La comunione dei Santi ci aiuta a comprendere il profondo vincolo, ci responsabilizza e rimanda alla potenza dell’amore. Le questioni dell’umano vengono purificate, si ricorda solo la bellezza del rapporto.
Di questa verità ci parla la frase tradizionalmente attribuita a Sant’Agostino: «Non si perdono mai coloro che amiamo, perché possiamo amarli in Colui che non si può perdere». Chi scompare fisicamente non viene cancellato dall’affetto di chi resta; l’amore continua a esistere nel ricordo e nell’anima. Amare le persone “in Colui” (ovvero in Dio) significa affidare a un eterno punto di riferimento il legame affettivo, trasformandolo in una comunione che il tempo e la fine della vita terrena non possono spezzare.
Nella visita al cimitero, luogo del riposo dei nostri morti, rinnoviamo la Fede nel Cristo, morto, sepolto e risorto per la nostra salvezza. Nell’ultimo giorno egli trasfigurerà il nostro corpo mortale per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose, anche la morte.
Con questa certezza eleviamo al Padre la nostra preghiera di suffragio e di benedizione:
Sii benedetto, o Padre, che nella tua grande misericordia ci hai rigenerati, mediante la risurrezione dai morti del tuo Figlio Gesù, a una speranza viva, per una eredità che non si corrompe e non marcisce; ascolta la preghiera che rivolgiamo a te per tutti i nostri cari che hanno lasciato questo mondo: apri le braccia della tua misericordia e ricevili nell’assemblea gloriosa della santa Gerusalemme.
Conforta quanti sono nel dolore del distacco con la certezza che i morti vivono in te, e anche i corpi affidati alla terra saranno un giorno partecipi della vittoria pasquale del tuo Figlio.
Tu che, sul cammino della Chiesa, hai posto quale segno luminoso la Vergine Maria, per sua intercessione sostieni la nostra Fede, perché nessun ostacolo ci faccia deviare dalla strada che porta a te, che sei la gioia senza fine.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
La vita viene cambiata non tolta
Dopo aver gioito ed esultato per la solennità di Tutti i Santi, la Santa Madre Chiesa ci indica la giornata di meditazione per la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, che ci unisce in preghiera con il pensiero verso coloro che ci hanno preceduto e che ci hanno amato.
Nella commemorazione la Chiesa si dà cura di intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della Fede e si sono addormentati nella speranza della resurrezione. Segue al giorno in cui la Chiesa ha celebrato con le dovute lodi tutti coloro di cui, dall’inizio del mondo, solo Dio ha conosciuto la Fede, perché purificati da ogni macchia di peccato, entrati nella comunione della vita celeste, godano della visione della beatitudine eterna.
Fino a quando il Signore Gesù verrà nella gloria, e distrutta la morte gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni suoi discepoli sono pellegrini sulla terra; altri che sono passati da questa vita stanno purificandosi; altri infine godono della gloria contemplando Dio. Tutti però comunichiamo nella stessa carità di Dio. L’unione quindi di coloro che sono in cammino con i fratelli morti non è minimamente spezzata, anzi è conservata dalla comunione dei beni spirituali.
La Chiesa fin dai primi tempi ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro i suoi suffragi. Nei riti funebri la Chiesa celebra con Fede il mistero pasquale, nella certezza che quanti sono diventati con il Battesimo membri del Cristo crocifisso e risorto, attraverso la morte, passano con lui alla vita senza fine.

Pellegrini su questa terra, in questo giorno di commemorazione ci ricordiamo anche il memento mori (ricordati che devi morire), che ci rammenta la caducità del tempo presente e l’imminenza del giudizio particolare, a cui seguiranno, per ogni uomo, la vita o la morte eterna.
La Chiesa del cimitero San Lazzaro
Nell’area dove sorge oggi il cimitero San Lazzaro di Viterbo, tra i più sontuosi del centro Italia, sin dal 1215 c’erano l’ospedale e la chiesa di San Giacomo di Rianese. Papa Innocenzo III (1160-1216) prese l’ospedale sotto la protezione della Santa Sede. Tra il 1480 ed il 1501 l’ospedale servì per ricoverare i lebbrosi e gli spedalieri che seguivano la regola di Sant’Agostino, detti di San Lazzaro, e per questo la chiesa e l’ospedale di Rianese furono detti di San Lazzaro. Nel 1574 l’ospedale risulta abbandonato e due anni dopo fu allestito, in questa zona, il lazzaretto per gli appestati. Sin dal 1853 era stato deciso, per il seppellimento dei morti di colera, di utilizzare quest’area, che era di proprietà del monastero di San Simone. Ricevette i cadaveri dei morti di colera diffusosi alla fine del settembre 1855 e in quell’occasione fu realizzato il nuovo cimitero. L’ospedale e la chiesa furono diroccati nel 1875 per creare la piazza dell’attuale cimitero San Lazzaro, la cui realizzazione fu decisa sin dal 1868. Il 26 giugno 1872 il Sindaco Giacomo Lomellini d’Aragona comunica a mezzo manifesto, che dal 30 giugno 1872 «cesseranno le inumazioni nelle chiese tutte della Città; e dal successivo 1° del prossimo luglio in poi tutti i defunti entro la Città, senza distinzione di ceto o di carattere riceveranno sepoltura nel provvisorio cimitero fuori le mura in contrada San Lazzaro, che quanto prima verrà convenientemente decorato siccome esige il rispetto dovuto ai trapassati».

L’ingresso del cimitero San Lazzaro di Viterbo fu progettato dall’Architetto Virginio Vespignani e portato a termine nel 1872. Sulle lapidi apposte sull’entrata si legge, a destra «Non è qui tutto l’uomo, / vive altrove la divina favilla» e «Spettacolo della fine di tutti / scuola di pensieri migliori»; e a sinistra: «Al riposo dei morti la pietà cittadina» e «Fra le ruine della morte, si eternano i nomi dei benemeriti».
Nel 1888 fu decisa la costruzione della chiesa del cimitero San Lazzaro. Fu consacrata il 27 ottobre 1895 e aperta al culto il 1° novembre seguente. Sorge sull’area detta il Pincetto, perché resta un po’ elevata rispetto al livello del cimitero stesso. Sulla parete destra della chiesa è la pittura raffigurante la Resurrezione di Lazzaro e su quella di sinistra è la Resurrezione della carne. Sulla volta è il Trionfo della Croce e nei pennacchi i quattro dottori della Chiesa: S. Jêro (San Girolamo), S. Ambro (Sant’Ambrogio), S. Grêg. / Magnus (San Gregorio Magno) e S. Agõst (Sant’Agostino). Accanto, nell’imposto della volta, sono otto figure femminili tra le quali La Religione (col calice e la croce) e la personificazione delle Virtù teologali e morali. Tra queste vedo La Giustizia (con la bilancia e la spada), La Temperanza (con l’acqua nella ciotola), La Prudenza (con l’ancora), La Fortezza (col leone in riposo), La Fede (con gli occhi velati) e La Carità (col fanciullo tra le ginocchia). Nella fascia intorno alle pareti è scritto: «Requiem aeternam dona eis Domi / ne et lux perpetua luceat eis / exaudi orationem meam ad te / omnis caro veniet». Nell’abside è dipinto un insolito Cristo Crocifisso, privo della Vergine, della Maddalena, di altri santi, avvolto da una cerchia di angeli in volo in un cielo scuro e tenebroso. Nella volta presso l’altare sono raffigurati i simboli dei quattro Evangelisti, al centro della quale, in una ghirlanda di frutti, è lo stemma di Viterbo ove è omesso il globo quadripartito.
Nel 1911 fu necessario ampliare il cimitero verso ovest per soddisfare le richieste di sepolture a pagamento, poi nel 1920 fu eseguito un secondo ampliamento, verso sud, a causa dell’epidemia influenzale, detta spagnola, che aveva cagionato numerose vittime nel 1918. Un terzo ampliamento si ebbe verso il 1980, realizzato sul lato nord – ovest. L’ultimo è quello della fine del secolo XX e inizi del successivo, con la realizzazione di un nuovo cimitero.
Indulgenze per le anime del Purgatorio
La pietas verso i morti risale agli albori dell’umanità. In epoca Cristiana, fin dall’epoca delle catacombe, l’arte funeraria nutriva la speranza dei fedeli. A Roma, con toccante semplicità, i Cristiani erano soliti rappresentare sulla parete del loculo in cui era deposto un loro congiunto la figura di Lazzaro. Quasi a significare: come Gesù ha pianto per l’amico Lazzaro e lo ha fatto ritornare in vita, così farà anche per questo suo discepolo. La commemorazione liturgica di tutti i fedeli defunti, invece, prende forma nel IX secolo in ambiente monastico.
La speranza Cristiana trova fondamento nella Bibbia, nella invincibile bontà e misericordia di Dio. «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!», esclama Giobbe nel mezzo della sua tormentata vicenda. Non è dunque la dissoluzione nella polvere il destino finale dell’uomo, bensì, attraversata la tenebra della morte, distrutta dalla vittoria di Cristo Risorto, è la visione di Dio. Il tema è ripreso con potenza espressiva dall’apostolo Paolo che colloca la morte-resurrezione di Gesù in una successione non disgiungibile: “Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”. I discepoli sono chiamati alla medesima esperienza, anzi tutta la loro esistenza reca le stigmate del mistero pasquale, è guidata dallo Spirito del Risorto. Per questo i fedeli pregano per i loro cari defunti e confidano nella loro intercessione. Nutrono infine la speranza di raggiungerli in cielo per unirsi agli eletti nella lode della gloria di Dio. Da qui prenderanno forma anche le famose Indulgenze come quella richiesta da San Francesco d’Assisi con il Perdono d’Assisi, ed altre.
Papa Paolo VI, nella Costituzione sulle Indulgenze del 1967, ha stabilito indulgenze parziali e plenarie per le anime del Purgatorio, e ha decretato la settimana tra il 1° e l’8 novembre settimana delle anime, in cui si possono ottenere indulgenze plenarie per loro mediante una visita al cimitero per pregare per loro, dopo essersi confessati e comunicati e aver pregato secondo le intenzioni del Papa (Padre Nostro, Ave Maria, Gloria).
Le anime non possono ottenere la propria purificazione da sole, cioè non possono pregare per sé stesse, dipendono dalle nostre preghiere, Messe di Suffragio, elemosine, penitenze ecc.
I fedeli possono lucrare un’Indulgenza Plenaria applicabile solo alle anime del Purgatorio (e una volta al giorno) alle seguenti condizioni:
- Visita del giorno ad una chiesa al Santissimo (tutte le chiese) con la recita del Pater Noster e del Credo, con la visita ad un Cimitero anche negli 8 giorni successivi.
- Confessione sacramentale (negli 8 giorni precedenti o successivi).
- Comunione sacramentale (negli 8 giorni precedenti o successivi).
- Preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, Ave e Gloria).
- Compiere qualche atto di carità attraverso il quale, accompagnato con un digiuno ed un sacrificio, si può lucrare lo stesso l’indulgenza per chi, ammalato o impossibilitato, non potrà far visita ad una chiesa o al Cimitero.
- La recita di un Santo Rosario dedicato alle anime del Purgatorio, con la pia pratica dei Cento Requiem.
Le Indulgenze si possono lucrare anche coloro che si prodigheranno di pregare tutto il mese per le Anime del Purgatorio, offrendo Messe in loro suffragio, la propria coerenza di una vita sana e cristiana e con le opere di carità.
«Quando entreremo in Paradiso li vedremo, molti di loro verranno verso di noi e ci ringrazieranno. Chiederemo chi sono, e diranno: “una povera anima del Purgatorio per la quale hai pregato» (Beato Fulton J. Sheen).
Preghiera per le anime del Purgatorio

O Signore Onnipotente, il quale per l’amore che portate agli uomini vi degnaste di prendere umana carne, di vivere fra gli stenti, di soffrire dolorosissima Passione e finalmente di spirare in Croce, deh! per tanti meriti che ci procuraste col vostro preziosissimo Sangue, vi prego di volgere uno sguardo pietoso ai tormenti che soffrono nel Purgatorio quelle Anime benedette, che, partite da questa valle di pianto in grazia vostra, soffrono gli ardori di quelle fiamme per scontare i debiti che hanno tuttora verso della vostra divina Giustizia.
Accettate dunque, o pietosissimo Iddio, le preghiere e i sacrifici che per esse umilmente vi porgo, traetele da quel carcere tenebroso e chiamatele alla gloria del Paradiso.
Vi raccomando particolarmente le anime dei miei parenti, benefattori spirituali e temporali, e in special modo quelle a cui posso essere stato occasione di peccato col mio mal esempio.
Vergine Santissima, Madre pietosa, Consolatrice degli afflitti, intercedete Voi per quelle anime, affinché, per la vostra potentissima intercessione, volino a godere quel Paradiso che loro sta preparato e, giunta la mia ora, possa usufruire di questi benefici da Voi promessi e nei quali confido.
Amen.
- Riflessioni sulle letture festive – Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Signore, dona la pace a chi confida in te
