Riflessioni sulle letture festive – Meditazione sulle letture del Corpus Domini. Il Sacramento che custodisce la presenza reale di Cristo

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per la solennità del Corpus Domini, a cura del Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, il Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis.

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, che risale al XIII secolo, nelle diocesi italiane si celebra il giovedì o la domenica dopo la solennità della Santissima Trinità, quest’anno il 4 o il 7 giugno. È una festa “mobile” a seconda del giorno della Pasqua: la celebrazione della Santissima Trinità cade la domenica successiva alla Pentecoste, che si celebra 50 giorni dopo Pasqua.

Il Corpus Domini ha le proprie origini nel 1208, quando Giuliana di Retìne, priora nel Monastero di Monte Cornelio, a Liegi, ebbe una visione, che avrebbe rappresentato la mancanza di una solennità in onore dell'Eucaristia. Diventato ufficiale nel 1246, solo nel 1264 venne estesa a tutta la Chiesa, per volontà di Papa Urbano IV, ex Arcidiacono di Liegi, Con la bolla Transiturus, che decise di celebrare il Corpus Domini il giovedì successivo alla prima domenica dopo la Pentecoste.

A convincere il Papa, oltre alla sua vicinanza con Giuliana di Retìne, fu il miracolo di Bolsena, avvenuto nel 1263. Un sacerdote boemo, in pellegrinaggio verso Roma, celebrando Messa, dubitò che l'ostia consacrata contenesse realmente il corpo di Cristo. Si racconta quindi che dall'ostia uscirono gocce di sangue, che macchiarono il corporale di lino utilizzato dal sacerdote, oggi custodito nel Duomo di Orvieto. Per questo motivo, la città umbra è uno dei centri dove la celebrazione è più sentita e dove si conserva la tradizione del giovedì.
Copertina

Podcast 3-56 – 7 giugno 2026 – Meditazione sulle letture del Corpus Domini

Il Signore ha nutrito il suo popolo con fiore di frumento e lo ha saziato con miele dalla roccia (Cfr. Sal 80,17).

Dio fedele, che nutri il tuo popolo con amore di Padre, saziaci alla mensa della Parola e del Corpo e Sangue di Cristo, perché nella comunione con te e con i fratelli camminiamo verso il convito del tuo regno.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno (Gv 6,51).

Prima lettura: Dt 8,2-3.14-16 – Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto. Salmo responsoriale: Sal 147 – Loda il Signore, Gerusalemme. Seconda lettura: 1Cor 10,16-17 – Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo. Vangelo: Gv 6,51-58 – La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Solennità del Corpus Domini
Il Sacramento che custodisce
la presenza reale di Cristo

La festa del Corpo e Sangue di Cristo è stata istituita nel 1264 da Papa Urbano IV, anche in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena. Fu poi estesa a tutta la Chiesa Cattolica Romana soprattutto per ringraziare il Signore di essersi fatto nostro cibo sulla mensa divina dell’Eucaristia e di aver voluto rimanere realmente presente in mezzo a noi nel Santissimo Sacramento dell’altare. Noi sappiamo che questo alimento divino e questa santa presenza ci riportano alla celebrazione del memoriale del Signore, cioè al sacrificio pasquale di Gesù, ripresentato sui nostri altari negli stessi segni del pane e del vino, sotto i quali Egli lo anticipò sacramentalmente nell’Ultima Cena.

Nell’Eucaristia non si può separare ciò che il Signore ha mirabilmente unito: il sacrificio pasquale di Gesù per tutti gli uomini e le donne si riattualizza e si perpetua nei segni concreti di un banchetto. La grazia del sacrificio si estende e si prolunga finché rimangono quei segni, i quali attestano la presenza di Gesù nella quale fermamente crediamo e alla quale prestiamo il nostro culto di adorazione e di lode.

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo è tutta un inno all’Eucaristia nella sua triplice dimensione vitale: un passato che si commemora e si rinnova, affinché sia un presente a cui si partecipa attivamente e un futuro che si attende e per il quale è assolutamente necessario operare.

La preghiera colletta ci riporta al memoriale, mentre quella sulle offerte sottolinea la Cena del Signore e il simbolismo del pane e del vino; la preghiera dopo la Comunione anticipa, nell’invocazione, la gioia del convito eterno. Anche le tre letture ci aiutano a cogliere nella Sacra Scrittura il preannuncio (Prima Lettura), la promessa e la realtà unificante del mistero eucaristico (Seconda Lettura e Vangelo), culmine e fonte di tutta la vita della Comunità dei Christifideles. Il preannuncio è nella manna, pane del cielo preparato da Dio per il suo popolo nel deserto. La promessa è nell’annuncio sconcertante di Gesù, nuovo Mosè, alle folle dei Giudei: il pane disceso dal cielo non è la manna dei padri, che ne mangiarono e morirono, ma la sua stessa carne, cibo di vita eterna. La realtà unificante è nell’esclamazione dell’apostolo Paolo, che scorge nel «pane spezzato» e nel «calice della benedizione» il segno efficace della comunione dei fedeli con Cristo Gesù e tra di loro: «Pur essendo molti, siamo un corpo solo».

Ma tutte queste meravigliose verità sono davvero vissute da noi Cristiani che andiamo a Messa? Le abbiamo presenti? Oppure la Celebrazione si è ridotta a un dovere da compiere nei giorni festivi, non importa come, un obbligo da sbrigare al più presto e che non lascia alcuna traccia nella nostra vita?

Veramente non possiamo permettere che la nostra partecipazione all’Eucaristia sia un atto formale ed esteriore. Dobbiamo comprendere ciò che facciamo, e Gesù in questo ci aiuta e ci illumina con il suo Santo Spirito. Nel discorso di Cafarnao, di cui fa parte il Vangelo di oggi, Egli afferma: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Ecco che cos’è l’Eucaristia: non soltanto un mero rituale simbolico messo in atto da Gesù per contestualizzare la sua offerta di vita all’ interno di una ambiente conviviale familiare durante l’Ultima Cena. Essa era presente nel suo cuore e nella sua mente da sempre. Quel discorso, riportato dalla pericope evangelica, era duro, non vi è dubbio; era sconcertante, e non meraviglia che molti discepoli, non fidandosi totalmente di Lui, da quel giorno lo abbiano abbandonato. Ma Gesù non si scompose: era disposto anche a rimanere solo, pur di non rinunciare al suo progetto. E tale progetto egli lo realizzò proprio nell’Ultima Cena, per la quale volle un ambiente appositamente preparato e degno del dono che stava per fare. Dopo aver parlato a lungo ai suoi, manifestando loro i segreti del suo cuore, esortandoli ad avere fiducia nel Padre, a rimanere uniti a Lui e ad amarsi come Lui li amava, dopo aver promesso lo Spirito Santo, pronunciò sul pane e sul vino quelle parole che ancora oggi sentiamo ripetere in ogni Messa e che, nella loro semplicità, sono profondamente cariche di mistero.

Questa comunione con Gesù, Verbo di Dio fatto uomo, non può non diventare comunione con i fratelli, come ci ricorda Paolo nella seconda lettura perché il corpo ed il sangue di Gesù, ricevuto ed assimilato nel nostro corpo e nel nostro sangue deve essere offerto a tutti i fratelli per rendere viva, vera, reale, presente l’offerta a suo tempo fatta da Gesù nel Cenacolo. Non si tratta solo di “fare memoria”, si tratta di attualizzarla in attesa del suo ritorno: “donec veniat”! Tutti mangiamo lo stesso pane della Parola e dell’Eucaristia; se poi restiamo divisi, non celebriamo, ma profaniamo l’amore di Gesù nella sua massima espressione.

Non si fa la Comunione e basta, come se a ciascuno fosse sufficiente ricevere il proprio Signore. Si fa la Comunione per poter fare comunione con gli altri; si celebra l’Eucaristia per poter diventare Eucaristia nella vita. Per chi vuole vivere il Vangelo in pienezza e diffonderlo nel mondo, la partecipazione all’Eucaristia e alla Comunione non può essere considerata un semplice dovere, ma un vero bisogno. Chi si sente incardinato in una Comunità di fede, come può non sentire la necessità di partecipare all’Eucaristia, espressione massima della vita dei quella Comunità? Se l’Eucaristia è ciò che è, se racchiude tutto il bene spirituale della Comunità dei Christifideles, cioè Cristo stesso, nostra Pasqua e pane vivo, non possiamo vivere senza di essa. Come affermavano i martiri di Abitene: «Senza la domenica non possiamo vivere». Né possiamo lasciare la partecipazione all’Eucaristia all’arbitrio del gusto personale o del bisogno emozionale del momento.

Non si può mai dire di aver imparato tutto o di sapere tutto sull’ Eucaristia. Essa non può mai diventare un’abitudine. È così grande questo segno, così profonda la sua incidenza nella vita dei credenti, così centrale la sua presenza nella comunità ecclesiale, che non potremo mai esaurire il nostro impegno nell’approfondire questo ineffabile mistero di Fede, che è il dono dell’Eucaristia.

Eucaristia offerta, Eucaristia partecipata, Eucaristia adorata: ecco il significato pieno di questa solennità che raduna i fedeli attorno all’altare per poi reinviarli, “fatti un sol corpo”, nel mondo, nella vita di ogni giorno, lungo le vie e nelle piazze delle nostre città e dei nostri paesi, ove continuare ininterrottamente nella preghiera, nel canto di lode e nell’adorazione.

Buona festa del Corpus Domini.

Indice dei podcast trasmessi.

Sequenza

Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l’antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l’ombra:
luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.

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