Riflessioni sulle letture festive – Festa di San Luca, Evangelista della misericordia di Dio

È stato pubblicato sul canale Speaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, a cura del Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, il Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere di Merito con Placca d'Argento, il podcast con la meditazione per la Festa di San Luca, Evangelista di Dio, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo. Il podcast rileva i molti tesori nell'opera di San Luca, a cui noi possiamo attingere con riconoscenza, non dimenticando l'aspetto che l'evangelista sottolinea maggiormente: darci tutti al Signore, essere suoi discepoli pronti a portare la croce ogni giorno con lui. Allora il nostro amore è autentico e porta veramente i frutti dello Spirito: la pace, la gioia, la benevolenza. Dante lo ha definito lo “scriba della mansuetudine di Cristo” per il predominio, nel suo Vangelo, di immagini di mitezza, di gioia, di amore e misericordia.
San Luca

Podcast 2-11 – 18 ottobre 2024 – Festa di San Luca, Evangelista della misericordia di Dio

«Il Signore inviò i suoi discepoli ad annunciare in ogni luogo: “È vicino a voi il regno di Dio”» (Cf. Lc 10,1.9)

Letture: II Tim.4,9-17; Sal.144; Lc.10,1-9

L’Evangelista Luca (Antiochia, attuale Antakia nella Turchia sud-orientale, 10 d.C.; † Tebe, 93 d.C.) ci è particolarmente caro perché solo da lui ci sono state tramandate le parole del Benedictus di Zaccaria, l’Annunciazione, la Visitazione ed il Magnificat, le scene del Natale e quella della Presentazione al tempio col Nunc dimittis di Simeone.

È l’evangelista del cuore di Gesù: ci rivela la sua misericordia. È l’unico che riporta la parabola del padre misericordioso, quella della dramma perduta e ritrovata, dell’adultera perdonata, pericope poi traslata nel Vangelo di Giovanni (8,3-11).

È l’evangelista dell’Amore: lui solo ci racconta la parabola del buon samaritano, dell’amore tenero di Gesù per i poveri: un Gesù che si commuove davanti al dolore della vedova di Nain; che accoglie la peccatrice in casa di Simone il fariseo con tanta delicatezza e le assicura il perdono di Dio; che accoglie Zaccheo con tanta bontà da cambiare il suo arido cuore di pubblicano in un cuore pentito e generoso.

È il solo che sottolinea il ruolo delle donne nella vita del Maestro.

San Luca è l’evangelista della fiducia, della pace, della gioia; in una parola possiamo dire che è l’evangelista dello Spirito Santo.

Negli Atti degli Apostoli è lui che chiede alle comunità Cristiane di “formare un cuor solo e un’anima sola”, formula ripresa anche dall’orazione della Colletta di oggi: “Signore Dio nostro, che hai scelto San Luca per rivelare al mondo il mistero della tua predilezione per i poveri, fa’ che i Cristiani formino un cuor solo e un’anima sola, e tutti i popoli vedano la tua salvezza”.

Il Vangelo di San Luca lo rivela pieno di zelo. Soltanto lui riporta l’invio in missione dei settantadue discepoli a tutto il mondo e alcuni particolari di questa missione: “Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”.

Ci sono dunque molti tesori nell’opera di San Luca e noi possiamo attingervi con riconoscenza, non dimenticando l’aspetto che l’evangelista sottolinea maggiormente: darci tutti al Signore, essere suoi discepoli pronti a portare la croce ogni giorno con lui. Allora il nostro amore è autentico e porta veramente i frutti dello Spirito: la pace, la gioia, la benevolenza.

San Luca con i suoi scritti si è assunto un ruolo pedagogico e formativo inedito, quello di annunciatore di un nuovo “senso di Dio nella storia”, lo stesso di cui scrivo nel mio testo di recente pubblicazione, confutando quanto scritto dal filosofo greco Eraclito il quale riteneva la storia come “un giuoco di dadi fatto da bambini” (frammento 52). Luca ha dato ad essa un senso in Gesù Cristo, il coordinatore di quel groviglio di eventi, salvatore dal male e dall’assurdo che si annida nelle vicende umane, l’”evangelizzatore” della misericordia, della speranza, della libertà e della gioia.

Questa citazione del Cardinal Ravasi racchiude in sintesi la portata del grande Evangelista Luca, dal nome già indicativo: Portatore di luce. Ed il piglio scientifico, da storico, antropologo, ricercatore, egli lo declina proprio nel prologo al Vangelo “secondo lui” in cui scrive: “Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (1,1-4).

In realtà, nei Vangeli e negli Atti, Luca non viene esplicitamente nominato. Assumendo però la sua paternità degli Atti degli Apostoli, appare come protagonista implicito di parte della predicazione di Paolo descritta nelle cosiddette “sezioni noi”: in esse la narrazione passa dalla terza persona singolare alla prima persona plurale, lasciando intendere che l’autore fosse protagonista degli eventi narrati.

Nelle lettere paoline, Luca viene citato fugacemente tre volte (Col 4,14; Fm 24; 2Tim 4,11), confermando l’ipotesi desumibile dagli Atti che fosse uno stretto e fedele collaboratore di Paolo che esercitò su di lui una potente attrazione. Luca che fu affascinato dalla potente umanità di Gesù è attratto, allo stesso modo, dall’umanità in Paolo in cui il miracolo del cambiamento della mente e del cuore era stato grandioso. In una situazione in cui l’esperienza dell’infedeltà, del venir meno, sono quotidiane, anche nella Chiesa dei primi tempi, come è descritto nella prima parte della Seconda lettera a Timoteo, il bisogno avvertito come urgente è che tutto sia invaso da Cristo, cioè da quella umanità, da quella misericordia che danno respiro e fanno vivere; il resto non conta.

Altre informazioni su Luca sono presenti in alcune opere di autori Cristiani successivi, la cui storicità non appare però certa, mancando dei criteri epistemologici scientifici fondanti.

Attorno al 375 Epifanio, vescovo e scrittore del IV secolo, lo identifica con uno dei settantadue discepoli inviati in missione da Gesù (Lc 10,1), ma si tratta probabilmente di una leggenda tardiva.

Altre tradizioni leggendarie lo identificano con l’anonimo discepolo di Emmaus (Lc 24,13-35).

Secondo un testo del IV secolo, il cosiddetto Prologo antimarcionita a Marco, Luca era nato ad Antiochia (di Siria) da famiglia siriaca, non ebrea, ed esercitava la professione di medico (cfr. Col 4,14), era noto, infatti come “il medico antiocheno”. È verosimile che, prima di conoscere l’annuncio di Gesù fosse stato un simpatizzante del giudaismo che era diffuso in Siria ai suoi tempi. Sia dalle indicazioni del Prologo, sia dallo stile delle opere attribuitegli, Luca sembra aver avuto una robusta formazione greco-ellenista, che costituiva la cultura ufficiale del mediterraneo orientale dell’epoca, elemento che sarebbe in accordo col medio-alto stato socio-economico corrispondente alla professione esercitata. Il greco nel quale sono redatti i suoi scritti è fluente ed elegante, mostra un’ottima conoscenza della Bibbia greca (Settanta) e, di tanto in tanto, affiorano punti di contatto con il modo di scrivere degli storici greci del suo tempo.

Non sono note con chiarezza le modalità della sua adesione al Cristianesimo. Secondo il Canone muratoriano (circa 170) non conobbe direttamente Gesù, cosa che sarebbe confermata dalle ricerche presso i testimoni oculari accennate nell’incipit del suo Vangelo (1,1-4). È verosimile che abbia conosciuto il Cristianesimo, attorno al 40, nella sua città natale, Antiochia, dove era presente una florida comunità Cristiana e dove Paolo arrivò attorno al 44.

Le “sezioni noi” degli Atti suggeriscono la sua partecipazione al secondo viaggio di Paolo, che lo chiama “il caro medico”, dal 50 al 54/55 circa, con partenza da Antiochia e predicazione nelle attuali Turchia e Grecia e al successivo terzo viaggio, dal 54/55 al 58, terminato con l’arrivo a Gerusalemme dove Paolo viene arrestato attorno al 57-58 e detenuto a Cesarea.

Sempre la narrazione in prima persona suggerisce la sua presenza di fianco a Paolo durante il suo viaggio verso Roma per essere giudicato dall’Imperatore. Durante questo soggiorno forzato di Paolo a Roma, attorno al 60-62, la vicinanza di Luca all’apostolo sarebbe testimoniata dai tre passi succitati (Col 4,14; Fm 24; 2 Tim 4,11), contenuti però in lettere la cui attribuzione paolina non è del tutto condivisa.

Secondo la Tradizione, Luca rimase celibe tutta la vita e non ebbe figli, e morì (senza accenni a un suo martirio) a Tebe, in Beozia (nell’attuale Grecia), all’età di 84 anni, e lì sarebbe stato anche sepolto.

Secondo Gaudenzio di Brescia, morto nel 410, e Gregorio di Nazianzo (330 – 390) fu martirizzato a Patrasso, in Grecia, assieme all’Apostolo Andrea. San Girolamo (De viris illustribus 7) riferisce che le sue ossa furono trasportate a Costantinopoli da dove giunsero poi a Padova, dove tuttora si trovano nella basilica di Santa Giustina; solo la testa è conservata invece a Praga.

A Luca è attribuita la paternità di un Vangelo e degli Atti degli Apostoli, che ne costituisce una sorta di prosecuzione. Entrambe le opere, scritte probabilmente tra il 60 e l’80 d.C., sono dedicate a un certo Teòfilo (probabilmente un eminente Cristiano), secondo l’uso degli scrittori classici di dedicare le loro opere a personaggi illustri. Altra ipotesi è che egli intendesse dedicare il proprio Vangelo a chi ama Dio (Teofilo = “amante di Dio”).

Come ogni altro evangelista, Luca narra l’esperienza che la sua comunità Cristiana ha fatto della persona di Gesù. Luca scrive per verificare e confermare la consistenza della fede dei suoi destinatari (1,1-4). Inizia il suo Vangelo con il tema della fedeltà del Dio di Gesù, narra come le promesse si siano realizzate nella nascita di Gesù; chiude il Vangelo con questo stesso tema quando narra come Dio abbia mantenuto le sue promesse risuscitando Gesù dai morti. Questo Dio, che non permise che il Santo di Dio vedesse la corruzione (At 2,27), sicuramente sarà fedele alle promesse fatte ai seguaci di Gesù che vengono da tutti gli angoli della terra per prendere posto al banchetto celeste con Abramo, Isacco e Giacobbe. Luca scrive per i Cristiani provenienti dal paganesimo, che avevano dubbi su Gesù. Loro volevano capire, chiarire dubbi sulla sua vita. Teofilo è icona di questa categoria di persone.

Luca, mentre scrive, ha in mente le persone e comunità situate nelle grandi città, dove c’erano forti contrasti sociali che rendevano difficile la convivenza pacifica, privilegi ed emarginazione, culture diverse e pregiudizi connessi. Le donne, cui l’evangelista dedica un’attenzione unica e particolare, tanto che il suo è anche detto “Vangelo delle Donne”, non erano riconosciute nella loro dignità. La fame di pane e di relazioni sociali più giuste sicuramente era molto sentita. Scrive per una comunità che conosce dubbi, crisi, scoraggiamento, che si sentiva minoranza insignificante di fronte all’immensità dell’Impero.

L’attenzione data da Luca agli incontri di Gesù con i Samaritani va vista in ottica missionaria: la missione nei loro confronti costituisce l’inizio della missione fra i non-Giudei e fa parte del piano di Dio. Non ci sono preclusioni: con Gesù il tempo della salvezza è arrivato per tutti, compresi quelli che venivano disprezzati. La missione è universale, ma parte da Gerusalemme.

Il luogo esatto dove fu scritto non è possibile definirlo, ma certamente deve essere stato qualche città dell’Impero Romano, e probabilmente Antiochia di Sira, Efeso, o Filippi che sono i luoghi ben conosciuti da lui.

Dante lo ha definito lo “scriba della mansuetudine di Cristo” per il predominio, nel suo Vangelo, di immagini di mitezza, di gioia, di amore e misericordia.

La qualifica di medico attribuita a Luca viene confermata, secondo gli studiosi, dall’esame interno delle sue opere. La sua cultura e la preparazione specifica erano sicuramente note tra le comunità di cui faceva parte; potrebbe addirittura avere curato la Madre del Signore. Certamente la sua cultura generale e la sua esperienza degli uomini erano piuttosto notevoli. Questo gli valse il patronato dei medici e dei chirurghi assieme a Cosma e Damiano, gli Enargini, e Pantaleimon, il Tutto Misericordia.

L’antica tradizione Cristiana secondo cui Luca fu il primo iconografo sorge nel contesto della controversia iconoclastica (730-843) sorta dalla ricerca minuziosa di antiche tradizioni che avvalorassero l’idea di un’origine apostolica dell’uso delle effigi sacre. La più antica attestazione della leggenda lucana è il Trattato sulle Sante Immagini di Andrea da Creta (VIII secolo). È interessante anche la testimonianza di Simeone Metafraste (950-1022) nel suo Menologium e di Nicolao Maniacutio (1145). La Tradizione poi, trovò nella traduzione del Trattato sulla fede Ortodossa di Giovanni Damasceno del giureconsulto Burgundio da Pisa (1153), una consacrazione ufficiale e autorevole, quella di un Padre della Chiesa. Tommaso d’Aquino riprese da Giovanni Damasceno gli elementi teorici per affermare la necessità di rispettare tradizioni venerabili quali quella di eseguire e onorare le immagini sacre.

Indice dei Podcast pubblicati [QUI]

“Oggi ricorre la festa di San Luca, il suo Vangelo ci ricorda che la missione della Chiesa è possibile soltanto se sappiamo essere molto uniti a Dio con la preghiera e interamente disposti a metterci nelle sue mani” (Papa Francesco – Udienza generale, 18 ottobre 2023).

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