
La solenne celebrazione della Santa Messa per il Giubileo delle Corporazioni Nobiliari della Spagna è stata presieduta dall’Arcivescovo metropolita di Madrid. S.Em.R. il Signor Cardinale José Cobo Cano, cardinale presbitero di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli, ordinario per i fedeli di rito orientale in Spagna, membro della Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale e la Promozione Umana e Capo del Dipartimento per la Migrazione.







Omelia del Cardinale José Cobo Cano
“Non c’è nobiltà più grande della pratica della virtù”
“Altezza Reale e membri di tutte le Corporazioni Nobiliari, che vi riunite qui oggi con i sacerdoti e i fedeli, che giungono in cattedrale in questo anno giubilare. Ex virtute, nobilitas, dice il vostro motto. È vero, non c’è nobiltà più grande della pratica della virtù”. Queste sono state le parole con cui il Cardinal Cobo ha iniziato la sua omelia. Come ha osservato, “per i Cristiani, le virtù si trasmettono non attraverso il sangue, ma attraverso la testimonianza di una vita esemplare”. Ha definito “opere e parole” come “i solchi attraverso i quali il Vangelo è stato seminato in tutte le epoche della storia”. “Questo è ciò che chiediamo oggi, in questo Giubileo, per tutte le Corporazioni e per tutti i Cristiani”, ha spiegato il Cardinal Cobo.
Preghiera e penitenza “purificano i nostri occhi”
Il Cardinal Cobo ha spiegato: “In questa Eucaristia giubilare che celebriamo in modo unico ogni 25 anni”, che “essere Cristiani con una prospettiva sociale significa permettere allo Spirito Santo di trasformare gradualmente i nostri cuori affinché l’autorità diventi servizio, la dignità vicinanza e la tradizione missione”.
Il Cardinal Cobo ha condiviso con le Corporazioni Nobiliari i due strumenti, che considera essenziali per trarre vantaggio da questo Anno Giubilare, “preghiera e penitenza”. “È ciò che purifica i nostri occhi affinché impariamo a vedere dove si trova il bene”, ha sottolineato. Ha aggiunto, che “ci aiutano a vedere dove si trovano i segni di Dio in mezzo alla foresta” che a volte ci porta “a confondere il bene con il male”.
“Gesù non distrugge ciò che è nobile, ma lo purifica”
“Gesù ci chiama a stare con Lui, non solo al suo fianco, ma inseriti nel suo progetto”, ha proseguito il Cardinal Cobo. E tornando al filo conduttore con cui aveva iniziato la sua omelia, ha sottolineato come Cristo “non distrugge ciò che è nobile, ma lo purifica” e “non nega la storia, ma la trasforma in servizio”. In questo senso, ha condiviso una nuova definizione di questa condizione: “Per Gesù, la vera nobiltà Cristiana non si misura tanto dai titoli o dalla genealogia, ma dal trasformarci per raggiungere e vivere la carità con discrezione e gioia”.
Poi, il Cardinal Cobo ha esortato le Corporazioni Nobiliari a rimanere fedeli alla loro Fede e ai loro tratti distintivi tradizionali: “Coraggio, legalità, onore, cortesia, conoscenza della storia e assistenza ai bisognosi”.
Infine, delineando le implicazioni di questo Anno Giubilare, il Cardinal Cobo ha spiegato che “nel 2025 la Chiesa ha cercato di mettere in luce la virtù teologale della speranza”. “Siamo tutti chiamati. E invito in modo particolare ciascuno di voi a essere persone di speranza”, ha concluso.

Omaggio a Nostra Signora dell’Almudena
A conclusione del Sacro Rito, è stato reso omaggio a Nostra Signora dell’Almudena, con la deposizione di fiori ai piedi dell’immagine sacra di Santa Maria de la Real de la Almudena, patrona della Città e dell’Arcidiocesi di Madrid.
Anteriormente denominata Santa Maria de la Mayor, l’immagine fu trovata per la prima volta nell’anno 1085 durante la conquista della Città per mano di Re Alfonso VI di León durante la Reconquista. Malgrado non ci siano dati esatti sull’origine del culto, esistono documento che indicano come, almeno tre secoli prima della riscoperta dell’immagine sacra, questa fosse stata nascosta dalla conquista araba per mano dell’Arcivescovo Raimondo di Toledo. Probabilmente, l’immagine fu intagliata nel basso Medioevo, durante la ripopolazione Cristiana della Città di Madrid, per poi essere situata sull’altare dell’antica moschea cittadina, riconvertita in chiesa. Il nome Almudena si pensa derivi dal termine arabo Al-mudayna, che significa cittadella, indicando la nuova posizione della figura sacra all’interno delle mura cittadine di origine araba.
L’immagine si trova nell’ala destra della cattedrale, su un trono d’argento di stile barocco, regalata alla Città di Madrid da Re Filipe IV di Spagna, nel 1640.

Ex virtute, nobilitas
Il Real Corpo della Nobiltà di Madrid è sempre al servizio di Sua Maestà il Re, la sua Guida Suprema. Sostiene la monarchia attraverso varie attività, pubblicizza il grande lavoro svolto dalla Famiglia Reale al servizio della Spagna e contribuisce a mantenere il prestigio della Corona.
Promuove le relazioni tra famiglie nobili, la cooperazione e il sostegno reciproco, svolgendo un ruolo attivo nella società contemporanea, sia in termini di mantenimento dei valori tradizionali che di conservazione del patrimonio storico e culturale. Mantiene e promuove le virtù associate sia alla moralità personale che al comportamento sociale e pubblico. Virtù fondamentali nell’educazione e nella formazione dei membri delle famiglie nobili, che spesso ricoprivano le posizioni più elevate nella società. Coraggio, lealtà, onore, cortesia… Nobiltà, dopotutto. Aiuta i meno fortunati. Condivide la storia di Madrid e della nobiltà che ha avuto un ruolo di primo piano in molti degli eventi della Città.
