Riflessioni sulle letture festive – Meditazione sulle letture della solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni principali di Roma

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione sulle letture della solennità dei Santi Pietro e Paolo, a cura del Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, il Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis.

Oggi siamo in festa nella memoria dei santi apostoli Pietro e Paolo, diversi tra loro, ma celebrati insieme quali colonne della Chiesa di Cristo. Nel Vangelo risuona la domanda cruciale di Gesù: «Voi chi dite che io sia?». Rivolta ai Dodici, tra cui Pietro, ma certamente risuonata a più riprese anche nel cuore di Paolo. Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio», e Gesù ribatte che questa rivelazione può venire solo dal Padre. Potremmo elencare anche numerose risposte di Paolo. Entrambi hanno risposto a parole, hanno aderito a Cristo, ma sappiamo come questa Fede non li abbia risparmiati da cadute ed errori. Gioiamo per questi apostoli che con il loro sangue hanno dato un fondamento alla Chiesa di Roma che presiede nella carità, perché entrambi hanno saputo dare alla domanda di Gesù una risposta convergente e decisiva, che esprime la verità profonda della Chiesa. Scrive Pietro: «Stringetevi a Cristo, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio» (1Pt 2,4). E Paolo: «I nostri padri bevevano da una roccia... e quella roccia era il Cristo» (1Cor 10,4).

Cristo è la pietra angolare, la roccia su cui si fonda la Chiesa indivisa. E solo su questa roccia si può fondare un’intera vita, fino a dire, al momento del congedo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2Tim 4,7).
Santi Pietro e Paolo

Podcast 3-63 – 29 giugno 2026 – Meditazione sulle letture della solennità dei Santi Pietro e Paolo

O Dio, che ci doni la grande gioia di celebrare in questo giorno la solennità dei Santi Pietro e Paolo, fa’ che la tua Chiesa segua sempre l’insegnamento degli apostoli, dai quali ha ricevuto il primo annuncio della Fede.

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa (Mt 16,18).

Prima Lettura: At 12,1-11 – Ora so veramente che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode. Salmo Responsoriale: Sal 33 – Il Signore mi ha liberato da ogni paura. Seconda Lettura: 2Tm 4,6-8.17-18 – Ora mi resta soltanto la corona di giustizia. Vangelo: Mt 16,13-19 – Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Solennità dei Santi Pietro e Paolo
Patroni principali di Roma

«Sono questi i santi apostoli che nella vita terrena hanno fecondato con il loro sangue la Chiesa: hanno bevuto il calice del Signore e sono diventati gli amici di Dio», si legge nella Antifona d’ingresso della Celebrazione Eucaristica di oggi.

La data attuale della festa dei due santi apostoli e martiri è stata fissata in epoca molto antica, addirittura nel IV secolo. Storicamente, è improbabile che entrambi siano stati martirizzati il 29 giugno del 67. Questa data, scelta per la festa, è in realtà legata all’antica festività romana del dio Quirino, che celebrava insieme Romolo e Remo fondatori leggendari dell’Urbe. I due martiri Cristiani vennero assimilati, per analogia, ai due gemelli latini come fondatori di una nuova Roma, quella appunto, Cristiana e festeggiati nella stessa data.

Cosa possiamo sottolineare dei due grandi apostoli, tra le tante caratteristiche, opere e testimonianze della loro vita e del loro martirio?

Pietro e Paolo sono diversi per istinto e per natura, ma identici nell’amore a Cristo. A tutti e due viene cambiato il nome: Simone sarà chiamato Pietro, Saulo sarà chiamato Paolo. Tutti e due incontrano Cristo. Pietro viene chiamato da Gesù prima e dopo la sua Resurrezione, a Paolo Gesù si manifesta in una teofania personale, dopo la Resurrezione, sulla via di Damasco.

La loro vita non fu marcata soprattutto dalle loro qualità, ma dall’incontro personale che ebbero con Gesù: fu lui che li guarì e li fece diventare apostoli per gli altri.

Pietro fu liberato dalle sue paure e dalla sua insicurezza. Malgrado fosse forte e impetuoso, provò il sapore amaro della sconfitta quando, dopo un’intera notte di lavoro, non aveva pescato nulla. Vedendo le reti vuote, può darsi che abbia avuto la tentazione di scoraggiarsi, di abbandonare tutto; ma, confidando nelle parole di Gesù – «prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca» (Lc 5,4) -, si rese conto che invece doveva continuare: aveva la certezza che, stando nella stessa barca con Cristo, non aveva nulla da temere.

Paolo fu liberato dallo zelo religioso che lo aveva reso accanito nel sostenere le tradizioni ricevute, che non riconoscevano in Gesù il Messia tanto atteso. La sua ferrea osservanza della legge senza un’apertura a Cristo lo aveva escluso dall’amore divino; ma dopo la caduta sulla via di Damasco, si lanciò in una predicazione caratteristica di chi ha assaporato intensamente la gioia di essere di Dio. La sua vita, che forse si basava soltanto su alcuni precetti da adempiere, si fonderà in seguito sull’incontro personale avuto con Cristo. Pietro e Paolo ci consegnano l’immagine di una Chiesa affidata alle nostre mani, ma condotta dal Signore con fedeltà e tenerezza; di una Chiesa debole, ma forte della presenza di Dio; l’immagine di una Chiesa liberata che può offrire al mondo quella liberazione che da sola non può darsi.

Tutti e due sono sedotti da Cristo e per Lui daranno la vita nel martirio avvenuto a Roma. Due santi, potremmo dire, che non stanno mai fermi. Uomini come noi, con tante debolezze, paure, capaci di tradimenti, ma che hanno piena fiducia in Cristo. E Gesù si fida di loro. Pietro dovrà ripetere per tre volte il suo amore. Paolo ripeterà infinite volte che lui, persecutore, è diventato apostolo solo per grazia. Parlando di Pietro e Paolo, potremmo parlare della loro grandezza e santità, ma potremmo anche parlare della loro debolezza e dei loro limiti, e scopriremmo che è la stessa cosa, perché è proprio la bontà e la misericordia del Signore che cambia loro il cuore e li trasforma fino a farli diventare, da peccatori, grandi santi e la loro vita sarà consumata in un amore umile e appassionato al Signore Gesù.

Pietro ha dimostrato varie volte il suo carattere, la sua debolezza, la sua fatica a capire il cuore di Gesù. Ricordiamo quando Gesù gli dice: «Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt 16,23) o quando camminando sulle acque dubita e Gesù gli dice: «Uomo di poca fede». Ma soprattutto è umano e debole nel momento della passione di Gesù. Lui che aveva affermato «anche se tutti ti abbandonassero, io non ti abbandonerò mai», poco dopo di fronte ad una serva ha paura e per ben tre volte rinnega Gesù e giura di non averlo mai visto. Ma la miseria di Pietro incontra la misericordia di Gesù e si lascia salvare. E dopo la risurrezione, alla ripetuta richiesta di Gesù se lo ama, lui saprà rispondere: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo» (Cfr. Gv 21,16). E la sua vita, pur in mezzo a difficoltà e debolezze, sarà sempre la dimostrazione di questo amore appassionato al suo Signore, fino al carcere, ai viaggi, al martirio.

Così Paolo, fariseo convinto, fanatico, persecutore dei Cristiani, collaboratore – per la sua giovane età – al martirio di Stefano, si lascerà cambiare il cuore e la vita dall’incontro con il Signore Gesù. La conversione avvenuta sulla via di Damasco è l’inizio di una vita spesa in una missione continua rivolta ai vari popoli che potevano essere raggiunti. Fino al momento in cui potrà affermare: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede; non mi resta che attendere la corona che il Signore mi ha preparato» (2Tim 4,7).

Uomini deboli, peccatori, trasformati dalla misericordia del Signore e dalla forza del suo Spirito, hanno dato la vita per lui e hanno posto le basi della comunità cristiana destinata a diffondersi in tutto il mondo. Quella di Pietro e Paolo è la nostra umanità riscattata; anche noi non dobbiamo mai scoraggiarci di fronte alle debolezze, ma possiamo sempre rinnovare il nostro amore al Signore.

Due Apostoli diversi, entrambi colonne fondamentali della comunità dei credenti. Pietro riceve il carisma, cioè il dono e il compito, di essere riferimento per l’unità e la comunione attraverso il servizio della verità. Pietro non cambiò da un giorno all’altro. Nella sua vita continuerà a sperimentare i doni di Dio e le proprie debolezze constatava continuamente i suoi difetti, ma si sapeva aggrappare all’amore di Cristo.

Paolo ha ricevuto il compito di diffondere la Parola di verità, il Vangelo, fino ai confini della terra, per questo è chiamato l’Apostolo delle genti. Compirà tre grandi viaggi, predicando e fondando comunità Cristiane, predicando Cristo e Cristo Crocifisso, per lui tutto. Visto secondo una certa prospettiva, questo ha anche un suo punto paradossale. Egli, che tanto si è dato da fare nel perseguitare i cristiani perché non erano sufficientemente osservanti del giudaismo come lo era lui, in seguito si distinse proprio nell’annunciare la salvezza di Dio alle nazioni della terra. «Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno» (1Cor 9,22), scrisse a quelli di Corinto. I progetti di Dio sono sempre molto più grandi di quel che possiamo immaginare. Non esiste nessuno steccato sulla terra che separi un Cristiano dai suoi fratelli. Tutto ciò che allontanava Paolo dagli altri uomini scomparve dopo l’incontro con il Signore. Questo avvenimento ha allargato il suo cuore, lo ha reso aperto a tutti. È divenuto capace di un dialogo ampio con tutti.

È questa una giornata che ci aiuta a rinnovare e a rifondare la nostra Fede. È una giornata che ci richiama la nostra presenza attiva e la nostra responsabilità nella comunità dei credenti in Cristo, perché sia sempre più “comunione” al suo interno e sia sempre più “missione” nel mondo di oggi.

«La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di peccatori che si debbono riconoscere bisognosi dell’amore di Dio, bisognosi di essere purificati attraverso la Croce di Gesù Cristo», ha affermato Papa Francesco nella sua Omelia del 29 giugno 2021. Maria, come Madre nostra, si preoccupa di tenere uniti tutti i suoi figli. È difficile avere un’autentica devozione alla Madonna e non sentirsi più che mai legati alle altre membra del Corpo Mistico. Come fece con i discepoli, lei ci aiuterà a non perdere la speranza a causa dei nostri difetti, e a vivere aggrappati alla roccia che è Dio e allargherà il nostro cuore facendoci scoprire la fraternità che ci unisce all’intera umanità riunita sotto il suo manto materno.

Indice dei podcast trasmessi.

L’impegno a seguire Cristo

In questo giorno sacro dedicato a San Pietro e Paolo, siamo chiamati a riflettere sulla profondità della nostra Fede e sul significato della missione Cristiana. Questi due apostoli, con le loro vite straordinarie, ci offrono un modello di dedizione e coraggio che continua a ispirarci.

San Pietro, il pescatore di Galilea, è diventato la roccia su cui Cristo ha costruito la Chiesa. Le sue parole, “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, rappresentano il fondamento della nostra fede. Pietro ci insegna che anche le nostre incertezze e fragilità possono essere trasformate in forza quando ci affidiamo a Dio. La sua negazione di Cristo e il suo successivo pentimento ci ricordano che la grazia è sempre a nostra disposizione, pronta a rinnovare il nostro spirito.

D’altro canto, San Paolo, l’apostolo delle genti, ha dedicato la sua vita alla diffusione del Vangelo, affrontando persecuzioni e avversità con una determinazione incrollabile. Le sue lettere, piene di saggezza e amore, ci esortano a vivere una vita di fede autentica. Ricordiamo il suo potente richiamo: “Non lasciatevi vincere dal male, ma vincete il male con il bene!” Questa esortazione ci invita a essere strumenti di pace e giustizia nel nostro mondo contemporaneo.

Entrambi, pur provenendo da contesti diversi, ci mostrano che la vera Fede è un cammino di unità e collaborazione. San Pietro e Paolo hanno superato le loro differenze per lavorare insieme per il Regno di Dio. La loro amicizia e il loro impegno reciproco ci ricordano che la Chiesa è una comunità, chiamata a superare le divisioni e a costruire legami di amore e solidarietà.

In un’epoca segnata da conflitti, il loro esempio è più attuale che mai. Che possiamo seguire il loro invito a essere messaggeri di speranza. Come disse San Paolo: “Siamo dunque ambasciatori per Cristo, come se Dio esprimesse per mezzo nostro”. Ogni giorno, abbiamo l’opportunità di rappresentare Cristo nel nostro ambiente, riflettendo la Sua luce e il Suo amore.

Chiediamo oggi l’intercessione di San Pietro e Paolo affinché possiamo vivere con il coraggio di proclamare la nostra Fede e la determinazione di costruire una comunità Cristiana più unita. Che la loro testimonianza ci ispiri a perseverare nel bene e a non avere paura di affrontare le sfide. Ricordiamo che, come affermò San Pietro, “Non temere, piccola comunità, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno”.

In questo giorno, rinnoviamo il nostro impegno a seguire Cristo, sostenuti dalla forza e dalla Fede di questi due grandi santi che oggi onoriamo

Foto di copertina: due magnifici dipinti raffiguranti i Santi Pietro e Paolo, da decenni conservati nell’Appartamento Pontificio delle Udienze del Palazzo Apostolico Vaticano e, per questo motivo, non visibili al grande pubblico.
Nell’autunno del 1513 Fra Bartolomeo, pittore e frate domenicano del convento fiorentino di San Marco, si recò a Roma, dove gli vennero commissionati i due quadri dei Principi degli Apostoli, per la Chiesa di San Silvestro al Quirinale. Realizzò i cartoni preparatori e dipinse il San Paolo, ma un’improvvisa crisi artistica gli impedì di terminare il lavoro e, probabilmente dopo la sua morte avvenuta nel 1517, il quadro di San Pietro venne completato da Raffaello, come attestato dal Vasari.
Presso i Musei Vaticani, i dipinti sono stati oggetto di accurate indagini scientifiche e di un meticoloso restauro dal 2019, in previsione delle Celebrazioni Raffaellesche del 2020, contattando anche il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, dove sono conservati i disegni e i cartoni preparatori delle opere.
L’analisi tecnica e stilistica delle due opere compiuta in occasione del restauro induce a ritenere che i dipinti siano stati preparati entrambi da Fra Bartolomeo, il quale avrebbe poi portato a compimento la sola tavola del San Paolo. Invece il San Pietro, rimasto allo stadio di disegno preparatorio ombreggiato e forse con alcuni abbozzi di colore nei panneggi, sarebbe stato totalmente dipinto da Raffaello secondo una conduzione pittorica e uno stile che lo avvicinano alle opere del periodo più tardo della sua attività.

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