
Alla Tavola Rotondo, moderata da Luciano Osbat, hanno partecipato:
- Eleonora Rava e Filippo Sedda (Centro Studi Santa Rosa) sul tema L’azione pacificatrice di Santa Rosa tra eretici e Cattolici nel contesto della Viterbo del XIII secolo
- Francesca Marini (Metodista-Tavola Valdese) sul tema Pietro Valdo a Viterbo
- Luciano Osbat sul tema Lutero ed Egidio da Viterbo
- Padre Bobita Vasile Stefan (Parrocchia Ortodossa Rumena) sul tema La Comunità Rumena a Viterbo
- Don Gianni Carparelli (Associazione Amici del Beato Domenico Barberi della Madre di Dio) sul tema Sentieri di dialogo con i “Fratelli separati” sul nostro territorio

Tra le osservazioni finali da parte dei partecipanti all’Incontro, il Delegato per la Tuscia e Sabina, Cav. Avv. Roberto Saccarello, ha sottolineato il grande interesse del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio verso l’Oriente Cristiano, essendo i primi Gran Maestri appartenuti alla Dinastia degli Angelo Commeno, Imperatori Romani d’Oriente, da Isacco II (1155-1204) ad Alessio III, e ai componenti della stessa Famiglia, Principi di Macedonia e Duchi di Tessaglia, Drivasto e Durazzo. L’Ordine Costantiniano rimase legato ai Comneno anche dopo la perdita del trono nel 1453 a causa dell’invasione musulmana.
Il Vescovo Orazio Francesco Piazza ha concluso l’Incontro, indicando le direttive pastorali per il movimento ecumenico diocesano.
Domenico Barberi, fraternità oltre le frontiere
«In questi giorni, che vedono il mondo e l’Europa stessa sempre più lacerata da conflitti sociali, politici, economici e, purtroppo, di guerre sempre più micidiali e cruente, rileggiamo uno degli aspetti “profetici” del Passionista Domenico Barberi. Era un pastorello di Viterbo, uno sconosciuto villaggio dello Stato Pontificio di metà del XIX secolo, ma ha portato il messaggio Cristiano della fraternità attraverso l’Europa, specialmente rivolto a quelli che aveva definito ”Fratelli separati”. La sua prima fondazione a Ere (in Belgio) è anche la prima della Congregazione dei Passionisti fuori della penisola. Uno dei suoi primi novizi di questo “Ritiro” è l’olandese Padre Carlo di Mount Argus, che proseguì il lavoro del Barberi a Dublino (in Irlanda). San Carlo fu canonizzato nel giugno 2007 da Papa Benedetto XVI. Ancora più incisiva fu l’azione del nostro concittadino, una volta attraversata la Manica, nelle Midlands inglesi occidentali, dove fece fiorire la “seconda primavera Cattolica”. A quasi 2 secoli di distanza l’impronta di amore fraterno del suo zelo apostolico è viva ancora e tra Londra e Liverpool sono a lui intestate 5 Chiese parrocchiali, compresa quella di Littlemore (a Oxford). Proprio qui, dove con paziente e delicato lavoro riportò alla comunione romana i professori del “Movimento di Oxford” compreso l’illustre teologo John Henry Newman, futuro cardinale e poi canonizzato da Papa Benedetto XVI nel 2011. Il sogno del Beato Domenico di riabbracciare i “Fratelli separati” potrebbe realizzarsi a due secoli di distanza: il futuro Re d’Inghilterra, quindi Capo della Chiesa Anglicana, sarà William, figlio della Principessa Diana Spencer, il cui antenato è stato un altro dei convertiti di Meco della Palanzana: George Spencer, il Passionista che continuò l’opera missionaria della Congregazione dopo il ritorno al Padre del Beato Domenico. Il Barberi fu beatificato da Sam Paolo VI nel 1963 in pieno Concilio Ecumenico come Apostolo dell’Ecumenismo».

La storia del Beato Domenico della Madre di Dio
La chiamavano mamma non solo gli undici figli ma anche i poveri della città, verso i quali il suo cuore era sempre spalancato. E Domenico, l’ultimo figlio, non dimenticherà mai l’ottima mamma Maria Antonia Pacelli. L’esempio di lei, morta purtroppo così presto, l’accompagnerà per tutta la vita. Sarà sacerdote e missionario; eserciterà il ministero in Italia, Francia, Belgio, Inghilterra; sarà superiore e professore, ma il ricordo della mamma gli sarà sempre benedizione e carezza, luce e conforto.
Il contadino sale in cattedra
Da lei e da Giuseppe Barberi nasce Domenico presso Viterbo il 22 giugno 1792. Si vive del lavoro dei campi; il pane anche se la famiglia è numerosa non manca mai. La morte entra subito in casa Barberi. Nel 1797 a 10 anni muore la piccola Margherita. Prima di spirare chiama il fratellino Domenico e gli sussurra: “Quando sarò morta mi coprirai con velo candido e con rose bianche”. Il 26 marzo 1798 muore anche papà Giuseppe. Maria Antonia ne deve colmare il vuoto. Il piccolo Domenico apprende i primi elementi della istruzione nel vicino convento dei Cappuccini, dimostrando “un grande ardore per lo studio”.
Il 23 marzo 1803 è la mamma Maria Antonia ad andarsene in cielo… Domenico, orfano di entrambi i genitori a 11 anni, si affida alla Madonna scelta come madre. Venduti i campi, gli orfani ancora in casa vanno a vivere con i fratelli più grandi ormai sistemati. Domenico invece è ospitato amorevolmente da uno zio materno, contadino. Avviato al lavoro dei campi deve lasciare gli studi che gli sono particolarmente cari. Così va avanti fino a 21 anni: con i soliti sogni, i soliti sbandamenti (forse più accentuati del lecito, almeno per quel tempo), le solite crisi che accompagnano l’adolescenza e la giovinezza. Conosce i Passionisti del vicino convento di Vetralla (Viterbo), ne diventa scolaro e penitente; da loro è aiutato nello studio e nella formazione cristiana. Napoleone intanto sta arruolando giovani per la spedizione in Russia. Domenico è in apprensione temendo di dover partire. In sogno gli appare la mamma che lo conforta assicurandolo che non partirà e raccomandandogli la fedeltà al rosario. Dopo una sofferta crisi interiore, lascia la fidanzata ed a 22 anni entra in convento. Echi di questo dramma si trovano in un suo scritto dal significativo titolo Tracce di misericordia divina nella conversione di un gran peccatore.
Entra nel noviziato di Paliano (Frosinone) nel 1814. Fino ad ora ha lavorato nei campi; gli studi sono stati pochi ed approssimativi: una follia pensare al sacerdozio. Ma a lui interessa solo diventare religioso Passionista. Pregando però davanti all’immagine della Madonna avverte una voce chiara che non ammette dubbi: diventerà sacerdote e sarà apostolo del Nord Europa, specialmente dell’Inghilterra. E la voce non tradirà. Intanto per vie umanamente inspiegabili tracciate da Dio, durante il noviziato passa dalla condizione di religioso fratello a quella di aspirante al sacerdozio. Il 15 novembre 1815 emette la professione religiosa. Studia poi al Monte Argentario (Grosseto) e nella casa generalizia dei Santi Giovanni e Paolo in Roma. Ricco di scienza e sapienza, frutto certamente non solo di libri, il primo marzo 1818 a Roma è ordinato sacerdote. Insegna filosofia, teologia, sacra eloquenza prima a Sant’ Angelo di Vetralla (Viterbo) e poi a Roma e Ceccano (Frosinone).
Ma non trascura l’apostolato. Diventa maestro apprezzato non solo di scienza ma anche di vita. Assiduo al confessionale, preciso e concreto nella predicazione, scrittore acuto e fecondo, religioso esemplare. Rinuncia all’episcopato di Palermo, ma è chiamato a ricoprire posti di responsabilità all’interno della Congregazione: superiore, consigliere provinciale, provinciale. È sempre impegnato. Ha fatto il voto di non perdere mai tempo. Dà alle stampe un trattato di mariologia in lingua francese e il Commento al Cantico dei Cantici. In alcuni studi affronta le questioni socio-morali del tempo. Compone un trattato di teologia, uno di filosofia in sei volumi, biografie di giovani confratelli. Nel Pianto dell’Inghilterra c’è tutto il suo sconfinato dolore per lo scisma Anglicano. Per ordine del direttore spirituale scrive anche l’autobiografia. Pubblica numerosi altri libri di vari argomenti. Una produzione immensa: complessivamente oltre 180 titoli.
E quella voce che lo voleva apostolo dell’Inghilterra?… No, non era illusione. Domenico attende con fiducia l’ora segnata da Dio. Scoccherà nel 1840, 27 anni dopo la chiamata. Inizialmente non è neppure nella lista dei partenti per la nuova fondazione. Ma Domenico è sicuro che non si partirà senza di lui. Infatti una serie di imprevisti lo portano ad essere addirittura il superiore del gruppo dei quattro religiosi che il 24 maggio 1840 partono per la nuova fondazione in Belgio. Il 22 giugno entrano nella nuova casa religiosa di Ere presso Doornik. È la prima casa Passionista fuori dell’Italia. Nel mese di novembre Domenico compie un sopralluogo in Inghilterra in vista di un’altra fondazione in quella terra. È di nuovo in Belgio nel mese di dicembre. Il 30 settembre 1841 partenza definitiva per l’Inghilterra. Finalmente. Con il cuore vi era arrivato da tempo. Il 17 febbraio 1842, dopo aver soggiornato provvisoriamente altrove, apre la nuova casa religiosa di Aston Hall presso Stone. Si realizza così la visione di Paolo della Croce, che fin dalla giovinezza pregava per la conversione dell’Inghilterra. Dopo una estasi infatti l’avevano sentito esclamare: “Che ho veduto!… Che ho veduto!… I miei figli in Inghilterra”.
Domenico svolge anche il compito di parroco, superiore, maestro dei novizi, insegnante. A questa prima casa religiosa ne seguiranno altre. Inizia un fruttuoso apostolato. Vengono anche nuove vocazioni. Per tutti, Cattolici e Protestanti, Domenico diventa una voce autorevole. Predica al popolo, al clero, alle religiose. Si spinge anche in Irlanda. Con il passare degli anni il suo fisico non può non risentire del lavoro sfibrante e continuo. Non ha alcun riguardo per sé. Il bene delle anime lo porta a lavorare con un ritmo superiore a quanto umanamente possibile. Nel 1849 mentre è in viaggio, viene colto da improvvisi dolori alla testa ed al cuore. Muore così sulla breccia il 27 agosto 1849 a 57 anni a Reading presso Londra. Serenamente, pieno di gioia: l’Inghilterra ha iniziato il suo cammino verso la piena comunione con il papa. Numerose e gravissime erano state le sue malattie, ma lui aveva sempre avuto la certezza che sarebbe morto solo nella sua” cara Inghilterra”.
“I miei carissimi Fratelli separati”
Torniamo sulla specifica vocazione di Domenico. Prima ancora di entrare tra i Passionisti durante le feste natalizie del 1813 assorto in preghiera egli sente chiaramente una voce che gli dice: “lo ti ho eletto affinché tu annunzi le verità della fede a molti popoli”. Nel 1814 è giovane novizio: non ha la prospettiva del sacerdozio, gli proibiscono addirittura di leggere libri, lo destinano a fare il cuoco. Per lui va bene così. Ma il primo ottobre durante un momento di preghiera alla Madonna avviene qualcosa di straordinario. Lo racconta lui stesso: “Intesi che io non dovevo rimanere laico, ma che io dovevo studiare e che dopo sei anni io avrei cominciato il ministero apostolico; e che non era già né la Cina, né l’America, ma bensì il Nord-Ovest di Europa dove io sarei destinato e specialmente l’Inghilterra… lo rimasi talmente assicurato essere questa voce divina che io sarei più al caso di dubitare della mia esistenza che di questo”. Domenico non strepita avanzando diritti o pretese: si affida a Dio. Scrive: “Se Dio vorrà tal cosa da me egli stesso penserà ad aprirmene la strada, né io farei un passo positivo per richiedere di esservi mandato (in Inghilterra), ma mi basta riposare nelle braccia della divina Provvidenza”.
La sua spiritualità ed esperienza mistica sono legate a questa missione. Lo spirito ecumenico struttura la sua personalità, ispira i suoi atteggiamenti, segna la sua vita, raccoglie le sue preghiere ed i suoi sacrifici. Già durante lo studentato con altri compagni più fervorosi ed in sintonia con i suoi ideali si impegna a pregare per gli infedeli e particolarmente per l’Inghilterra. In seguito organizzerà una “crociata di preghiere” cui invita confratelli, fedeli, anime consacrate…Tra i confratelli che lo sostengono anche il Beato Lorenzo Salvi. L’Inghilterra da tempo è il suo tormento e la sua ansia. “Dio – dice Domenico – si degnò infondere nel mio cuore fin dai più teneri anni un amore ardentissimo per i miei carissimi fratelli separati e specialmente per gli inglesi”. Emette il voto di “rinunziare ad ogni consolazione spirituale e corporale” per il ritorno alla Chiesa Cattolica dei “fratelli separati”. Per i suoi “carissimi fratelli anglicani” si dichiara disposto a “patire tutte le pene che dovrebbero patire tutti gli Inglesi se si dannassero”.
Intanto Domenico ha contatti con numerose personalità dell’Anglicanesimo come James Ford, John Dobree Dalgairns e con i professori di Oxford. Egli anticipa di 150 anni il movimento ecumenico odierno, basato sull’amore, sul dialogo, sul rispetto della coscienza, sull’ascolto dell’altro. Il suo è e sarà sempre un dialogo intellettualmente profondo, dottrinalmente ineccepibile, umanamente cordiale rispettoso e caritatevole. Un dialogo cioè Cristiano e perciò fruttuoso. Nel trattatello dal titolo Avvertimenti necessari per chi desidera trattare con frutto coi Protestanti in materie controverse di religione, scrive: “In primo luogo è necessaria una grande umiltà… accompagnata da una grande confidenza in Dio dal quale solamente può attendersi la mutazione dei cuori… In secondo luogo è necessario un gran fondo di scienza; non basta al certo una infarinatura… che abbiano avuto la laurea dottorale: convien essere non dottore, ma dotto e dotto davvero… Si procuri con ogni impegno mantenere il cuore tranquillo e pacifico, il volto gioviale, il tratto che ispiri carità Cristiana… Persuadiamoci che solo il cuore è quello che può parlare ai cuori: la mansuetudine e la dolcezza cristiana sono i veri contrassegni di un difensore della religione Cristiana”.
Domenico chiede agli Anglicani di pregare per lui e per la Chiesa Cattolica mentre lui assicura di pregare per loro. Anticipando i tempi ammette umilmente i torti della Chiesa Cattolica. Entra in intima amicizia con George Spencer, futuro sacerdote Passionista con il nome di Padre Ignazio…
Una volta in Inghilterra spende tutte le sue forze per la ricomposizione dell’unità della Chiesa. Il suo zelo inarrestabile suscita numerose conversioni. Non mancano invidie e contrasti. Tutto si tenta per fermare Domenico; a tutto Domenico risponde con pazienza, tenacia, preghiera. “La sola volontà di Dio è il mio sostegno: sono qui perché Dio mi ci ha voluto da tutta l’eternità. Posso dire che le sofferenze hanno superato ogni mia aspettazione. Ma che devo attendermi per l’avvenire? Croci, croci, croci. Ma quali? Non lo so, né mi curo di saperlo”. Alcuni ragazzi un giorno gli lanciano contro un sasso. Domenico lo raccoglie, lo bacia, e se lo mette in tasca. I ragazzi restano ammirati; in seguito diventeranno Cattolici. Frequenti le conversioni dei Protestanti. Domenico accoglie anche la confessione e l’abiura del futuro Cardinale John Henry Newman stimato “il papa dei protestanti, il loro grande oracolo, il più dotto uomo che si trova in Inghilterra”. Il suo esempio è seguito da altri professori di Oxford: oltre 300 alte personalità del clero e del laicato anglosassone passano alla Chiesa Cattolica. Di Domenico tutti ammirano la sicura dottrina, l’attraente personalità “composta, dicono, di quanto vi è di umile e sublime nella natura umana”. È detto “bambino per la sua semplicità e leone per la sua intelligenza”… Con lui il mondo anglicano respira il profumo di una nuova primavera. Con lui la Congregazione dei Passionisti mette profonde radici oltre la Manica.
Per la Chiesa Anglicana Domenico offre tutto: studio, pianto, preghiere, la vita stessa. Lo aveva scritto nella Lettera ai professori di Oxford: “Ditemi fratelli carissimi, qual è quel sacrificio che io possa offrire per voi: ed io con l’aiuto di Dio, spero di poterlo offrire. Magari Dio mi concedesse di dare la vita per la vostra salvezza… Intanto mentre non mi è dato spargere il sangue, mi sia dato almeno di spargere lacrime”. Così descrive le ore precedenti la sua partenza per l’Inghilterra: “lo mi ricordo che offrii la mia vita, dichiarandomi pronto a morire sommerso nel mare avanti di toccare l’Inghilterra, purché questa isola tornasse al seno della Chiesa Cattolica”.
La voce comune, compresa la Chiesa Protestante, lo acclama santo da vivo e da morto. Il Papa Paolo VI nel 1963 durante il Concilio Ecumenico Vaticano II lo dichiara beato e lo saluta gioiosamente “apostolo dell’unità”. La data di culto è stata fissata nel Martyrologium Romanum al 27 agosto, mentre la Famiglia Passionista lo celebra il 26 agosto.
