Podcast 2-74 – 14 maggio 2025 – Festa di San Mattia apostolo
Prima Lettura: At 1,15-17.20-26 – La sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli. Salmo responsoriale: Sal 112 – Il Signore lo ha fatto sedere tra i prìncipi del suo popolo. Vangelo: Gv 15,9-17 – Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici.
«Non voi avete scelto me», dice il Signore,
«ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate
e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16).
Dio ha stabilito la sua Chiesa anche sul fondamento di questa «dodicesima» colonna. A questo titolo, ha potuto diventare come loro un testimone qualificato della Risurrezione. Il greco Matthias è un nome derivato da Mattathias, in ebraico Mattithiah, che significa “Dono di Dio”. Non va confuso con l’evangelista Matteo, anch’egli apostolo. Nel libro degli Atti 1,15-26 si narra che, nei giorni seguenti l’ascensione, Pietro propose all’assemblea dei fratelli, il cui numero era di centoventi, di scegliere uno tra loro per prendere il posto di Giuda Iscariota nel collegio apostolico. Furono indicati due discepoli, Giuseppe, chiamato Barsaba, e Mattia e fu fatto un sorteggio, col risultato in favore di Mattia, che pertanto venne associato agli undici apostoli perché aveva seguito Gesù durante il suo ministero pubblico, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno dell’Ascensione.
Tutte le ulteriori informazioni concernenti la vita e la morte di Mattia sono vaghe e contraddittorie. Secondo Niceforo, egli predicò prima in Giudea e poi in Etiopia e quindi fu crocifisso. La Sinossi di Doroteo (225-362). vescovo di Tiro, a cui è tradizionalmente attribuito un testo apocrifo noto con il nome di Synopsis de vita et morte prophetarum, apostolorum et discipulorum Domini, con l’elenco dei Settanta Discepoli, contiene questa tradizione: “Mattia predicò il Vangelo all’interno dell’Etiopia, dove è porto sul mare di Hyssus ed il fiume Phasis, agli uomini barbari e carnivori. Poi morì a Sebastopoli, ed è sepolto qui presso il tempio del Sole”.
Una tradizione di dubbio valore storico ci tramanda che Mattia avrebbe subito il martirio a Gerusalemme mediante lapidazione dai Giudei, e il suo cadavere fu poi decapitato, secondo la tradizione con un’alabarda, che è divenuto suo attributo iconografico.
Le reliquie di Mattia sono contenute in un’arca marmorea nel transetto dalla basilica di Santa Giustina a Padova, a poca distanza dall’arca dell’evangelista San Luca.
Sempre la tradizione riferisce che l’Imperatrice Sant’Elena portò le reliquie di San Mattia a Roma, e che una parte di esse furono depositate presso Treviri.
Secondo gli Acta Sanctorum dello storico Gesuita Jean Bolland (1595-1665) le reliquie che si trovavano in Roma sarebbero quelle di San Mattia o Matteo, che fu Vescovo di Gerusalemme nell’anno 120 circa, che sembra si siano confuse con quelle dell’apostolo.
La Chiesa Cattolica celebra la festa di San Mattia il 14 maggio; la Chiesa Luterana e quella Anglicana il 24 febbraio; la Chiesa Ortodossa e le altre Chiese di tradizione greca il 9 agosto.
Come abbiamo visto, gli Atti degli Apostoli narrano che, nei giorni successivi alla Risurrezione del Signore, San Pietro si riunì con i discepoli per scegliere il sostituto di Giuda (cfr. At 1,15-26). Si riunirono circa centoventi persone. Forse era il nucleo di quelli che erano rimasti con il Signore dopo il sermone del Pane di vita, compresi quei settantadue che aveva mandato a predicare tempo addietro. Quello che più sorprende è il modo di chiamare Mattia ad essere uno dei Dodici. Dopo una preghiera per chiedere a Dio che si faccia la sua volontà, tirano a sorte tra due candidati… e nasce un nuovo apostolo. Far parte di coloro che hanno seguito da vicino il Signore come avevano fatto gli apostoli sembra, a questo punto, essere stato affidato al caso, alla fortuna, alla sorte, appunto.
La domanda che ci possiamo fare è: perché è stato eletto lui, se c’erano molte altre persone che potevano assumere questo incarico? Come è accaduto ciò? Sembra essere una domanda del tutto retorica dal momento che: “Nulla è impossibile a Dio”, come risponde l’Arcangelo Gabriele a Maria, che gli aveva posto la stessa domanda (Lc 1,37). Il Signore opera in modo inusuale per i nostri parametri. Mattia è ben disposto, conosce il Signore da tempo, ma chi sa se fino a quell’istante si era proposto qualcosa di simile. Visto la necessità di disporre di nuovi apostoli, grazie alla preghiera e alla sorte divina, scopre che Cristo ha una missione precisa da affidargli.
Nel profondo del suo cuore Mattia ascolterà in qualche modo la voce di Dio. Ogni Cristiano, anzi, ogni uomo, ad un certo punto della sua vita, prima o dopo, può trovarsi a porre a se stesso una domanda fondamentale: qual’è il mio scopo nella vita? Cosa mi spinge a dedicare le mie energie, il mio cuore, il mio intelletto a fare quello che faccio? A cosa sono stato chiamato? Molto spesso, purtroppo, coinvolti, volenti o nolenti, nel turbinio del mondo in cui viviamo, questa domanda di senso sembra destinata a non trovare risposta e “lascia il tempo che trova” o rimane inespressa dell’inconscio individuale. Ma se solo dedicassimo a noi stessi un sano discernimento, probabilmente si accenderebbe in noi una luce che potrebbe illuminare un impulso misterioso, che sembra spingerci a dedicare le nostre più nobili energie a una attività che, con la pratica, arriva a prendere corpo di missione. Questa forza vitale ci porta, senza che ce ne rendiamo conto, a prendere una posizione nella vita, che dovremmo cercare di conservare, nonostante tutto e tutti, con gioia ed entusiasmo, pieni di speranza fino al momento stesso della morte. È un fenomeno che conferisce al le nostre attività un senso di mandato, che nobilita e dà valore alla nostra esistenza. Questo è ciò che molto probabilmente quel giorno provò Mattia.
Certamente è sorprendentemente, il racconto sulla sua designazione, sulla chiamata, sembra il paradigma della nostra stessa chiamata a far parte della schiera dei santi cui si riferisce il Simbolo apostolico e il Catechismo (946-953). La chiamata, la “vocazione”, di Mattia è la nostra chiamata, la nostra “vocazione”: vivere da amici del Signore, come gli apostoli. Tutti noi Cristiani abbiamo ricevuto questo dono immeritato e “datoci in sorte” dal Signore: l’apertura, l’accesso al cuore di Gesù cioè al cuore stesso di Dio. “È un dono che il Signore conserva sempre”, come afferma Papa Francesco nella sua Omelia per la festa di San Mattia Apostolo del 14 maggio 2018.
Per essere amici di Gesù abbiamo bisogno di conoscerlo. Al momento della scelta del nuovo apostolo, l’unico requisito che doveva avere era quello di conoscere da vicino la vita di Cristo «cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo» (At 1,22). Ogni felicità qui sulla terra è uno sprazzo divino che mira a Cristo. Solo in lui riposa la nostra ricerca. Ma per conoscerlo per riconoscerlo dobbiamo necessariamente rispondere alla chiamata di Gesù ad essere suoi amici come leggiamo in Gv 15,15-16. Solo nella nostra amicizia con Gesù, fatta di parole e di momenti condivisi, troviamo la pace che non ci abbandona. Proprio per questo abbiamo voglia di conoscerlo sempre meglio, nei Vangeli, nell’Eucaristia, nell’orazione personale e nelle persone che ci stanno accanto. Certamente noi non abbiamo potuto condividere l’esperienza della vicinanza diretta con Gesù di Nazareth, ma ci può servire l’esempio di Paolo che non aveva conosciuto Cristo sotto questo aspetto. Papa Benedetto XVI, in una Udienza dell’8 ottobre 2008 affermò: “San Paolo non pensa a Gesù in veste di storico, come a una persona del passato. Conosce certamente la grande tradizione sulla sua vita, le sue parole, la sua morte e risurrezione, ma non tratta tutto ciò come cosa del passato; lo propone come realtà del Gesù vivo. Le parole e le azioni di Gesù per Paolo non appartengono al tempo storico, al passato. Gesù vive adesso e parla adesso con noi e vive per noi. Questo è il modo vero di conoscere Gesù”.
Nel nostro impegno di conoscere Cristo con la maggiore profondità possibile, possiamo chiedere l’intercessione dell’apostolo Mattia. Egli potrà aiutarci a far sì che le azioni e le parole del Signore che egli conosce, da quando fu battezzato da Giovanni fino alla sua risurrezione, siano una realtà viva anche per noi.
Nel racconto della vocazione di Mattia, inoltre, c’è un altro aspetto che richiama l’attenzione e che si prolungherà nel corso della storia. È il fatto che, come ebbe a dire il Cardinal Ratzinger in una sua omelia del 1973: “La prima vocazione ebbe luogo quando la Chiesa era unita e pregava. Quando la Chiesa rimane unita e prega, non ha bisogno di preoccuparsi molto per la propaganda, perché può essere sicura della risposta del Signore”. Questo ci può dare serenità perché il Signore stesso continuerà a chiamare nuovi apostoli, anche nel bel mezzo di qualunque circostanza, tra giovani e anziani, tra uomini e donne. Rimanere uniti nell’orazione e nell’affetto fraterno vuol dire, in definitiva, essere sempre pronti a seguire Dio e confidare pienamente nella sua misericordia. Non mancheranno le persone disposte a seguire Dio e a rimanere con lui per essere testimoni della pace e della gioia che nascono dalla Risurrezione. Il giubilo per questo nuovo apostolo fu enorme: in tutta l’assemblea e nel cuore dello stesso Mattia.
Tuttavia, occorre anche notare che Giuseppe, detto Barsabba, l’altro discepolo, quello che non fu sorteggiato, rimase fuori da questa predilezione, come il resto di quei centoventi che si erano riuniti (cfr. At 1,23-26). Giuseppe era certamente un discepolo fedele, che condivideva almeno con Mattia la sequela di Gesù fin dall’inizio e il fatto di non essere chiamato a far parte dei Dodici non significa che valesse meno o che non fosse un buon Cristiano. Dio chiama chi vuole, ognuno ha un suo cammino di felicità tracciato da Lui ed è proprio dell’uomo mettersi nelle sue mani.
Tanto Mattia quanto Giuseppe sono fortunati perché hanno fondato la loro vita sulla certezza che il Signore è sempre al loro fianco. Rispondere di sì alle ispirazioni di Dio, accettarle con gratitudine, è fonte di pace. Quello che conta è la santità di ciascuno nella sua situazione e col suo modo di essere, lì dove si trova. Mattia, come prima avevano fatto gli altri apostoli, mise subito mano all’opera. “Perché subito?” Ci chiede il Santo Padre Francesco nell’omelia per la Domenica della Parola di Dio, il 26 gennaio 2020: “Semplicemente perché si sentirono attratti. Non furono veloci e pronti perché avevano ricevuto un ordine, ma perché erano stati attirati dall’amore. Per seguire Gesù non bastano i buoni impegni, ma occorre ascoltare ogni giorno la sua chiamata. Solo Lui, che ci conosce e ci ama fino in fondo, ci fa prendere il largo nel mare della vita».
Questo è il mare in cui il Cristo dice a tutti e ad ognuno di noi: “Prendi il largo e getta le reti per la pesca!” (Lc 5,4). L’immenso mare di questo mondo ci sfida, sulla parola del Signore, come leggiamo ancora in Lc 5,5, a solcarlo, guidati nella nostra rotta dalla Tutta Santa Maria Madre di Dio, Stella Maris, senza alcuna paura, per “pescare uomini” (Lc 5,10) portando, cioè, a tutti la gioia di Cristo, la buona novella della salvezza, della chiamata alla santità, prima impossibile per noi, ma resa reale dalla Grazia riconquistata per noi uomini dal Figlio di Dio fatto uomo per realizzare il disegno del Creatore e ripristinarlo nell’eternità.
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Foto di copertina: Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, San Mattia apostolo, olio su tela, 118×97 cm.
San Mattia è rappresentato in primo piano, con il capo rivolto verso il libro aperto alla sua sinistra. L’equilibrio compositivo è dato, come spesso ritroviamo in altre opere del pittore, dalla scelta di orientare la figura, che in questo caso occupa quasi interamente la superficie pittorica, verso la destra di chi osserva, allestendovi un piano in pietra che serva di appoggio al Santo.
