Riflessioni sulle letture festive della Delegazione di Roma e Città del Vaticano – Domenica delle Palme: Va adorata la Verità

La Delegazione di Roma e Città del Vaticano del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, nell’obiettivo di fornire una formazione continua ai propri Cavalieri, Dame e Postulanti, con la Domenica delle Palme 2024 inizia la pubblicazione sul proprio canale YouTube [QUI] dei podcast con delle riflessioni sulle letture festive, a cura dal Referente per la Formazione, Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere di Merito con Placca d'Argento. Domenica 24 marzo 2024, è stata pubblicata la Meditazione per la Domenica delle Palme – Va adorata la Verità.
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Podcast XIV – Riflessione per la Domenica delle Palme [QUI]

Il racconto della passione di Gesù (Mc 14,1-15,47), occupa un quinto dell’intero Vangelo secondo Marco. È il racconto più antico contenuto nei Vangeli, la memoria di tutti i testimoni degli avvenimenti. Tutti quelli che, però, al momento dell’arresto si sono dati alla fuga…

Questa narrazione mette alla prova il nostro rapporto di fede con Gesù e siamo coinvolti, tutti e ciascuno, in prima persona, nello scandalo e follia della croce, di fronte all’esito fallimentare della vita del Maestro. Colui che passò beneficando e risanando tutti, curando i malati e vincendo il demonio; il profeta potente in opere e in parole, che “tutti cercavano”; colui che ha attirato a sé le folle, le quali lo hanno acclamato benedetto e venuto nel nome del Signore; colui che è riuscito a radunare intorno a sé una comunità itinerante di uomini e donne che lo riconosceva quale Profeta e Messia; quest’uomo, Gesù di Nazareth, conosce una fine impensabile ed obbrobriosa. Dov’è finito il potere di Gesù con cui egli liberava dalla malattia e dalla morte quanti ne erano segnati? Perché “Ha salvato altri, non può salvare se stesso!” Dov’è finito quel carisma profetico con cui egli annunciava ormai vicinissimo, anzi presente, il Regno di Dio? Perché nella passione Gesù, prima riconosciuto come Maestro, Profeta e Messia, è ridotto al silenzio e si lascia umiliare senza aprire la bocca? Tutti coloro che sembravano suoi seguaci e simpatizzanti sono scomparsi, e Gesù è solo, abbandonato da tutti, inerme e senza alcuna difesa.

Ma, soprattutto, dov’è Dio, il Padre, durante la passione di Gesù? Quel Dio che sembrava essergli così vicino e che egli chiamava confidenzialmente “Abba”, cioè “Papà caro”; quel Dio che lo aveva dichiarato “Figlio amato” al battesimo e alla trasfigurazione; quel Dio per il quale Gesù aveva messo in gioco e consumato tutta la propria vita, dov’è ora? Non si vede e non si sente! Ma, allora è vero che, come ha compreso l’Apostolo Paolo, quella di croce è la morte del maledetto da Dio, giudicato tale dalla legittima autorità religiosa di Israele. Gesù è veramente morto come un impostore, nell’ignominia, appeso tra cielo e terra perché rigettato da Dio e dagli uomini…

Sembra che solo Gesù abbia vissuto la passione mantenendo la sua piena fiducia nel Padre, abbia creduto che Dio non lo avrebbe abbandonato, che sarebbe rimasto con lui, dalla sua parte, nonostante le apparenze di segno opposto e il reale fallimento umano della sua vita e della sua missione.

Ma nel racconto della passione secondo Marco c’è una rivelazione somma, fatta da Gesù stesso durante il processo tenuto nella notte in casa del sommo sacerdote ed evocata da una precisa domanda di quest’ultimo: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?” La domanda è decisiva, richiede una confessione sulla sua identità di Cristo-Messia e di Figlio di Dio (il Benedetto).  Gesù, che aveva ricevuto la confessione di Pietro: “Tu sei il Cristo”, replicando all’apostolo e agli altri di non parlarne a nessuno, ora dice con paresía, con franchezza: “Io sono”. È la piena rivelazione! Sì, Gesù è il Cristo, è il Figlio del Dio che presenta se stesso come “Io sono”! Qui è Gesù stesso che si rivela quale Cristo e Figlio di Dio. E continua: “E vedrete il Figlio dell’uomo che siede alla destra della Potenza di Dio e viene con le nubi del cielo”. Ci sarà una manifestazione nel futuro, secondo la visione profetizzata da Daniele: l’imputato nel processo sarà il Giudice alla fine dei tempi! Questa rivelazione di Gesù davanti al sommo sacerdote sarà ripresa dal centurione sotto la croce il quale, “vedendolo morire in quel modo, disse: ‘Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!’”

Durante tutta la sua missione, l’identità di Gesù quale Figlio di Dio era stata occultata e non pubblicamente proclamata, per volontà di Gesù stesso, ma nella passione avviene la sua piena rivelazione: Gesù è il Figlio di Dio, il Messia manifestato al popolo di Israele e confessato da un pagano sotto la croce. Davvero, come ha saputo esprimere in modo magistrale un monaco del XII secolo: “Senza bellezza né splendore, e appesa alla croce, va adorata la Verità”.

Cosa resta da dire? Per comprendere in profondità la passione di Gesù, così da poterlo seguire in essa senza scandalizzarsi, possiamo ancora meditare sul senso del gesto eucaristico dell’ultima cena. Gesù ha compiuto tale atto per evitare che i discepoli leggessero la sua morte come un evento subito per caso, oppure dovuto a un destino ineluttabile voluto da Dio. Nulla di tutto questo. Gesù ha infatti vissuto la propria fine nella libertà: avrebbe potuto fuggire o non compiere più azioni e pronunciare parole da cui sarebbe derivata una condanna a morte oppure decidersi ad incarnare, con potenza, quello che tutti volevano: il Messia terreno atteso dagli Ebrei. Ma non lo ha fatto; anzi, è rimasto fedele alla missione ricevuta da Dio, ha continuato a realizzare la volontà del Padre, andando incontro liberamente ad una morte immonda, da schiavo! E questo perché sapeva bene che solo così, nudo e solo con se stesso, poteva amare Dio e i suoi annullandosi fino alla fine… Gesù ha concluso la sua esistenza così come l’aveva sempre spesa: nella libertà e per amore di Dio e di tutti gli esseri umani, di tutta la Creazione! Affinché ciò fosse chiaro, Gesù ha anticipato profeticamente ai discepoli la sua passione e morte con un gesto capace di narrare l’essenziale di tutta la sua vicenda: pane spezzato, come la sua vita lo sarebbe stata, vino versato, come il suo sangue sarebbe stato sparso. Se, all’inizio del vangelo, Marco aveva scritto che i discepoli, “abbandonato tutto, seguirono Gesù”, nell’ora della passione annota che essi, “abbandonato Gesù, fuggirono tutti”. Lo scandalo della croce permane in tutta la sua durezza e non va attutito, ma il segno eucaristico, memoriale della vita, passione e morte di Gesù, sarà capace di radunare di nuovo i discepoli intorno al Cristo Risorto. La comunità dei discepoli di Gesù potrà così attraversare la storia e giungere fino a noi, senza temere di affrontare anche le ore buie e le crisi: il suo Signore l’ha infatti preceduta anche in queste prove, vivendole nella libertà e per amore.

Indice dei podcast trasmessi [QUI].

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