La Delegazione Tuscia e Sabina partecipa alla solenne apertura delle celebrazioni per gli 800 anni dell’Abbazia di San Martino al Cimino di Viterbo

Martedì 11 novembre 2025, in occasione dell’apertura ufficiale delle celebrazioni per l'VIII Centenario (1225-2025) della Consacrazione dell'Abbazia di San Martino al Cimino, nell’omonima frazione della Città di Viterbo, il vescovo diocesano S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza, ha presieduto la solenne ed austera celebrazione della Santa Messa nella memoria liturgica di San Martino di Tours, concelebranti tra cui, S.E.R. Mons. Lino Fumagalli, Vescovo emerito di Viterbo, Cappellano Gran Croce di Merito, e Don Massimiliano Balsi, Cappellano di Merito con Placca d’Argento. L’Anno Giubilare dell’abbazia di San Martino al Cimino (11 novembre 2025-11 novembre 2026), rappresenta un periodo di dodici mesi che celebra otto secoli di Fede, storia e comunità, grazie ad un vasto progetto di celebrazioni religiose, approfondimenti culturali ed eventi partecipati, che coinvolgeranno attivamente la comunità parrocchiale di San Martino al Cimino e le associazioni locali, sotto la guida del Parroco Don Fabrizio Pacelli. Verranno offerti tanti momenti e tante occasioni, per celebrare gli ottocento anni dalla consacrazione dell’abbazia cistercense, avvenuta nel 1225, come ricorda l’iscrizione nella Sala Capitolare, e far conoscere la storia dell’abbazia e lo scrigno di arte e fede in essa conservati. Per tutto l’Anno Giubilare, la Penitenzieria Apostolica ha concesso l’indulgenza plenaria.
San Martino al Cimino

11 settembre, memoria liturgica di San Martino, vescovo, nel giorno della sua deposizione: nato da genitori pagani in Pannonia, nel territorio dell’odierna Ungheria, e chiamato al servizio militare in Francia, quando era ancora catecumeno coprì con il suo mantello Cristo stesso celato nelle sembianze di un povero. Ricevuto il battesimo, lasciò le armi e condusse presso Ligugé vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato, sotto la guida di Sant’Ilario di Poitiers. Ordinato infine sacerdote ed eletto Vescovo di Tours, manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando altri monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini, finché a Candes fece ritorno al Signore.

Il coro e la Confraternita del Santissimo Sacramento – la stessa che a metà del Seicento commissionò lo splendido stendardo realizzato per il Giubileo del 1650 da Mattia Preti – con la loro presenza alla solenne apertura delle celebrazioni per l’VIII Centenario della Consacrazione dell’Abbazia di San Martino al Cimino hanno testimoniato il ruolo di interpreti, testimoni e ambasciatori della storia e della cultura dell’abbazia.

Oltre ai Confratelli del Santissimo Sacramento, su invito della Diocesi di Viterbo ha partecipato una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, unitamente a delle rappresentanze delle Delegazioni del Sovrano Militare Ordine di Malta e dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Hanno presenziato inoltre, dei rappresentanti delle autorità civili e militari, tra cui Chiara Frontini, Sindaco di Viterbo; Andrea Nino Caputo, Vicario del Prefetto; Alessandro Romoli, Presidente della Provincia; Giulio Guarini, in rappresentanza del Rettore dell’Università della Tuscia; il Generale di divisione Maurizio Taffuri, Comandante della Scuola Marescialli dell’Esercito; il Colonnello Alfredo Antro, Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri; Giovanni Coscetti, Commissario della Polizia di Stato in rappresentanza del Questore; Katia Scardozzi e Giancarlo Martinengo, Assessori comunali; e la Principessa Gesine Pogson Doria Pamphilj.

All’inizio del Sacro Rito, i Cavalieri Costantiniani hanno deposto un omaggio floreale ai piedi dell’antica statua lignea di San Martino di Tours.

Il Vescovo Piazza, ripercorrendo la storia dell’abbazia, legata alla spiritualità ma anche al progetto urbanistico e sociale voluto dai Pamphilj, ha esordito: «Se queste mura potessero parlare, racconterebbero certamente la speranza e la bellezza. Qui nasce una prospettiva di città, di comunità. Questo abbraccio di case diventa simbolo dell’esserci e del volerci essere gli uni per gli altri. Insieme, in quel periodo, ci si sosteneva. Come diceva Sant’Ireneo, “la pienezza della vita dell’uomo è il riverbero della gloria di Dio”. Quale messaggio possiamo trarre oggi da quel passato? Questo luogo era un modello di vita, un modello di comunità. Quei valori devono vivere nella nostra vita, oggi come ieri, e quel passato deve esserci d’ispirazione».

Uno sguardo al passato che, però, non deve restare pura contemplazione, ha evidenziato il Vescovo Piazza, proseguendo: «Guardare il passato deve spingerci alla concretezza delle nostre azioni. Martino, da vescovo, rimane ad abitare ai margini della povertà ma ricompone le fratture e le divisioni. Non serve solo celebrarla, la memoria: dobbiamo riattualizzare quel messaggio. Come le case di San Martino abbracciano la casa del Signore, dobbiamo metterci a lavorare con le mani in pasta affinché il lievito fermenti. L’augurio più grande è che questo sia un anno speciale non solo per San Martino, ma per tutta la comunità ecclesiale».

La celebrazione solenne è stata terminata con la Benedizione Papale e l’Indulgenza Plenaria, con cui «iniziamo questo evento storico e straordinario», ha concluso il Vescovo di Viterbo.

L’11 ottobre dalle ore 14.00 alle 19.00 presso la Sala del Capitolo, in occasione dell’apertura delle Celebrazioni per gli otto secoli della Consacrazione dell’abbazia di San Martino al Cimino, è stata presentata una cartolina celebrativa dell’VIII Centenario e è stato stato effettuato l’annullo filatelico speciale, in collaborazione con le Poste Italiane.

Inoltre, le Poste Magistrali del Sovrano Militare Ordine di Malta, su richiesta del Delegato per Viterbo-Rieti, l’Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce di Grazia Magistrale, hanno emesso un cartoncino-ricordo obliterato con l’annullo filatelico figurato, riproducente un disegno dell’abbazia. Inoltre, la Delegazione di Viterbo-Rieti dell’Ordine di Malta ha curato la stampa di una busta raffigurante l’Abbazia e lo stendardo ivi conservato, opera del celebre pittore Mattia Preti, che fu un Cavaliere dell’Ordine di Malta, obliterata con l’annullo filatelico.

L’annullo filatelico, realizzato da Giancarlo Federico, riproduce la facciata dell’abbazia, con le due torri campanarie seicentesche, ornate da un orologio e da una meridiana. Completano l’annullo le scritte “SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA” e “POSTE MAGISTRALI”, la leggenda, su due righe, “CELEBRAZIONE 800 ANNI DALLA CONSACRAZIONE” e “ABBAZIA DI SAN MARTINO AL CIMINO”, con in basso la data “11.XI.2025”.

Aspetti progettuali e programma
dell’Ottocentenario

Oggi, l’abbazia di San Martino al Cimino – cuore spirituale e simbolico del borgo – celebra gli otto secoli dalla sua Consacrazione, con un Anno Giubilare di celebrazioni, dal 11 novembre 2025 all’11 novembre 2026, dedicato alla Fede, alla cultura e alla comunità. Il programma prevede giornate di studio e riflessione teologica, concerti di musica sacra – tra cui, nel 2026, quello della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” – e iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico. Le associazioni locali saranno protagoniste nella riscoperta delle tradizioni, della gastronomia e dei percorsi naturalistici che circondano il borgo, in particolare lungo il tratto della Via Francigena che conduce a San Martino al Cimino. Anche gli eventi culturali già radicati nel territorio, come festival letterari e rassegne teatrali, verranno ispirati dallo spirito dell’Ottocentenario.

Questo Anno Giubilare non si presente soltanto come una celebrazione religiosa, ma l’occasione per restituire vitalità ad un luogo, che da otto secoli custodisce la memoria e l’identità di una comunità. San Martino al Cimino, con la sua abbazia gotica e il borgo barocco che la circonda, si prepara a vivere un anno che unisce passato e futuro, fede e bellezza, nel segno della continuità di una storia che appartiene non solo a Viterbo, ma all’Italia intera.

Dodici mesi di celebrazioni religiose, incontri e iniziative che coinvolgeranno il Paese, le associazioni e i visitatori in un percorso di memoria e riscoperta, che si svilupperà in diversi ambiti:

  • Spiritualità e riflessione teologica: verranno organizzate giornate di studio, conferenze e presentazioni con ospiti autorevoli. È prevista anche la collaborazione con altre importanti abbazie cistercensi.
  • Musica sacra: trai concerti in programma, si annuncia nel 2026 il concerto della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”.
  • Valorizzazione del patrimonio storico-artistico: oltre alla fruizione e alle visite agli spazi abbaziali, si terranno eventi legati al tema dell’Ottocentenario, inclusi incontri culturali, rappresentazioni in costume d’epoca e spettacoli teatrali.
  • Interscambi culturali e turismo: saranno promossi viaggi e attività di accoglienza, orientati in particolare alla connessione con i luoghi di altre abbazie nazionali ed europee legate a San Martino al Cimino.
  • Tradizione ed enogastronomia: in collaborazione con le associazioni locali, ci saranno iniziative per valorizzare l’enogastronomia e le tradizioni culinarie, dalle ricette monastiche più antiche fino ai giorni nostri.
  • Natura e trekking: non mancheranno attività ricreative dedicate alla natura circostante.
  • La Via Francigena: l’iniziativa porrà al centro la valorizzazione del tratto della Via Francigena che conduce a San Martino al Cimino, anche grazie alla collaborazione con i Comuni limitrofi.
  • Eventi ricorrenti: anche i convegni annuali ricorrenti, come il festival letterario, le rassegne teatrali e Città Ideali, saranno allineati allo spirito e all’essenza della celebrazione dell’Ottocentenario.

San Martino al Cimino

La Consacrazione della chiesa abbaziale risale al 1225, quando, pur con i lavori ancora in corso, il Cardinale Raniero Capocci, Vescovo di Viterbo, ne sancì l’apertura al culto su mandato di Papa Onorio III, sebbene il completamento dell’intero complesso monastico cistercense, inclusi il Chiostro, il Refettorio, la Sala Capitolare, la Biblioteca e l’Infermeria, un forno e di altri laboratori, si sia protratto fino alla fine del secolo successivo.

Le origini del complesso, tuttavia, sono molto più antiche: la prima menzione di una “Ecclesia Sancti Martini in Monte de Viterbio” compare già nell’anno 838 in un documento. In quel periodo il cenobio ospitava una comunità di monaci Benedettini provenienti dall’abbazia di Farfa. Diversi Abbati di San Martino in Cimino sono menzionati in documenti del XI secolo.

Nel XII secolo Papa Eugenio III, egli stesso Cistercense, affidò il monastero ai monaci del suo Ordine, provenienti da Saint Sulpice.

Nel 1207 Papa Innocenzo III rafforzò la piccola comunità inviando altri monaci da Pontigny, una delle abbazie madri dei Cistercensi, con l’incarico dello sviluppo agricolo della regione, e contribuì alla sua rinascita con donazioni e le terre sul versante meridionale dei monti Cimini attorno al lago di Vico, a sud di Viterbo. Fu sotto l’Abate Giovanni II, detto “Pontiniaco”, tra il 1216 e il 1232, che, con l’appoggio del Cardinal Capocci, iniziarono i lavori di ampliamento della chiesa e dei locali monastici.

Nel corso dei secoli, l’abbazia conobbe alterne vicende: momenti di splendore e di crisi, saccheggi, restauri, commende pontificie. Già nel 1379 stava per essere abbandonata a causa della mancanza di nuove vocazioni. Nel 1426 non vi rimasero più che due monaci. L’interesse personale di Papa Pio II (1458-1464) e della famiglia Piccolomini, dalla quale egli proveniva, fece sì che venissero intrapresi alcuni lavori di restauro, il che fece ben sperare, ma queste attività non ebbero seguito. Nel 1564 gli ultimi monaci lasciavano l’abbazia, i cui beni, a seguito della chiusura, entrarono a far parte del patrimonio della Santa Sede.

San Martino al Cimino, borgo aereo di affascinante bellezza a 561 m.s.l.m., deve la sua attuale conformazione urbanistica alla sua erezione a principato ad opera di Papa Innocenzo X, che ne investì la vedova di suo fratello, Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj.

Nel 1645, quando con Papa Innocenzo X salì al potere a Roma la famiglia Pamphili, la chiesa di San Martino ormai in rovina, ritrovò una nuova vita. Le “terre di San Martino” furono cedute alla potente cognata del Papa, che trasformò l’antico insediamento cistercense nel fulcro di un nuovo borgo principesco. Assecondata da grandi architetti (fece intervenire anche Francesco Borromini da Roma), restaurò completamente la chiesa aggiungendovi due torri come contrafforti.

Nel 1652 fece costruire da vari maestri, tra cui il Bernini, un palazzo di grandi dimensioni sulle rovine delle strutture monastiche. Attorno all’abbazia nacque un piano urbanistico coerente e scenografico, tipico del barocco romano, affidato all’Architetto militare Marcantonio de’ Rossi e al Padre Virgilio Spada, sotto la supervisione di Francesco Borromini. San Martino al Cimino divenne così un piccolo gioiello architettonico e sociale, con delle mura perimetrali, delle porte e delle abitazioni, non dimenticando altre strutture pubbliche quali lavatoi, forni, macelli, teatro e piazza pubblica. Non pare che avesse intenzione di fare appello ai monaci. Della vecchia abbazia cistercense non rimane che qualche elemento: la parte absidale ed il transetto della chiesa, una modesta porzione del chiostro e qualche lembo della Sala Capitolare e dello Scriptorium.

Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj morì di peste nel 1657 e la sua salma venne inumata nel coro della chiesa abbaziale, dove una lapide in marmi policromi ne conserva la memoria.

Dopo la morte dell’ultimo Principe Girolamo Pamphilj, nel 1760, l’abbazia entrò nelle proprietà dei Doria Pamphilj, che nel Novecento la donarono alla Diocesi di Viterbo. Con la Bolla Ad maius christiani di Papa Pio XI del 2 maggio 1936, l’abazia di San Martino che fu territoriale, è stata unita in perpetuo alla Diocesi di Viterbo, con il titolo di abate per il vescovo ordinario. Nel 1986, Papa San Giovanni Paolo II confermò l’unione estintiva con la nuova Diocesi di Viterbo.

Lo status odierno della chiesa di San Martina, che aveva recuperato il titolo abbaziale nel XVII secolo, senza tuttavia che vi ritornassero i monaci, è quello di chiesa parrocchiale facente capo alla Diocesi di Viterbo.

Il Palazzo Doria Pamphilj ospita oggi alcuni corsi dell’Università degli Studi della Tuscia e la sede dell’Azienda di Promozione Turistica di Viterbo. Al suo interno pregevoli sale affrescate, saloni con ricchi soffitti lignei, fregi in affresco, una notevole scala in peperino e un camino monumentale.

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