L’incontro della Sezione dell’Abbazia di Casamari della Delegazione Tuscia e Sabina in preparazione alla Santa Pasqua

Una rappresentanza della Sezione dell’Abbazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio si è riunita presso l’Abbazia Cistercense di Casamari nel comune di Veroli in provincia di Frosinone alle ore 11.00 del 14 marzo 2026, Sabato della V Settimana di Quaresima, per un momento di riflessione al termine del periodo che invita alla conversione e alla preparazione alla Santa Pasqua.

In occasione di questo incontro pre-pasquale, la celebrazione della Santa Messa è stata presieduta dal Cappellano per l’Abbazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina, Prof. Padre Pierdomenico Maria Volpi, S.O.Cist., Cappellano di Merito, Postulatore generale per le cause dei santi dell’Ordine Cistercense-Casamari.

É seguito alle ore 13.00 un pranzo conviviale presso il Ristorante Domus Hernica di Veroli, ubicato in un antico e nobile palazzo del centro storico, dove i partecipanti hanno condiviso un momento di fraternità in un clima di serena spiritualità.

La Liturgia della Parola di questo giorno, l’ultimo prima dell’inizio della Settimana Santa con la Domenica delle Palme, Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme, si concentra sulla misericordia divina e sull'umiltà, con la parabola del fariseo e del pubblicano: la necessità di un cuore contrito e sincero piuttosto che di rituali formali, la salvezza come dono della misericordia di Dio, non come opera propria, e il tempo liturgico di Quaresima che ci fa pregustare la gioia della Pasqua.

Se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che noi tutti abbiamo la tendenza a compiacerci di noi stessi. Forse perché pratichiamo molto fedelmente la nostra religione, come quel fariseo zelante, pensiamo di dover essere considerati “per bene”. Non abbiamo ancora capito queste parole di Dio in Osea: “Voglio l’amore e non il sacrificio” (Os 6,6).
Foto di gruppo

Invece di glorificare il Padre per quello che è, il nostro ringraziamento troppo spesso riguarda ciò che noi siamo o, peggio, consiste nel confrontarci, in modo a noi favorevole, con gli altri. È proprio questo giudizio sprezzante nei confronti dei fratelli che Gesù rimprovera al fariseo, così come gli rimprovera il suo atteggiamento nei confronti di Dio.

Se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che noi tutti abbiamo la tendenza a compiacerci di noi stessi. Forse perché pratichiamo molto fedelmente la nostra religione, come quel fariseo zelante, pensiamo di dover essere considerati “per bene”. Non abbiamo ancora capito queste parole di Dio in Osea: “Voglio l’amore e non il sacrificio” (Os 6,6). Invece di glorificare il Padre per quello che è, il nostro ringraziamento troppo spesso riguarda ciò che noi siamo o, peggio, consiste nel confrontarci, in modo a noi favorevole, con gli altri. È proprio questo giudizio sprezzante nei confronti dei fratelli che Gesù rimprovera al fariseo, così come gli rimprovera il suo atteggiamento nei confronti di Dio.

Durante questa Quaresima, supplichiamo Gesù di cambiare radicalmente il nostro spirito e il nostro cuore, e di darci l’umiltà del pubblicano che invece ha scoperto l’atteggiamento e la preghiera “giusti” di fronte a Dio. Non comprenderemo mai abbastanza che il nostro amore è in stretta relazione con la nostra umiltà. La cosa migliore che possiamo fare di fronte a Dio, in qualsiasi misura ci pretendiamo santi, è di umiliarci di fronte a Dio. Ci sono dei momenti in cui non riusciamo a rendere grazie in modo sincero; allora possiamo fare la preghiera del pubblicano, possiamo cioè approfittare della nostra miseria per avvicinarci a Gesù: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Gesù esaudisce sempre questa preghiera.

L’umiltà non ha niente a che vedere con un qualsiasi complesso di colpa o con un qualsiasi senso di inferiorità. È una disposizione d’amore; essa suppone che sappiamo già per esperienza che il nostro stato di peccatori attira l’amore misericordioso del Padre, poiché “chi si umilia sarà esaltato”. Essa suppone cioè che siamo entrati nello spirito del Magnificat.

La Rappresentanza della Sezione per l’Abbazia di Casamari è stata guidata, in vece del Delegato per la Tuscia e Sabina, Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, dal Coordinatore e Responsabile della Comunicazione della Sezione, Angelo Musa, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento dell’Ordine Costantiniano, Cavaliere Gran Croce decorato di Collare d’Oro dell’Ordine di San Michele Arcangelo.

Al Sacro Rito ha partecipato anche una rappresentanza della Delegazione per l’Italia della Real Irmandade da Ordem do Arcanjo São Miguel, accreditata presso l’Abbazia di Casamari, il cui Gran Maestro è S.A.R. il Principe Dom Duarte Pio de Bragança, Capo della Real Casa del Portogallo e Balì Gran Croce di Giustizia decorato del Collare, nonché Presidente d’Onore della Real Deputazione del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

L’animazione liturgica è stata curata dal Maestro Giacomo Cellucci, Cavaliere di Ufficio.

La Prima Lettura (Os 6,1-6 – Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti) è stata recitata da Christian Petrucci, Cavaliere di Merito (prima foto). Il Salmo Responsoriale (Sal 50 (51) – Pietà di me, o Dio, nel tuo amore) e la Preghiera dei fedeli sono stati recitati da Enrico Menenti Savelli, Cavaliere di Ufficio (seconda foto). Il Vangelo (Lc 18,9-14 – Parabola del fariseo e del pubblicano: il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo) è stato proclamato dal Cappellano per l’Abazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina, Prof. Padre Pierdomenico Maria Volpi, S.O.Cist., Cappellano di Merito, Postulatore generale per le cause dei santi dell’Ordine Cistercense-Casamari (terza foto).

L’omelia
Umiltà e superbia a confronto

Dopo la proclamazione del Vangelo, Padre Volpi ha tenuto l’omelia, incentrata sulla parabola del fariseo e del pubblicano.

“Le prime parole della parabola presentano due modi in cui si manifesta l’orgoglio, rami dello stesso vizio della superbia”, ha spiegato Padre Volpi. “L’uno è la presunzione di sé e dei propri meriti; l’altro è il paragone che il fariseo fa con il prossimo, che lo porta all’auto-esaltazione e al disprezzo per gli altri”.

Ha sottolineato come l’orgoglio attenti all’amore verso Dio e verso il prossimo, venendo meno alla giustizia. Analizzando le figure dei due protagonisti, Padre Volpi ha evidenziato il contrasto tra l’arroganza del fariseo — che prega in piedi, altero, quasi come se facesse un favore a Dio con la sua presenza — e l’umiltà del pubblicano, la cui preghiera viene accolta dal Signore proprio perché autentica e contrita. Richiamando il pensiero di San Tommaso d’Aquino, ha ricordato che il vero rendimento di grazie deve nascere dalla consapevolezza del bisogno della Grazia divina, dal dolore per le proprie mancanze e dal fine ultimo di dare gloria a Dio, non a sé stessi.

Al termine del Sacro Rito, Maria Antonietta Visca, Dama di Ufficio dell’Ordine Costantiniano ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano (prima foto), e Cristina Nunu, Dama dell’Ordine di San Michele Arcangelo ha recitato la Preghiera a San Michele Arcangelo (seconda foto).

L’abbazia di Casamari

La fondazione dell’abbazia di Casamari, nel comune di Veroli, provincia di Frosinone nel basso Lazio e diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, risale alla prima metà dell’XI secolo quando alcuni seguaci del Benedettino Domenico da Foligno – che negli stessi anni aveva lasciato il cenobio cassinese e organizzato alcuni monasteri a Sora e nei dintorni – con l’intento di costruire una comunità monastica benedettina, avviarono intorno al 1036 la costruzione di un monastero sulle fondamenta di un tempio pagano, dedicato a Marte, nel territorio dell’antico insediamento romano di Cereatae Marianae nei pressi di Arpino patria del console romano Caio Mario cui si riporta la denominazione di Casamari, Casa di Mario.

La comunità di Casamari si caratterizza sin dagli esordi come un vivace centro spirituale e culturale. Sotto l’Abbate Agostino I (1090 circa) l’autorità del monastero si estende sul circondario. Circa un secolo più tardi, su impulso di Papa Eugenio III, il cenobio di Casamari abbraccia la riforma Cistercense. Nel periodo compreso tra il 1143 e il 1152, la riforma intende riportare alla stretta osservanza della Regola di San Benedetto una realtà in piena decadenza economica e spirituale.

L’abbazia di Casamari rifiorisce grazie al lavoro dei monaci Cistercensi, impegnati nella liturgia, nel lavoro manuale, nell’attività di trascrizione e studio dei codici. La biblioteca abbaziale include codici di carattere liturgico, esegetico, patristico e opere di autori classici. La mobilità dei monaci Cistercensi consente una circolazione di libri, pratiche, idee: intorno al 1180, l’abbazia di Casamari ospita il confratello Gioacchino da Fiore.

A cavallo tra il XII e il XIII secolo, l’Abate Giraldo promuove il rinnovamento architettonico del monastero e l’espansione dell’Ordine Cistercense nell’Italia centro-meridionale, dove le filiazioni di Casamari comprenderanno comunità in Toscana, Calabria, Basilicata, Sicilia. Nel XIII secolo, l’abbazia prospera sotto la protezione di Federico II, e di Papa Innocenzo III e Papa Onorio III, che inaugura nel 1217 la chiesa dell’attuale complesso abbaziale, che rappresenta uno dei più straordinari esempi di architettura gotico-cistercense dell’Italia meridionale, edificato in un arco relativamente breve di tempo.

Dopo il periodo di splendore, Casamari si avviò ad un lento declino. La vitalità spirituale, economica e culturale dell’abbazia di Casamari si spegne progressivamente a partire dall’inizio del XV secolo. Nel 1430, Papa Martino V affida il monastero ad un cardinale commendatario. Per quasi due secoli, la comunità sarà affidata ad un abate non residente, raramente interessato alle sorti della vita del monastero. Il grande complesso abbaziale di Casamari si spopola: all’inizio del Seicento ospita solo otto monaci. A stimolarne la rinascita non è l’annessione alla congregazione Cistercense romana promossa nel 1623 da Papa Gregorio XV ma, nel 1717, l’arrivo dei monaci Cistercensi riformati, detti Trappisti, provenienti dalla badia toscana del Buonsollazzo, i quali ridiedero impulso alla vitalità spirituale, culturale e materiale del monastero.

In età napoleonica e nel corso dell’800, Casamari subì invasioni, saccheggi, incendi e spargimenti di sangue.

Dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia, si applica alle case degli ordini religiosi nei territori dello Stato Pontificio la legge sulle Corporazioni religiose e sull’asse ecclesiastico: tutti i loro beni sono ceduti allo Stato. Spogliata dei suoi beni nel 1873 in seguito alle leggi di soppressione, l’abbazia di Casamari, nell’anno successivo, fu dichiarata monumento nazionale. La tutela speciale riservata ai “monumenti nazionali” di Montecassino e Cava dei Tirreni, di San Martino della Scala, di Monreale e della Certosa di Pavia viene estesa alle abbazie di Casamari e Grottaferrata (abbazia di San Nilo).

La comunità monastica di Casamari rifiorisce sia dal punto di vista spirituale sia dal punto di vista economico. Nel 1929 Casamari, insieme ai monasteri da essa fondati, è stata eretta in Congregazione monastica autonoma, aggregata all’Ordine Cistercense.

Trasformata in ospedale da campo dai Tedeschi durante la Secondo Guerra Mondiale, non subisce danni e prosegue la sua attività nel dopoguerra. Negli anni che seguono, all’abbazia Cistercense di Casamari vengono aggregati alcuni monasteri del territorio – come quelli di Domenico di Sora, di Valvisciolo, di Chiaravalle della Colomba, la Certosa di Trisulti –, in Italia e nel resto del mondo, come quelli di Santa Maria di Chiaravalle in Brasile, di Santa Maria di Mendita in Etiopia, di Nostra Signora di Fatima negli Stati Uniti.

Nel giugno del 1957 Papa Pio XII ha elevato la chiesa abbaziale alla dignità di basilica minore.

Il legame tra l’Ordine Costantiniano
e l’abbazia di Casamari

Nell’abbazia di Casamari vive attualmente una comunità di ventidue monaci cistercensi. I monasteri dipendenti sono certosa di Pavia, abbazia di Valvisciolo, monastero di San Domenico in Sora, monastero di Santa Maria di Cotrino a Latiano (Brindisi) e monastero di Santa Maria della Consolazione a Martano (Lecce). Nella Congregazione ci sono tre monasteri conventuali: abbazia di Nostra Signora dell’Assunta in Asmara (Eritrea) con 2 monasteri dipendenti; monastero di Santa Maria di Piona (Lecco) con un monastero dipendente (Chiaravalle della Colomba – Piacenza); e monastero di Nostra Signora di Claraval in Brasile.

Nel 2012 fu creata nell’ambito della Delegazione della Tuscia e Sabina una Rappresentanza Costantiniana presso l’abbazia di Casamari, a motivo dell’interessamento del profondo conoscitore della Storia e delle Istituzioni dell’Ordine Costantiniano, Prof. Padre Pierdomenico Maria Volpi, S.O.Cist.

Tenuto altresì conto dei legami storici tra l’abbazia di Casamari ed il monastero della Visitazione, detto della Duchessa, in Viterbo, pure appartenente al Sacro Ordine Cistercense, il Delegato Nob. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, con l’assenso del Presidente della Real Commissione per l’Italia, il compianto Duca Don Diego de Vargas Machuca, ha provveduto in questi anni a far nominare 35 Cavalieri e Dame, molto attivi in campo religioso, caritativo e culturale.

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