Riflessioni sulle letture festive – Meditazione sulle letture della III Domenica del Tempo Ordinario o della Parola di Dio

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per la III Domenica del Tempo Ordinario o della Parola di Dio, a cura di Prof. Don Paolo Scquizzato, letta dalla Dott.ssa Valentina Villano, Dama di Ufficio, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo.

L’evangelista Matteo, riprendendo un’immagine del libro di Isaia, ci dice quello che è Gesù per noi: la luce. Nella nostra vita, vediamo spesso tenebre, resistenze, difficoltà, compiti non risolti che si accumulano davanti a noi come un’enorme montagna, problemi con i figli, o gli amici, con la solitudine, il lavoro non gradito. È tra tutte queste esperienze penose che ci raggiunge la buona parola: non vedete solo le tenebre, guardate anche la luce con cui Dio rischiara la vostra vita. Egli ha mandato Gesù per condividere con voi le vostre pene. Voi potete contare su di lui che è al vostro fianco, luce nell’oscurità. Non siamo noi che diamo alla nostra vita il suo senso ultimo. È lui. Non è né il nostro lavoro, né il nostro sapere, né il nostro successo. È lui, e la luce che ci distribuisce. Perché il valore della nostra vita non si basa su quello che facciamo, né sulla considerazione o l’influenza che acquistiamo. Essa prende tutto il suo valore perché Dio ci guarda, si volta verso di noi, senza condizioni, e qualsiasi sia il nostro merito. La sua luce penetra nelle nostre tenebre più profonde, anche là dove ci sentiamo radicalmente rimessi in causa, essa penetra nel nostro errore.
Copertina

In questa III Domenica del Tempo Ordinario, 25 gennaio 2026 – dedicata alla celebrazione, la riflessione e la divulgazione della Parola di Dio, con cui la Chiesa invita i fedeli a vivere e meditare la Sacra Scrittura – culmina anche l’ottava della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, dal tema Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4), a conclusione della quale il Santo Padre Leone XIV presiederà la celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo apostolo, stasera alle ore 17.30 nella basilica di San Paolo fuori le Mura.

Podcast 3-36 – 25 gennaio 2026 – Meditazione sulle letture della III Domenica del Tempo Ordinario o della Parola di Dio

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce (Mt 4,16).

O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli apostoli, fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per coloro che dalle tenebre anelano alla luce.

“Io sono la luce del mondo”, dice il Signore; “chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).

Prima lettura: Is 8,23-9,3 – Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce. Salmo responsoriale: Sal 26 – Il Signore è mia luce e mia salvezza. Seconda lettura: 1Cor 1,10-13.17 – Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi. Vangelo: Mt 4,12-23 – Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa.

«Non è per questo che brillate e sentite dentro di voi il calore e l’impulso a splendere? Sì, perché portate dentro di voi la potenza delle stelle» (Leonardo Boff).

La cosmologia contemporanea ci ricorda che siamo nati dalle stelle. Dodici miliardi di anni fa, le Giganti Rosse sono esplose, e gli elementi sprigionati da quelle deflagrazioni cosmiche, espandendosi nello spazio, li ritroviamo oggi in ciò che chiamiamo vita. Il calcio delle nostre ossa, il ferro del nostro sangue, il carbonio che struttura le nostre cellule: tutto proviene da antiche esplosioni stellari.

Siamo letteralmente fatti di polvere cosmica.

«Convertiti, perché il regno dei cieli è vicino», dice Gesù nel Vangelo di oggi. Convertirsi significa cambiare mentalità, iniziare a pensare e a pensarci diversamente. Vuol dire entrare in contatto con l’eternità, la stessa luce cosmica che ci abita, senza restare prigionieri del male che scopriamo in noi.

Significa credere al bene che possiamo fare, di cui siamo capaci, significa lasciarsi incendiare dal fuoco che ci portiamo dentro, assecondando l’impulso a splendere, credere ai propri desideri, ossia alla nostra “mancanza di stelle”.

Per questo, «Non lasciarti cadere le braccia» (Sof 3,16), ma usale per “pescare” fuori dai gorghi della storia (cfr. v. 19) le donne e gli uomini che vi sono caduti dentro, vedendo così calpestata la loro dignità.

I primi collaboratori di Gesù non erano sapienti né dotti: erano semplici pescatori, con il volto bruciato dal sole e le mani segnate dalle reti. Gesù li chiama a sé non per proclamare dottrine o definire verità su Dio, ma per liberare le persone dal male. La salvezza, così, non coincide con l’ortodossia, bensì con l’ortoprassi: gesti concreti, atti segnati dal bene.

Essere Cristiani significherà dunque portare avanti la creazione, custodire la nostra umanità, generare fraternità. Non è casuale che all’inizio Gesù chiami a sé coppie di fratelli – Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni – perché, in fondo, il Cristianesimo è energia immessa nella storia, capace di richiamare in vita i Caino e gli Abele di sempre, trasformando così il fratricidio in fraternità.

Indice dei podcast trasmessi

VII Domenica della Parola di Dio

Domenica 25 gennaio 2026 si celebra la VII Domenica della Parola di Dio, una iniziativa profondamente pastorale voluta da Papa Francesco, per far comprendere quanto sia importante nella vita quotidiana della Chiesa e delle nostre comunità il riferimento alla Parola di Dio, una Parola non confinata in un libro, ma che resta sempre viva e si fa segno concreto e tangibile.

L’espressione biblica La parola di Cristo abiti tra voi, con la quale si intende celebrare la VII Domenica della Parola di Dio è tratta dalla un versetto della Lettera di san Paolo ai Colossesi: «La parola di Cristo abiti tra voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali» (3,16).

L’espressione è parte di una esortazione (Col 3,5-17) in cui San Paolo invita i credenti a una vita di fede limpida, dove emerga tutta la bellezza della propria identità di “scelti da Dio, santi e amati”. Uno stile di vita fondato sulla carità, che “in modo perfetto” unisce sentimenti di bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità, perdono reciproco, “e la pace di Cristo regni nei vostri cuori”. Una fede così viva e una azione così piena, richiedono che “la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza”, e vi abiti “con ogni sapienza”.

La solennità
della Conversione di San Paolo apostolo

Il 25 gennaio, la Chiesa ricorda la Conversione di San Paolo apostolo, che è l’evento cruciale narrato negli Atti degli Apostoli in cui Saulo di Tarso, persecutore dei Cristiani, ebbe una visione folgorante sulla via di Damasco, sentendo la voce di Gesù che gli chiese: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” “Chi sei?”, chiese Saulo di Tarso. “Quel Gesù che tu perseguiti”, si sentì rispondere. “Cosa vuoi che io faccia, Signore?”, chiese ancora. “Va’ a Damasco e là ti mostrerò la mia volontà”, gli rispose di nuovo Gesù. Così, cieco e ammutolito, ma con animo nuovo, arrivò a Damasco e qui rimase tre giorni in digiuno e costante preghiera, finché fu raggiunto dal sacerdote Anania – altro santo che la Chiesa ricorda sempre oggi, come Sant’Anania di Damasco martire – che lo battezzò nell’amore di Cristo, ridonandogli non solo la vista degli occhi, ma anche quella del cuore. Dopo questo evento, Paolo divenne instancabile missionario della fede Cristiana, l’apostolo delle genti.

La Settimana di Preghiera
per l’Unità dei Cristiani

Per quest’anno, le preghiere e le riflessioni che vengono utilizzate in occasione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio 2026) sono state preparate dai fedeli della Chiesa Apostolica Armena, in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Il materiale è stato preparato, redatto e discusso nella sede storica spirituale e amministrativa della Chiesa Apostolica Armena, la Santa Sede di Etchmiadzin in Armenia, nei giorni, forieri di grande ispirazione, della benedizione del Muron (olio santo) e della riconsacrazione della Cattedrale Madre, avvenuta tra il 28 e il 29 settembre 2024 a seguito di un esteso lavoro di ristrutturazione, durato dieci anni. Questa commemorazione ha offerto al popolo armeno e ai membri del Gruppo ecumenico locale un’opportunità unica per riflettere e celebrare la comune fede Cristiana, che rimane sempre vivace e feconda nelle nostre Chiese.

Il materiale proposto trae ispirazione da tradizioni secolari di preghiera e invocazioni, da sempre utilizzate dal popolo armeno, insieme a inni nati negli antichi monasteri e chiese dell’Armenia, alcuni dei quali risalgono addirittura al IV secolo. La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani 2026 invita i fedeli ad attingere a questo patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i Cristiani di tutto il mondo.

Più che un semplice ideale, l’unità è un mandato divino, centrale per la nostra identità Cristiana. Essa rappresenta l’essenza della chiamata della Chiesa, una chiamata a riflettere l’unità armoniosa della nostra vita in Cristo, pur nella nostra diversità. Questa unità divina è al centro della nostra missione ed è sostenuta dal profondo amore di Gesù Cristo, che ha posto davanti a noi uno scopo comune. Come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini: “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (4,4). Questo versetto biblico, scelto per quest’anno, racchiude la profondità teologica dell’unità Cristiana.

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