Meditazione per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per la festa della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, a cura del Prof. Don Pietro Pisciotta, letta dalla Dott.ssa Valentina Villano, Dama di Ufficio, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo. Il brano del Vangelo ci narra un episodio della vita di una famiglia ebrea, ma l’ambientazione è inusuale per una nascita. Si tratta di una famiglia emarginata socialmente. Eppure il bambino è Dio e la giovane donna l’ha concepito e partorito nella verginità. Alcuni pastori si affrettano, in risposta a un messaggio dal cielo, per riconoscerlo e glorificarlo a loro modo. Perché la Madonna ispira tanta umanità? Forse perché è, come dicono gli ortodossi, un’icona (= immagine) di Dio? Forse perché Dio parla per suo tramite anche se Maria resta sempre una sua creatura, sia pure una creatura unica grazie ai doni ricevuti dal Padre? Cominciamo l’anno nel segno di questo grande mistero. Cerchiamo allora di approfondire la nostra devozione a Maria, Madre di Dio e nostra. Si tratta di un idealismo rispondente, certo, alle aspirazioni più profonde dello spirito umano, ma che richiede impegno e molto coraggio.
Madonna con l'Uva

Podcast 3-29 – 1° gennaio 2026 – Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

Prima Lettura: Nm 6, 22-27 – Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò. Salmo Responsoriale: Sal 66 – Dio abbia pietà di noi e ci benedica. Seconda Lettura: Gal 4,4-7 – Dio mandò il suo Figlio, nato da donna. Vangelo: Lc 2,16-21 – I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

La Solennità di Maria Santissima Madre di Dio si celebra il 1° gennaio, l’ottavo giorno dopo Natale, segnando l’inizio dell’anno civile e affidandolo alla protezione materna di Maria, che ha generato Gesù, vero Dio e vero uomo. È una festa antichissima che celebra il dogma di Maria come Theotókos (Madre di Dio) proclamato nel Concilio di Efeso (431) e cade in un contesto liturgico che celebra la duplice natura di Cristo, sottolineando la maternità divina di Maria in stretta relazione con il Natale del Signore.

Salve, Madre santa: hai dato alla luce il Re.

O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna, fa’ che sperimentiamo la sua intercessione, poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita, Gesù Cristo, tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Inizia un anno nuovo e la Chiesa ci invita a guardare nel Presepe questa giovanissima donna, la Vergine Maria. È la Madre di Gesù, vero uomo e vero Dio: la Santissima Madre di Dio, come noi la invochiamo.

Nella giornata di oggi, 1° gennaio, confluiscono tre ricorrenze: civilmente è il primo giorno dell’anno; liturgicamente è la solennità di Maria Santissima Madre di Dio; socialmente è la Giornata Mondiale della Pace.

Il Vangelo ci riporta a Betlemme quando i pastori, annunziati dagli angeli, andarono senza indugio alla grotta e trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù. I Pastori riferirono quello che avevano visto ed udito dagli angeli, Maria li accolse e presentò loro il Bambino Gesù. La grotta di Betlemme è una icona singolare, dove si coglie un segno vivo dell’amore di Dio Padre, che dà il suo Figlio unigenito per salvare l’uomo. In Gesù, vero uomo e vero Dio, l’unigenito del Padre ha assunto la natura umana (vero uomo) per riscattare l’uomo, il capolavoro di Dio, e riportarlo alla vera vita, da qui il canto degli Angeli: “Gloria a Dio e pace agli uomini amati dal Signore”.

Nel Natale di Gesù si realizza la vocazione dell’uomo all’immortalità, che aveva perduto a causa del peccato originale. Tutto si attua “nella pienezza del tempo”. Ma cosa è il tempo? La liturgia ci porta a riflettere sul tempo. Esso non è solo la dimensione del divenire, scriveva San Giovanni Paolo II, per cui distinguiamo passato, presente e futuro; esso evidenzia soprattutto la “misura” di tendere dell’uomo verso l’Assoluto, verso Dio. Ogni uomo che nasce porta scritto che deve morire. Cristo Gesù però si è incarnato, ed ha vinto la morte: come uomo è nato a Betlemme, è morto a Gerusalemme sul calvario, è risorto il terzo giorno ed ha aperto all’uomo la porta dell’immortalità.

In Gesù, vero uomo, divenuto figlio dell’uomo, e vero Dio, anche noi siamo diventati “figli di Dio”. Questa non vuole essere una espressione vuota di significato, ma possiede una ricchezza interiore e ci fa pregustare la nuova realtà dell’immortalità. Noi, oggi, non siamo più uomini che devono morire. Ciò che muore non è l’Io, ma il corpo che poi risusciterà. L’Io, l’uomo creato ad immagine di Dio, grazie a Maria, che disse “sì” all’Angelo e divenne la Madre di Dio, non muore. Ciò che muore è solo il corpo, che portiamo al cimitero, che è “Camposanto”, il luogo dove i santi, gli amici di Dio aspettano la risurrezione dei corpi: come Cristo Gesù è risorto, come Maria è stata assunta in cielo anima e corpo, così ogni uomo risorgerà.

Ecco perché il Presepe, mentre ci parla di vita, ci fa guardare il cielo. San Paolo VI ha consacrato l’inizio dell’anno alla festività della Santa Madre di Dio e madre nostra, e con questa festa attesta che la nostra speranza è colma di immortalità.

Due cose sono infatti da evidenziare: il bimbo che Maria ha dato alla luce è il Figlio unigenito del Padre; Maria è perciò la Madre di Dio. Essa è da collocarsi, anche se creatura, accanto a Dio per avere detto “sì” all’angelo, ma è anche accanto a noi, come madre della Chiesa nascente, motivo per cui noi la invochiamo: ”Santa Maria, Madre di Dio prega per noi”, non perché Maria fa miracoli, ma la sua preghiera è forte davanti a Dio. Gesù con la sua nascita ci ha uniti, ci ha affratellati nella Chiesa per cui Egli stesso ci esorta: “chiedete ed ottenete, bussate e vi sarà aperto”, perché Dio è Padre, è amore.

Che il Signore ci conceda allora la sua pace: questo è l’auspicio più bello mentre contempliamo il Bambino, adagiato nel Presepe, Principe della pace. È una icona mirabile, quella del Presepe. Evidenzia il grande mistero dell’amore di Dio. Dal presepe Gesù ci invita a seguire la via privilegiata che porta alla pace vera. Questa comincia quando impariamo a riconoscere nel volto dell’altro un fratello, una persona, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione. È importante essere educati sin da piccoli nel rispetto dell’altro, anche se diverso da noi.

In ogni volto di bambino c’è sempre il riflesso dell’amore di Dio, c’è un appello alla nostra responsabilità. Davanti ad esso crolla ogni falsa giustificazione di guerra e di violenza. All’inizio di un nuovo anno siamo chiamati tutti (piccoli e grandi) a convertirci a progetti di pace, a deporre armi di qualsiasi tipo, a costruire un mondo nuovo, conforme al canto degli angeli: “Gloria a Dio e pace agli uomini amati dal Signore”.

Condizione indispensabile per la pace è amministrare con giustizia e saggezza tutte le risorse create da Dio e messe a servizio dell’uomo. È necessario rispettare ed avere cura del creato, di tutto il creato; costruire la pace rispettando l’uomo e la natura nella quale l’uomo vive ed opera.

L’intercessione di Maria, Madre di Gesù e madre nostra, non mancherà per la realizzazione di un mondo migliore. Maria ispiri propositi di pace, di riconciliazione e di amore nel cuore di quanti sono responsabili delle nazioni; ispiri nel cuore di tutti amore, comunione e rispetto di tutti e di tutto. È il mio augurio per un felice anno nuovo: fede, fratellanza e pace.

Indice dei podcast trasmessi.

Iniziamo questo nuovo anno con gli auguri del Presidente della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, S.E. il Principe Don Flavio Borghese dei Principi di Sulmona e di Montecompatri, Balì Gran Croce di Giustizia: «Spero che il 2026 porti finalmente quella pace disarmata e disarmante che il Santo Padre Leone XIV ha invocato e spero che ciascuno di noi possa offrire il proprio impegno per le finalità che noi tutti perseguiamo assieme».

Nel contempo riportiamo gli auguri espressi al termine dell’anno passato dal Delegato per Napoli e Campania, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia: «Il Signore accompagni i Vostri ultimi passi di questo anno con la Sua grazia misericordiosa, e illumini il cammino del nuovo anno con la luce della Sua benedizione. Possa la Vergine Maria, Madre della Chiesa e Stella del mattino, intercedere per Voi e per i Vostri cari, custodendoVi sotto il suo manto materno. Che il Signore rinnovi in Voi i doni della Sua grazia, Vi sostenga nelle prove, Vi consoli nelle difficoltà, e Vi riempia di gratitudine per ogni Sua benedizione. Con l’intercessione di tutti i Santi e degli Angeli custodi, Vi auguro un anno santo e benedetto, vissuto nella presenza amorevole di Dio datore di ogni bene. Buon anno nella grazia del Signore».

«Dio ama sperare con il cuore dei piccoli, e lo fa coinvolgendoli nel suo disegno di salvezza. Quanto più bello è il disegno, tanto più grande è la speranza. E in effetti il mondo va avanti così, spinto dalla speranza di tante persone semplici, sconosciute ma non a Dio, che malgrado tutto credono in un domani migliore, perché sanno che il futuro è nelle mani di Colui che gli offre la speranza più grande» (Papa Leone XIV – Omelia dei Primi Vespri e Te Deum in ringraziamento per l’anno trascorso della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, 31 dicembre 2025).

Foto di copertina: Pierre Mignard, La Madonna dell’Uva, 1640-1650 circa, olio su tela, 121×94 cm, Museo del Louvre, Parigi.
Il dipinto raffigura la Vergine Maria e Gesù Bambino che tengono in mano un grappolo d’uva, in un’atmosfera intima di una dolcezza e una sensibilità unica, tipica di Mignard, celebre ritrattista della famiglia reale e della corte di Luigi XIV.
La Vergine Maria è la vite feconda per eccellenza, la Sposa che ha introdotto il Re dei Re nelle stanze del mondo. Questo è il tema sviluppato dal soggetto iconografico insolito, ma estremamente biblico. Il grappolo d’uva fu il segno che i primi esploratori portarono al popolo entrando nella Terra Promessa. Così l’uva nella bibbia (e poi nell’arte) è diventata progressivamente segno del Messia e di coloro che lo riconoscono e lo seguono.
La bellissima e antica preghiera mariana Sub tuum praesidium, narra della Vergine Madre come protezione e rifugio e se il popolo sa di poter trovare riparo sotto il manto della Madonna, è perché Cristo, per primo nella sua infanzia, trovò rifugio in lei. Il dipinto presenta un Cristo bambino che, mentre ci guarda, si nasconde sotto il velo della Madre. Un gesto carico di significato: quello immediato e spontaneo di ogni bambino, ma anche quello di quel Bambino, il Messia, che guardando verso di noi, suo popolo, già intuisce il rifiuto e la passione a cui andrà incontro offrendo il suo sangue.
Il grappolo d’uva, dunque, tenuto tra le mani del Figlio e della Madre rappresenta già simbolicamente quel corpo che sarà spremuto sotto il torchio della croce. Rafforza questa simbologia la postura dei piedi del Bambino, già incrociati come lo saranno sul legno della croce, stretti dal chiodo.
Lo dicono poi, anche, i colori dell’abito di Maria. Se nelle annunciazioni la Vergine veste rosa e azzurro e, sotto la croce, blu notte e porpora viola, qui il rosso dell’abito e il blu del manto, segnano il passaggio della presa di coscienza, da parte di Maria, del destino del Figlio e la sua progressiva accettazione ad essere associata a tale sorte. Il Fiat di Maria detto fin da subito, libero e totale, deve pur tuttavia maturare dentro la consapevolezza del disegno di Dio e gli eventi della storia che lo orientano e lo precisano.
Quel grappolo tuttavia, possiede un altro significato, lo stesso indicato da Gesù ai suoi, nell’ora della passione: «Io sono la vite e voi i tralci, chi rimane in me porta molto frutto». Quel grappolo, dunque, siamo noi, legati indissolubilmente, per la fedeltà dei tralci, alla vite che è Cristo, mediante la linfa vitale che dalla vite passa nelle membra dei suoi fino a raggiungere l’ultimo chicco. Quel vino che nella mensa eucaristica diventa il sangue del Redentore è frutto, come narra un antico testo Cristiano, la Didaché, di tanti acini raccolti per ogni dove e spremuti nel torchio della prova. Un vino, un sangue dell’uva, come si dice in ebraico, che racconta l’unità della Chiesa sigillata in un patto di alleanza fondato sulla carità di Cristo.
Dietro la Madre si vede una finestra il cui panorama è semi oscurato da una tenda. Spesso dal XVI secolo in poi la tenda in opere religiose veniva a significare la vita dell’uomo, un rimando a un testo biblico che definisce il corpo come una tenda d’argilla che grava sull’anima.
Qui la tenda, in effetti, cela un panorama piuttosto cupo, presagio di tempesta, la stessa che si abbatterà sul quel Figlio. Per questo la Madre è colta in questo gesto protettivo. Una Madre seduta su un trono, quasi una Madre in cattedra che insegna ai figli del suo Figlio come affrontare le tempeste della vita. Accanto alla cattedra, infatti, si vede un canestro di frutti, tra cui un altro grappolo d’uva accanto a due mele, simbolo di quel peccato originale che Cristo con la sua Incarnazione, passione, morte e risurrezione ha definitivamente cancellato.
Questo dunque insegna la Vergine Madre: affidarsi alla custodia di quel Bimbo e della sua Vergine Madre, come il grappolo che insieme tengono fra le mani, aiuta a superare le tempeste della vita e a raggiungere la salvezza finale. Aiuta soprattutto a portare nel mondo un frutto duraturo di grazia e di comunione (Suor Maria Gloria Riva, Monaca dell’Adorazione Eucaristica).

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