Riflessioni sulle letture festive – III Domenica di Avvento-Gaudete. Tempo di attesa, di gioiosa attesa

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per la III Domenica di Avvento-Gaudete, a cura del Prof. Don Pietro Pisciotta, letta dalla Dott.ssa Valentina Villano, Dama di Ufficio, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo. Nella Liturgia della Parola, la Chiesa propone per la Terza Domenica di Avvento un brano dal Vangelo in cui Gesù domanda alle folle che cosa di fatto sono venuti a vedere. Di persone vestite bene se ne trovano dappertutto, ma se è un profeta che volevano vedere, l’hanno visto. Hanno avuto ragione di andare a trovare Giovanni Battista, poiché la legge e i profeti lo avevano designato. Eppure la gente lo ha seguito come farebbero dei bambini che ballano sulla piazza del mercato senza preoccuparsi di sapere chi suona il flauto. La parabola che segue, e che non fa parte del testo proposto per questa domenica, dà una risposta che illumina: di fatto la gente non sanno quello che vogliono. Esse corrono dietro a chiunque prometta loro del sensazionale.
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Podcast 3-24 – 14 dicembre 2025 – III Domenica di Avvento. Tempo di attesa, di gioiosa attesa

Prima Lettura (Is 35,1-6.8.10 – Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi). Salmo Responsoriale (Sal 145 – Vieni, Signore, a salvarci). Seconda Lettura (Gc 5,7-10 – Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina). Vangelo (Mt 11,2-11 – Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?).

In questa Domenica della Gioia, nell’attesa della venuta del Signore Gesù, che viene a salvarci e a portarci la sua pace, chiediamo al Padre dei cieli di colmare di speranza e di gioia i nostri cuori con la presenza del suo Santo Spirito. Lo stesso Signore, che ci invita a preparare con gioia il suo Natale, ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode. Venga il tuo regno di gioia, Signore.

Tempo di attesa, di gioiosa attesa

L’avvento è tempo di attesa: per noi Cristiani è attesa gioiosa, attesa fiduciosa. Protagonisti nella Liturgia appaiono Isaia, il grande profeta, e Giovanni Battista, il precursore di Gesù.

È l’attesa del popolo ebreo a cui è stata affidata la rivelazione attraverso i patriarchi e i profeti: verrà il liberatore, il Messia, il salvatore del popolo ebreo e dell’umanità. “Coraggio, dirà il profeta, non temete; irrobustite le mani fiacche, rendete solide le ginocchia vacillanti”. Il Signore non delude: si apriranno i cieli e scenderà il Giusto”.

È l’attesa di Abramo, l’uomo dalla fede profonda, che crede in Dio anche se apparentemente sembra impossibile la promessa divina: dalla tua discendenza verrà il salvatore. Abramo infatti è anziano, non ha figli e Dio gli promette una discendenza numerosa come le stelle del cielo e i granelli di sabbia nel deserto. Abramo ha fiducia nel Signore, lascia la sua terra e si trasferisce nella terra promessa; dirà il profeta: “Tu, Betlemme, non sei piccola se da te nascerà il Re dei Re; e il popolo attende sulla parola del Signore.

È l’attesa di Maria alla quale l’Angelo aveva detto: rallegrati, diventerai madre, nascerà un Bambino che avrà i Regno di David, suo padre. Quando Maria obietta: come è possibile? L’angelo la tranquillizza: è opera divina e Maria abbassa il capo: sono la serva del Signore!

È l’attesa di Giovanni Battista, il precursore, l’uomo di cui Gesù dirà: “Tra i nati di donna non c’è un uomo simile a lui”. Giovanni allora era in carcere per difendere la verità di Dio. Giovanni, infatti, era in carcere per avere rimproverato il Re perché conviveva con la cognata dicendo: “Non ti è lecito!” Dal carcere Giovanni invia i suoi discepoli per dire a Gesù: “Sei tu il Cristo che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”

Il Battista, che aveva annunciato la venuta del Giusto che avrebbe cambiato il mondo, adesso si accorge che il mondo è rimasto come prima. Invia allora i suoi discepoli a chiedere: “Sei tu veramente il Messia o dobbiamo aspettarne un altro?” Ai discepoli di Giovanni Gesù offre i segni messianici; dite quello che avete visto: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i morti risuscitano. Gesù risponde in modo chiaro e silenzioso: “Vedete quello che io ho fatto e riferite”. Non ha fatto una rivoluzione cruenta, non ha cambiato con forza il mondo, ma ha acceso tante luci nel mondo, luci che costituiscono nei millenni la grande strada illuminata da percorrere.

Non è la rivoluzione violenta o le grandi promesse che cambiano il mondo, ma la luce della verità, della bontà di Dio, che è segno della sua presenza e dà la certezza che l’uomo non è dimenticato da Dio. L’uomo non è il prodotto del caso, ma siamo veramente figli del suo amore.

Tutta la Liturgia oggi ci parla di attesa e di attesa operosa. Noi andiamo verso Cristo che è venuto a salvarci a prezzo del suo sangue e lo stesso Gesù verrà ancora una volta ma come giudice dei buoni e dei cattivi. Egli giudicherà non “per sentito dire” ma ciascun uomo in chiave di fede vera e di amore profondo. Periodo di Avvento, periodo di attesa operosa, durante la quale è necessario operare la nostra conversione, cambiare vita in chiave di amore.

È l’attesa dell’agricoltore che, come scrive l’apostolo Giacomo, ha seminato ed aspetta con pazienza il frutto della terra, dopo essere stata irrorata dalle piogge d’autunno e di primavera: “Non lamentatevi, fratelli, siate pazienti, rinfrancate i vostri cuori perché la venuta del Signore è vicina”. Il Cristianesimo, infatti, istituito da Gesù è gioia vera perché non siamo mai soli, il Signore è sempre vicino. Dio non abbandona mai la sua Chiesa, anzi ci sarà una strada appianata e la chiameranno “Via Santa”, Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore, i pentiti di cuore ed allora gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e paura.

L’Avvento è allora attesa gioiosa ed operosa, attesa attiva dove infine trionferà la misericordia, la fraternità, l’amore. Le opere di misericordia concretizzate nella vita quotidiana sono il segno manifesto della conversione vera. Il Cristiano, allora, non è un uomo “rassegnato”, al contrario è una persona impegnata a curarsi, perché Gesù con la sua risurrezione ha vinto la morte e come Cristo è risorto anche noi risorgeremo.

L’uomo, purtroppo spesso cerca la felicità per strade che si rivelano sbagliate. Il profeta annuncia la vera speranza, quella che non delude mai perché fondata sulla parola di Dio. Ce ne dà conferma la Vergine Maria, che il Vangelo chiama beata perché ha creduto nell’adempimento della parola del Signore. Ci aiuti Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa, rivolga a noi i suoi occhi misericordiosi. Allora, e solo allora, è Natale.

Indice dei podcast trasmessi.

Foto di copertina: Domenico Ghirlandaio, Predicazione di San Giovanni Battista, affresco, largo 450 cm, tra il 1486 e il 1490, cappella Tornabuoni della basilica di Santa Maria Novella, Firenze.
Nella scena è ritratto San Giovanni Battista al centro della scena, su una roccia, che istruisce una gran folla assiepata a cerchio attorno a lui. È vestito dalle tipiche pelli ed indica la croce con la mano destra. Dal sentiero in alto sulla sinistra appare Gesù in ascolto.
Tipico della bottega del Ghirlandaio è il gruppo delle donne sulla sinistra, tra le quali spicca la figura di spalle. Al centro si distingue anche la donna seduta, sempre di spalle, e il bambino che sta ai piedi del Battista. Le altre figure sono invece rese piuttosto sommariamente e denunciano l’intervento della bottega, molto marcato nelle scene nei registri superiori. In generale comunque tutti i personaggi sono tipi umani comuni, senza espressione.

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