La Delegazione Tuscia e Sabina celebra la solennità di San Bernardo di Chiaravalle presso l’Abbazia cistercense di Casamari a Veroli

Il 20 agosto 2025, presso l’Abbazia di Santa Maria Assunta di Casamari a Veroli in Provincia di Frosinone e Diocesi Frosinone-Veroli-Ferentino, è stata celebrata la solennità di San Bernardo di Chiaravalle Abate (1090-1153), grande monaco cistercense. Venerato come Padre della Chiesa, è stato colonna portante per lo sviluppo della spiritualità Cristiana, quella monastica benedettina cistercense, la spiritualità mariana, lo sviluppo della sacra liturgia, l'architettura cistercense, la storia ecclesiale ed europea, rappresentando uno dei più stretti e fedeli collaboratori dei Sommi Pontefici e un instancabile difensore della tradizione. Ha lasciato alla Chiesa di ogni tempo un patrimonio immenso di sapienza e spiritualità Cristiana. La solenne celebrazione della Santa Messa è stata presieduta alle ore 11.00 nella basilica abaziale di Casamari da Dom Antonio Luca Fallica, O.S.B., Abate di Montecassino, alla presenza della comunità monastica, del Sindaco di Veroli. Prof. Germano Caperna e di numerosi fedeli.
Foto di gruppo

Su invito dell’Abate di Casamari, Dom Loreto Camilli, S.O.Cist., e del Referente per l’Abbazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Prof. Padre Pierdomenico Maria Volpi, S.O.Cist., Cappellano di Merito, ha partecipato una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina ha partecipato al Sacro Rito e al successivo conviviale tenutosi nelle meravigliose sale del Refettorio abbaziale.

È stato un intenso appuntamento di fede, di preghiera e di comunione, nel segno della tradizione monastica benedettina-cistercense e della profonda spiritualità mariana che San Bernardo ha difeso e diffuso con forza nella storia della Chiesa.

San Bernardo di Chiaravalle
Abate e Dottore della Chiesa

Bernardo (Digion, 1090-Clairvaux, 20 agosto 1153), dopo Roberto, Alberico e Stefano, fu Padre dell’Ordine Cistercense. L’obbedienza e il bene della Chiesa lo spinsero spesso a lasciare la quiete monastica per dedicarsi alle più gravi questioni politico-religiose del suo tempo.

Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi… E gli scritti, affettuosi su Maria madre di Gesù, che egli chiama mediatrice di grazie. Maestro di guida spirituale ed educatore di generazioni dei santi, lascia nei suoi sermoni di commento alla Bibbia e alla liturgia un eccezionale documento di teologia monastica tendente, più che alla scienza, all’esperienza del mistero. Ispirò un devoto affetto all’umanità di Cristo e alla Vergine Madre.

Bernardo è un bambino fortunato perché nasce in una ricca famiglia di nobili. È bello, biondo con gli occhi azzurri, dai lineamenti delicati, intelligente e di grande fascino. Sa amare e farsi amare. Studente modello eccelle nella grammatica e nella retorica, cioè l’arte di parlare bene.

A ventidue anni si fa monaco, tirando con sé una trentina di parenti. Il monastero è quello fondato da Roberto di Molesmes a Cîteaux (Cistercium in latino, da cui cistercensi). A 25 anni lo mandano a fondarne un altro a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. È riservato, quasi timido. Ma c’è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, “mentre il povero ha fame”.

Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull’Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all’ordine la terra e l’acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l’Europa per farvi riconoscere il Papa Innocenzo II insidiato dall’antipapa Pietro de’ Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l’aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Eugenio III) e lui gli manda un trattato buono per ogni Papa, ma adattato per lui, con l’invito a non illudersi su chi ha intorno: “Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare”. Eugenio III lo chiama poi a predicare la Seconda Crociata in difesa del regno Cristiano di Gerusalemme, impresa che fallirà davanti a Damasco.

Bernardo arriva in una città e le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monastero, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghiera, digiuno, e tanto lavoro. Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell’Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella Cattedrale di Troyes. Papa Alessandro III lo proclama santo nel 1174. Papa Pio VIII gli dà il titolo di Dottore della Chiesa nel 1830.

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