Podcast 2-85 – 15 giugno 2025 – Solennità della Santissima Trinità. Dio è comunione di Tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo
Prima Lettura: Pr 8,22-31 – Prima che la terra fosse, già la Sapienza era generata. Salmo responsoriale: Sal 8 – O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra! Seconda Lettura: Rm 5,1-5 – Andiamo a Dio per mezzo di Cristo, nella carità diffusa in noi dallo Spirito. Vangelo: Gv 16,12-15 – Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.
Sia benedetto Dio Padre e l’unigenito Figlio di Dio e lo Spirito Santo; perché grande è il suo amore per noi.
Padre santo e misericordioso, che nel tuo Figlio ci hai redenti e nello Spirito ci hai santificati, donaci di crescere nella speranza che non delude, perché abiti in noi la tua sapienza.
Dio è Uno solo. È uno, ma Trino nelle Persone, perché è comunione di Persone. Conosciamo la natura di Dio attraverso Cristo Gesù, che ce l’ha rivelato ed è chiaramente espressa nella Bibbia.
La Bibbia non è un trattato di filosofia né si prefigge di dimostrare la natura intima di Dio, è il libro della Rivelazione, opera di Cristo Gesù. Abbiamo celebrato il Natale, la Pasqua, la Pentecoste e forse ci siamo formati una immagine di Dio alla maniera umana: il Padre più anziano, il Figlio più giovane, lo Spirito Santo magari al centro dei due.
Niente di più errato: in Dio non c’è un più o meno giovane, né prima e poi. Dio è fuori dello spazio e del tempo. La comunione tra le tre divine persone esiste da sempre: da quando Dio è Dio. La Bibbia evidenzia che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. Se conosciamo bene l’uomo, possiamo farci una idea più chiara di Dio.
L’uomo, in quanto tale, è un essere che pensa ed ama, limitato nello spazio e nel tempo. Dio è amore, scrive San Giovanni, e la sua attività di Ente puro, spirituale, è quella di pensare ed amare. Il Pensiero eterno di Dio è il Verbo o Sapienza divina unica ed infinita, che esiste da sempre. È perfetta come il Padre (la mente che l’ha generata). Il Verbo o Sapienza eterna o Figlio è immagine perfetta del Padre; dall’uno e all’altro procede la terza Persona o lo Spirito Santo, l’Amore eterno di Dio.
La natura intima di Dio la cogliamo con la rivelazione fatta da Gesù ai suoi discepoli. L’uomo finito e limitato mai avrebbe potuto comprendere Dio infinito ed eterno. Siamo ad immagine di Dio ma la differenza tra noi e Dio non è quantitativa ma qualitativa; da qui le parole di Gesù: “Per ora non siete capace di intendere, ma quando verrà in voi lo Spirito Santo vi aiuterà ad uscire dai vostri schemi di pensiero ed azione e vi aprirà all’azione di Dio con la fede”.
Gesù parla sempre della Trinità: si rivolge al Padre, promette l’invio dello Spirito Santo. Dice espressamente: dove sono io, c’è il Padre. Non si ferma mai a creare teorie filosofiche o teorie astratte: le tre divine Persone coesistono in comunione perfetta determinando la vita divina, vita di amore. Dirà perciò agli apostoli: andate, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Il mistero della Trinità è la rivelazione più grande fatta da Gesù alla sua Chiesa e ci ha fatto conoscere che Dio è amore, è comunione, è dono. L’uomo, creato da Dio, porta in sé lo schema della Trinità. Ciò che costituisce l’umanità, infatti, è la capacità di conoscere ed amare. Facoltà spirituali che non riscopriamo in nessun altro essere creato da Dio. Facoltà che in noi sono limitate e, come tali, spesso imperfette. In Dio sono illimitate e perfette e determinano le altre due Persone: il Verbo eterno o Figlio o Sapienza divina e l’Amore eterno di Dio o Spirito Santo. Nella pienezza dei tempi per ristabilire l’ordine distrutto con il peccato, il Verbo (o Sapienza eterna) assume anche la natura umana per salvare l’uomo.
Terminata la sua opera di salvezza, Gesù invia nella sua Chiesa lo Spirito Santo. Da qui il motivo per cui il segno della croce (Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo) diventa il nostro emblema, la nostra bandiera. Con il segno della croce iniziamo la Messa, i nostri riti, la nostra giornata, con la benedizione di Dio concludiamo i momenti più significativi della vita.
Diceva Sant’Ireneo: “La gloria di Dio è l’uomo vivente”. A questo uomo è stato affidato il creato perché egli viva, faccia buon uso di tutte le creature e custodisca l’alleanza nuova costituita da Gesù con tutti gli uomini. Questa è una alleanza di pace, contraria ad ogni guerra dalla quale scaturisce solo odio e violenza. La presenza di Dio infinito ed eterno in noi è garanzia di pace, gioia e vita eterna.
La Vergine Maria nella sua umiltà si è fatta ancella dell’amore divino: ha accolto la volontà del Padre; ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. Ci aiuti Maria, specchio della Trinità, a crescere nella fede del mistero trinitario.
Indice dei podcast trasmessi [QUI]


Foto di copertina: il santuario della Santissima Trinità di Vallepietra e Le Tre Persone, affresco, XII secolo, 210×150 cm.
Contemplazione, Devozione e Natura
Il Santuario della Santissima Trinità [QUI] sorge vicino al confine tra il Lazio e l’Abruzzo, a 1.373 metri di altezza nel Comune di Vallepietra, Diocesi di Anagni-Alatri. Oltre ad essere il santuario più alto del Lazio, questo luogo sacro, frequentato sin dall’antichità, è estremamente suggestivo e di straordinaria bellezza anche per la sua posizione davvero spettacolare e affascinate. Sorge in fondo alla “valle Santa” dei Monasteri Benedettini di Subiaco, sul fianco meridionale del colle della Tagliata che raggiunge, nel punto più alto, i 1.654 metri di altitudine in una roccia a strapiombo per circa 300 metri, detta “lo Scoglio”, che si interrompe in un terrazzamento, su cui si trova il Santuario. Luogo mistico e di pace nel verde brillante dei monti Simbruini.
L’affresco con l’immagine delle Tre Persone identiche, secondo l’iconografia bizantina, rimanda al simbolo Cristiano della Santissima Trinità. È certamente l’affresco di maggior pregio custodito presso il santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. La cappella che ospita l’immagine venerata custodisce altri affreschi. Gli affreschi più antichi sono collocati nella parete occidentale. Essi rappresentano nella parte alta, la Santissima Trinità e scene evangeliche (Annunciazione, Natività-Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio). Nella parte bassa sono raffigurate due scene dei mesi di gennaio e febbraio. È probabile che queste pitture siano i resti di un ciclo raffigurante i lavori che si eseguivano nei vari mesi e che originariamente dovevano decorare la parte inferiore delle pareti del Santuario. Nella parete di fondo si osserva, in alto a sinistra il volto di un santo con aureola raggiata identificata in San Bernardino da Siena o San Giovanni da Capistrano. Nella parte orientale sono dipinte le figure di due Madonne e tre santi.
Fino agli anni Quaranta, a causa delle difficoltà di accesso, pochi intenditori di arte sono giunti in questi luoghi per studiare i meravigliosi affreschi dipinti sulle loro pareti. Nel 1942 venne effettuato un lavoro di ripulitura che ha permesso di esaminare minuziosamente i particolari.
L’unità delle Tre Persone, dipinte seguendo la raffigurazione dell’immagine del Cristo, è sottolineata da elementi simili: seduti su un trono, lo sguardo, l’abbigliamento, con la mano destra benedicono alla greca (unendo il pollice e l’anulare in conformità con l’antico gesto oratorio), con la sinistra tengono un libro aperto su cui compaiono delle scritte non più visibili, presentano un’aureola d’oro, l’ornamento di fiori e foglie che circonda le figure.
Ai piedi della lunetta contenente l’affresco, vi è l’iscrizione che esprime il mistero trinitario: IN TRIBVS HIS DOMINVM PERSONIS CREDIMVS (In queste tre Persone crediamo il Signore). È un’iscrizione che si trova spesso sotto l’affresco della Santissima Trinità e sottolinea la fede in un unico Signore che si manifesta in tre persone distinte.
Questa particolare iconografia della Santissima Trinità è stata oggetto di numerosi studi. Nelle pitture delle catacombe le tre persone sono in genere rappresentate dal Padre (onnipotenza), dal Figlio (redenzione) e dallo Spirito Santo (testimonianza). Quando, nel 325, il dogma della Santissima Trinità venne fissato dal Concilio di Nicea, l’iconografia trinitaria subì ulteriori trasformazioni. Figurazioni analoghe alle Tre Persone si rintracciano in alcune decorazioni provenienti dalla Nubia, e nell’Hortus Deliciarum, manoscritto risalente al XII secolo. L’ipotesi dell’origine orientale del culto sembra confermata dal carattere bizantineggiante degli affreschi più antichi che decorano l’interno del santuario della Santissima Trinità di Vallepietra.
Il canto dei pellegrini
al santuario della Santissima Trinità
di Vallepietra
Si ripete ad ogni strofa:
Su, fedeli, ripetiamo
Con amore e fede viva:
Viva sempre, sempre evviva
La Santissima Trinità.
Lode a Dio nell’alto empiro
Ripetete o serafini:
Gloria e onore, o Pellegrini
Date all’alma Trinità.
Il Trisagio sempiterno
Della terra dei viventi
Ripetiamo noi redenti
All’eccelsa Trinità.
Come l’inno dei Beati
Al Gran Dio tre volte Santo
È gradito l’umil canto
Dell’afflitta umanità.
Picciol tempio in Vallepietra
Sorge a pié di rupe immensa
Quivi grazie a noi dispensa
Del buon Dio la carità.
Là sul monte il pellegrino
Della gioia nell’ebbrezza
Di sudori e di stanchezza
La memoria più non ha.
Vede il cor del più fedele
Il Calvario in quell’asprezza.
Della rupe nell’ampiezza
La divina immensità.
L’echeggiar di quei macigni
Par che additi a noi meschini
L’innegiar dei Cherubini
All’eterna Maestà.
Fin da secoli remoti
Vide l’uomo in quelle mura
Una languida figura
Dell’arcana Verità.
All’immagin veneranda
Mentre abbiamo il guardo fisso
L’alma è assorta in un abisso
Di sapienza e di bontà.
Ossequenti al gran mistero
Che la fede ci propone,
Solo un Dio, ma in Tre persone
Adoriam con umiltà.
Come ai figli d’Israello
Dié la rupe un’ampia fonte
Della Triade l’alto monte
Acqua pura ancor ci dà.
Fu d’infermi un ampio stuolo
Pien di fede e fervoroso
Che dal getto prodigioso
Ricevé la sanità.
Mille cuori a Dio nemici
Tu ricordi, o speco santo,
Che lavar con largo pianto
Le commesse iniquità.
La tua vista, o sacro monte
Dolce invita il mesto cuore
Alla pace del Signore,
All’amor di sanità.
Il tuo nome, o Dio, lodiamo
Pellegrini in mezzo al pianto;
sia perenne il nostro canto
Nell’eterna Eredità.
Venga pur, s’affretti il giorno
Che il tuo volto senza velo
Rimirar possiamo in Cielo,
Sacrosanta Trinità.
