Riflessioni sulle letture festive – XXXIII Domenica del Tempo Ordinario. Sempre sereni, nelle mani di Dio

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, a cura del Prof. Don Pietro Pisciotta, letta dalla Dott.ssa Valentina Villano, Dama di Ufficio, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo. Domenica prossima è la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo e si conclude l’anno liturgico. La fine della corsa è solo arrivo al grande traguardo dove l’uomo sperimenta l’amore di Dio e la sua Provvidenza. Il linguaggio del Vangelo è escatologico: fine dell’anno liturgico, fine di questa vita, fine di questo mondo; poi terra nuova e mondo nuovo. Nel Vangelo Gesù evidenzia non la fine della storia ma della nostra esperienza terrena. “Non temete, dice Gesù, con la vostra perseveranza, salverete le vostre anime”. L’attesa della “Parusia” non ci dispensa dagli impegni; essa crea, al contrario, responsabilità davanti a Dio circa l’agire nel mondo e per il mondo. Amore è apertura agli altri. Vivere per gli altri diventa il vero programma della vita Cristiana. Ci siano di sprone i numerosi martiri Cristiani di ieri e di oggi. Essi consegnano a noi il Vangelo dell’amore e della misericordia di Dio.
Bretella di Duccio dettaglio

Podcast 3-18 – 16 novembre 2025 – XXXIII Domenica del Tempo Ordinario. Sempre sereni, nelle mani di Dio

Prima Lettura: 2Sam 5,1-3 – Unsero Davide re d’Israele. Salmo responsoriale: Sal 121 – Andremo con gioia alla casa del Signore. Seconda Lettura: Col 1,12-20 – Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore. Vangelo: Lc 23,35-43 – Signore, ricordarti di me quando entrerai nel tuo regno.

O Padre, che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore, liberaci dal potere delle tenebre perché, seguendo le orme del tuo Figlio, possiamo condividere la sua gloria nel paradiso.

Sempre sereni, nelle mani di Dio

Siamo verso la fine dell’anno liturgico: domenica prossima è la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo e si conclude l’anno liturgico. La fine della corsa è solo arrivo al grande traguardo dove l’uomo sperimenta l’amore di Dio e la sua Provvidenza. Il linguaggio del Vangelo è escatologico: fine dell’anno liturgico, fine di questa vita, fine di questo mondo; poi terra nuova e mondo nuovo.

Nel Vangelo Gesù evidenzia non la fine della storia ma della nostra esperienza terrena. Gesù si trovava a Gerusalemme e gli apostoli e i discepoli ammiravano la Città Santa e il Tempio, che era una vera meraviglia; Gesù evidenzia subito: “Verranno giorni in cui di tutto questo che voi ammirate non resterà pietra su pietra”.

La distruzione del Tempio, annunciata da Gesù, è figura assai chiara che la storia dell’uomo sulla terra avrà una conclusione. Gesù usa due immagini:

1. Eventi catastrofici che si avvereranno: guerre, persecuzioni, carestie, distruzione del Tempio e la stessa Gerusalemme saranno distrutte, come alla stessa maniera avverrà per le nostre basiliche, cattedrali, edifici grandiosi, santuari scintillanti per oro, argento e marmi; di tutto questo non resterà pietra su pietra.

2. La seconda immagine è rassicurante: “Non temete, dice Gesù, con la vostra perseveranza, salverete le vostre anime”. È una esortazione a non cedere nel momento in cui incalzano sofferenze e persecuzioni.

Cosa fare allora? Rimanere sereni, non perché non ci saranno prove o tribolazioni, ma perché Dio è sempre con noi. Le prove ci saranno, ma Dio non ci abbandonerà mai. Voi, dice Gesù, vegliate perché non conoscete né il giorno, né l’ora. Compito del Cristiano è restare saldi nella Fede, nella Speranza e nella Carità, anche in mezzo alle avversità, alle guerre, ai cataclismi naturali.

L’attesa della “Parusia” non ci dispensa dagli impegni; essa crea, al contrario, responsabilità davanti a Dio circa l’agire nel mondo e per il mondo. I veri discepoli di Cristo Gesù non possono restare vittime di paura o di angoscia, ma sono chiamati a collaborare come operatori di pace, testimoni di speranza nel nome del Signore: la speranza di un futuro di salvezza e di vera redenzione. la vera Fede viva ci fa camminare con Cristo e ci addita la meta per la quale siamo stati creati da Dio e redenti da Gesù con la sua morte in croce. La Fede ci parla di amore perché Dio è amore, ci ha creati con un progetto di amore e ci presenta la meta come piena realizzazione: la fine della vita terrena è inizio della vita eterna.

Amore è apertura agli altri. Vivere per gli altri diventa il vero programma della vita Cristiana. Da qui l’apostolo Paolo scrive ai Cristiani: “Chi non vuole lavorare neppure deve mangiare”. Anche la Bibbia presenta Dio come “lavoratore”: “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Dio creando ama e amando crea. L’uomo, creato ad immagine di Dio, è chiamato a continuare l’opera creativa di Dio e l’azione redentiva di Gesù.

Manifestazione negativa del lavoro è la disoccupazione o il super-lavoro. Il vero Cristiano non si lascia intimorire neppure dall’incalzare delle sofferenze fisiche o delle persecuzioni: opere tutte diaboliche. Da qui le parole rassicuranti di Gesù: “Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”. Vegliate, dice Gesù, state pronti perché non sapete quando verrà il Signore. L’ultima parola sarà quella del Signore, che ci presenta Cristo risorto e noi che con Lui risorgeremo. Ci siano di sprone i numerosi martiri Cristiani di ieri e di oggi. Essi consegnano a noi il Vangelo dell’amore e della misericordia di Dio.

La Madonna, madre di Gesù e nostra, rivolga a noi i suoi occhi misericordiosi; ci sostenga, ci guidi nel cammino quotidiano con amore veramente materno.

Indice dei podcast trasmessi.

Foto di copertina: Duccio di Buoninsegna, L’apparizione di Cristo agli apostoli a porte chiuse (dettaglio), 1308-1311 circa, tempera su tavola, 39,5×51,5 cm, formella che faceva parte del “Coronamento (verso) della Maestà del Duomo di Siena, Museo dell’Opera del Duomo di Siena.
La scena raffigura Gesù risorto che appare maestoso e vittorioso ai discepoli scossi dalla sua morte, invitando gli apostoli a toccarlo e mostrando i segni della passione, sottolineando così la sua natura reale e non spettrale. La figura di Cristo benedicente e con il manto crittografato, segno della sua avvenuta resurrezione, è raffigurato al centro della scena, davanti alla porta chiusa della casa dove erano riuniti gli apostoli, i quali meravigliati, osservano il Cristo tendendo a lui le mani (Gv 20,19).

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