Podcast 3-39 – La paideia Cristiana In Sant’Agostino – Prima parte
Agostino e la pedagogia Cristiana
Prima parte
Il più grande tra i Padri della Chiesa, Agostino, ha ritenuto fondamentale il compito educativo e la formazione per tutti i Cristiani. Questa convinzione del Doctor Gratiae ci deve far meditare su come la nostra formazione Cristiana debba essere continua e costante per poter “rendere ragione della speranza” che è in noi, Cavalieri e Dame Costantiniani, quella di incarnare anche oggi un ideale che non è solo teorico, ma soprattutto pratico e che ci spinge a “combattere” con “le armi della luce” per l’avvento del Regno annunciato da Cristo Gesù.
Tutto il pensiero pedagogico di Agostino di Ippona, che integra elementi di filosofia, soprattutto neoplatonica, con i principi Cristiani, è stato profondamente influenzato dal suo variegato percorso di formazione. Cresciuto in un contesto familiare diviso tra il paganesimo del padre e il Cristianesimo della madre, Agostino si è dapprima immerso nella cultura classica presso la scuola retorica di Cartagine. Il suo incontro con il manicheismo e successivamente con lo scetticismo, a Roma, sono stati il preludio alla sua conversione definitiva al Cristianesimo, sotto l’influenza di Ambrogio a Milano.
Nel trattare i temi che mi interessano di più in questo contesto, quelli, cioè, dell’educazione, Agostino, fortemente influenzato dalle sue letture neoplatoniche e dalle lettere di Paolo, pone l’accento sulla ricerca interiore della verità. Secondo lui, la verità non si trova nell’insegnamento esterno, ma nell’illuminazione divina che ogni individuo può sperimentare internamente. Questo sposta il focus sul ruolo del formatore da quello di insegnante, che nelle scuole tradizionali trasmette conoscenza, a quello di un facilitatore del ricordo e della scoperta personale, secondo i principi della maieutica socratica.
Questa visione, ridimensiona il ruolo dell’educatore e promuove un modello di auto-educazione, è espressa soprattutto nell’opera De Magistro. Per questa ragione, Agostino critica apertamente il sistema educativo romano con il suo eccessivo rigore disciplinare e la mancanza di attenzione allo sviluppo morale e spirituale dei giovani.
Nei suoi scritti, come nel De catechizandis rudibus, egli consiglia metodi didattici che evitino la noia essendo adattati alle caratteristiche individuali degli studenti, con un approccio molto moderno per il suo tempo. L’istruzione religiosa assume la priorità, sottolineando la necessità di una formazione che sia al contempo spirituale e intellettuale, focalizzata sulle Sacre Scritture.
Il De doctrina christiana stabilisce una netta distinzione tra le conoscenze secolari e quelle spirituali. Infatti riconosce l’utilità ed il valore delle discipline liberali, delle scienze umane e naturali, ma solo se subordinate alla verità spirituale e volte ad una piena comprensione del cristianesimo dal momento che scopo dell’educazione è guidare l’uomo a Dio, Verità, aiutandolo in tal modo a conseguire la beatitudine che si identifica con la sola sua vera felicità.
Ma è il capolavoro di Agostino, le Confessioni, il monumento più insigne di psicopedagogia, ricco di tanti spunti di critica all’educazione pagana, ed esempio pratico di quell’ascesa spirituale che l’uomo deve compiere, come Agostino ha fatto, dalla terra al cielo, dall’umano al divino.
Quella del santo Dottore è una personalità particolare nella storia del pensiero filosofico, la sua dottrina è complessa e non la si può comprendere e valutare se non la si studia tutta, almeno nelle sue caratteristiche linee generali. Così, per parlare di Agostino pedagogista ed educatore, ho dovuto, sinteticamente, tratteggiare i caratteri generali della sua filosofia.
Nelle conclusioni all’opera Introduzione allo studio di Sant’Agostino, l’insigne storico e Accademico di Francia, Étienne Gilson, scrive della difficoltà di esporre linearmente la dottrina agostiniana che, per poterla spiegare, sembrerebbe doversi iniziare dalla fine e che, per poterne definire un punto in particolare bisogna analizzare ed esporre per intero.
Questo è vero, ma in modo particolare quando affrontiamo il genio speculativo di Agostino posto al servizio del più alto ideale umano: il conseguimento della beatitudine anche quando si propone come educatore – formatore più che come filosofo. Il rischio è sempre quello di aver tralasciato qualcuno dei multiformi aspetti della poliedrica e proteiforme personalità del santo Dottore, soprattutto rilevanti se rapportati al particolare aspetto di mio interesse: l’educazione, la formazione.
Agostino è figlio di un secolo, il IV dell’Era Cristiana, denso di avvenimenti decisivi per la storia in generale e per quella Cristiana in particolare. Un secolo di transizione in cui la fatale decadenza dell’Impero d’Occidente, che sarebbe caduto nel 476, si accompagnò al rapido progresso del Cristianesimo come religione dapprima “licita”, al pari delle altre (313, Editto di Costantino e Licino) e poi unica autorizzata (380, Editto di Tessalonica).
Agostino, forse anche più di altri contemporanei, è profondamente legato alla cultura classica, che reinterpreta in chiave Cristiana. Lo abbiamo visto, scorrendo la sua biografia, nella famiglia e nella scuola pagana, quindi nella tormentata ascesi verso la Verità, nella sua conversione alla filosofia prima, e al Cristianesimo integrale, poi.
Integrale, ho detto, perché per lui la conversione al Cristianesimo ha rappresentato non solo l’adesione totale alla Fede, ma altresì il rinnovamento interiore e della prassi di vita per un più alto e totale godimento della beatitudine. Da tutto ciò lo “studium sapientiae” e i precetti morali che possiamo estrapolare dalle sue opere. Dal pedagogo pagano all’educatore Cristiano, dal maestro d’un mondo che sembra avere perduto i suoi ideali e fa affidamento, ormai, solo alla forza, all’educatore nel più alto significato della parola che fonda sull’amore il suo magistero e che alla classica ferula contrappone l’ammonimento e l’esempio. È una pedagogia nuova, nella quale il magistero divino si sostituisce – pur senza eliminarne l’azione coadiuvante – al magistero umano.
E, infine, sulla scorta dei precetti da lui impartiti nelle varie opere riguardanti l’educazione, ci è apparsa la nuova funzione da lui assegnata alle arti liberali, funzione non più soltanto strumentale, come nella cultura classica antica, ma soprattutto, anzi, essenzialmente, formativa. Basta riaffermare e tornare a sottolineare che l’educazione in Agostino assurge alla massima importanza per aver egli posto un fine superiore alla vita dell’uomo, per aver chiamato la scuola a convergere le sue forze educative a questo scopo.
Alla formazione dell’oratore “vir bonus dicendi peritus”, egli ha sostituito la formazione del Cristiano. Così, sulla scorta della sua personale esperienza, il santo Vescovo d’ Ippona detta le regole, valide per tutti e per ognuno, seguendo le quali certamente l’uomo raggiungerà quella beatitudine che s’identifica con la Verità, con Dio, unica fonte della nostra felicità.
Se è vana la filosofia che non mira alla conoscenza di Dio, se la scienza è inutile quando non è subordinata allo “studium sapientiae”, se il problema di Agostino è costituito dal binomio “Dio e anima”, se “inquieto è il cuor nostro se non riposa in Dio”, è facile capire l’enorme importanza che egli dà all’auto-educazione dell’uomo, che nella Verità innata deve ascoltare, con l’aiuto del maestro umano, la voce del Maestro interiore, ed è facile anche concludere che non è immeritato il titolo di “Dottore dei Dottori”, di primo filosofo Cristiano, attribuito a questo grande Maestro dell’educazione, che dal secolo IV ad oggi irradia luce perennemente splendente sulle anime anelanti al riposo in Dio.
Agostino ha il merito di essere stato uno dei più significativi trasmettitori di cultura e pratiche educative, non solo romane, ma del mondo antico in generale, al mondo medioevale e moderno.
Fu innanzi tutto un abile e motivato maestro di grammatica e retorica nelle scuole imperiali e come molti intellettuali del suo tempo, anche quelli non Cristiani, sostenne che nell’educazione le arti liberali, cioè grammatica, retorica e logica, e le quattro discipline matematiche, ovvero aritmetica, geometria, musica, astronomia, erano fondamentali.
Egli insistette molto, specie nelle Confessioni, sulla necessità dello studio in età infantile e sull’importanza delle lezioni di scrittura, lettura ed aritmetica.
Agostino promuove un nuovo rapporto di cooperazione tra ragione e Fede. La Fede è il punto di partenza fondamentale, senza il quale non si può neanche intraprendere il cammino della conoscenza, ma successivamente è la conoscenza a consolidare la Fede. Nelle Confessioni, la sua opera autobiografica, delinea la sua concezione di un insegnamento fondato sulla curiosità, sulle possibilità e sull’interesse dell’allievo. Ma è nel De magistro, la sua opera pedagogica più importante, che l’Ipponese affronta le questioni fondamentali del suo pensiero educativo.
Il maestro non può insegnare solo attraverso il linguaggio, perché esso è costituito di segni che possono essere compresi solo da chi conosce già le cose a cui si riferiscono. Egli, mediante il linguaggio, può dunque soltanto stimolare l’allievo a ricercare la verità dentro se stesso, consultando, nella propria anima, il Maestro interiore, che dall’interno illumina il cammino verso la conoscenza: un vero e proprio itinerario della mente verso Dio.
Anche se la conoscenza deriva dall’illuminazione interiore proveniente da Dio, le parole del maestro non sono inutili, ma servono a far accendere ed a mantenere accesa, al bisogno, questa luce che potrebbe tardare o mancare di brillare.
Per Agostino l’educazione è un processo nel quale l’allievo è attivo protagonista e non passivo ricettore. E in questo modo, partendo dall’illuminazione divina, la concezione pedagogica si lega alla sua visione metafisica che pone Dio al centro della vita umana e di tutte le cose.
Particolarmente significativa e del tutto “moderna” è l’importanza data al ruolo dell’allievo: Agostino ritiene che ogni nozione, per essere appresa in modo significativo, debba essere sentita come vera dagli allievi.
Un altro tema importante nella sua pedagogia è l’amore, infatti già nella sua Prima catechesi considera l’amore anima dell’educazione: in ottica Cristiana, però, l’amore che lega maestro e allievo è un riflesso dell’amore di Dio, che si manifesta nell’incarnazione e nella redenzione. Spinto dall’amore l’educatore cercherà in tutti modi di destare l’interesse ed il trasporto dell’allievo verso la sapienza e la conoscenza.
Nella De doctrina christiana Agostino si pone il problema della formazione dell’oratore sacro, cioè dell’ecclesiastico. In essa saranno fondamentali lo “studium sapientiae”, cioè la cultura filosofica, e la “scientia christiana”, come approfondimento delle Scritture. Tutte le discipline tradizionali, dalla grammatica alla retorica, dalla matematica all’astronomia, diventano strumenti per leggere e comprendere la Bibbia. Il rapporto tra cultura pagana e dottrina Cristiana viene così ribadito, come il connubio tra vita intellettuale e vita spirituale, ulteriormente arricchita da una piena comprensione della parola divina.
Indice dei podcast trasmessi.

Foto di copertina: Jan van Schorel, Agostino insegna retorica. S’imbarca per Roma (dettaglio della pala d’altare Ciclo sulla vita di Sant’Agostino), 1520, olio su tavola, Sacrestia della Chiesa di Santo Stefano, Gerusalemme.
L’ambientazione mostra un interno rinascimentale con il santo seduto in cattedra circondato da studenti.
La tavola Ciclo sulla vita di Sant’Agostino del pittore neerlandese è importante nella storia iconografica agostiniana, poiché è un po’ il riassunto di ciò che gli artisti del XV secolo hanno inventato o preferito nelle loro opere. Schorel aveva visto i cicli di San Gimignano e Gubbio, da cui ha tratto una sintesi della vita di Agostino. Al centro di tutte le scene si trova l’ordinazione episcopale del santo.
Jan van Schorel (Schoorl, 1485 – Utrecht, 1562) lavorò a Gerusalemme dove si era recato nel 1520 in pellegrinaggio. Viaggiò a lungo in Germania, dove incontrò Dürer, e in Italia, dove diventò conservatore del Belvedere di Roma e lavorò in Vaticano. L’occasione gli fu offerta da Papa Adriano IV da Utrecht dopo il 1520 quando assunse la prestigiosa carica che era stata di Raffaello. Le opere di questo periodo rivelano influssi veneti, tedeschi e romani: tornato nei Paesi Bassi, rappresentò il primo manierismo, diffuso poi per un’intera generazione. È uno dei principali artefici della svolta epocale che si verificò nell’arte fiammingo-neerlandese durante i primi decenni del XVI secolo. Il tramonto dell’ultima generazione dei grandi maestri della tradizione quattrocentesca lascia spazio a una corrente di forte rinnovamento, basato soprattutto sull’aggiornata interpretazione delle novità artistiche italiane. Alcuni pittori, come Schorel, compiono viaggi di studio a Venezia e a Roma, acquisendo un senso classico, monumentale e sintetico che viene messo a confronto con l’eredità minuziosamente realistica della pittura nordica. La grande città portuale di Antwerpen si avvia a diventare il principale centro culturale dei Paesi Bassi, prendendo il posto di Brugge e Gent. L’incarico a Roma di van Schorel sarà la spinta definitiva verso l’adozione, nell’arte fiammingo-neerlandese, di modelli formali del manierismo italiano.
