maria è definita già in tempi molto antichi nei modi più dolci ed eccelsi. È sterminato il numero di scritti, antichi e moderni, dalla preghiera, alla teologia, dalla letteratura in prosa o in versi, dedicati a lei. Impossibile sceglierne solo alcuni, e se scorriamo le pagine del tempo ci imbattiamo di continuo in parole meravigliose, sempre intrise d’amore. Maria d’altra parte è travolgente: la sua storia, il suo essere donna, la sua gloriosa maternità sono una calamita che attrae e consola, che permette di avvicinarsi al mistero con semplicità, in poche parole rende più facile credere e mantenere salda la fede. Lo pseudo-Agostino la definisce «finestra del cielo, perché attraverso lei Dio ha effuso sui secoli la vera luce. Maria è divenuta scala del cielo, perché attraverso di lei Dio è disceso sulla terra» (Discorsi, 123,2).

Trionfo della devozione alla Vergine
Il Medioevo e il Rinascimento rappresentano il trionfo della devozione mariana. Nell’arte, le immagini dell’Assunzione si moltiplicano e attingono al mondo delle divinità pagane delle epifanie classiche, mentre la scena della dormizione viene relegata a un ruolo di minor importanza. Tutto è teso a celebrare la gloria di Maria. Dopo la Controriforma si afferma definitivamente la sola figurazione della Vergine che fluttua verso il cielo circondata da una folla angelica.

I secoli passano e avvengono profondi e radicali cambiamenti. La secolarizzazione cresce di pari passo ai mutamenti sociali sempre più rapidi. Tuttavia, la devozione alla Vergine non viene meno, anzi si accresce agli inizi del XX secolo. Il culto della Vergine Maria, infatti, risponde a un profondo bisogno di avere nella religione cristiana una figura femminile che esalti gli aspetti fondamentali della tenerezza e della dolcezza, su cui proiettare quel bisogno di protezione che solo una madre può dare.
Il dogma dell’Assunzione
risposta alle richieste del popolo
E nel corso del XX secolo, i dogmi relativi all’Immacolata Concezione prima – nel 1854 con Papa Pio IX – e più tardi dell’Assunzione, sono stati la risposta a una pressante richiesta che proveniva dal popolo. Le apparizioni della Vergine a Lourdes in Francia, a Fatima in Portogallo e a Guadalupe in Messico le diedero ancora maggior impulso, sullo sfondo delle guerre civili, mondiali e del dopoguerra. Nel 1940 tra Italia, Spagna e America Latina, furono raccolte più di otto milioni di firme che chiedevano al Papa una dichiarazione formale. Petizioni, preghiere, congressi di studio e studi teologici erano diventati una voce sola, chiedevano ciò che dentro il cuore era diventata una certezza di fede: la proclamazione di Maria Assunta.

Il 1° novembre 1950, dopo aver consultato ufficialmente l’episcopato con l’Enciclica Deiparae Virginis del 1° maggio 1946, Papa Pio XII emanò la Costituzione apostolica Munificentissums Deus sulla glorificazione di Maria in cui leggiamo la solenne definizione: «Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica».

Fondamento teologico
dell’Assunzione di Maria
Come sempre accade, la Chiesa istituisce un dogma di fede quando è già convinzione secolare da parte del popolo. Non inventa nulla di nuovo. E quella dell’Assunzione della Vergine Maria è sempre stata una costante convinzione dei Cattolici, documentata almeno a partire dal V secolo.
Un grande impulso fu fornito dagli studi sorti in occasione della proclamazione dell’Immacolata Concezione nel 1854 da parte di Papa Pio IX, che inaugurarono l’era della “mariologia”, una disciplina di studio sistematico e autonomo sulla figura di Maria. Da quel momento si svilupparono approfondimenti biblici importanti anche a favore dell’Assunzione, a cui partecipò anche Sant’Antonio Maria Claret, confessore della Regina Isabella II nel 1863.
Un contributo decisivo arrivò dal trattato del francescano Carlos Balic nel 1946, in cui rivalutò la testimonianza dei vangeli apocrifi sull’Assunzione, ammettendone la tardività e la fantasia ivi contenuta ma anche un nucleo di verità trasmesso dalla tradizione. Inoltre, spiegò, non è possibile immaginare un’improvvisa esplosione di fede nell’Assunzione di Maria senza una tradizione precedente a sostenerla.
Nella definizione dogmatica, Papa Pio XII parlò di “rivelazione implicita” nel sensus fidelium, nella testimonianza della sacra liturgia e in quella di alcuni Santi Padri, in particolare San Giovanni Damasceno (676-749) e San Germano di Costantinopoli (635-733), nonché dai teologi scolastici antichi che dimostravano la verità dell’Assunzione.
San Giovanni Damasceno scriverà: «Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio». La Madre di Dio, che era stata risparmiata dalla corruzione del peccato originale, fu risparmiata dalla corruzione del suo corpo immacolato, Colei che aveva ospitato il Verbo doveva entrare nel Regno dei Cieli con il suo corpo glorioso».
San Germano di Costantinopoli, considerato al vertice della mariologia patristica, è in favore dell’Assunzione e per tre principali ragioni: pone sulla bocca di Gesù queste parole: «Vieni di buon grado presso colui che è stato da te generato. Con dovere di figlio io voglio rallegrarti; voglio ripagare la dimora nel seno materno, il soldo dell’allattamento, il compenso dell’educazione; voglio dare la certezza al tuo cuore. O Madre, tu che mi hai avuto come figlio unigenito, scegli piuttosto di abitare con me». Altra ragione è data dalla totale purezza e integrità di Maria. Terzo: il ruolo di intercessione e di mediazione che la Vergine è chiamata a svolgere davanti al Figlio in favore degli uomini. Leggiamo ancora nel suo scritto dell’Omelia I sulla Dormizione, che attinge a sua volta da San Giovanni Arcivescovo di Tessalonica (tra il 610 e il 649 ca.) e da un testo di quest’ultimo, che descrive dettagliatamente le origini della festa dell’Assunzione, dato certo nella Chiesa Orientale dei primi secoli: «Essendo umano (il tuo corpo) si è trasformato per adattarsi alla suprema vita dell’immortalità; tuttavia è rimasto integro e gloriosissimo, dotato di perfetta vitalità e non soggetto al sonno (della morte), proprio perché non era possibile che fosse posseduto da un sepolcro, compagno della morte, quel vaso che conteneva Dio e quel tempio vivente della divinità santissima dell’Unigenito». Poi prosegue: «Tu, secondo ciò che è stato scritto, sei bella e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto abitazione di Dio: perciò è anche estraneo al dissolvimento in polvere. Infatti, come un figlio cerca e desidera la propria madre, e la madre ama vivere con il figlio, così fu giusto che anche tu, che possedevi un cuore colmo di amore materno verso il Figlio tuo e Dio, ritornassi a lui; e fu anche del tutto conveniente che a sua volta Dio, il quale nei tuoi riguardi aveva quel sentimento d’amore che si prova per una madre, ti rendesse partecipe della sua comunanza di vita con sé stesso».

Papa Pio XII non intervenne nelle circostanze in cui l’Assunzione si sia verificata, proclamando infallibilmente che Maria ascese al cielo in corpo e anima «dopo aver completato il corso della sua vita terrena», senza specificare come tale corso si sia concluso.
Vale anche la pena ricordare che Papa XII chiese un parare sull’opportunità di una definizione dogmatica dell’Assunzione della Vergine Maria. La risposta fu a stragrande maggioranza affermativa: solo 6 dei 1.181 consultati espressero riserve.
La connexio veritatum
A 75 anni dalla proclamazione dogmatica, cui Papa Pio XII procedette ad appena un lustro dalla fine Seconda Guerra Mondiale, causa di milioni di morti e dello strazio, sfiguramento, brutalizzazione di innumerevoli corpi, è necessario – come già ricordava due decenni fa il noto mariologo servita Salvatore Maria Perrella – che l’Assunzione di Maria, «come ogni altro dato della fede», continui a essere letta e interpretata «nell’ottica della connexio veritatum», enucleandone «cioè il riferimento trinitario, cristologico, ecclesiologico, escatologico, antropologico, esemplare; così se ne intravedono possibili percorsi per una ricomprensione più vasta anche dal punto di vista della psicologia, della sfida femminista, della lettura ecumenica, inculturata» (Non temere di prendere con te Maria [Matteo 1, 20]. Maria e l’ecumenismo nel postmoderno, San Paolo 2004, pagina 152).
I dogmi mariani
Sono quattro i dogmi mariani, verità fondamentali riguardanti la Madre di Dio, proclamate dalla Chiesa Cattolica: Maria Madre di Dio, Perpetua Verginità di Maria, Immacolata Concezione di Maria, Assunzione di Maria in cielo in anima e corpo. Questi dogmi non sono semplicemente delle affermazioni teologiche, ma verità di fede che la Chiesa Cattolica considera rivelate da Dio e quindi vincolanti per tutti i fedeli.
- Maria Madre di Dio – Proclamato nel Concilio di Efeso nel 431, questo dogma afferma che Maria è veramente madre di Gesù, che è Dio Figlio incarnato.
- Perpetua Verginità di Maria – Proclamato nel Concilio di Costantinopoli nel 553, questo dogma afferma che Maria rimase vergine prima, durante e dopo il parto di Gesù.
- Immacolata Concezione di Maria – Proclamato da Papa Pio IX nel 1854, questo dogma afferma che Maria fu concepita senza il peccato originale.
- Assunzione di Maria in cielo – Proclamato da Papa Pio XII nel 1950, questo dogma afferma che Maria, al termine della sua vita terrena, fu assunta in anima e corpo alla gloria celeste.
