L’incontro prenatalizio della Delegazione Lombardia a Lardirago

La Delegazione della Lombardia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha tenuto sabato 13 dicembre 2025 il tradizionale incontro prenatalizio presso il castello di Lardirago, situato a 7 km da Pavia, circondato dalle campagne e dalle tipiche risaie lombarde. Un’occasione per i Cavalieri, le Dame, i Postulanti, i familiari e gli amici della Delegazione di ritrovarsi in un contesto nel contempo di amicizia, di appartenenza e di raccoglimento spirituale. Il programma della giornata è iniziato con una visita guidata al castello, seguita dal pranzo conviviale nel Salone di ricevimento del castello. Nella cappella romanica di San Gervasio, il cuore antico del castello databile all’XI secolo, è stata celebrata la Santa Messa vespertina della III Domenica di Avvento “Gaudete”: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,2-11). Risalente all’epoca viscontea (XIV secolo), da nobile corte agricola a innovativo centro culturale, attraverso otto secoli di storia, il castello di Lardirago è stato ristrutturato dalla Fondazione Collegio Ghislieri, che ne è proprietario da oltre 450 anni, trasformandolo in centro culturale volto alla valorizzazione delle risorse del territorio e le sue tradizioni, rendendolo disponibile per molteplici eventi e attività di ricerca, divulgazione e didattica e valorizzazione del territorio.
Rosetta della cappella

La celebrazione della Santa Messa è stata presieduta dal Prof. Mons. Gianpiero Rampin, Cappellano di Merito, della Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta, alla presenza di Don Roberto Romani, Cappellano di Merito, Parroco di Sant’Alessandro Sauli a Pavia; del Prof. Don Maurizio Ormas, Cappellano di Merito con Placca d’Argento; del Delegato per la Lombardia e Referente per Mantova/Cremona ad interim, Dott. Ing. Gilberto Spinardi, Cavaliere Gran Croce di Merito; del Delegato per la Liguria, del Nob. Luigi Filippo Granello di Casaleto, Cavaliere di Giustizia; del Referente per Pavia, Dott. Gianfranco Cicala, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; e il Referente per Brescia, Avv. Lorenzo Da Prà Galanti, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.

Nella sua omelia, Mons. Gianpiero Rampin ha ricordato che la III Domenica di Avvento invita a riflettere sulla gioia della venuta di Cristo, collegando il periodo di Avvento, caratterizzato da attesa e penitenza, con l’interruzione della gioia rappresentata dal colore rosa dei paramenti della liturgia, che conduce attraverso un percorso di liberazione e speranza.

Mons. Rampin ha spiegato la sequenza dei colori, e il loro significato spirituale: il colore viola indica il tempo della penitenza, mentre il colore rosa rappresenta una pausa di gioia, segno che l’attesa sta per culminare con la venuta di Cristo.

La Prima Lettura tratta da Isaia (Is 35,1-6.8.10 – Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi), ha osservato Mons. Rampin richiama il ritorno del popolo di Israele dall’esilio babilonese, un evento centrale nella storia Ebraica e Cristiana. L’Importanza di questo evento è la dimostrazione dell’intervento diretto di Dio nella storia. Dio che libera: un fatto riconosciuto e testimoniato attraverso eventi storici. Nel Cristianesimo, questa azione culmina nella vita di Gesù, che rappresenta il massimo intervento divino, con la nascita, la passione, la morte e la resurrezione.

Il Verbo si fa carne: il Figlio di Dio è della stessa sostanza del Padre, se Gesù non fosse divino, nulla sarebbe cambiato nel nostro peccato e nella nostra salvezza. Questa verità dimostra l’amore personale di Dio che si coinvolge direttamente in prima persona. La necessità di Dio che si faccia carne evidenzia la condizione umana spesso segnata da sofferenza e peccato. Se la condizione umana fosse perfetta, l’intervento divino non sarebbe stato necessario. La croce di Gesù rappresenta l’amore libero e l’auto-sacrificio di Dio per noi.

La Liturgia richiama a guardare alla vita con speranza, anche nelle difficoltà. La certezza che Dio non ci abbandona mai, ora e sempre. La presenza di Cristo, che si sporca le mani con il nostro mondo, è la fonte di speranza e amore eterno.

Questa domenica è un invito a rallegrarci, perché il Signore è venuto, e il suo amore ci sostiene sempre. La vita trova senso nel fatto che Dio entra nella storia umana, portando luce e speranza.

Questa domenica, in sintesi, celebra l’incarnazione di Dio che si fa vicino a all’uomo per amore, portando speranza e liberando il cuore dal peso del peccato e della sofferenza, ricordando che la presenza di Dio nella storia è il motivo più profondo di gioia e Fede.

Al termine della Santa Messa, il Promotore delle Attività Culturali della Delegazione della Lombardi, Prof. Edoardo Brioschi, Cavaliere Gran Croce di Merito, ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.

Il castello di Lardirago

Un complesso architettonico in continuo divenire,
riqualificato per servire il territorio

Il castello di Lardirago appartiene alla Fondazione Collegio Ghislieri dal 1569, quando Papa Pio V (Antonio Michele Ghislieri), decise di donare al Collegio Ghislieri, nato nel 1567, un intero feudo appartenente all’abbazia di San Pietro in Ciel d’Oro, al fine di garantirne nei secoli l’autonomia finanziaria: centinaia di ettari di terra fertilissima, dominati dall’imponente castello.

Edificato su una preesistente struttura databile già al XII secolo, il castello risale al XIV secolo. In origine, fu il centro vitale del sistema territoriale circostante: dapprima come castrum, ovvero centro di gestione amministrativa dell’area circostante; quindi, come dimora informata del viver cortese e, più tardi, come dimora principesca rinascimentale corredata da uno splendido giardino. Passato sotto l’amministrazione del Collegio Ghislieri, il castello venne riadattato a fiorente corte agricola. Seguì un periodo in cui fu utilizzato come deposito per la conservazione dei prodotti di campagna e come sede di strutture amministrative e sociali del Comune di Lardirago. Col passare degli anni, venendo meno l’una e l’altra funzione, il Castello cadde in disuso.

Una lunga e radicale opera di recupero è stata avviata negli ultimi decenni dalla Fondazione Collegio Ghislieri, con l’obiettivo di valorizzare la struttura, rinnovandola e destinandola ad attività che risaltino i punti di forza logistici, estetici e culturali del castello.

Più volte rimodellato in base ai differenti usi che si sono succeduti nei secoli, il castello si presenta come un edificio a pianta quadrata in cui l’omogeneità delle forme è interrotta dalla presenza di un’alta torre che si erge oltre il livello della copertura.

Il complesso edilizio comprende il castello vero e proprio, il Mastio, e il Ricetto, ubicato a sud del castello, mentre sul lato di levante appare la Cascina Cortegrande risalente al XVI-XVII secolo, sempre di proprietà del Collegio Ghislieri, composta da più edifici prospicienti una grande corte a forma quadrangolare, secondo il tradizionale schema della cascina lombarda.

Anche la cappella romanica di San Gervasio, databile all’XI secolo, ha attraversato modificazioni e rifacimenti nel corso dei secoli. All’interno, per mezzo di piccole aperture, è possibile osservare parti della struttura originaria romanica e ripercorrere l’avvicendamento degli interventi successivi.

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