Podcast 3-54 – 31 maggio 2026 – Meditazione sulle letture della Santissima Trinità
Padre fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra Fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché, amandoci come fratelli, rendiamo gloria al tuo santo nome.
O Santissima Trinità, Padre che ci hai creati, Figlio che ci hai redenti, Spirito che ci doni luce e forza, rendici consapevoli della tua presenza misteriosa e forte che opera in ogni cristiano, rendendoci testimoni del tuo amore nel mondo.
Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Con il tuo Figlio unigenito e con lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza. Quanto hai rivelato della tua gloria, noi lo crediamo, e con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo. E nel proclamare te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle persone, l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina. Gli Angeli e gli Arcangeli, i Cherubini e i Serafini non cessano di esaltarti uniti nella stessa lode.

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Gv 3,16-18).
Prima lettura: Es 34,4-6.8-9 – Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso. Salmo responsoriale: Dn 3,52-56 – A te la lode e la gloria nei secoli. Seconda lettura: 2Cor 13,11-13 – La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo. Vangelo: Gv 3,16-18 – Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Solennità della Santissima Trinità
Sia benedetto Dio Padre
e l’unigenito Figlio di Dio
e lo Spirito Santo
La Preghiera Colletta di oggi recita: «Padre fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra Fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché, amandoci come fratelli, rendiamo gloria al tuo santo nome».
È noto, carissimi, l’episodio che narra di Sant’Agostino il quale, mentre camminava lungo la riva del mare meditando sul mistero della Santissima Trinità, incontrò un “bambino”, che con una piccola conchiglia raccoglieva l’acqua del mare per versarla in una buca nella sabbia. Interrogato da Agostino sul motivo di tale azione, il “bambino” affermava di voler svuotare il mare nella piccola buca. Agostino gli fece notare che era impossibile riuscire in quell’impresa, ma il “bambino” gli rispose che era altrettanto impossibile comprendere il mistero della Santissima Trinità con la sola intelligenza umana.
In effetti, di fronte al mistero della Santissima Trinità, la ragione umana non può che riconoscere i propri limiti. Il Dio che Gesù ci ha rivelato e davanti al quale diciamo il nostro “credo” è il Dio Trinità: un solo Dio in tre Persone. Dio è in sé mistero di relazione, di amore, di comunione e di intimità tra le Persone divine. È un Dio che costantemente si dona “ad intra”, cioè dentro la relazione d’amore tra le tre Persone, ed “ad extra”, cioè al di fuori di essa, verso tutto il Creato e in modo ineffabile all’uomo il quale è specialmente partecipe di questa relazione. È un Dio che si comunica nell’ amore all’uomo e si attende, come in ogni relazione di amore tra due che si amano, di essere liberamente riamato.
Certamente non possiamo pretendere di fare una dotta discussione su Dio e su quello che chiamiamo il mistero dell’unità e Trinità di Dio, non per sfuggire a una difficoltà, ma per essere fedeli alle letture bibliche, allo stile con cui Dio si è manifestato e al modo con cui uomini appassionati della Sua verità e della Sua presenza hanno saputo riconoscerlo, vivere con Lui e annunciarlo agli altri. Le Letture di questa solennità ci parlano di Dio soprattutto sotto questo aspetto del dono di sé. Dio si manifesta come “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà”.
Mosè lo riconosce come “Colui che cammina in mezzo a noi”, portatore di perdono e di liberazione.
L’apostolo Paolo lo riconosce come “il Dio dell’amore e della pace” e ci lascia un invito pressante. Nel Vangelo è Colui che “ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio… per salvare il mondo” e ci lascia un invito pressante ed esigente: “Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi…La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Come si legge oggi nella pericope evangelica: “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
Dio è il Signore, l’unico Signore dell’uomo. Si manifesta così in un momento di liberazione. Altri “signori” volevano dominare il suo popolo: faraoni e principi d’Egitto, piccoli capi autoproclamatisi tali, religiosi e laici, all’interno dello stesso popolo. Nel duro cammino della liberazione risorgeva persino la nostalgia di un certo “benessere” lasciato alle spalle, di false “sicurezze” contro le quali si sarebbe stati tentati di barattare la libertà promessa. Ma “uno solo è il Signore”, perché uno solo propone all’uomo di raggiungere la pienezza della propria liberazione e della propria crescita. Se vogliamo essere testimoni di questo Signore, la nostra lotta contro ogni forma di asservimento non potrà mai fermarsi.
Uno solo è il Signore: nessuno può sostituirsi a Lui. A nessuno possiamo venderci per un po’ di sicurezza. In nessun caso possiamo accettare che venga nascosta la realtà della propria condizione a chi è sfruttato e oppresso. La liberazione passa anzitutto attraverso la presa di coscienza della propria situazione e l’incontro con chi condivide le stesse aspirazioni: là è presente lo Spirito del Signore, buono e misericordioso. Non scegliamo noi le forme e i tempi della manifestazione del Signore. La nostra vita dovrebbe essere manifestazione della salvezza che Lui opera in noi mediante la fede. Dio è il Dio per noi, il Dio con noi: il Dio della nostra salvezza è il Dio della misericordia che “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Così lo rivela Gesù nel dialogo con Nicodemo e così Egli stesso si manifesta nella prima lettura. Non è sempre facile, anche per noi che crediamo, sperimentare questa misericordia di Dio.
Spesso è difficile credere che Dio sia veramente il Dio che cammina con l’uomo, secondo la richiesta di Mosè (cfr. Es 34,9). Lo scandalo del male, della sofferenza, dell’ingiustizia, della inequità e della tribolazione è forte, ma non dobbiamo arrenderci perché, ancora Paolo ci dice: “Voi siete figli di Dio: egli ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!» (Gal 4,6).
Indice dei podcast trasmessi.

Foto di copertina: Fra’ Filippo Lippi, O.Carm. (attribuito), Visione di Sant’Agostino, databile intorno al 1452-1465, tempera su tavola, 28 cmX51.5 cm, Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo.
Il dipinto illustra la leggenda secondo cui Sant’Agostino, mentre meditava sul mistero della Santissima Trinità sulla riva del mare, vide un bambino che cercava di versare tutta l’acqua marina in una piccola buca scavata nella sabbia. Quando Agostino fa notare l’impossibilità dell’impresa, il bambino risponde che è altrettanto impossibile per la mente umana comprendere pienamente il mistero divino della Santissima Trinità.
«Quando dunque arriveremo alla tua presenza, cesseranno queste molte parole che diciamo senza giungere a Te; Tu resterai, solo, tutto in tutti, e senza fine diremo una sola parola, lodandoti in un solo slancio e divenuti anche noi una sola cosa in Te. Signore, unico Dio, Dio Trinità, sappiano essere riconoscenti anche i tuoi per tutto ciò che è tuo di quanto ho scritto in questi libri. Se in essi c’è del mio, sii indulgente Tu e lo siano i tuoi. Amen» (Sant’Agostino, La Trinità, XV,28,51).
