La Delegazione Tuscia e Sabina partecipa alle celebrazioni in onore di Maria Santissima Liberatrice in Viterbo

Domenica 31 maggio 2026, solennità della Santissima Trinità, una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidata dal Delegato, il Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, parteciperà alle tradizionali celebrazioni in onore di Maria Santissima Liberatrice, principale patrona della Diocesi di Viterbo e protettrice della Città di Viterbo.

L’annuale ricorrenza secolare rinnova il forte legame che unisce la Città dei Papi alla sua celeste Protettrice, con la significativa partecipazione dei Cavalieri Costantiniani che, nell’aderire alla Sacra Milizia, si sono impegnati a diffondere la devozione a Maria Santissima Liberatrice, eletta loro patrona.

Le celebrazioni avranno inizio alle ore 17.00 in Piazza del Plebiscito, con il saluto e il discorso del Priore della Comunità Agostiniana, Padre Vito Logoteto, O.S.A., e l’indirizzo di omaggio alla Madonna Liberatrice del Sindaco di Viterbo, Chiara Frontini.

Seguirà la tradizionale Processione del voto del Comune e del popolo di Viterbo a Maria Santissima Liberatrice. Partita da Piazza del Plebiscito, lungo via Madonna Liberatrice il passaggio della Sacra Icona verrà accolto da una pioggia di petali di fiori, lanciati da fedeli e residenti affacciati alle finestre e ai bordi della strada. Raggiunto il santuario mariano cittadino, nel cuore del quartiere San Faustino, al termine di un appuntamento sempre sentito e partecipato che unisce Fede, storia e identità cittadina, la Sacra Icona sarà accolta dal grido corale: “Evviva la Madonna Santissima Liberatrice!”

Quindi, la solenne celebrazione della Santa Messa verrà presieduta dal Vescovo di Viterbo, S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza. Al termine, davanti all’altare della cappella nella quale i Padri Agostiniani curano la devozione mariana, verrà recitato l’Atto di affidamento della Città a Maria Santissima Liberatrice.
Madonna Liberatrice

Nella Processione, la Sacra Icona di Maria Santissima Liberatrice viene posta su una macchina impreziosita da un baldacchino settecentesco alto circa due metri, che è trasportata a spalla dai Portatori di Maria Santissima Liberatrice e dai Facchini di Santa Rosa, simboli della devozione popolare viterbese, che si alternano lungo il percorso in segno di fratellanza e comunione di valori. La Sacra Icona sarà accompagnata dai musicisti e dagli sbandieratori del Pilastro, dalle confraternite, dalle associazioni religiose e civili, dal corteo con i figuranti in abiti storici e dalla storica Processione, con i Cavalieri Costantiniani che presteranno scorta d’onore alla Madonna.

All’ingresso della Chiesa della Santissima Trinità, i portatori abbasseranno con attenzione il baldacchino per consentirne il passaggio, in un gesto che richiama la cura e l’amore con cui da secoli viene custodita l’effigie della Madonna dagli Agostiniani.

La devozione
a Maria Santissima Liberatrice
in Viterbo

Il fatto miracoloso del 1320

Nel mese di maggio del 1320 (sul giorno i cronisti non sono concordi) un avvenimento straordinario terrorizzò gli abitanti di Viterbo e li spinse nella Chiesa della Santissima Trinità a far voti per la loro liberazione dinanzi all’immagine della Madonna. Un testimone oculare, Giovan Giacomo Sacchi, così racconta: “Ricordo come a dì 28 maggio 1320 apparsero in Viterbo nell’aere grandissimi segni che derno terrore a tutto il populo con tenebre horribili et figure de demoni, che parea che subissasse il mondo; et apparse miraculo di una figura di Nostra Donna ne la Cappella del Campana in Santo Agustino sopra Faule et per sua gratia fommo liberati”.

Sacchi non entra nei particolari del fatto, a differenza degli altri cronisti del tempo, ma descrive le sensazioni che l’avvenimento suscitò in lui e nei suoi concittadini. Ha comunque ricordato il giorno, l’anno, i segni straordinari che terrorizzarono i Viterbesi, le orribili tenebre e le immagini diaboliche, e la liberazione miracolosa per grazia della Vergine che apparve nella cappella fondata dal Signor Campano, nella chiesa degli Agostiniani. Cosa successe veramente?

Sembra che dal Bullicame siano uscite ceneri e gas che abbiano riempito e oscurato il cielo e che terremoti continui abbiano scosso la terra.

I Viterbesi ritennero di essere stati liberati per intercessione della Madonna venerata nella Chiesa della Santissima Trinità e per questo venne sempre invocata come Liberatrice del popolo viterbese.

Fu un avvenimento così strepitoso che lo scorrere del tempo, la fantasia popolare e l’interpretazione degli artisti e degli scrittori possono averlo abbellito di particolari, ma non alterarne la sostanza. Tanto più che questo avvenimento, ritenuto miracoloso, coinvolse le autorità ecclesiastiche e civili, tanto che venne istituita una festa per commemorarlo solennemente ogni anno.

La grande processione alla Chiesa della Santissima Trinità

Lo Statuto delle processioni, riformato nel 1344, descrive in modo splendido come veniva solennizzata la festa e ordinata la Processione alla Chiesa della Santissima Trinità. Innanzitutto, lo statuto dispone che la festa della Madonna sia equiparata, come solennità, alle feste maggiori della città, cioè al Corpus Domini e all’Assunta, e che si celebri il lunedì dopo la solennità di Pentecoste. Otto giorni prima, il Podestà e gli Otto del Popolo, al suono della tromba, bandivano per la città la solenne ricorrenza. Intanto, per il giorno della festa, la città veniva ornata con archi trionfali, pergolati di rami verdi, festoni e addobbi vari. Il lunedì mattina, al suono della campana del Comune, si adunavano nella piazza antistante i nobili, i rettori delle Arti e il popolo tutto, e si snodava quindi una lunghissima Processione. Lo statuto ne specifica anche l’ordine: precedeva il clero, che usciva dalla Chiesa di Sant’Angelo; seguivano subito dopo il Podestà con gli Otto del Popolo, poi il Prefetto con la nobiltà, i giudici, i medici, i notai e i mercanti; seguivano quindi le Corporazioni delle Arti e tutto il popolo. Dalla Piazza del Comune la Processione sfilava verso il Duomo, dove si univano ad essa i Canonici, e si procedeva direttamente alla Chiesa della Santissima Trinità.

Nel 1267 il Comune aveva allargato la cerchia muraria conglobando tutto il colle della Trinità. In questo modo rimase compresa anche la porta Quadriera, detta anche Portella o Porticella, prospiciente la chiesa degli Agostiniani. Orbene, quando la Processione sfilava dalla Piazza del Comune fino alla Chiesa della Santissima Trinità e giungeva alla Portella, doveva passare sotto una lunga galleria, chiusa e oscurata da ogni parte con rami e verdure, mentre il tratto di strada era rischiarato soltanto dai lumi della Processione. Questa suggestiva trovata, come si leggeva in una tavola posta un tempo nel santuario, serviva a ricordare le tenebre che avevano avvolto la città quando avvenne il miracolo. Una volta giunti in chiesa, il Podestà e ciascuno degli Otto offrivano due ceri di venti libbre l’uno. Col tempo la Magistratura offrì alla Vergine anche una riproduzione della città in argento del peso di quattordici libbre, che veniva portata ogni anno in Processione dagli stessi Magistrati. Tuttavia, il ricco ex voto scomparve con molti altri argenti al tempo dell’invasione napoleonica e della soppressione del convento. Una riproduzione simile della città in argento venne quindi rifatta e posta nella parte più alta dell’altare della Madonna, dove fu sempre ritenuta di grande valore. Negli anni Settanta si volle rimuoverla per portarla in Processione, come avveniva nel passato. Furono i pompieri che, con una lunga scala, tolsero la riproduzione dal suo posto, ma si scoprì che si trattava di un’opera in legno ricoperta da una leggera foglia d’argento. Oggi la medesima immagine è collocata sulla parete sinistra dell’altare.

Nel corso dei secoli la festa perse molto della sua originaria solennità e, a un certo punto, alla Processione incominciarono a mancare le Arti e poi anche il clero. Soltanto la Magistratura non volle mai venir meno al proprio voto e partecipò ufficialmente alla Processione per cinque secoli e mezzo, fino al 1870. La Processione riprese nel dopoguerra, naturalmente in una forma diversa, ma certamente con il rinnovarsi dell’antica devozione.

L’immagine della Madonna Liberatrice

L’affresco della Madonna con il Bambino non si sa con precisione in quale anno sia stato eseguito e neppure con assoluta certezza chi ne sia stato l’autore. Possiamo tuttavia supporre che sia stato dipinto qualche decennio prima del fatto miracoloso. Oggi, sulla base degli studi svolti dallo storico Corrado Buzzi negli archivi viterbesi, viene attribuito a Gregorio e Donato, due pittori aretini operanti tra la fine del secolo XIII e la prima metà del XIV secolo nel territorio della Tuscia. Tuttavia, chiunque ne sia stato l’autore, o gli autori, questa immagine, alla quale è legato il fatto portentoso del 1320, divenne ben presto oggetto di culto e devozione per tutta la Città.

La Chiesa della Santissima Trinità

La devozione popolare volle avere il prodigio per sempre davanti agli occhi, per conservare nel cuore la dovuta riconoscenza. Fu così che il prodigio venne riprodotto in due grandi affreschi nella Chiesa della Trinità. Di entrambe queste pitture si sono conservate le incisioni in rame, fatte eseguire dal Comune nel 1727, quando si demolì l’antica chiesa per innalzare l’attuale. Le ha comunque riprodotte il Bussi nella <em>Storia di Viterbo</em>, a pag. 189. È difficile stabilire, attraverso le approssimative riproduzioni del Bussi, a quale periodo possano risalire. Non dovrebbero comunque essere molto posteriori ai fatti che rappresentano.

La Cappella della Madonna divenne ben presto luogo di grande devozione per tutta la città e le sue pareti si arricchirono di numerosi ex voto. Uno tra i più curiosi, e che spicca notevolmente tra quelli appesi nella Cappella della Madonna, è una lunga e grossa catena di ferro. Si vuole che a questa catena fossero stati legati venticinque Cristiani prigionieri dei Saraceni. Costoro, avendo saputo dei molti miracoli che si operavano in Viterbo nel Santuario della Madonna Liberatrice, fecero voto che, se fossero stati liberati, sarebbero venuti a Viterbo a portare la lunga catena alla loro Liberatrice.

Accanto alla Sacra Icona di Maria Santissima Liberatrice, a cura della Delegazione della Tuscia e Sabina, nel 2018 è stato posto un ritratto dell’Infante di Spagna S.A.R. Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Calabria, alla presenza del figlio e successore nel Magistero Costantiniano, S.A.R. Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, giunto nella Città dei Papi per inaugurare, nella stessa Chiesa della Santissima Trinità, la Cappella Costantiniana dedicata al Crocifisso.

Atto di affidamento
a Maria Santissima Liberatrice

Santa Madre di Gesù, dolce Madonna Liberatrice, in Te noi confidiamo e a te ci consacriamo.

Sii presente in ogni casa ad ispirare l’amore fedele degli sposi, il rispetto per la vita, la gioia sana degli affetti familiari.

Guidaci nel cammino della vita Cristiana, conforta gli ammalati e gli anziani, e fa’ che nessuno si senta solo, dimenticato o abbandonato per colpa nostra.

Affidiamo a Te le nostre parrocchie, i sacerdoti, il seminario, le comunità religiose insieme al bisogno e alla speranza di nuove vocazioni per il sacerdozio e la vita consacrata.

A Te affidiamo la nostra Città perché cresca nella concordia, sempre fedele alle tradizioni cristiane.

Proteggila da ogni pericolo e dona a tutti salute, lavoro, serenità o nostra cara Maria Santissima Liberatrice.

Avanzamento lettura