Riflessioni sulle letture festive – Meditazione sulle letture di Pentecoste. Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per la solennità di Pentecoste, a cura del Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, il Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis.

La Pentecoste ricorda la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli e segna la fine del periodo pasquale: celebra il compimento, la pienezza della Pasqua. In questa ricorrenza si commemorano il dono dello Spirito Santo e la nascita della Chiesa. Dopo la morte, risurrezione e ascensione di Gesù, Egli manda ai suoi discepoli una forza, cioè lo Spirito Santo, per renderli capaci di essere suoi testimoni nel mondo. La Pentecoste avvenne dieci giorni dopo l’Ascensione del Signore, quando promise ai suoi discepoli che avrebbero ricevuto una forza speciale: lo Spirito Santo. Da quel momento, gli Apostoli ricevono una nuova missione: diffondere il messaggio di Gesù. Le lingue di fuoco rappresentano la capacità di comunicare con persone di diverse lingue e culture, portando così il Vangelo in tutto il mondo. Questo evento rappresenta il compimento delle promesse di Gesù e anche l’inizio di una nuova Alleanza tra Dio e l’umanità, così come annunciato dai profeti Geremia ed Ezechiele. Subito dopo la discesa dello Spirito, gli apostoli cominciano a predicare e battezzare. La Pentecoste, quindi, segna la nascita della Chiesa, la formazione delle prime comunità cristiane, e l’avvio della missione evangelizzatrice.

Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Ascoltiamolo! Fidiamoci della sua Parola e della sua presenza.
Pentecoste

Podcast 3-52 – 24 maggio 2026 – Meditazione sulle letture di Pentecoste

L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito, che ha stabilito in noi la sua dimora (Rm 5,5; 8,11).

O Dio, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e rinnova anche oggi nel cuore dei credenti i prodigi che nella tua bontà hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo.

Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Sequenza

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sánguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

Prima lettura: At 2,1-11 – Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare. Salmo responsoriale: Sal 103 – Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. Seconda lettura: 1Cor 12,3-7.12-13 – Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo. Vangelo: Gv 20,19-23 – Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.

Solennità di Pentecoste
Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa

Lo Spirito del Signore riempie l’universo, egli, che tutto abbraccia, conosce ogni linguaggio. Alleluia (Sap 1,7). Così l’Antifona della odierna Liturgia Eucaristica e, idealmente prosegue nella Seconda Lettura, dalla lettera di Paolo ai Corinzi, “Nessuno può dire: Gesù è Signore, se non sotto l’azione dello Spirito Santo”.

La Pentecoste, cari Confratelli e Consorelle, è la festa della pienezza, culmine delle manifestazioni teofaniche della Trinità nella storia della salvezza che inizia con quella sul Sinai descritta in Esodo 19,16-18, con il fragore ed il fuoco, e rimanda a Genesi 1,1-2 ed al Primo Libro dei Re 19,11-13 dove il soffio, qui vento impetuoso, è simbolo della potenza di Dio.

Non a caso costituisce, a livello liturgico, la solennizzazione finale della grande solennità pasquale. La Pentecoste è pienezza. perché, grazie al dono dello Spirito Santo, tutto ciò che Gesù ha fatto per noi per conto del Padre, la sua testimonianza specialmente nella sua Pasqua di morte e risurrezione, non appartiene al passato e non rimane un evento chiuso in sé stesso, sincronico, ma è una realtà diacronica sempre attuale. perché esce dalla storia terrestre per entrare in quella, eterna, del Regno di Dio. È ciò che ci permette di dire, in ogni celebrazione liturgica “oggi”, e non semplicemente “di fare memoria” di un evento, ma di renderlo presente in ogni tempo ed in ogni luogo.

Sul piano umano, se la storia della salvezza si fosse fermata all’Ascensione, non avremmo avuto la Chiesa, una comunità di fedeli, perché, pur avendo Gesù sempre con noi fino alla fine dei secoli, secondo la sua promessa, non ci sarebbe stato il soffio creatore, che è Signore e dà la vita, come quello della Genesi, da cui è iniziata la vita degli uomini, e non ci sarebbe stata la realizzazione del mandato missionario di Gesù per l’evangelizzazione e la conversione del mondo. Senza lo Spirito Santo non ci sarebbero stati la fortezza dei martiri, le intuizioni dei Padri della Chiesa, l’eroismo dei santi della carità, l’approfondimento dei teologi, il consensus fidei fidelium di tutto l’intero popolo Cristiano. Non si comprenderebbero figure straordinarie di un numero infinito di santi che, pieni di una sovrabbondanza di Spirito, hanno potuto e saputo dare come un colpo di timone per correggere la rotta della Chiesa fino al vigoroso risveglio e rinnovamento nel nostro tempo, dovuto al Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965).

Pentecoste è, dunque, compimento della Pasqua. Non a caso il Vangelo di Giovanni, oggi, ci riporta al giorno stesso di Pasqua, quando Gesù risorto apparve in mezzo ai suoi, riuniti nel Cenacolo a Gerusalemme, e portò loro la pace: alitò su di essi il suo Spirito, perché anch’essi portassero nel mondo la sua pace, il suo perdono, la sua misericordia.

A cinquanta giorni dalla Risurrezione, un evento strabiliante si ripete (Prima Lettura), ma in una dimensione che non coinvolge solo Gesù, ma tutti i suoi discepoli riuniti in preghiera con Maria, la Madre di Gesù, e altre donne fedeli. Lo Spirito scende e riempie – dice il libro degli Atti – la casa dove si trovavano e tutti, da uomini e donne timorosi ed impauriti, diventano annunciatori coraggiosi della Buona Novella.

Succede ancora oggi per noi tutti, quando accogliamo lo Spirito Santo, perché anche la nostra vita cambia e si rinnova. Una pienezza, quella della Pentecoste, che si ricollega anche al significato della celebrazione ebraica con cui essa coincideva. Era anzitutto una festa agricola: la festa della raccolta del frumento, cioè dell’alimento che assicura la vita fisica. Era celebrata nella gioia dell’abbondanza e della fiducia nel futuro. Ma, ancora di più, celebrava una diversa “raccolta”, sovrabbondanza, fiducia nel futuro, quella della Alleanza stipulata dai padri con il Signore al Sinai: la festa della Legge, dei Dieci Comandamenti, che sostenevano la vita morale. Con la discesa dello Spirito Santo, uno solo è l’alimento e una sola è la legge nuova: l’alimento è lo Spirito, la legge è l’amore.

Pentecoste è dunque pienezza dell’Alleanza e compimento della missione di salvezza in Cristo Gesù, vero pane di vita eterna. Una pienezza che si riflette anche nella vita di ogni Cristiano, santificato dallo Spirito nel Battesimo, che ci ha inseriti in Cristo e nel suo Corpo mistico, che è la Comunità dei suoi fedeli, e confermato dallo stesso Spirito nella Cresima, che ci rende testimoni di Cristo nel mondo.

Tutto questo ci dice la liturgia di questa solennità. Ma ci dice anche un’altra cosa: la comunione nella carità. Lo Spirito scende per riunire. Non a caso Luca mette in risalto il segno delle lingue di fuoco e la comprensione reciproca di lingue diverse. A Babele gli uomini avevano ceduto al fascino perverso del loro egoismo e della loro superbia e ne erano venute l’incomprensione reciproca e la divisione. Ora invece lo Spirito di Dio unisce le labbra nella lode, proclama le meraviglie di Dio e genera comunione. A Babele nacquero divisione e incomprensione.

A Pentecoste invece tutti comprendono la stessa meraviglia di Dio. Lo Spirito Santo unisce, crea fraternità e ci rende un solo cuore e un’anima sola e infatti, dopo la Pentecoste – nota il libro degli Atti – tutti erano perseveranti nell’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, nella comunione fraterna, nello spezzare il pane e nella preghiera. Lo Spirito si effonde, con divina sovrabbondanza, ancora oggi e continuerà a farlo fino alla fine del mondo, perché è Lui il protagonista e il grande artefice dell’umanità nuova. E noi lo invochiamo che venga, riempia, fecondi e riunisca nella splendida epiclesi della Sequenza. Accogliere lo Spirito significa entrare in una comunione più profonda con Gesù, specialmente nell’Eucaristia, che non è un gesto formale o obbligatorio, ma vitale e necessario per far crescere la nostra carità, che è la grazia della Pentecoste.

Una carità che è consapevolezza di essere membra gli uni degli altri, un solo corpo, chiamati a diventare testimoni dell’amore e inviati nel mondo ad annunciarlo, a viverlo. È un impegno che non finisce mai, perché questo accogliere lo Spirito appartiene al nostro presente quotidiano. Accogliere, ricevere, custodire lo Spirito, senza lasciarlo mai, perché inondi e fecondi la nostra povera, arida ed egoistica umanità.

Così la Pentecoste è un mistero che non passa, un avvenimento che non appartiene soltanto alla storia di un tempo lontano, ma all’oggi della Chiesa, da quando Gesù, vivo e glorioso presso il Padre, ha mandato lo Spirito Santo. La Pentecoste continua e non conosce stanchezza né interruzione. Lo Spirito è forza di espansione missionaria, apre ai credenti gli orizzonti del mondo. La Pentecoste, ancor più dell’Epifania, è festa missionaria.

Ringraziamo il Signore per il bene che lo Spirito Santo opera in noi e per mezzo nostro, e rendiamoci disponibili alle sue richieste, ai suoi suggerimenti e alle sue ispirazioni.

Ascoltiamolo! Fidiamoci della sua Parola e della sua presenza.

Indice dei podcast trasmessi.

Solennità di Pentecoste

La Pentecoste celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli, segna la nascita della Chiesa. Cinquanta giorni dopo Pasqua, si compie la promessa di Cristo: lo Spirito discende, trasforma i cuori e dona il coraggio di annunciare il Vangelo senza timore.

Lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo ed è la Persona divina che diffonde nel mondo la possibilità di imitare Cristo, dando Cristo al mondo e facendolo vivere in noi.

Nell’insegnamento e nell’opera di Cristo, nulla è più essenziale del perdono. Egli ha proclamato il regno futuro del Padre come regno dell’amore misericordioso. Sulla croce, col suo sacrificio perfetto, ha espiato i nostri peccati, facendo così trionfare la misericordia e l’amore mediante – e non contro – la giustizia e l’ordine. Nella sua vittoria pasquale, egli ha portato a compimento ogni cosa. Per questo il Padre si compiace di effondere, per mezzo del Figlio, lo Spirito di perdono. Nella Chiesa degli apostoli il perdono viene offerto attraverso i sacramenti del battesimo e della riconciliazione e nei gesti della vita Cristiana.

Dio ha conferito al suo popolo una grande autorità stabilendo che la salvezza fosse concessa agli uomini per mezzo della Chiesa. Ma questa autorità, per essere conforme al senso della Pentecoste, deve sempre essere esercitata con misericordia e con gioia, che sono le caratteristiche di Cristo, che ha sofferto ed è risorto, e che esulta eternamente nello Spirito Santo.

Foto di copertina: Jean II Restout, La Pentecoste, 1732, olio su tela, 465×778 cm, Museo del Louvre, Parigi.
Questo è una delle opere più interessanti raffiguranti la Pentecoste. Originariamente realizzato per l’Abbazia di Saint-Denis, colpisce per l’immaginario barocco e drammatico. La Beatissima Vergine Maria e gli apostoli e sono raffigurati in un ampio cortile in stile romano, mentre lo Spirito Santo discende attraverso il cielo nuvoloso per raggiungerli. Lo Spirito Santo è rappresentato come la luce che risplende nell’oscurità, e possiamo vedere chiaramente i discepoli di Gesù ricevere le lingue di fuoco sopra le loro fronti (originariamente, il dipinto era più grande, con una colomba, simbolo tradizionale dello Spirito Santo, raffigurata nella parte superiore, e la luce era rappresentata mentre si irradiava dalla colomba).
Restout mostra le emozioni sui volti. La reazione di Maria contrasta con quella degli apostoli, poiché è calma e piena di grazia. Gli altri, invece, sono sconvolti, quasi sconcertati da ciò che stanno vivendo. Sono sopraffatti dalla maestosità dell’evento. Non è così per Maria. Fu lei a conoscere la vera natura di suo figlio fin dall’inizio. Non lo mise mai in discussione, come invece avevano fatto gli altri. Perciò, viene raffigurata come se non fosse minimamente sorpresa dagli eventi che la circondano. I discepoli, pur essendo fedeli seguaci di Cristo, avevano vissuto momenti di dubbio in passato. Qui, e con la Resurrezione, la natura di Gesù fu ulteriormente confermata ai loro occhi, e presto sarebbero usciti a diffondere il suo messaggio, senza timore né dubbi.
Il dipinto di Restout rimane quasi unico tra le raffigurazioni della Pentecoste, barocco di grande drammaticità, che cattura la potenza, la maestosità e l’emozione pura dell’evento attraverso la rappresentazione dei personaggi, tutti seguaci e credenti in Gesù Cristo. Ricordiamo che questo è un evento in cui Dio ha mostrato ancora una volta la sua vera gloria al mondo. Osservando e riflettendo su dipinti come questi, possiamo giungere a comprendere veramente la gloria di Dio.

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