









Nel corso dell’omelia, Don Miguel Larrambebere Zabala ha posto in risalto le profonde radici della tradizione Cristiana e il significato della Cavalleria, della carità e della Fede, valori che il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio custodisce e promuove, collegandoli alla figura e alla testimonianza di San Fermín.

Terminata la Celebrazione Eucaristica, è stata scattata la fotografia commemorativa della rappresentanza Costantiniana insieme al Parroco e al Vicario Generale ai piedi del busto del Santo, suggellando simbolicamente un nuovo capitolo del legame tra l’antico Ordine cavalleresco e il popolo di Navarra.
San Fermín di Amiens
Vescovo e martire

Secondo la tradizione, San Fermín nacque a Pamplona alla fine del III secolo d.C. e fu decapitato ad Amiens (l’antica Samobriva Ambianorum) nella Gallia belgica, ora in Francia, il 25 settembre di un anno imprecisato fra il 290 e il 303, venerato come vescovo e martire.
Le prime testimonianze documentarie sulla sua vita e sul suo culto risalgono tuttavia all’VIII secolo, circostanza che ha indotto alcuni studiosi a interrogarsi sulla storicità della sua figura, come rilevato anche dalla Reale Accademia della Storia di Spagna.

Le tradizioni agiografiche narrano che Fermín fosse figlio del Senatore romano Firmo, Governatore di Pamplona, convertitosi al Cristianesimo insieme alla propria famiglia. All’età di ventiquattro anni, Fermín è stato consacrato vescovo e ha lasciato la propria terra per evangelizzare la Gallia. Dopo essere stato imprigionato a Beauvais, venne liberato alla morte del Governatore Valerio e proseguì la propria missione ad Amiens, dove numerosi abitanti si convertirono grazie alla sua predicazione, fra i quali il Senatore Faustinianus. Successivamente, per ordine dei Senatori Longulo e Sebastiano, fu nuovamente arrestato e infine decapitato. Fu proprio Faustinianus a recuperarne il corpo e a provvedere alla sua sepoltura.

Nel secolo VII si ignorava dove fosse il sepolcro del santo vescovo e martire, ma per una visione miracolosa, il Vescovo di Amiens San Salvio lo ritrovò. Le sue reliquie sono sparse in varie chiese di Francia, perché il suo culto ebbe una vasta diffusione sia in Francia che in Spagna, a Pamplona in particolare è solennissimo, documentato per la prima volta nel 1186, quando il Vescovo Pietro II, ricevette da quello di Amiens alcune sue reliquie. Nel 1217 nella cattedrale esisteva un altare dedicato a lui e se ne celebrava la festa con ottava, cioè per otto giorni consecutivi, indice di solennità liturgica. La festa della Traslazione fu celebrata il 10 ottobre, nel 1590 fu trasferita al 7 luglio ed estesa poi a tutta la Spagna nel 1725. Nel 1657 Papa Alessandro VII dichiarò San Fermín San Francesco Saverio patroni principali di Pamplona.
Le celebrazioni in onore di San Fermín si svolgono annualmente a Pamplona dal 6 al 14 luglio e sono conosciute in tutto il mondo soprattutto per l’Encierro, la tradizionale corsa dei tori lunga circa 825 metri che, ogni mattina, attraversa le vie del centro storico fino alla Plaza de Toros. Ogni giorno sei tori vengono condotti lungo il percorso accompagnati da centinaia di corridori, dando vita a uno degli eventi più celebri della tradizione popolare spagnola. I festeggiamenti si concludono alla mezzanotte del 14 luglio, quando migliaia di persone si riuniscono davanti al Municipio, illuminando la piazza con candele accese e intonando il tradizionale e commovente canto Pobre de mí, che segna la conclusione delle festività.
Le origini della festa risalgono al Medioevo, quando la ricorrenza religiosa si intrecciava con una grande fiera commerciale. In occasione della festa, i pastori di Navarra conducevano i tori dai pascoli fino alla Plaza Mayor, antesignana dell’attuale Plaza de Toros. Trascorrevano la notte accampati alle porte della città e, all’alba, accompagnavano gli animali verso i recinti con l’aiuto di uomini a cavallo e a piedi che, servendosi di bastoni e grida, ne guidavano il percorso. Con il trascorrere dei secoli, e in particolare dalla fine del XIX secolo, questa pratica si trasformò progressivamente nell’attuale Encierro: non più una semplice conduzione del bestiame, ma una corsa davanti ai tori, destinata a diventare uno dei simboli più celebri di Pamplona e della tradizione spagnola.
