San Bernardo di Clairvaux
Maestro di spiritualità
e riformatore della Chiesa
Nato a Digione nel 1090 e morto a Clairvaux il 20 agosto 1153, San Bernardo fu, dopo i fondatori Roberto di Molesmes, Alberico e Stefano Harding, uno dei principali artefici dello sviluppo dell’Ordine Cistercense. L’obbedienza alla Chiesa e il desiderio di servire il bene comune lo portarono spesso a lasciare la quiete del monastero per affrontare le grandi questioni religiose e politiche del suo tempo.
Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi… E gli scritti, affettuosi su Maria Madre di Gesù, che egli chiama mediatrice di grazie. Maestro di guida spirituale ed educatore di generazioni dei santi, lascia nei suoi sermoni di commento alla Bibbia e alla liturgia un eccezionale documento di teologia monastica tendente, più che alla scienza, all’esperienza del mistero.
Bernardo è un bambino fortunato perché nasce in una ricca famiglia di nobili. È bello, biondo con gli occhi azzurri, dai lineamenti delicati, intelligente e di grande fascino. Sa amare e farsi amare. Studente modello eccelle nella grammatica e nella retorica, cioè l’arte di parlare bene.

A ventidue anni si fa monaco, tirando con sé una trentina di parenti. Il monastero è quello fondato da Roberto di Molesmes a Cîteaux (Cistercium in latino, da cui Cistercensi). A 25 anni lo mandano a fondarne un altro a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. È riservato, quasi timido. Ma c’è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, «mentre il povero ha fame».
Ai suoi Cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull’Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all’ordine la terra e l’acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l’Europa per farvi riconoscere il Papa Innocenzo II insidiato da Pietro de’ Pierleoni (l’Antipapa Anacleto II). E lo scisma finisce, con l’aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Papa Eugenio III) e lui gli manda un trattato buono per ogni Papa, ma adattato per lui, con l’invito a non illudersi su chi ha intorno: «Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare». Eugenio III lo chiama poi a predicare la Seconda Crociata in difesa del Regno Cristiano di Gerusalemme, impresa che fallirà davanti a Damasco.

Bernardo arriva in una città e le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monastero, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghiera, digiuno, e tanto lavoro. Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell’Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica.
Canonizzato da Papa Alessandro III nel 1174, fu proclamato Dottore della Chiesa da Papa Pio VIII nel 1830.
La sua testimonianza continua a rappresentare un modello di santità, fedeltà ecclesiale e amore per Cristo e per la Madonna.

L’Abbazia di Casamari
Gioiello del monachesimo cistercense
L’Abbazia di Casamari affonda le proprie origini nella prima metà dell’XI secolo, quando alcuni seguaci di San Domenico da Foligno diedero vita a una comunità monastica benedettina sul sito dell’antica Cereatae Marianae, nei pressi di Arpino. Il nome Casamari deriva tradizionalmente da Casa Marii, in riferimento al console romano Caio Mario.
Nel XII secolo, per impulso di Papa Eugenio III, il monastero accolse la riforma cistercense, avviando una stagione di grande sviluppo spirituale, culturale ed economico. La biblioteca abbaziale divenne un importante centro di studio e conservazione del sapere, mentre il complesso monastico assunse un ruolo centrale nella diffusione dell’Ordine Cistercense nell’Italia centro-meridionale.
L’attuale chiesa abbaziale, inaugurata nel 1217 da Papa Onorio III, è considerata uno dei più significativi esempi di architettura gotico-cistercense dell’Italia meridionale. Dopo periodi di splendore e successive fasi di declino, il monastero conobbe una nuova fioritura grazie all’opera dei monaci riformati provenienti dalla Toscana nel XVIII secolo.
Dichiarata monumento nazionale nel 1874 e la chiesa abbaziale elevata alla dignità di basilica minore da Papa Pio XII nel 1957, l’Abbazia di Casamari continua oggi a essere un importante centro di spiritualità, cultura e accoglienza, punto di riferimento per l’intero Ordine Cistercense.
Il legame tra l’Ordine Costantiniano
e l’Abbazia di Casamari
Il rapporto tra il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e l’Abbazia di Casamari si è consolidato nel 2012 con la costituzione di una rappresentanza costantiniana nell’ambito della Delegazione della Tuscia e Sabina, grazie all’impegno del Prof. Padre Pierdomenico Maria Volpi, O.Cist., profondo conoscitore della storia e delle istituzioni dell’Ordine Costantiniano, nonché Postulatore Generale per le Cause dei Santi dell’Ordine Cistercense-Casamari.
Particolarmente significativo è il fatto che i Padri Cistercensi celebrino annualmente due solenni Sante Messe in suffragio delle LLMM. Ferdinando II e Francesco II di Borbone, Sovrani delle Due Sicilie e Gran Maestri della Sacra Milizia Costantiniana, a testimonianza di un legame storico e spirituale che continua a essere custodito con devozione e fedeltà.
Foto di copertina: Taddeo Crivelli, San Bernardo, tempera su pergamena, 1469.
