Riflessioni sulle letture festive – XXIX Domenica del Tempo Ordinario. La preghiera alimenta la Fede

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per la XXVIX Domenica del Tempo Ordinario, a cura del Prof. Don Pietro Pisciotta, letta dalla Dott.ssa Valentina Villano, Dama di Ufficio, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo. Cristo si definisce di fronte ad un mondo diviso in due: quello degli oppressori senza Dio e senza cuore, e quello degli oppressi senza protezione. Egli scopre un peccato: il peccato sociale, più forte che mai, antico quanto l’uomo. Ed egli, nella parabola del giudice iniquo o della vedova importuna, lo analizza in profondità e prende posizione, rivoltandosi come una forza trasformatrice dell’uomo su questa terra deserta di ogni pietà, per mezzo della risposta personale della sua propria sofferenza, agonizzante, in un giudizio vergognoso, senza difesa e senza colpa. Neanche lui viene ascoltato, ma si abbandona ciecamente a suo Padre, dalla sua croce, che ottiene per tutti la liberazione. La sua unica forza viene dal potere di una accettazione, certa, ma profetica, denunciante. Ci chiede, dalla sua croce: quando ritornerò a voi troverò tutta questa Fede, che prega nella rivolta?
Copertina

Podcast 3-12 – 19 ottobre 2025 – XXIX Domenica del Tempo Ordinario. La preghiera alimenta la Fede

Prima Lettura: Es 17,8-13 – Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva. Salmo responsoriale: Sal 120 – Il mio aiuto viene dal Signore. Seconda Lettura: 2Tm 3,14-4,2 – L’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. Vangelo: Lc 18,1-8 – Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.

Io t’invoco, o Dio, poiché tu mi rispondi; tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole. Custodiscimi come pupilla degli occhi, all’ombra delle tue ali nascondimi (Sal 16,6.8).

Dio onnipotente ed eterno, donaci di orientare sempre a te la nostra volontà e di servirti con cuore sincero.

Nel secondo capitolo del Vangelo di Luca (Lc 11,5-13) si trova la duplice parabola, che fa parte della catechesi sulla preghiera. Con la parabola dell’amico importuno Gesù ci esorta ad una preghiera sostenuta da una fede «sfacciata» verso Dio. La successiva parabola dell’amore paterno risponde alla frequente obiezione di chi prega e ha l’impressione di non essere esaudito. L’ unica ragione che Dio ha di amarci, è che non ha alcuna ragione: ci ama e basta. Quando chiediamo a Dio come deve intervenire e cosa deve fare per noi, mettiamo in dubbio la Sua saggezza e al tempo stesso denunciamo la nostra stessa superbia e superficialità. Il Signore sa cosa è meglio per noi, affidiamoci a Lui con timore e tremore, perché Egli è Santo, Fedele, Misericordioso, chi mai può essere pari al nostro Dio che ha il controllo sopra ogni cosa?

La preghiera alimenta la Fede

La parabola del Vangelo ha come protagonista un giudice disonesto ed iniquo, ed una vedova che invoca giustizia. La vedova insiste e solo per la sua petulanza nel chiedere viene in fine accontentata.

È sulla vedova e non sul giudice che Gesù attira la nostra attenzione: una vedova tenace, che riesce a vincere il giudice disonesto, decisamente antipatico, senza religione, crudele ed empio. Dio, che è giudice e padre, non farà giustizia a chi lo invoca con fede e costanza? Da qui l’esortazione di Gesù: quando pregate, dite: “Padre nostro…”, nella forma semplice, perché pregare è dialogare con Dio padre. Lo stesso Gesù ci dà l’esempio.

Se la preghiera è questo dialogo con Dio, essa deve assumere le note della spontaneità e della libertà: due caratteristiche di dialogo tra Genitore e Figli dove si riconosce Dio creatore e vero padre. Da qui l’esortazione dell’apostolo Paolo a Timoteo: “Rimani saldo nella Fede”, e matura questo rapporto con Dio, che hai imparato a conoscere dai genitori, veri maestri nella Fede.

Non essere mai schiavo di formule imparate a memoria o apprese dai libri. La preghiera sia sempre apertura del cuore e spontaneità. Così, ovunque puoi pregare, perché Dio è spirito e verità: in casa, in chiesa, sulla strada, in qualunque luogo.

In chiesa si va non solo per pregare, ma anche per ascoltare la Parola di Dio, ricevere i Sacramenti, nutrirci della Eucaristia, che è il pane della vita eterna. Diceva infatti Gesù: “Siete stanchi, affaticati, oppressi? Venite a me; io vi ristorerò. Prendete e mangiate: questo è il mio corpo!”.

È necessario allora impegnarsi nella Fede, restare saldi nella Fede e nell’amore verso Dio e i fratelli. Impegnarsi con la parola e con la testimonianza per realizzare l’unico ovile sotto lo stesso Pastore.

La preghiera è il miglior linguaggio per chi ha Fede: preghiamo perché crediamo, speriamo e lottiamo. La forza del Cristiano sta nell’essere cosciente che siamo deboli, siamo uno zero, ma accanto a Dio, che è l’Uno per eccellenza, diventiamo “dieci”. Diventiamo fortissimi per la presenza di Dio in noi.

Spontanea la domanda: dove pregare? È la domanda che un giorno una Samaritana fece a Gesù: voi Ebrei pregate a Gerusalemme, noi Samaritani saliamo sul monte. La risposta di Gesù non si fece attendere: Dio è spirito e verità. Egli è in ogni luogo e in ogni momento siamo davanti a Dio, che è spirito e verità e la preghiera è l’anima dello spirito.

Quando Mosè alzava le braccia in segno di preghiera, Israele era sempre il più forte. Gesù oggi in questa parabola ci insegna quanto è efficace la preghiera. Gesù invita ad animare la nostra Fede con la preghiera. La preghiera e la parola di Dio sono il sostegno più valido alla nostra debolezza e precarietà. Pregare allora non per convincere il Signore ma per ravvivare la nostra Fede e l’aiuto del Padre. “Vi ho dato l’esempio, dice Gesù, come ho fatto io, fate anche voi”. Pregare è aprire la finestra dell’anima ed invocare Dio, Padre nostro.

Indice dei podcast trasmessi.

Foto di copertina: La vedova importuna (dettaglio), affresco, 1882, sulla parete occidentale della Camera sfaccettata del Cremlino, Mosca.
La parabola del giudice iniquo o della vedova importuna, raccontata da Gesù nel Vangelo di Luca (Lc 18,1-8), rivela il legame tra Fede e giustizia con un’enfasi sulla preghiera , cioè con la semantica: chi chiede riceve.
Lo zar Stefano Dushan scrisse all’inizio del Codice di leggi di Dushan, che i giudici sono tenuti a far rispettare la legge, non ad amministrare la giustizia per paura del sovrano, avendo in mente proprio questa parabola della Sacra Scrittura.

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