Il Moderatore ha presentata il Dott. Giuseppe Caci, Cavaliere di Merito, che ha svolto una Relazione incentrata sull’evoluzione storico-artistica del simbolo della Croce, e al termine dell’intervento, ha offerto una sintesi delle principali tematiche emerse, evidenziando come la Croce, da strumento di supplizio, si sia progressivamente trasformata nell’arte sacra in simbolo di vittoria e di redenzione.




Il saluto
di Don Salvatore Casà
Innanzitutto, il Parroco ospitante ha rivolto un caloroso saluto ai Cavalieri, alle Dame e ai Postulanti intervenuti.
Nel suo indirizzo di benvenuto, Don Salvatore Casà ha espresso gratitudine per la scelta della Parrocchia quale sede di un incontro di così alto valore culturale e spirituale, sottolineando l’importanza della presenza dell’Ordine Costantiniano nel tessuto sociale e religioso del territorio.
Inoltre, ha esortato i membri della Sezione di Agrigento della Delegazione della Sicilia Occidentale a considerare la Parrocchia del Cuore Immacolato di Maria come una “casa sempre aperta”, auspicando che possano essere promosse anche in futuro iniziative culturali e momenti di approfondimento spirituale nei locali della Parrocchia, rafforzando ulteriormente la collaborazione tra la comunità parrocchiale e la Sacra Milizia.
Richiamando infine il senso profondo dell’identità Cristiana, che accomuna la Parrocchia e l’Ordine Costantiniano, Don Casà ha invitato i presenti a raccogliersi in un momento di preghiera iniziale, dando l’inizio ai lavori, ricordando come «nel dialogo con il Signore ogni nostra azione trovi il suo fondamento e la sua luce».
Il saluto
della Dott.ssa Maria Luisa Tornambè
La Dott.ssa Maria Luisa Tornambè ha portato i saluti del Delegato per la Sicilia Occidentale, Nob. Prof. Avv. Salvatore Bordonali, Signore di Pirato, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, dando lettura del Messaggio autografo che ha fatto pervenire:
«Cari Confratelli e illustri ospiti,
sono grato agli organizzatori del Convegno per il tema trattato e consentitemi un ringraziamento particolare al nostro Cavaliere di Merito Giuseppe Caci, al quale rivolgo i miei complimenti per la meritata promozione, frutto di un’intensa attività a favore dell’Ordine.
Insieme a lui sono stati promossi altri tre Confratelli, che desidero citare per la costante e importante azione svolta nei confronti dell’Ordine: la Dama di Merito Giovanna Arnone, il Cavaliere di Merito Salvatore Manganello e il Cavaliere di Merito Antonino Sciortino.
Approfitto dell’occasione per dare anche il benvenuto ai neo Cavalieri di Ufficio Giuseppe Caico, Vincenzo Graci – oggi moderatore di questo convegno – Vincenzo Iorio e Salvatore Lauricella. Vi chiedo di accoglierli con un caloroso applauso.
Ma torniamo al tema di oggi, che riguarda due simboli fondanti della nostra tradizione: la Santa Croce e il Vessillo Costantiniano.
Questi emblemi non sono soltanto rappresentazioni visive della nostra fede, ma autentiche testimonianze di una storia che attraversa i secoli. La Santa Croce, cuore del nostro Ordine, simboleggia il sacrificio e la redenzione, richiamandoci ogni giorno alla nostra missione di Cavalieri e Dame.
Il Vessillo Costantiniano ci ricorda invece l’Imperatore Costantino e la visione celeste accompagnata dalle parole “In hoc signo vinces”, segno di vittoria e di unità.
Grazie agli interventi dei relatori, questo convegno metterà in luce come tali simboli non appartengano soltanto al passato, ma rappresentino ancora oggi un riferimento vivo per il nostro impegno di fede e di servizio.
Auguro a tutti che questa riflessione possa rafforzarci nel nostro cammino quotidiano e ispirare quanti si avvicinano all’Ordine a scoprire il valore trasformativo della fede sotto l’emblema della Croce Costantiniana.
Grazie a tutti per l’attenzione e per il continuo sostegno al Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Che la Croce e il Vessillo possano continuare a essere fonte di ispirazione e guida per tutti noi».
La relazione
del Dott. Giuseppe Caci
Il Dott. Giuseppe Caci ha svolto la sua Relazione dedicata al tema del Convegno, La Santa Croce e il Vessillo Costantiniano: Simboli di Vittoria e di Fede, illustrando il processo storico e simbolico, che ha portato alla trasformazione della croce, da strumento di morte, a segno di salvezza e di vittoria.
Originariamente la croce non rappresentava un simbolo religioso, ma un terribile strumento di esecuzione. Derivata dal “palo di esecuzione” utilizzato nel VI secolo a.C. dai Persiani, la tecnica fu successivamente perfezionata dai Fenici e dai Cartaginesi, che introdussero la traversa orizzontale (patibulum) allo scopo di prolungare l’agonia del condannato. I Romani appresero questa pratica durante le guerre puniche e la utilizzarono fino al IV secolo d.C. come pena riservata agli schiavi e ai ribelli.
Con la battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. il segno Cristiano subì una radicale trasformazione simbolica: da strumento di morte a vessillo di vittoria. Secondo la tradizione, la notte precedente allo scontro l’imperatore Costantino ebbe una visione nella quale gli fu indicato di porre il segno celeste sugli scudi dei suoi soldati, accompagnato dalla celebre espressione In hoc signo vinces.
Da quel momento la Croce assunse un significato nuovo anche nell’arte e nella cultura Cristiana. L’iconografia ne testimonia l’evoluzione, come dimostrano, tra gli altri, il celebre Sogno di Costantino dipinto da Piero della Francesca nel ciclo delle Storie della Vera Croce ad Arezzo e la Battaglia di Ponte Milvio affrescata nelle Stanze Vaticane su disegno di Raffaello.
Costantino tradusse tale visione anche in ambito militare attraverso il Labarum, il vessillo imperiale sormontato dal monogramma di Cristo formato dalle lettere greche Chi e Rho.
Secondo la tradizione, la custodia del vessillo fu affidata a una guardia scelta di cinquanta Cavalieri, i Praepositi Laberorum, nucleo dal quale si fa tradizionalmente risalire l’origine del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
L’Ordine, tra i più antichi ordini equestre-religiosi della cristianità, continua ancora oggi a perseguire tre finalità fondamentali:
- la glorificazione della Croce, come segno di redenzione;
- la propaganda della Fede, attraverso la testimonianza cristiana;
- la difesa della Chiesa, mediante opere caritative e impegno ecclesiale.
L’intervento
di Padre Roberto Toni, O. Carm.
È quindi intervenuto Padre Roberto Toni, O. Carm., che ha espresso il proprio ringraziamento ai presenti e ai membri dell’Ordine per l’invito e l’accoglienza ricevuta.
Padre Toni ha proposto una riflessione sul complesso rapporto tra la Chiesa delle origini, inizialmente perseguitata, e il successivo incontro con il potere imperiale. Un rapporto che nel corso della storia ha generato frutti importanti, ma anche delicate tensioni.
La Croce è stata presentata come il cuore del paradosso Cristiano: il segno di un Dio che entra nella storia assumendo la sofferenza e trasformandola in salvezza. In questo contesto è stata ricordata la figura di Papa Silvestro, contemporaneo dell’Imperatore Costantino, capace di mantenere un equilibrio nel rapporto tra autorità spirituale e potere politico.
Come esempio emblematico dell’indipendenza della Chiesa è stato citato l’episodio di Sant’Ambrogio che, dopo il massacro di Tessalonica ordinato dall’imperatore Teodosio, impedì allo stesso sovrano di entrare in chiesa fino a quando non ebbe compiuto pubblica penitenza.
Padre Toni ha inoltre richiamato l’importanza della figura di Sant’Elena, madre di Costantino, tradizionalmente associata alla ricerca della Vera Croce in Terra Santa, episodio che evidenzia il ruolo significativo svolto dalle donne nella diffusione del Cristianesimo.
Infine, Padre Toni ha invitato i presenti a guardare alla testimonianza dei martiri come modello di autenticità cristiana, ricordando figure come Agata, Lucia e Agnese, giovani donne che con la loro fede hanno segnato profondamente la storia della Chiesa.
Le Conclusioni
e la Santa Messa
Al termine dell’incontro il Moderatore, Arch. Vincenzo Graci, Cavaliere di Ufficio, ha formulato le Conclusioni del Convegno, ponendo l’accento sulla dimensione spirituale dei temi affrontati e ringraziando in particolare Padre Roberto Toni per il suo contributo di riflessione, definendolo una preziosa “bussola” per il cammino di fede dei membri della Sacra Milizia.






Quindi, alle ore 18.00 è stata celebrata la Santa Messa nella chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria a Villaggio Mosè, presieduta dal Rettore del santuario di Sant’Angelo in Licata, Padre Roberto Toni, O. Carm., Cappellano di Merito, concelebrante il Parroco Don Salvatore Casà.

