Riflessioni sulle letture festive – Meditazione sulle letture della festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe: vera icona della famiglia Cristiana

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, a cura del Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, il Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere di Merito con Placca d'Argento, il podcast con la meditazione sulle letture della festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo. L’inquietudine e l’incomprensione di Maria e di Giuseppe, nonostante siano stati preparati da Dio al compito di accompagnare i primi passi di Gesù, ci riportano all’opera di Dio in noi e intorno a noi. Ognuno è un mistero per quelli che lo circondano. Siamo vicini gli uni agli altri perché siamo amati di un amore divino. L’amore che ci unisce, lungi dall’abolire l’essere diversi gli uni dagli altri; rafforza, anima e sviluppa quanto c’è di originale in ognuno. Nel progetto divino ognuno ha un ruolo e un progetto da realizzare. La Santa Famiglia, che è una famiglia come le altre, dove si sperimentano prove, difficoltà, dolori, è la vera icona a cui fare riferimento. Nella famiglia si apprende l’amore totale e puro, e la fiducia che deve vigere tra coniugi e tra genitori e figli.
Santa Famiglia

Podcast 2-35 – 29 dicembre 2024 – Meditazione sulle letture della festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

«Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Cfr Lc 2,41-52).

Domenica fra l’Ottava di Natale. «Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, esempio santissimo per le famiglie cristiane che ne invocano il necessario aiuto» (Dal Martirologio). Prima Lettura 1Sam 1,20-22.24-28. Seconda Lettura 1Gv 3,1-2.21-24. Vangelo Lc 2,41-52.

Cristiani e non Cristiani, credenti e non credenti, sociologi e antropologi, politici e mass media s’interrogano, oggi più che mai, circa il significato ed il senso della istituzione familiare. Per i Cristiani, in particolare, la domanda circa il disegno di Dio sulla famiglia è diventata drammatica ed inquietante.

Mentre da una parte emergono alcuni grandi valori che manifestano la presenza di Dio, come la crescita della libertà e della responsabilità nella genitorialità responsabile e nell’educazione, la legittima aspirazione della donna all’eguaglianza di diritti e di doveri con l’uomo, l’apertura al dialogo verso tutta la grande famiglia umana, la stima delle relazioni autenticamente personali; dall’altra si constatano crescenti difficoltà interpretative, come la “fluidità” del concetto stesso di sessualità, la visione materialistica ed edonistica della vita, l’individualismo imperante, la crisi della educazione tradizionale, l’indebolirsi dei vincoli familiari e della comunicazione tra generazioni.

Ma, innalzando le nostre considerazioni sulla realtà della famiglia in un ambito più teologico che sociologico, leggiamo l’Orazione Colletta della Liturgia di oggi che recita: “O Dio, nostro creatore e Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della fecondità del tuo amore, e i figli crescano in sapienza, età e grazia, rendendo lode al tuo santo nome. Oppure: “O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché, riuniti insieme nella tua casa, possiamo godere la gioia senza fine”.

Le caratteristiche della famiglia descritta nei brani dell’Antico Testamento erano: la pace, l’abbondanza di beni materiali, la concordia e la discendenza numerosa: segni della benedizione del Signore; la legge fondamentale era l’obbedienza temperata dall’amore; questa obbedienza non era solo segno e garanzia di benedizione e prosperità per i figli, ma anche un modo per onorare Dio nei genitori.

A questo tipo di famiglia, il Cristianesimo ha portato un costante superamento di se stessa in vista del Regno. Infatti, già nella Prima Lettura, dal Primo Libro di Samuele (1Sam 1,20-22.24-28), vediamo l’intervento di Dio nella nascita di un figlio dallo straordinario destino, Samuele, ma è San Giovanni, nella Seconda Lettura (1Gv 3,1-2.21-24), che ci ricorda che noi stessi siamo figli di Dio “e lo siamo realmente!”

Il Vangelo (Lc 2,41-52), presentandoci l’esperienza di Cristo, che entra nel tessuto di una famiglia umana concreta, traccia un quadro realistico delle alterne vicende alle quali va soggetta la vita di una famiglia. Nella famiglia non tutto è idillio, pace, serenità: essa passa attraverso la sofferenza e le difficoltà dell’esilio e della persecuzione: attraverso le crisi per il lavoro, la separazione, l’emigrazione, la lontananza dei genitori. Nella Santa Famiglia, come in ogni famiglia, vi sono gioie e sofferenze, dalla nascita all’infanzia, all’età adulta; in essa maturano avvenimenti lieti e tristi per ciascuno dei suoi membri. Il momento in cui la strada dei figli si divide da quella dei genitori è uno dei più importanti e decisivi della storia della famiglia.

Dopo il ritrovamento nel tempio, Maria e Giuseppe tacciono, non sollevano obiezioni sulla scelta di Gesù: intuiscono che è una scelta che sembra escluderli dalla vita del loro unico figlio, una scelta costellata di lacrime, ma l’accettano, perché quella è ha volontà di Dio. In questo racconto troviamo gli elementi essenziali che ci aiutano a comprendere le ragioni profonde che motivano e guidano la vita di questa straordinaria famiglia, che ci viene posta come modello per tutte le famiglie. Sia l’evento che ci viene raccontato, sia i particolari che costituiscono questo racconto, mettono in forte evidenza la straordinaria relazione che ciascuno dei protagonisti di questa umile e straordinaria famiglia ha con Dio.

L’evento si compie in un luogo ben preciso, la casa di Dio, il segno della sua presenza in mezzo al suo popolo. Ma nello stesso momento in cui entriamo nel tempio, comprendiamo che ormai la presenza di Dio si manifesta in un altro tempio che è la persona di chi compie la volontà di Dio, ed in maniera particolare in Gesù. Pur osservando le leggi degli uomini, in quanto cittadini di una nazione, pur contribuendo attivamente al progresso del Paese dove vivono, i veri figli di Dio sono sempre mossi nel loro agire dalla legge di Dio. La relazione con Dio li aiuta a vivere sane e costruttive relazioni con gli altri, in spirito di accoglienza, di fraternità, di sincera amicizia e di reciproco rispetto.

E ci sono altri due particolari che voglio sottolineare in questo racconto, e che Luca si premura di annotare: il ruolo educativo della famiglia e l’accettazione dei genitori della dignità e della libertà del Figlio, pur non comprendendone a pieno le motivazioni. Qui abbiamo tanto da riflettere sull’aspetto dell’educazione religiosa che ogni famiglia, con le parole, ed ancor di più con la personale testimonianza, è chiamata ad impartire ai figli. Sembra che nelle famiglie venga generalmente trascurato quest’aspetto del compito educativo dei genitori e che si vada avanti a caso, o forse lo si rifiuta perché mancano profonde radici di fede. L’altro aspetto ce lo svela Luca notando che i genitori “lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte”.

Lo stesso stupore, forse, suscitato in loro dalla misteriosa replica alla loro ovvia domanda: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Una osservazione bellissima, per dire che ogni figlio porta con se un mistero, il mistero della sua personale vocazione, che i genitori sono chiamati a intuire, a riconoscere e ad incoraggiare con tatto, con rispetto, con umiltà. Solo a questo prezzo si possono cogliere i frutti di una educazione sana, basata sulla legge di Dio amata e vissuta: “Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui”.

La nostra comunità di fede partecipa alle gioie e alle consolazioni, come pure alle sofferenze e difficoltà della vita familiare di oggi: conforta ed incoraggia le famiglie che consapevolmente si impegnano a vivere secondo il Vangelo, rendendo testimonianza ai frutti dello Spirito; stima ed accoglie gli elementi di ogni cultura, per garantire la loro consonanza con il disegno di Dio sul matrimonio e ha famiglia; si impegna a sollevare le condizioni di quei nuclei familiari che vivono nella miseria, mentre nel mondo circostante abbondano le ricchezze; proclama con forza, contro la violenza della società, gli imprescindibili diritti alla dignità, alla libertà religiosa, alla procreazione responsabile e alla educazione, collaborando attivamente alla soluzione dei gravi problemi sociali, economici e demografici che pesano sulla famiglia; annuncia con coraggio la fondamentale vocazione dell’uomo a partecipare alla vita e all’amore di Dio Padre.

La famiglia è la prima cellula della società e della Chiesa. Dio l’ha creata a sua immagine (Gn 1,26) e ha affidato all’uomo il compito di crescere, di moltiplicarsi, di riempire la terra e di coltivarla, non di soggiogarla o sfruttarla (Gn 1,28). Questo disegno si avvera quando l’uomo e la donna si uniscono intimamente nell’amore per il servizio della vita, partecipando così al potere creatore di Dio e all’amore redentivo di Cristo. Questo disegno di Dio chiama ogni giorno gli sposi a vivere la “novità” dell’amore, attraverso la conversione del cuore e la santità della vita, segnata dalla sofferenza della Croce e dalla certezza della Risurrezione. La risposta al progetto di Dio impegna la famiglia a svolgere i compiti che le sono propri nel mondo di oggi: l’educazione alla dignità umana, alla libertà, ad un forte senso morale, alla fede e agli autentici valori. Ad essa è affidato anzitutto il compito missionario della evangelizzazione e della catechesi; e nell’ambito della più ampia comunità sociale essa testimonia i valori evangelici, promuove la giustizia sociale, aiuta i poveri e gli oppressi.

La famiglia Cristiana potrà attuare questo se sarà perseverante nella preghiera comune e nella liturgia che sono fonti di grazia.

Dai Discorsi di San Paolo VI, Papa (Nazareth, 5 gennaio 1964)

La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitarla. Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo. Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo. Oh! Come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazareth! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria [ed a Giuseppe], ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine! Ma noi non siamo che di passaggio e ci è necessario deporre il desiderio di continuare a conoscere, in questa casa, la mai compiuta formazione all’intelligenza del Vangelo. Tuttavia non lasceremo questo luogo senza aver raccolto, quasi furtivamente, alcuni brevi ammonimenti dalla casa di Nazareth.  In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! Se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! Silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto. Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! Dimora di Nazareth, casa del Figlio del Falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo, ma redentrice, della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino Fratello, il Profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore.

Indice dei podcast trasmessi [QUI]

Foto di copertina: Juan Simón Gutiérrez, La Santa Famiglia, 1680, olio su tela, 126 x 96 cm.
Questa opera d’arte presenta una composizione unica e uno stile artistico impressionante, eseguita per una famiglia nobile spagnola per la sua cappella privata, ha affascinato gli amanti dell’arte per secoli.
Il dipinto rappresenta la Santa Famiglia, con la Vergine Maria che tiene il bambino Gesù tra le braccia mentre San Giuseppe li osserva con adorazione. La composizione è molto interessante, con i personaggi posti ad angolo diagonale che crea un senso di movimento e profondità nell’immagine. Inoltre, l’artista ha usato una tecnica di luce e ombra per dare un maggiore senso di realismo alla scena.
Il colore della pittura è un altro aspetto impressionante di questa opera d’arte. L’artista ha usato una tavolozza di colori morbidi e caldi che creano un’atmosfera tranquilla e serena. I toni dorati e gialli in particolare, danno una sensazione di luminosità e divinità all’immagine.
L’artista ha incorporato anche elementi della natura. Nella parte superiore destra si vede un piccolo paesaggio con alberi e un cielo azzurro. Questo non solo aggiunge un tocco di bellezza all’immagine, ma simboleggia anche la connessione tra natura e divinità.
In sintesi, questo è un vero gioiello di arte religiosa e rimane una fonte di ispirazione e ammirazione per molti amanti dell’arte in tutto il mondo.

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